Medusa non è solo mito. È una ferita ancora aperta. Uno specchio rivolto al nostro sguardo e al nostro presente. Un atto poetico e politico.
Dopo il successo di Circe, Chiara Salvucci torna a interrogare il mito come materia viva del presente, restituendo voce, corpo e memoria a Medusa, in un racconto che si muove fra passato e presente mettendo in cortocircuito piani diversi: ricordi personali e memoria collettiva, frammenti di cronaca e mito.
Cambiano il tempo, i nomi, i contesti, ma la dinamica resta: giudicare, esporre, spostare la colpa su chi l’ha subita, trasformare in mostro ciò che non si riesce a guardare.
In scena, una figura femminile attraversa memorie intime e collettive. Il corpo conserva ciò che la lingua non sa ancora dire. La memoria emerge a strati.

Suoni e luci attraversano il racconto come richiami, fenditure: impulsi che aprono varchi, riattivano ricordi, attraversano il corpo finché la parola si libera.
E dalla voce di chi ha portato colpe senza averne, dei corpi condannati per la propria libertà, degli sguardi abbassati per paura, il mito riaffiora.
Si deposita sulla pelle, entra nei capelli, nella bocca, nello sguardo. Riapre ciò che era rimasto sepolto, pietrificato.
E lo rende attraversabile. Guardabile. Non voltarti. Sostieni lo sguardo.
MTM La Cavallerizza – dall’8 al 13 giugno 2026
MEDUSA
interpretazione, regia e scene
Chiara Salvucci
produzione Compagnia Corrado d’Elia
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