I progetti dell’attrice Francesca Romana De Martini

Francesca Romana de Martini
Francesca Romana de Martini

Dopo il successo ottenuto con il film “Come diventare grandi nonostante i genitori” di Luca Lucini e numerose partecipazioni a fiction italiane di successo, Francesca Romana De Martini sbarca anche all’estero con tre progetti internazionali molto importanti.

Sarà infatti l’unica attrice italiana (insieme con Alessandro Riceci) nel cast della 2^ stagione della seguita serie tv “Riviera”, che andrà in onda prossimamente su Sky Atlantic.

Tra i protagonisti della serie ideata da Neil Jordan, diretta da Paul Walker, prodotta da Peninsula Film e girata in Costa Azzurra dove ha luogo la storia, con Julia Stiles, Vincent Perez, Anthony La Paglia, Lena Olin. Nella serie tv, Francesca Romana De Martini vestirà i panni di una giornalista.

Per il cinema, invece, sarà Evelina Lamborghini, madre di Ferruccio Lamborghini nel film “Lamborghini” diretto dal Premio Oscar Bobby Moresco (Crash, Million Dollar Baby), prodotto da Ambi Group ed interpretato da Antonio Banderas, Alec Baldwin, Romano Reggiani, Fortunato Cerlino.

A breve, infine, la De Martini inizierà le riprese del cortometraggio che la vede protagonista dal titolo “Opening Night” diretto da Bekka Gunther, una regista fotografa che lavora anche nel campo della moda. La storia parla di un’attrice di teatro che seduce la sua assistente. Sarà girato in toscana in inglese.

Eugenio Galli

S.T. anno 2009 materiale ferro altezza cm.122 larghezza cm.50
S.T. anno 2009 materiale ferro altezza cm.122 larghezza cm.50

L’ individuo che crea si stacca dalla condizione umana ed entra in un mondo libero.

L’Arte che ti entra nell’anima. Diretta, senza filtri. Un’emozione che e rompe splendida e potente, nella sua purezza. Un’emozione che stimola la spiritualità, l’arricchisce, la completa. È questo l’universo di Eugenio Galli, noto al grande pubblico come “l’Artista della Trascendenza”. La sua, d’altra parte, è un’arte che non passa certo inosservata, oggi. La profondità dirompente delle sue opere sta infatti scardinando quelli che, sempre più negli ultimi decenni, sono apparsi come i pilastri fondanti dell’arte contemporanea: un’arte, questa, troppo spesso basa sull’ossessiva ricerca dell’idea rivoluzionaria e del concetto destabilizzante. Un art system sovente malato, perché fondato su opere- oggettivamente- degradate. Un problema oltremodo radicato. Oltre un secolo fa, già lo aveva ben capito Lev Tolstòj, quando affermava: “L’arte pervertita può essere incomprensibile alla gente, ma l’arte buona è sempre comprensibile a tutti”. L’arte buona, quella che fa bene all’anima. Eugenio Galli ne è uno tra i massimi rappresentanti. Lo abbiamo incontrato nel suo studio, a Seregno. Il bianco regna sovrano. La luce trafigge lo spazio, le opere lo riempiono di spiritualità. Tra una tela e una scultura, qualche pennello, tubetti di colore sparsi qua e là, uno scalpello…capisci subito che ti trovi in un atelier diverso dagli altri. Quando poi il tuo sguardo si posa sull’opera nascente, l’ultimo capolavoro cui sta lavorando l’artista…ecco, in quel momento si materializza la Trascendenza. Non sei più un semplice “osservatore”. Entri nell’opera, diventi il protagonista assoluto della scena. La tua emozione sembra prendere forma. Sei entrato nel meraviglioso universo artistico di Eugenio Galli.

Eugenio, la sua arte si basa da sempre sul concetto di Trascendenza. Un concetto di origini antiche, che nelle sue opere risulta quanto mai contemporaneo. Da dove nasce tutto questo?

“Questa esigenza nasce dal fatto che mi ero stancato di trarre ispirazione, per le mie opere, dall’universo fisico. La trascendenza, invece, non ha pensieri, non necessita di stimoli esterni. Parte direttamente dall’individuo che si butta sulla materia, sulla tela per fare un’opera. L’arte astratta parte dal presupposto di astrarre qualcosa da un particolare. Trascendere è l’andare oltre la realtà dell’universo fisico, del pensiero, della ragione. Il sapersi estraniare totalmente. La mia linea pittorica-scultorea non prende perciò spunto da elementi materiali, da immagini o elaborazioni mentali, ma è l’individuo in quanto essere spirituale che crea, scevro da qualsiasi interferenza”.

Per creare, però, bisogna usare il proprio corpo, utilizzare attrezzi e gestire vari materiali.

“Sì. Ma questo rappresenta unicamente un automatismo derivante dalla tecnica acquisita. Non è il pensiero. Non si deve, dunque, confondere questa condizione con la casualità, proprio perché abbiamo la consapevolezza dell’essere”.

Durante la creazione dell’opera, come è possibile che l’artista possa estraniarsi totalmente, separandosi così completamente dalla sua parte emozionale?

“Non è facile. Eppure, quando creo, mi rendo conto di non dipendere da alcuna cosa materiale. Non è aspettare la condizione di estasi che ti consente di creare, ma è il creare che ti dà la condizione di estasi. Ed è proprio questo che garantisce la qualità universale a qualsiasi opera: sia essa un quadro, un brano musicale, un libro. L’opera non ha bisogno di intermediari: arriva soltanto attraverso lo spirituale. Ci sono artisti, d’altra parte, che avevano un carattere pessimo, ma creavano opere sublimi. Quando l’individuo crea, è come se si staccasse dalla sua condizione “umana”, ed entrasse in un mondo libero. Mi viene subito in mente Ennio Morlotti: aveva un carattere tremendo, ma le sue opere erano sublimi”.

Quali sono le caratteristiche fondamentali di un bel quadro?

“Un bel quadro deve essere guardato tutti i giorni, almeno 20 secondi, e non deve mai stancare. La mia opera, in una casa, non può essere un mero pezzo di arredamento: deve essere qualcosa che comunica emozioni. Certo, corollario automatico di tutto questo, è che la mia opera d’arte diventa anche una forma di investimento”.

Cosa pensa dell’art system attuale?

“Si tratta di un sistema malato, perché si cercano sempre idee nuove, che spesso si esplicitano in opere degradate. D’altra parte, anche Tolstoj affermava: “L’arte degradata non è mai comprensibile al pubblico, mentre l’arte buona è sempre comprensibile”. Non ha senso avere un quadro in quanto status quo: un quadro lo si deve avere per l’emozione che dà. L’importante, in ogni ambito artistico, è il messaggio comunicativo che l’opera dà. Purtroppo, oggi, chi acquista opere d’arte non lo fa in maniera autodeterminata, bensì basandosi su consigli di operatori del settore (galleristi, critici, direttori di musei). E tutto ciò va a detrimento dei veri protagonisti, ossia dell’opera e del fruitore. Oggi, sull’opera, prevalgono le idee, le opinioni. Molti artisti acclamati negli ultimi decenni, sono poi crollati definitivamente. Perché la critica non li supportava più. Di contrappunto, pensiamo per esempio agli impressionisti: denigrati al loro tempo da tutti, oggi sono diventati l’emblema di un’arte immortale. Questo è la vera Arte: spiritualità, emozione e immortalità”.

Anna Maria Girelli Consolaro

S.T. anno 2010 materiale cor-ten acidato altezza cm. 400
S.T. anno 2010 materiale cor-ten acidato altezza cm. 400
U.P. III 4 2005 olio su tela cm 120x120
U.P. III 4 2005 olio su tela cm 120×120

Maria De Filippi a “Che Tempo che Fa”

defilippi
defilippi

Accolta da un lunghissimo applauso Maria De Filippi entra nello studio di Che Tempo che Fa su Rai 1 e inizia una lunga e sincera chiacchierata con Fabio Fazio con il quale ripercorre la sua lunga e straordinaria carriera.

Quando il racconto torna alla terribile notte dell’attentato di stampa mafioso del 1993, passato alla storia come “l’attentato di via Fauro”, La De Filippi confessa di aver molto faticato a superare il ricordo di quella notte “Ho avuto paura per almeno due anni” e di aver ricorso anche all’ipnosi per riprendere a dormire.

“Ero convinta di aver visto la persona che ha azionato la bomba. Vedo questo ragazzo che mi fissa fuori dai Parioli e io fisso lui, magari era un ragazzo qualsiasi… ”.

E confessa emozionata “Ho promesso a mio padre che non sarei più salita in macchina con Maurizio Costanzo – l’attentato era rivolto contro l’attività giornalistica di Costanzo – e così ho fatto. Non lo faccio. Non posso tradire una promessa fatta a mio padre” e continua “Ho chiesto a Maurizio di smettere di occuparsi di mafia e così ha fatto, per un po’ di tempo non se ne è occupato. Poi se ne è occupato ancora. Io fossi stato in lui, avrei chiuso lì non so come abbia potuto riparlare di mafia ancora” .

Fazio a questo punto interviene su Costanzo: “Perché è un uomo coraggioso, perché quella è la sua vita il suo mestiere” la risposta di Maria De Filippi arriva subito: “Si molto probabilmente chi fa il giornalista ha questa spinta, io no”.

Massimo Ranieri: “Il Jazz mi ha ammaliato”

Massimo Ranieri
Massimo Ranieri

Innamorarsi del jazz a 65 anni è possibile. Una “malìa” lenta e, probabilmente, inattesa quella tra Massimo Ranieri e la musica afro-americana.

Nello sguardo luminoso del cantante napoletano, ospite giorno 5 dicembre del Festival d’Autunno, diretto da Antonietta Santacroce,  è palese la gioia per aver intrapreso una nuova avventura che condivide con un quintetto d’eccezione, una formazione stellare che riunisce il gotha della musica jazz del nostro paese: Enrico Rava alla tromba, Stefano Di Battista ai sassofoni, Rita Marcotulli al pianoforte, Riccardo Fioravanti al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria.

Appena un anno fa, tra lo scetticismo di molti, hai pubblicato “Malìa”, del quale oggi esce il secondo “capitolo”. Come hai affrontato questo progetto?

«Senz’altro con grande entusiasmo. Ero molto eccitato dall’idea di un lavoro nuovo e diverso da tutto ciò che avevo fatto fino ad allora. Ero consapevole che con esso si sarebbe aperta una nuova strada, che mi avrebbe portato nella Napoli degli anni Cinquanta. Un periodo in cui nella mia città l’influenza degli americani, giunti alla fine della guerra ebbe un peso notevole nella cultura musicale della mia città».

Qual è stata la sensazione vissuta con l’approccio di un genere musicale a te sconosciuto?

«E’ stato come scoprire un mondo nuovo, a me completamente sconosciuto. Non posso nascondere che nei miei ascolti giovanili ci sono stati grandi artisti jazz come Miles Davis e John Coltrane, ma non riuscivo a “entrare”. Oggi, però, li ho riscoperti e ho compreso con maggiore convinzione la loro arte».

 Hai accennato alle canzoni di una Napoli diversa e lontana alla quale restituisci una attualità impensata.

«Quelle scelte nei due album non sono semplici canzoni ma autentiche perle. Il desiderio comune mio e di Mauro Pagani è stato quello di dare loro un’impronta diversa, che fosse qualcosa di nuovo rispetto al mio modo di cantare. Posso dirti che mi sono messo al servizio di quelle canzoni».

 Quanto è stato importante Mauro Pagani in questa tua “integrazione”?

«Molto. Io non sono un cantante jazz e devo ringraziarlo perché è stato la mia guida. Lavorare con Mauro è stata una esperienza straordinaria che si è ripetuta durante le registrazioni della seconda parte di Malìa. Già diversi anni fa avevamo intrapreso un viaggio di ricerca sulla musica napoletana. I due lavori attuali, però, corrispondono perfettamente a ciò che entrambi volevamo realizzare. Sono veramente soddisfatto del risultato ottenuto».

Nei tuoi concerti il pubblico riesce a cogliere maggiormente l’anima seducente della Napoli “caprese” di quegli anni.

«E’ la magia della musica di una Napoli che incantava e ancora oggi riesce ad ammaliare con brani che si avvalgono del linguaggio jazz di musicisti che il mondo ci invidia. E’ anche merito loro se tutto è perfetto anche in concerto».

 Enrico Rava, Stefano Di Battista, Rita Marcotulli, Stefano Bagnoli e Riccardo Fioravanti non hanno bisogno di presentazioni. Ascoltandoli sia in concerto che in studio si percepisce quanto siano stati importanti per te.

«Come potrei dire il contrario. Sono grandissimi musicisti e, al tempo stesso, persone meravigliose. Con loro ogni sera sul palcoscenico si crea un’atmosfera sempre nuova e fantastica. Io sono affascinato dagli artisti jazz e dal loro modo di concepire la musica: sembrano andare per conto loro anche se poi realizzi che in fondo non è così. Averli al mio fianco è stato importante per la riuscita di “Malìa”. Mi hanno consentito di entrare con dolcezza nel loro mondo, facendomi divertire».

 Nei tuoi concerti rendi omaggio a Pino Daniele.

«Non potrebbe essere diversamente. Pino è stato un precursore nel suo genere inserendo per primo il blues nella musica napoletana. Un artista immenso che ha lasciato a tutti noi un patrimonio inestimabile. Lo porto sempre nel mio cuore».

 A Catanzaro ti sei esibito più volte con il tuo repertorio classico, lunedì al Festival d’Autunno ti presenterai in questa nuova veste. Eseguirai anche le canzoni di “Malìa, parte seconda”, in uscita oggi?

«A Catanzaro ho sempre ricevuto grandi accoglienze. Per la prima volta presenterò “Malìa” e sarò felice di farmi apprezzare in questo mio nuovo percorso musicale. Mi mancherà la presenza di Mario Foglietti, scomparso da poco, per me un amico ed un fratello al tempo stesso che ricorderò sempre con grande affetto. Le canzoni del nuovo disco? Ancora non abbiamo deciso nulla, vedremo».

 I biglietti per assistere al concerto di Massimo Ranieri sono in vendita nelle  rivendite Ticket Service Calabria e Ticket one, oltre che su: www.festivaldautunno.com.

Anna Ferriero

Anna Ferriero
Anna Ferriero

Anna Ferriero vive in questo ultimo anno, un periodo di grandi riconoscimenti. La sua passione per la scrittura le ha portato un posto tra i finalisti dell’importante premio “Nabokov 2015″ e la sua opera, una raccolta di poesie poi divenuto libro, è stato premiato al concorso letterario “Carpe Diem”,  ed è stato segnalato dal concorso premio letterario “Leggere salva la vita”. Nel mese di Febbraio la stessa composizione si è aggiudicata il premio di “merito” nella terza edizione del  premio di narrativa, teatro e poesia  “Il buon riso fa buon sangue”. Successivamente, brevi racconti e poesie sono rientrati nelle varie raccolte antologiche multitalent “Montecovello”. Ha scritto diverse raccolte e un breve romanzo. Timida e riservata, la giovane 22enne ha iniziato il suo percorso di scrittura nel 2014.

Anna, si scrive più con la testa, il cuore o la mano?

“Credo che la scrittura sia un dono regalato dal cielo per una ragione ben precisa. Quello che è amore e magia non può non nascere dal cuore!”

Da dove arriva l’ispirazione di scrivere?

“L’ispirazione di scrivere … credo che mi giunga dal cielo, dalle persone, dai luoghi incantati, dall’alternarsi delle stagioni. Insomma, da tutto ciò che mi circonda”.

Sei molto giovane, cosa vorresti fare “da grande”?

“Mah … non saprei … anche se ho idee ben fiorite nella mia mente. Tutto ciò che mi sta capitando è talmente così grande che … non nascondo a volte mi fa paura …”

Se non scrivessi, probabilmente ti dedicheresti a … ?

“Beh … una domanda davvero bella! Credo che se non scrivessi, l’unica cosa che farei sarebbe semplicemente vivere di ciò che mi piace, di ciò che mi fa stare bene e mi armonizzi con il mondo. Quindi credo che prima o poi la scrittura, in un modo o nell’altro, farebbe comunque parte della mia vita, anche se cercassi di deviarla”.

Per chi scrivi oltre che per te stessa?

“Quando ero piccola, dicevo sempre alla mamma che il mio più grande desiderio era riuscire, con la mia magia, ad aiutare i bisognosi, i senzatetto, gli affamati. Donare un sorriso ai tristi e pace ai deboli, a fare vivere ai bimbi la bellezza della cultura. Per questo scrivo. Per fare in modo che chiunque possa avere la possibilità di sognare, perché soltanto il sogno può rendere liberi!”

Hai scritto dei libri, stai già lavorando ad uno nuovo?

“Sì. Ho composto due raccolte poetiche “Magia d’amore” stampata con la LER (Libreria Editrice Redenzione) e “Punto” edito da Oltre l’Orizzonte (ALBATROS IL FILO). Poi un mini romanzo “La cripta dei desideri” della Vitale Edizioni. Ho nel cassetto due romanzi inediti “Polvere d’Irlanda” – Happy Land, un libro di racconti e poesie, un romanzo poetico. È come muoversi alla ricerca di un tesoro nascosto e dimenticato. Il risveglio dell’Europa, con l’uso della latta e delle prime biciclette, con gli intensi scambi marittimi con le americhe e col resto del mondo, non ancora completamente noto, inizia il suo cammino …“Sulle onde della conoscenza” è un romanzo sempre inedito in cui tre ragazzi visitano la Sardegna, la Valle del Nilo, le Hawaii, in un viaggio immaginario, teso a riscoprire i fondamenti della civiltà, attraverso sentieri fisici, mentali, spirituali. E poi … non so, se Dio mi aiuterà e se vorrà, continuerò questo percorso …”

Tra poco è Natale, un tuo desiderio?

“Che tutti i popoli della Terra riscoprano i luoghi del proprio cuore e possano, attraverso la luce divina, riscoprire la via del perdono”.

E per l’anno nuovo cosa ti auguri?

“Spero che l’anno nuovo sia un anno pieno di riflessioni e che noi uomini possiamo considerare questo anno che passerà un passaggio dal buio alla luce, riscoprendo le meraviglie nascoste dell’anima”.

Intervista a cura di Davide Falco