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mercoledì, Novembre 30, 2022

Intervista a Marco Paolini. Lunedì 18 al Festival di Villa Arconati con Patrizia Liquidara

Marco Paolini con Patrizia Laquidara con “Boomers”, il 18 luglio a Villa Arconati. Sono le prime date  di questo spettacolo narrativo, accompagnato musicalmente, è corretto ? 

“Si, ci sono le mie storie ma il gioco con Patrizia è stato quello di costruire una cosa molto più pop di quello che facevo normalmente negli album, dove tutto era affidato al potere evocativo della parola. Il patrimonio delle canzoni, dei suoni, dei rumori, delle pubblicità che in qualche modo caratterizzano il tempo.  Boomers racconta una generazione ma non  il ballo delle debuttanti, non solo la giovinezza, è un arco narrativo per provare a fare il ritratto di un tempo, un’epoca e quindi della storia del nostro paese in quell’epoca.  Ovviamente tutto leggero, sfumato, molto ironico  con un arco narrativo di una quarantina, cinquantina di anni raccontati”

Quali sono le emozioni che vorrebbe arrivassero al pubblico ? Sarebbe bello se il pubblico uscisse da Villa Arconati consapevole di… ?

“In generale a me basta che il pubblico esca con il sentimento di essere stato parte di un qualcosa che lega tutti quelli che partecipano. In questo momento, lo spettacolo dal vivo deve restituire alle persone l’emozione di stare insieme, di cantare insieme, di ridere insieme, di pensare insieme. Ovviamente ho delle ambizioni narrative, ma lo spettacolo è così fresco, che francamente, sono curioso anche io di capire fin dove possano spingersi queste ambizioni, che cosa resta..non ne ho del tutto consapevolezza. Io non voglio giudicare il risultato, posso solo pensare all’intenzione”.

Quanto è importante la parola in Boomers?

“Nel linguaggio di Boomers ci sono delle parole che vengono dal gaming, perché tutto é riferito anche ad una dimensione contemporanea in cui sono i figli a guidare i padri in un mondo virtuale, con il quale non hanno confidenza. E’ cosi come esiste una parola datata che  riguarda l’esperienza di un padre che non è immediatamente percepibile dal figlio. Mi muovo su questa linea di confine, tra il linguaggio vecchio e il linguaggio nuovo, che comunque creerà sbigottimento o per l’uno o per l’altro..o almeno qualche domanda”.

Nella sua immensa esperienza, si passa dal cinema alla televisione, al teatro ai Festival. Dove si sente meglio Paolini ?

“Sicuramente a teatro. Non c’é confronto con il cinema, in cui mi sento sempre un pò un intruso, non ho sufficiente esperienza per riconoscermi in una parte e riguardandomi penso sempre che potevo fare meglio. Al teatro è lo stesso ma siccome è dal vivo, ci provi a fare del tuo meglio. A teatro in realtà non sei mai soddisfatto e la volta dopo vuoi dare il meglio. I Festival posso dire che un tempo ne facevo molti di più. Quest’anno ne ho un pò di fila e posso dire di essere contento. C’è una dimensione di festa che ci serve, quando riesci ad avere delle finestre come queste in un tempo pandemico, quando riesci ancora a trovarti con le persone, con le dovute precauzioni, è tutto un valore aggiunto. Non c’è più niente di scontato nelle serate live che si riesce a fare”

Sul palco di Villa Arconati, quanto ci sarà di Marco Paolini e quanto di Patrizia Laquidara ?

E’ la prima volta che lavoriamo insieme. Sono mesi che abbiamo iniziato a costruire questo progetto e devo dire che siamo tutti e due contentissimi. Il risultato, quanto ci sia di Paolini e di Laquidara giudicatelo voi, ma a me, a noi, è piaciuto tantissimo fare questo tipo di lavoro: il perché lo vedrete. Non è il mio classico, non è il classico di Patrizia. Ognuno dei due ha permesso all’altro di spostarsi un pò dalla propria area

Festival di Villa Arconati

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