Assessore Magoni: il turismo sta morendo

Magoni-Lara
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TURISMO, ASSESSORE MAGONI: SETTORE STA MORENDO, ROMA DICHIARI SUBITO ‘STATO DI CRISI’. LOMBARDIA IN CAMPO CON AZIONI CONCRETE

“Il ministro Franceschini si è accorto che stanno distruggendo il turismo, settore nevralgico dell’economia nazionale? A lui ribadisco per l’ennesima volta, nel giro di pochi mesi, la necessità di dichiarare lo ‘stato di crisi’ del turismo. Sperando che questa volta il mio appello venga accolto. Tutto ciò accade mentre a Roma sono alle prese con la ricerca dei ‘costruttori’ e il turismo viene demolito. Si perde tempo a rilanciare un Governo ormai ‘sfiduciato’, quando ci sono migliaia di famiglie e professionisti in tutta Italia che stanno attraversando un periodo particolarmente difficile, con evidente preoccupazione per le loro attività, a rischio fallimento”. Lo dice Lara Magoni, assessore regionale al Turismo, Marketing territoriale, Moda e Design, in merito alla preoccupante situazione del turismo lombardo e italiano.

I dati del turismo sono durissimi: secondo la fotografia scattata da Isnart-Unioncamere, il 2020 si è chiuso con 78 milioni di arrivi e 240 milioni di presenze turistiche in meno in Italia a causa dell’emergenza Covid: un bilancio che riporta il turismo indietro di 30 anni.

“La crisi pandemica – aggiunge Lara Magoni – ha inferto profonde ferite al turismo: il 2020 si chiude con 53 miliardi di euro in meno rispetto al 2019. E il 2021 non lascia presagire niente di buono, per i primi tre mesi già si stima una perdita di ricavi di 7,9 miliardi di euro. Per questo è fondamentale approntare un deciso piano di rilancio del comparto, coinvolgendo istituzioni, stakeholder e professionisti del settore. Ma ancora una volta il Governo, dopo essersi dimenticato della montagna – che per la nostra regione rappresenta il 40% del territorio – dimostra di non avere le idee chiare e di essere in totale stato confusionario, come si è visto ad esempio nell’ultimo Dpcm che consentirebbe di raggiungere le seconde case anche fuori regione, indipendentemente dalla fascia di colore della zona. Se questo fosse confermato, si tratterebbe di un’ulteriore penalizzazione per alberghi e strutture ricettive. Non è più tollerabile agire con mezze misure”.

“In Regione Lombardia – conclude l’assessore Magoni – stiamo lavorando duramente per trovare soluzioni e misure condivise affinché il turismo possa superare questa crisi e ripartire al meglio possibile. Non vogliamo lasciare nessuno indietro e solo insieme potremo farcela”.

Paola Dongu

 

Valtellina da record!

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Valtellina da record! 5 primati che rendono la Valtellina il luogo ideale da visitare nel 2021

Autenticità, natura e ricca tradizione enogastronomica. La Valtellina, con le sue numerose possibilità, è un luogo in grado di conquistare il cuore di qualsiasi turista. Ma forse non tutti sanno che la Valtellina è patria di numerosi record italiani ed europei. di seguito trovate un motivo – anzi 5 – per cui vale la pena inserire questo territorio nei luoghi da visitare.

1. La pista illuminata più lunga d’Europa
La Valtellina è una delle principali mete per gli amanti degli sport invernali: qui si possono vivere piacevoli esperienze per riscoprire il lato autentico della montagna. Una novità della stagione invernale 2020/2021 è la super panoramica del Baradello ad Aprica che, con i suoi 5,5 km di lunghezza, è la pista illuminata più lunga d’Europa. Il tracciato presenta un dislivello di circa 800 metri e 300 punti luce che accompagnano gli sciatori lungo tutto il percorso, per permetter loro di scoprire la bellezza di questo territorio anche di notte, al chiaro di luna. La pista è aperta tutti i venerdì fino a fine febbraio per la pratica dello sci alpinismo e delle ciaspole in notturna.

2. Il ponte tibetano più alto in Italia
Cosa c’è di più bello se non ammirare paesaggi mozzafiato dall’alto, per scoprire luoghi nascosti che normalmente non vedremmo? E se poi tutto ciò avviene sospesi nel cielo, l’esperienza diventa ancora più emozionante e magica. Il Ponte nel Cielo è il ponte tibetano più alto in Italia e uno tra i più alti in Europa: misura 243 m di lunghezza e 140 m di altezza. Collega i due versanti della Val Tartano ed è stato costruito sopra l’omonimo torrente con 700 assi di legno. Grandi e piccini possono accedere all’attrazione e potranno ammirare la Val Tartano, dalla diga di Colombera al maggengo Frasnino fino al fondovalle della Valtellina che culmina con il lago di Como.

3. L’area terrazzata più vasta d’Italia
Con oltre 850 ettari di vigne lungo 2500 km di muretti a secco (la cui arte di costruzione è stata riconosciuta come patrimonio UNESCO), la Valtellina è l’area terrazzata più vasta d’Italia. Qui infatti vengono prodotti vini noti in tutto il Bel Paese, come per esempio lo Sforzato, il primo passito rosso secco che ha ricevuto la dicitura DOCG ed è in grado di conquistare i palati più esigenti. I terrazzamenti della Valtellina regalano quindi non solo un viaggio all’insegna delle prelibatezze enogastronomiche locali, ma anche una full immersion nella cultura e nella tradizione del territorio.

4. Il paese più alto d’Italia
Qui, tra le alte vette delle Alpi, si trova Trepalle, frazione di Livigno, che vanta diversi record. Con un’altezza di 2.069 m s.l.m., è noto per essere il paese più alto d’Italia e questa posizione gli conferisce altri due record: custodisce la parrocchia più alta d’Italia ed è anche uno dei paesi più freddi d’Italia. Qui, infatti, i freddi venti del Nord oltrepassano le barriere montuose e nel 1956 si registrò la temperatura più bassa in territorio italiano: 41 gradi sotto lo zero.

5. Il monolito più grande d’Europa
La Val Masino, valle laterale della Valtellina, è nota per essere il paradiso per gli amanti dell’arrampicata. Proprio qui si trova il Sasso Remenno, il più grande monolito d’Europa, con un volume di oltre mezzo milione di metri cubi, sceso a valle a causa di un grosso franamento dalla Valle di Preda. Qui, la natura è padrona di casa: tra vette che sfiorano il cielo, laghi e torrenti che corrono tra gli alberi, questo luogo regala tuffi nella montagna più pura.

Paola Dongu

Turismo invernale in ginocchio

Turismo invernale
Turismo invernale

“Prendiamo atto dell’ipotesi annunciata dal Governo di un nuovo rinvio dell’apertura degli impianti di risalita (prevista nell’attuale DPCM il 18 gennaio) e del conseguente incremento della crisi di tutto il comparto turistico invernale della montagna, e chiediamo al governo di assumere un impegno serio nei confronti di questo settore, garantendo ristori certi, immediati e proporzionati alle perdite subite”.

A dichiararlo sono Massimo Sertori (Assessore alla Montagna Regione Lombardia), Antonio Rossi, (Sottosegretario della Regione Lombardia), Daniel Alfreider, (Vicepresidente della Provincia Autonoma di Bolzano), Luigi Giovanni Bertschy (Vicepresidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta), Sergio Bini (Assessore al Turismo Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia), Federico Caner (Assessore al Turismo Regione Veneto), Roberto Failoni (Assessore al Turismo Provincia Autonoma di Trento), Fabrizio Ricca (Assessore allo Sport Regione Piemonte), Daniele D’Amario (Assessore al Turismo Regione Abruzzo), che ieri hanno partecipato alla Commissione Speciale Turismo della conferenza delle Regioni e delle Province autonome. All’ordine del giorno l’approfondimento in relazione al protocollo e alle linee guida di utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici, testo che sarà sottoposto alla valutazione da parte del Comitato Tecnico scientifico del Governo.

“Durante i lavori della Commissione – continuano i rappresentanti delle Regioni – sono emerse le richieste che saranno avanzate al Governo, in particolare una data garantita di apertura, ristori certi e immediati e proporzionati al minor fatturato della stagione agli impianti di risalita e a tutte le attività correlate (come rifugi, alberghi, maestri di sci, servizi, ecc). Stabilita una data certa sarà necessario dare continuità all’attività degli impianti di risalita nel rispetto delle limitazioni previste dalle linee guida del protocollo approvato dal CTS. La dinamica della diffusione del virus, e quindi la suddivisione delle zone a colori, determinerà, le relative limitazione in ordine alla mobilità delle persone piuttosto che al restringimento dei servizi”.

Tutto il turismo legato alla montagna, in condizioni normali, sviluppa almeno 20 miliardi di euro durante una stagione invernale.

“Si tratta di un comparto che oggi soffre alcuni miliardi di mancato fatturato e che rischia, a crisi epidemica finita, di non avere più la forza di rialzarsi. Per questo è necessario mettere in campo misure immediate e proporzionate per le imprese e per i lavoratori stagionali”. Questo è il grido d’allarme mandato al Governo dalle Regioni, disponibili da subito nella collaborazione istituzionale per trovare una soluzione condivisa e immediata.

Paola Dongu

Nasce Holiders, l’app per la ripresa del turismo

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Holiders, l’app 100% made in Italy per la ripresa del turismo

L’idea innovativa di una Travel Tech company: consigli di viaggio da consulenti locali per vivere la città come un vero local

Si chiama Holiders ed è la nuova app che permette, ai viaggiatori di tutto il mondo, la pianificazione del viaggio grazie ai consigli di esperti locali, in un modo del tutto innovativo. La promessa ai suoi utenti è semplice e trasparente: viaggiare in maniera autentica ed al di fuori dei soliti circuiti tradizionali, scoprendo i luoghi attraverso gli occhi di chi li abita.

Holiders, una nuova opportunità per il turismo italiano
L’idea che propone Holiders ai viaggiatori è tanto originale quanto audace: sarà infatti il consulente locale di riferimento (l’Holider) a pianificare per intero il viaggio dell’utente.
Chiunque può diventare un consulente locale: chi ha già esperienza nel turismo – come ad esempio guide turistiche, host di case vacanze, travel influencer e travel blogger – o anche semplicemente chi conosce il suo territorio e vuole aggiungere un guadagno extra fornendo consigli di viaggio.
L’applicazione ha integrato tutto quello che un viaggiatore può desiderare: voli, treni, autonoleggio, bus, ma anche hotel, case vacanza, bed and breakfast, campeggi, oltre che esperienze, tour ed attività, musei e ticket, ristoranti, bar e tanto altro.
I consulenti locali possono proporre ai viaggiatori quindi qualsiasi tipo di soluzione e creare il viaggio perfetto!

Il pensiero del fondatore
“Negli ultimi anni, quando ancora non si sentiva parlare di Covid, il mercato del turismo italiano si è spostato verso viaggi self-made e low-cost. La nascita e la diffusione di nuove piattaforme che permettono di usufruire di esperienze locali, ha spinto sempre di più i viaggiatori a ricercare nei viaggi qualcosa di autentico che solo un locals può conoscere. Un viaggio “like a locals”, che però, nella maggior parte dei casi si limita alla durata dell’esperienza scelta, non accompagnando il viaggiatore durante tutto il suo percorso turistico. Grazie ad Holiders gli utenti potranno ricevere consigli su tutto ciò che riguarda il loro viaggio, dove mangiare, come spostarsi, dove alloggiare, cosa vedere, ma non solo, anche suggerimenti su dove ammirare tramonti mozzafiato oppure scattare una foto indimenticabile. Ad oggi, con lo sguardo rivolto al post pandemia, Holiders, grazie alla sua rete di consulenti locali, potrà fornire anche informazioni circa lo stato della pandemia e delle relative restrizioni dando indicazioni utili, puntuali e locali ai nostri viaggiatori”

La startup 100% made in sud cresce grazie a fondi europei.
Holiders nasce nel 2017, grazie all’idea di Giampiero Ammaturo, che ha unito le sue competenze professionali nel digital con la sua passione per i viaggi. La startup innovativa è stata sviluppata anche grazie al contributo del Mibac, che già nel 2019 ha finanziato il progetto considerandolo di interesse socio-culturale. Oggi è stata selezionata anche da Bravo Innovation Hub, l’acceleratore che ha premiato le 10 imprese più innovative nel turismo e nella Cultura nel Mezzogiorno.

Holiders in numeri
23 consulenti di viaggio locali 21 regioni presenti oltre 4000 visitatori unici oltre 200.000 tour ed esperienze uniche 27 milioni di strutture ricettive 220 compagnie aeree

Paola Dongu

 

Verbania, la città “Giardino sul lago”

Verbania la città _Giardino sul lago_
Verbania la città _Giardino sul lago_

LA CULTURA RIFLETTE:

VERBANIA, LA CITTÀ “GIARDINO SUL LAGO”,

IN LIZZA FRA LE DIECI SEMIFINALISTE PER IL TITOLO DI

CAPITALE DELLA CULTURA ITALIANA 2022

Tra Arte, Cultura, Ville, Paesaggi e Cucina

«Se per caso si ha un cuore sensibile, bisogna vendersi anche la camicia pur di vedere i dintorni del Lago Maggiore»

Stendhal

Con un progetto il cui fil rouge è “l’acqua”, fondamentale per connotare visivamente la città ed elemento che ne ha consentito lo sviluppo, Verbania è una delle dieci città semi-finaliste che si contendono il titolo di Capitale Della Cultura Italiana 2022.

Tutte le eccellenze culturali del Verbano si fondono e si esaltano a vicenda nel progetto alla base della candidatura, facendo emergere il loro legame inscindibile con l’eccezionalità ambientale e paesaggistica del lago: dalle meravigliose ville e i loro giardini, come Villa Taranto e Villa San Remigio, ai numerosissimi Festival letterari, musicali e performativi, passando per il Museo del Paesaggio e le sue collezioni, l’architettura avveniristica del Teatro Il Maggiore, le Isole Borromeo e il ricchissimo patrimonio storico-artistico e religioso.

Verbania è cultura diffusa, eclettismo ed equilibrio di sinergie, come quella tra i diversi paesaggi che si riflettono sul suo lago. Ma un ruolo di primo piano ha anche la commistione delle diverse voci e persone che hanno contribuito a rendere Verbania la “città giardino sul lago” che oggi conosciamo.

VERBANIA, TRA ARTE E CULTURA

Il Locus Amoenus dei grandi Maestri della letteratura

Da Stendhal a Richard Wagner, passando per Lord Byron, Joseph M.W. Turner, James F. Cooper, Hans C. Andersen, Felix Mendelssohn, Alexander Dumas, Honoré De Balzac, Nicolaj Gogol, Franz Liszt, Ivan Turgenev, Charles Dickens, Gustave Flaubert e molti altri: sono solo alcuni dei viaggiatori provenienti dal Nord Europa che, rimasti estasiati dal Lago Maggiore, dalle sue coste e dalle Isole Borromeo, hanno registrato tutto il loro stupore sui rispettivi taccuini da viaggio, molti dei quali pubblicati anche sotto forma di romanzo. Tra i personaggi che soggiornarono sul lago Maggiore figura anche Ernest Hemingway, Nobel per la letteratura nel 1954, indimenticato autore de “Il vecchio e il mare”. Hemingway, che venne più volte in Italia, proprio sul Lago Maggiore ambientò la parte finale del romanzo “Addio alle armi”, in cui racconta l’esperienza della Prima Guerra mondiale.

Hemingway trasmette la sua passione per la pesca al protagonista del suo romanzo che s’avventura sul lago in compagnia del barman: “Io remavo mentre il barman sedeva a poppa e lanciava la lenza con un’esca a cucchiaino e con un peso al fondo per pescare le trote del lago… Remai verso l’Isola Bella e mi avvicinavo ai muraglioni, dove l’acqua diventava improvvisamente più fonda e si vedeva il muro di roccia scendere obliquo nell’acqua, e poi risalii verso l’Isola dei Pescatori, dove c’erano barche tirate in secco e uomini che rammendavano reti” narra lo scrittore.

Nei primi anni del XIX secolo è cambiato radicalmente il modo di concepire il viaggio: non è più solo un passaggio obbligato nella formazione culturale delle classi aristocratiche, diventa occasione di avventura e scoperta; le mete “obbligatorie” non sono più solo le grandi città d’arte, ma anche ambienti naturali come laghi e montagne. Non solo artisti internazionali: hanno avuto modo di soggiornare sulle sponde del Lago Maggiore anche numerosi patrioti e politici italiani come Giuseppe Garibaldi, Massimo D’Azeglio, Giulio Carcano, Pietro Borsieri, Cesare Correnti, Benedetto Cairoli, Felice Cavallotti, Giovanni Berchet e Ruggero Bonghi, che fu anche testimone delle discussioni filosofiche tra Antonio Serbati e Alessandro Manzoni raccolte poi ne Le Stresiane.

L’arte a Verbania: il talento artistico di Troubeztkoy

Verbania è anche la città di Paolo Troubeztkoy, famoso scultore impressionista celebre per la compenetrazione tra il soggetto e l’atmosfera circostante che caratterizza le sue opere, e che dona alla rappresentazione un’indeterminatezza che appartiene all’incessante mutevolezza della vita reale. Nasce a Verbania nel 1866 e, dopo lunghi viaggi all’estero, ritorna a vivere sul Lago Maggiore fino alla sua morte. Talento artistico naturale, insofferente allo studio sistematico, Troubetzkoy si considerò sempre un autodidatta, seppur di altissimo livello. Le sue sculture sono esposte in musei e città importanti, e l’artista ci ha lasciato il ritratto di un’epoca nei bozzetti in gesso e nelle sculture – ritratto di famosi protagonisti del mondo artistico dell’epoca: da Tolstoy a Segantini, da Gabriele D’Annunzio a Giacomo Puccini e Arturo Toscanini. Ed è anche a quest’ultimo, che proprio a Verbania amava ritirarsi per ritrovare ispirazione e creatività, che l’artista dedica un busto – ritratto conservato nel Museo del Paesaggio di Verbania, che appunto ospita una gipsoteca che vanta oltre 300 opere dello scultore di fama internazionale.

Musica a Verbania: la città “buen retiro” di Arturo Toscanini

Arturo Toscanini ebbe un rapporto speciale e privilegiato con Verbania ed il Lago Maggiore, che frequentò a lungo privilegiandolo per le sue vacanze estive. Il Maestro frequentava Pallanza già a partire dall’inizio degli anni ‘20 ospite della Contessa Bonacossi proprietaria di Villa S.Remigio, qui la Contessa riuniva numerosi artisti, pittori e musicisti milanesi. Ed è proprio in questo periodo che lo scultore russo Paolo Troubetzkoy lo immortalò. Toscanini in seguito, ossia nel 1927, affittò per i mesi estivi la villa dei principi Borromeo sull’Isolino di S. Giovanni, ove tornò per molti anni fino al 1938. Nel periodo successivo alla guerra, dopo l’inaugurazione nel 1946 del nuovo Teatro alla Scala di Milano ricostruito a seguito dei bombardamenti bellici, Toscanini ritornò a Pallanza fino al 1952. Molte sono le testimonianze che ritraggono il Maestro nelle sue frequentazioni nei vari luoghi di Verbania a lui cari ove il Maestro traghettava per raggiungere l’amato luogo di buon ritiro.

TEATRO MAGGIORE, QUANDO L’ARCHITETTURA DIVENTA SCULTURA

Nata dall’idea dell’architetto spagnolo Salvador Perez Arroyo del Gruppo Stones, sotto la guida del professionista romano Federico Bargone, la struttura del Teatro Il Maggiore così come la conosciamo è stata la vincitrice del concorso bandito da Verbania nel 2005 per la costruzione di una nuova struttura teatrale da realizzare in città. Il Teatro è stato costruito tra il 2010 e il 2016, con una sala principale con più di 500 posti a sedere, una sala più piccola con 120 posti, un ampio foyer e un’area esterna per la realizzazione di eventi all’aperto, per un totale di più di 1500 posti. “IL MAGGIORE è un contenitore funzionale pensato come una scultura – l’ha definito così l’architetto Perez Arroyo – Un’opera d’arte moderna e avveniristica che sarà ricordata da chi visita la città o arriva per assistere a qualche evento. Un posto bello non si dimentica e per Verbania sarà un biglietto da visita”. Dal momento della sua apertura, il teatro ha ospitato spettacoli di prosa e grandi classici del teatro internazionale, danza, comicità e musica: dai Legnanesi a Vittorio Sgarbi e Michele Mirabella; da Antonio Ornano a Ale e Franz, passando per il Don Chisciotte di Alessio Boni, la compagnia di danza Egribiancodanza, Beppe Severgnini, il Mentalista Francesco Tesei e moltissimi altri. Nel 2017 il Teatro Maggiore è stato selezionato come uno dei 75 migliori progetti architettonici del mondo per l’International Architecture Award dal Chicago Athenaeum.

VERBANIA, TRA VILLE STORICHE E GIARDINI UNICI

Villa Taranto e i suoi Giardini Botanici: uno dei parchi più importanti d’Italia, visitato ogni anno da più di 150.000 persone. Realizzata tra il 1931 e il 1940 dal capitano scozzese Neil Mc Eacharn con l’aiuto del botanico Henry Cocker, copre un’area di circa 20 ettari che raccolgono un vastissimo patrimonio botanico che conta più di 1000 specie non autoctone e 20.000 varietà e specie di particolare valenza botanica provenienti da tutto il mondo. I giardini di Villa Taranto fanno parte del prestigioso circuito inglese della Royal Horticultural Society.

Villa San Remigio: situata all’interno di un grande parco, tra fiori e statue antiche, la villa è delimitata a sud dalla piccola chiesa romanica di San Remigio (XII secolo) che dà il nome alla villa. È stata costruita dal marchese Silvio della Valle di Casanova, musicista e poeta, e dalla moglie Sophie Browne, appassionata pittrice, ispirandosi alle grandi ville italiane rinascimentali e barocche, volendo ricreare un luogo dove natura e forme artistiche potessero convivere in piena armonia. Dal giardino delle Ore all’Hortus Conclusus, passando per il Giardino della Letizia, della Mestizia, delle Memorie, dei Sospiri, le pregevolissime statue, decorazioni, ornamenti e le facciate barocche. Grazie alla collezione di spartiti autografi di Liszt del marchese, la villa è stata anche un importante punto di incontro di musicisti provenienti da tutta Europa e non solo. Attorno alla Villa San Remigio si trova un ampio parco con piante maestose e essenze, alcune molto rare.

Villa Giulia: costruita da Giuseppe Branca e dedicata alla moglie Giulia, è stata terminata nel 1884 come ampliamento di una villa preesistente costruita da Bernardino Branca, inventore del Fernet. Progettata dall’architetto Giuseppe Pirovano, che ha saputo unire le due facciate principali progettate in maniera differente (la prima più severa, quella verso il lago molto sfarzosa) a diversi elementi architettonici tra cui loggiati, colonne, saloni, una darsena e la famosissima terrazza circolare affacciata sul lago, oggi Villa Giulia è sede di numerose mostre ed esposizioni di arte contemporanea ma, soprattutto, ospita importanti manifestazioni quali la “Mostra della Camelia” nella sua versione Primaverile e Invernale, che valorizza le produzioni floricole locali, ed il salone del libro “Editoria e Giardini”, unica manifestazione interamente dedicata al giardino e al paesaggio in Italia, che attirano un turismo internazionale.

Villa Maioni – Biblioteca Civica: intitolata al filosofo di Intra Pietro Ceretti e costruita dall’industriale tessile Pietro Maioni, è stata istituita nel 1907 ed è nata come biblioteca popolare per “diffondere l’amore del sapere nelle classi operaie”. Circondata da un parco di circa 30.000 mq, la biblioteca oggi conserva più di 80.000 libri organizzati in sei sezioni.

I Giardini Botanici delle Isole Borromeo, l’Isola Bella e l’Isola Madre

L’Isola Bella: con le sue dieci terrazze che formano una piramide a gradoni e le sue fontane e prospettive architettoniche, può essere considerato uno dei giardini barocchi all’italiana meglio conservati a livello mondiale. Costruito intorno alla metà del 1600 da Giovanni Angelo Crivelli e dall’architetto Castelli con l’obiettivo di far assumere all’isola le sembianze di un vascello ormeggiato nelle acque del lago, era inizialmente destinato alla coltivazione di piante di agrumi, che univano la funzione estetica a quella pratica; nel secolo successivo iniziò l’introduzione di piante esotiche che aumentò nel 1800, con l’introduzione di specie provenienti da tutto il mondo.

L’Isola Madre: agli inizi del 1500 è stata acquistata da Lancillotto Borromeo, che ha introdotto la piantumazione di agrumi fatti arrivare appositamente da Genova: arance, limoni e bergamotti, nel corso dei secoli, hanno continuato ad aumentare soppiantando l’antica coltivazione dell’olivo. Nella prima metà dell’ottocento piante esotiche provenienti da tutto il mondo (magnolie, eucalipti, conifere, aceri, rododendri, azalee e molte altre) hanno sostituito gli agrumi, dando vita a un vero e proprio giardino all’inglese in mezzo al lago.

CULTURA DIFFUSA, DAI MUSEI ALLE CHIESE

Palazzo Viani Dugnani – Museo del Paesaggio: dal 1914 il palazzo Viani Dugnani ospita il Museo del Paesaggio, fondato nel 1909 dal Prof. Antonio Massara, la più importante istituzione culturale della città. Il Professore aveva individuato nel paesaggio il maggior valore del territorio del Verbano e riteneva che fosse indispensabile difenderlo “dal basso”, con la presa di coscienza del suo valore da parte della popolazione. Attualmente il museo è organizzato in cinque sezioni dedicate a pittura (con una ricchissima collezione che comprende anche opere di Luigi Litta, Daniele Ranzoni, Carlo Fornara, Eugenio Gignous, Guido Cinotti, Mario Tozzi e moltissimi altri), scultura (con 22 opere di Giulio Branca e 53 di Arturo Martini), gipsoteca Troubetzkoy (con 300 gessi dello scultore, russo di origine, ma intrese di nascita), archeologia e fotografia.

La Casa della Resistenza: è stata costruita a Verbania nel luogo in cui, il 20 giugno 1944, sono stati uccisi 42 partigiani dalle SS-Polizei. Adiacente alla costruzione si trova l’area monumentale denominata Parco della Memoria e della Pace, che ospita il memoriale dedicato ai morti per la libertà e la democrazia: un lungo muro su cui sono incisi i nomi di più di 1200 persone che sono cadute durante la lotta di liberazione nei territori attorno al Verbano. Oggi, l’Associazione che gestisce la Casa della Resistenza, svolge attività di studio e di ricerca ed è impegnata nella trasmissione delle memorie, specialmente alle nuove generazioni, anche tramite l’organizzazione di “Tour della Memoria”, passeggiata guidata attraverso i luoghi del lago toccati dalla Seconda Guerra Mondiale. La biblioteca “Aldo Aniasi”, ubicata all’interno della Casa, raccoglie, archivia e cataloga la documentazione storica e culturale relativa al periodo.

Istituto di Ricerca sulle Acque – CNR: fondata nel 1938 come Istituto Italiano di Idrobiologia Dott. Marco De Marchi per onorare le volontà testamentarie dell’omonimo appassionato naturalista milanese, con i suoi 82 anni di storia è una delle stazioni limnologiche più antiche d’Europa. Dopo la ristrutturazione del 2001, l’Istituto è diventato parte di una rete più ampia di Istituti, che comprende anche Firenze, Pisa e Sassari; la sede di Verbania conta circa quaranta impiegati tra ricercatori, tecnici e personale amministrativo, tutti impegnati nella ricerca di base e applicata, dall’ecologia delle acque dolci alla limnologia, dalla teoria ecologica agli studi sulle deposizioni atmosferiche e molto altro.

Casa del Lago: museo interattivo dedicato al lago, raccontandone i segreti e insegnando a viverlo con visite guidate, laboratori didattici per bambini di tutte le età di carattere scientifico ma anche artistico, culturale e tecnologico. L’idea di costruire questo museo è nata nel 1997 dal Consiglio Comunale dei Ragazzi e, oltre alla parte museale, conta anche due laboratori di chimica e biologia, dotati dei mezzi più moderni, che raccolgono e analizzano campioni ambientali. Si trova all’interno di Villa Simonetta, prestigiosa dimora che nel 1862 ha ospitato Giuseppe Garibaldi.

Basilica di San Vittore: costruita nel XVIII secolo in sostituzione della chiesa romanica preesistente, è stata consacrata nel 1752 non ancora terminata. La facciata, la cupola, il campanile e il pronao sono stati costruiti tutti in epoche successive; restauri recenti hanno ridato vita agli affreschi settecenteschi che decorano tutta la superficie interna della chiesa. In una cappella, inoltre, è conservato un dipinto giovanile di Daniele Ranzoni.

Chiesa di San Leonardo: costruita in un luogo dove prima sorgeva un’altra chiesa, è caratterizzata da un sagrato ampio e scenografico. L’edifico, consacrato nel 1950, conserva quattro tele del pittore Tanzio da Varallo e un quadretto venerato come miracoloso raffigurante S. Carlo; il campanile della chiesa, con i suoi 65 metri, è il più alto di tutto il lago.

Oratorio di San Remigio: l’edificio, uno degli esempi più significativi di architettura romanica sul territorio, viene citato per la prima volta in una bolla papale del 1132. L’Oratorio presenta tracce di differenti fasi costruttive, tutte tra l’XI e il XII secolo; al suo interno conserva pregevoli affreschi medievali, come un Cristo benedicente dell’XI secolo nell’abside.

Chiesa di Madonna di Campagna: suddivisa in tre navate, sormontate da un tiburio ottagonale a loggiato, può vantare affreschi realizzati da Aurelio Luini e Carlo Urbini a decorazione delle sue tre absidi. La cappella della Madonna delle Grazie, invece, ospita un affresco del XV secolo e tele dipinte da Camillo Procaccini. Il pulpito e il coro, in legno, risalgono alla fine del Cinquecento.

Oratorio dei Ss. Fabiano e Sebastiano: posto in cima a una scalinata molto scenografica che conduce alla riva del lago, l’edificio presenta ancora alcune tracce della primitiva costruzione romanica, risalente all’ultimo quarto del XII secolo. Recenti restauri hanno riportato alla luce frammenti di affreschi risalenti al Quattro e Cinquecento.

Chiesa di S. Pietro: situata all’imbocco delle valli che si aprono alle spalle della città, viene ricostruita tra il XVI e il XVII secolo seguendo lo stile rinascimentale; di particolare interesse è il tabernacolo piramidale costruito dall’intagliatore Bartolomeo Tiberino e i pulpiti di Antonio Pino. Gli ultimi restauri stanno tutt’ora portando alla luce tracce di affreschi realizzati intorno alla prima metà del Cinquecento. La sua esistenza è attestata dal 1031 e oggi rimangono il campanile e alcune tracce nella muratura.

Chiesa di Santa Lucia: conserva al suo interno gli otto tondi dipinti a olio da Mario Tozzi che, per i personaggi rappresentati, si è ispirato a parenti e abitanti del luogo. Nato e cresciuto sul lago, resta legato alla sua frazione (Verbania Suna) per tutta la vita: suo è anche il progetto del Monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale, di fronte alla facciata della chiesa.

CUCINA GOURMAND, FRA TERRA E LAGO

Ai veri Viaggiatori Gourmand, Verbania offre una cornucopia di sapori e suggestioni ai quali è davvero difficile resistere, anche grazie alla combinazione vincente fra eccellenze di lago e montagna.

Dai formaggi d’alpeggio, come il rinomato Bettelmatt e l’Ossolano d’Alpe, ai salumi, come la mortadella Ossolana (presidio Slow Food), il Prosciutto e il Violino di capra della Valle Vigezzo, il lardo alle erbe di Macugnaga o la rinomata carne secca. Salumi e carni che gli intenditori sanno bene come esaltare in tutta la loro sapidità con brindisi Doc: dai corposi vini rossi come il Ghemme Docg e il Nebbiolo delle colline novaresi, al Prunent e al Nouv Bruschett delle valli ossolane o i vini di Angera.

Anche per gli amanti del pesce del lago, nel menù “occhieggiano” proposte invitanti: il persico, pesce simbolo del lago, servito in squisiti filetti o protagonista di succulenti risotti, e le alborelle, fritte o in carpione, ma anche i più rari lucci e le sublimi trote di lago, carpe, coregoni e salmerini.

Tra i piatti tipici non manca il riso, coltivato nelle vicine risaie del Novarese e del Vercellese nelle varietà che spaziano dai classici e conosciuti risi Arborio, Roma, Sant’Andrea alle tipologie Baldo, Balilla, Vialone Nano, Ribe e Venere, meglio noto quest’ultimo come riso nero, servito spesso in abbinamento al pesce di lago o nella variante “alla Milanese” spesso con zafferano coltivato sulle alture di Verbania.

I palati più morbidi, invece, si lasceranno conquistare dalle pregiate varietà di mieli del territorio – dal miele di castagno, a quello alla robinia, tiglio, rododendro, solo per citarne alcuni – dalle tonalità ambrate o brunite, derivati dalle diverse varietà di fiori. Infine, non lasciate Verbania senza aver assaggiato i tradizionali Amaretti di Pallanza e le deliziose Intresine, biscotti al burro impreziositi da mandorle e nocciole.

E se il tour enogastronomico prosegue in zona, nelle migliori pasticcerie troverete la Fugascina di Mergozzo, I Borromei di Stresa e le Margheritine di Stresa, biscotti prodotti in onore della regina Margherita di Savoia, il Pan Dolce di Cannobio.

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Paola Dongu