Riabilitazione robotica nell’arto superiore

LOCANDINA ROBOTICA
LOCANDINA ROBOTICA

Si terrà venerdì 16 novembre prossimo, con inizio alle ore 9, presso il Centro “S. Maria alla Pineta” di Marina di Massa (via don Gnocchi 20) un

L’evento, che ha ottenuto il patrocinio della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) e della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN), si svolgerà con la Direzione scientifica della prof.ssa Maria Chiara Carrozza, Direttore Scientifico della Fondazione Don Gnocchi.

La Segreteria scientifica vede la stretta collaborazione tra Fondazione Don Gnocchi (dott.ssa Francesca Cecchi, Responsabile riabilitazione neuromotoria Massa e Fivizzano), Scuola Superiore S. Anna di Pisa (ing. Stefano Mazzoleni, Istituto di BioRobotica), e Ospedale Versilia (dott. Federico Posteraro, Responsabile Area Nord, Dipartimento di Riabilitazione, ASL Toscana Nord Ovest).

I lavori saranno introdotti dal Direttore Generale della Fondazione Don Gnocchi, Francesco Converti e dal Direttore delle strutture toscane e ligure, Fabio Carlotti. Seguirà la relazione della prof.ssa Carrozza sugli sviluppi futuri della riabilitazione robot-mediata.

L’obiettivo è di stimolare un confronto aperto e collaborativo tra i diversi attori che entrano in gioco nella riabilitazione tecnologica, presentando un aggiornamento sugli sviluppi della progettazione di dispositivi robotici per la riabilitazione, sulla base dell’efficacia degli stessiattestata da studi clinici e sull’utilizzo di queste macchine per la riabilitazione di diverse patologie.

Momento pregnante sarà la presentazione di diverse esperienze da parte di fisioterapisti, ingegneri, fisiatri, principalmente provenienti da diverse strutture toscane e di Fondazione che utilizzano i robot.

Lo scopo è infatti quello di sviluppare un dialogo proficuo tra le tre figure cardine che, insieme al paziente, entrano in gioco nello sviluppo e l’implementazione di trattamenti robotici, come l’ingegnere, il medico e il terapista, per un passaggio efficace dalla ricerca all’implementazione pratica.

In alcune strutture toscane della Fondazione Don Gnocchi, come a Firenze e nella vicina Fivizzano (MS), da alcuni anni sono operativi robot esistemi tecnologici estremamente avanzati, che integrano il lavoro svolto dai fisioterapisti in palestra per la riabilitazione dell’arto superiore, in particolare in pazienti colpiti da ictus.

Il Centro di Marina di Massa, che è stato coinvolto in uno studio multicentrico di confronto tra riabilitazione robotica e riabilitazione tradizionale nei pazienti con esiti di Stroke, da poche settimane è stato dotato di un sistema robotico per la riabilitazione dell’arto superiore denominato MOTORE, che si è dimostrato utile sia per i pazienti con esiti di Ictus che per quelli affetti da altre patologie e che sarà utilizzabile sia per pazienti degenti che per trattamenti ambulatoriali.

Prevenzione secondaria dopo evento cardiovascolare

coleterolo
coleterolo

I pazienti reduci da un episodio cardiovascolare sono esposti a un rischio estremamente elevato di andare incontro a un nuovo evento. Il modo migliore per limitare questo rischio è un intervento di prevenzione secondaria.

Obiettivo che può essere raggiunto grazie a una modifica radicale dello stile di vita, con la cessazione del fumo, l’adozione di un regime dietetico corretto e la pratica di attività fisica, e grazie a un adeguato intervento farmacologico mirato alla correzione del diabete, dell’ipertensione e dell’ipercolesterolemia.

Per quest’ultima in particolare, numerosi sono gli studi che ne hanno evidenziato il ruolo cruciale nello sviluppo delle malattie cardiovascolari. Nella fattispecie, il colesterolo LDL (C-LDL) è riconosciuto universalmente quale fattore causale dell’aterosclerosi e del rischio di insorgenza di eventi cardiovascolari gravi come puntualizzato in occasione dell’iniziativa Meridiano Cardio “Nuove prospettive nella prevenzione secondaria cardiovascolare: focus sull’ipercolesterolemia”promosso da The European House-Ambrosetti.

La preoccupazione degli esperti è legata soprattutto alla bassa aderenza alla terapia ipolipemizzante, con valori che raggiungono il 45,9% nei pazienti a rischio molto alto e solo il 30,2% nei pazienti a rischio cardiovascolare medio. In particolare, la metà dei pazienti che hanno già avuto un evento cardiovascolare non assume farmaci per il controllo dell’ipercolesterolemia.

Una realtà che si ripropone anche in Lombardia: “Il paziente che ha avuto un infarto viene dimesso dalle nostre unità coronariche con una terapia ipolipemizzante per il controllo dei livelli di colesterolo – afferma Stefano Carugo, Direttore Dipartimento Cardio-Respiratorio, ASST Santi Paolo e Carlo,Milano-. Tuttavia, dopo un anno dall’evento solo il 50% dei pazienti che tornano a controllo sta ancora assumendo la terapia prescritta. Le conseguenze del progressivo abbandono della terapia ipocolesterolemizzante sono drammatiche in termini di prevenzione secondaria”.

La discrepanza fra gli obiettivi terapeutici da raggiungere e l’insufficiente controllo è ancor più sorprendente se si considera la disponibilità di farmaci efficaci per il trattamento dell’ipercolesterolemia, a partire dalle statine e da ezetimibe, per arrivare ai più recenti inibitori di PCSK9, che sono in grado di portare a target anche pazienti in cui gli altri farmaci non bastano a raggiungere i target terapeuticio non sono tollerati. Anche gli anti PCSK9 risultano però largamente sottoutilizzati.

“Questa nuova opportunità terapeutica – ipotizza Carugo – è utilizzatada poco più del 10% dei pazienti eleggibili, una percentuale molto bassa. Da un punto di vista economico bisogna considerare che un infarto o un ictus costano in media all’ente pubblico 40.000 euro all’anno. La riduzione di infarti e ictus che si potrebbe ottenere con questi farmaci potrebbe consentire di risparmiare molte risorse oltre che vite umane”.

Interventi volti a migliorare l’aderenza alla terapia e di conseguenza ad aumentare la percentuale di pazienti a target sono stati proposti in diverse regioni, pur in assenza di PDTA (Piano Diagnostico Terapeutico Assistito) dedicati.

La regione Lombardia ha cercato di individuare delle soluzioni, soprattutto alla luce delle importanti conseguenze della patologia cardiovascolare in termini di morbilità e mortalità. “Nella nostra regione le malattie cardiovascolari costituiscono la prima causa di morte e di disabilità, in particolare la cardiopatia ischemica – precisa l’esperto – Per quanto riguarda gli interventi di prevenzione secondaria della cardiopatia ischemica sappiamo di essere efficaci nel curare l’ipertensione e il diabete, ma di non esserlo altrettanto nel caso della dislipidemia. Ad oggi solo il 30% dei pazienti dislipidemici ha una buona aderenza terapeutica; inoltre ci sono pazienti che, pur avendo già avuto un evento, non si curano bene”.

Cosa fare? La risposta proposta dalla Regione Lombarda per fronteggiare questo problema è stata la creazione di una rete di centri di riferimento che si occupano di dislipidemie e cardiopatia ischemica. “Abbiamo creato una rete di una decina di ospedali che sono costantemente in contatto fra loro, che si scambiano le informazioni e in cui si fa informazione e formazione – dice Carugo – L’obiettivo è cercare di identificare il prima possibile i pazienti con un profilo di rischio cardiovascolare elevato. Per il momento si tratta di una rete ospedaliera; il passaggio successivo sarà quello di coinvolgere la medicina generale anche nell’ottica della delibera della presa in carico della cronicità”.

Giornata Mondiale per la Trombosi

ALT, Lidia Rota Vender
ALT, Lidia Rota Vender

Il Word Thrombosis Day conta l’adesione di più di 1300 organizzazioni provenienti da 98 Paesi diversi, uniti per sensibilizzare sulle cause di morte delle malattie cardiovascolari da Trombosi: Infarto del miocardio, Ictus cerebrale, Embolia polmonare, Trombosi delle vene e delle arterie e Trombosi venosa profonda.

“La Trombosi venosa profonda – spiega la presidente di ALT, Lidia Rota Vender – è la conseguenza di un Trombo che ostacola il passaggio del sangue in una vena, in qualunque parte del corpo. Può iniziare da piccole vene (nelle gambe, nel piede o nel polpaccio) ed estendersi a vene più grandi, dando sintomi importanti come gonfiore, dolore, incapacità di poggiare il piede a terra. Più raramente si verifica anche negli arti superiori (braccia), in particolare nei giovani che fanno esercizi e che provocano un accrescimento rapido della muscolatura. Se non riconosciuta e non curata, una Trombosi venosa può trasformarsi in Embolia polmonare, cosa che accade in 40 casi su 100. L’Embolia polmonare si verifica quando un frammento di coagulo si distacca dal Trombo e viaggia nel sangue, arrivando al polmone, dove chiude uno o più rami di una arteria provocando un Infarto polmonare. Se la causa che ha determinato l’Embolia polmonare non viene eliminata del tutto o se tale Embolia non viene curata in modo efficace e tempestivo, può anche ripresentarsi, con gravi conseguenze. Di Embolia polmonare, infatti, si può morire. Ma si può anche guarire se si sa quanto e quando si rischia e come riconoscerla, cosa non semplice visto che spesso si presenta con manifestazioni subdole: un dolore addominale improvviso che può essere facilmente scambiato per un’appendicite acuta o per una peritonite”.

Sabato 13 ottobre è la Giornata Mondiale per la Trombosi, un evento annuale organizzato dalla Società Internazionale di Trombosi e Emostasi (ISTH), a cui aderiscono centinaia di organizzazioni con più di 9000 eventi nel mondo.

“ALT partecipa attivamente e sostiene l’importanza della Giornata mondiale per la Trombosi, ALT da più di 30 anni è attiva in Italia con campagne che stimolano la popolazione a conoscere la Trombosi, le sue conseguenze, i meccanismi con i quali agisce, i fattori di rischio che la rendono più probabili, i sintomi che la segnalano precocemente. Una persona su quattro nel mondo muore a causa di una malattia da Trombosi, ha dichiarato il presidente di World Thrombosis Day Gary Raskob – molti ancora non la conoscono, non ne riconoscono i fattori di rischio né i sintomi premonitori. Partner come ALT sono preziosi per questa campagna che mira a aggiungere tutti gli abitanti del globo con l’obiettivo di salvare vite salvabili”.

Per maggiori informazioni www.trombosi.org
Per saperne di più sugli eventi che si svolgeranno in tutto il mondo in occasione della Giornata Mondiale per la Trombosi 2018, visita www.worldthrombosisday.org/action/partners-events/

I Mondi di Carta 2018

IMdC_Berrino
IMdC_Berrino

Prevenzione e salute: il Dottor Franco Berrino, ospite del primo incontro della sesta edizione de i Mondi di Carta ieri sera alle 20:30 presso il Multisala Porta Nova di Crema, ha condotto il numeroso pubblico in un percorso incentrato sulla necessità di consapevolezza sulle abitudini alimentari, in conversazione con RosalbaTorretta.

Tra gli autori delCodice europeo contro il cancro, redatto dall’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) su commissione della Comunità Europea e pubblicato nel 2014, nel corso dell’incontro “Il Codice Europeo contro il Cancro e la sua difficile implementazione nelle istituzioni”il celebre epidemiologo ha messo l’accento su alcuni delle fondamentali raccomandazioni in esso contenute per una corretta prevenzione.

Il Dottor Berrino ha affrontato il tema del consumo della carne rossa, ribadendo i risultati dello studio condotto per l’elaborazione del Codice: è comprovato che l’assunzione in grande quantità di questa tipologia di alimento incida sull’aumento del rischio di ammalarsi di alcune patologie, soprattutto a causa dell’alto contenuto di ferro-EME altamente ossidante che favorisce la formazione di sostanze cancerogene; ciò detto, l’assunzione di sostanze antiossidanti permette di contrastare e ridurre il rischio, perciò, quando si consuma della carne è consigliato assumere contestualmente tanta verdura e introdurre nel pasto anche della frutta.

“Lo studio è chiaro: il rischio aumenta con il consumo di carne ma se mangi anche tante verdure il rischio è molto piccolo”. Ha aggiunto, inoltre, una personale raccomandazione, ovvero l’assunzione di un caffè nella giornata in cui si mangia carne, in quanto molto antiossidante e quindi alleato nella difesa da sostanze ossidanti che favoriscono lo sviluppo di sostanze cancerogene.

Alimentazione, ma anche esercizio fisico e vita spirituale: il grande progresso medico, che ha portato ad un innalzamento della speranza di vita di ben 10 anni negli ultimi 40 anni (da 75anni nel 1975 agli attuali 85 anni), ci mette di fronte alla necessità diadottare comportamenti che aiutino a prevenire patologie croniche e malattie che ci rendono non autosufficienti: il Dott. Berrino ha sottolineato l’importanza del lavoro che sta conducendo con l’associazione La Grande Via (da lui fondata insieme insieme a Enrica Bortolazzi, presente in sala ieri sera per promuovere la salute, il benessere e la longevità)finalizzato alla riattivazione dei sedentari: “mezz’ora al giorno di attività fisica può essere molto importante e molto protettivo: a parità di età, tabacco –causa di morte molto importante – stile alimentare, reddito e ricchezza – anche la povertà è una causa di morte molto importante – chi fa mezz’ora dal giorno di attività fisica riduce la mortalità del 20%”.

Esodo, l’aria condizionata fa lo sgambetto a un italiano su 2

Aria condizionata
Aria condizionata

Per battere questo e tanti altri errori degli italiani al volante, dagli esperti ecco il decalogo per l’esodo sicuro

In una delle estati più calde di sempre il bisogno di refrigerio è tra i più desiderati ma, con il grande esodo, secondo gli esperti potrebbe fare lo sgambetto a un italiano su 2 (49%), che sono a rischio sbalzo termico da aria condizionata. Temperature eccessivamente basse in auto possono infatti portare a disidratazione (53%), laringiti e faringiti (62%) e, unite all’escursione termica dell’esterno, alterare lo stato di salute delle vie respiratorie (44%) e far insorgere anche gli effetti del colpo di calore (36%). A questo si aggiungono anche altri errori, da un’alimentazione poco bilanciata (51%) a un’organizzazione poco ponderata (34%), che rischiano di impattare negativamente sul viaggio verso le meritate vacanze. Ecco allora che il decalogo per l’esodo sicuro.

È quanto emerge da uno studio di In a Bottle (www.inabottle.it) condotto su circa 50 esperti tra medici e nutrizionisti per capire quali sono i rischi in vista del grande esodo e le regole per affrontarlo al meglio.

Per 6 esperti su 10 (58%) partono “per nulla informati dei rischi” che un tale viaggio può rappresentare per la salute e la sicurezza propria e degli altri. Secondo un esperto su 3 (32%), gli italiani non conoscono il concetto di “partenze intelligenti”, poiché al massimo cercano di tenere conto dell’orario per evitare di restare incastrati nelle ore di punta. Diversa invece è l’attenzione verso il proprio stato fisico che, secondo gli esperti, viene giudicata scarsa (29%) o poco rilevante (32%).

Le categorie più a rischio? Prima di tutto i bambini (44%), più sensibili allo stress di un viaggio lungo. Seguono gli anziani (37%), più esposti anche per via di eventuali malattie croniche. E gli effetti sono ben visibili, secondo i monitorati, sul piano psicologico (53%). Le code e i continui rallentamenti, se aggiunti al caldo eccezionale di questa estate, diventano i “nemici” che portano ad un aumento di ansia (33%), stress (21%) ed aggressività (18%), solo per citare i disagi più frequenti riscontrati.

Qual è il rapporto tra gli italiani e l’alimentazione in vista del grande esodo? Per gli esperti gli italiani si dividono in due grandi categorie:  chi parte a stomaco vuoto pur di non perdere un secondo di vacanza (24%), e chi, per evitare di perdere tempo più del necessario in autostrada, “mangia in maniera spropositata per evitare di avere fame in viaggio” (31%). Tra gli altri errori frequenti, per il 41% degli esperti in auto scarseggiano cose essenziali, come ad esempio una buona riserva d’acqua, per far fronte al rischio di disidratazione o di crampi per la perdita di sali minerali e potassio.

Ma la vera insidia nascosta che, anzi, viene ritenuta compagna di viaggio immancabile c’è l’aria condizionata. “Bisogna stare attenti agli sbalzi termici, in particolare se mettiamo il versante delle infezioni respiratorie  – ha affermato a tal proposito il virologo Fabrizio Pregliasco – Se c’è un passaggio drastico dal freddo al caldo e viceversa la barriera protettiva può essere facilmente superata e rischiare alcuni disturbi come laringiti, faringiti e bronchiti. In più – conclude Pregliasco – l’uso eccessivo del condizionatore può portare a disidratazione per via dell’aria secca e può determinare il colpo di calore specialmente rispetto al clima esterno. È bene quindi scegliere l’opzione deumidificatore al 50% e ricordarsi di spegnere il condizionatore verso la fine del viaggio in modo da diminuire l’impatto con l’esterno quando si scende dall’auto”.

E quanta acqua bisogna bere per evitare il rischio disidratazione da sbalzo termico? Spiega Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo dell’Università Campus Biomedico di Roma: “Se le condizioni di viaggio sono ottimali e se l’aria condizionata è regolata a un livello adeguato, è opportuno bere ogni due ore 150-200 cc di acqua. Se invece le condizioni sono più intense, tale quantità è consigliata anche ogni ora”.

IL DECALOGO PER IL GIUSTO ESODO

Cura il riposo – Per affrontare un viaggio lungo e in condizioni ambientali al limite dell’estremo è importante avere riflessi pronti e mente lucida

Concediti più soste – Il luogo di villeggiatura non scappa se arrivi un po’ più tardi: concediti più pause per aiutare la circolazione e scaricare la tensione muscolare e nervosa

Non eccedere con i pasti – Come sempre la scelta giusta è nel mezzo: non partire né digiuno né a stomaco pieno, ma opta per pasti leggeri, frequenti e ricchi di frutta e verdura

Anche l’abito fa l’esodo – Tessuti naturali e confortevoli che aiutano il corpo a respirare

Occhio agli sbalzi di temperatura – Un’aria condizionata eccessivamente fredda produce un ambiente secco e accelera la disidratazione. La regola è che l’escursione termica tra interno ed esterno auto non deve mai essere superiore ai 10 gradi

Reintegra i Sali persi – Sudando si espellono liquidi e Sali: ricompensarli serve a evitare crampi muscolari dovuti a deficit di potassio

Bevi acqua costantemente – Il consiglio è uno ed è semplice: bere poco ma in maniera costante per l’intera durata del viaggio indipendentemente dallo stimolo della sete

Attenzione agli stimolanti – Caffeina e teina sono “falsi amici”: un abuso può portare ad ottenere l’effetto opposto a quello desiderato

Stop all’alcool – Le sostanze alcoliche, oltre ad essere vietate per legge mentre si guida, possono accelerare la disidratazione e abbassare la soglia di attenzione

Il viaggio ha un suo orario – Occorre essere consapevoli che il viaggio richiede tempo: non partite a orari che scombussolano l’orologio biologico