Urologia del Buzzi: donato nuovo apparecchio medicale

Ospedale pediatrico Buzzi
Ospedale pediatrico Buzzi

L’Associazione ‘Amici di Gabriele Onlus’ ha donato al reparto di Urologia pediatrica dell’Ospedale Buzzi di Milano un dispositivo medicale di ultima generazione che permettera’ di aiutare i bambini affetti da malformazioni congenite a carico dell’apparato genito-urinario.

“Quella di oggi – ha detto il sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia con delega Rapporti con le delegazioni internazionali, Alan Christian Rizzi a margine della cerimonia di consegna – e’ una conferma che pubblico e privato quando operano in sinergia possono fare grandi cose”.

“Grazie all’impegno regionale, la Lombardia – ha ricordato Rizzi
– puo’ vantare una sanita’ di eccellenza a livello europeo. Un primato che e’ anche possibile grazie all’impegno di associazioni benemerite come ‘Amici di Gabriele Onlus’ che si impegnano per far fronte comune con il sistema sanitario per riuscire ad alleviare le sofferenze di tanti malati e a rendere il percorso clinico meno pesante. E quando di mezzo ci sono i bambini, il ringraziamento da tributare non puo’ che essere amplificato”.

Hanno partecipato alla cerimonia di consegna anche il direttore generale dell’ASST Fatebenefratelli Sacco, Alessandro Visconti; il direttore sanitario, Giuseppe De Filippis; il presidente dell’Associazione Amici di Gabriele, Mauro Gocilli e i due testimonial della Onlus, Marta Romagna e Alessandro Grillo, primi ballerini del Teatro alla Scala di Milano.

NeuroHIV: studi recenti e conferenza a Roma

Paola Cinque e Andrea Antinori
Paola Cinque e Andrea Antinori

Oltre 100 specialisti provenienti da Stati Uniti e Europa a Roma per l’8°edizione di NeuroHIV, International Meeting on HIV Infection of the Central Nervous System. Il significativo contributo italiano alla ricerca.

HIV – Nel 25% dei casi stimati, il virus provoca disturbi di tipo cognitivo, in 2 casi su 3 di tipo asintomatico.

“Secondo studi recenti una persona con HIV su quattro mostra deficit di tipo cognitivo; anche se in due casi su tre, grazie all’effetto delle terapie, si tratta di disturbi di tipo asintomatico”, spiega il Prof. Andrea Antinori, Direttore Malattie Infettive dell’IIRCCS INMI Spallanzani.

Negli ultimi anni l’inizio precoce della terapia antiretrovirale e l’uso di nuove combinazioni di farmaci, in particolare gli inibitori delle integrasi, ha portato a un miglioramento dell’efficacia del trattamento anti HIV, nonché della sicurezza e dell’aderenza stessa. Nonostante il controllo sistemico dell’infezione e i nuovi risultati nella terapia, l’infezione del sistema nervoso centrale può giocare un ruolo chiave all’interno di questa importante battaglia. L’infezione cronica di alcune cellule del sistema nervoso centrale, infatti, richiede diverse e nuove strategie di controllo.

Le conseguenze della terapia sul sistema nervoso centrale.

Il virus Hiv, per sua natura, si può rifugiare nel sistema nervoso centrale. Tale presenza può produrre nel tempo patologie anche degne di rilievo. Questo perché nel sistema nervoso si genera una zona di “sequestramento” in cui il virus potrebbe continuare a lavorare indisturbato, provocando disturbi di tipo cognitivo, di lieve o moderata entità. Si parla per lo più di disturbi relativi all’attenzione e alla memoria, nonché relativi alle funzioni esecutive e a quelle dei movimenti più fini.

“Secondo recenti studi – spiega il Prof. Andrea Antinori, infettivologo, Direttore Malattie Infettive dell’IIRCCS INMI Lazzaro Spallanzani di Roma – una persona con HIV su quattro mostra deficit di tipo cognitivo; anche se di questo 25% in due casi su tre il disturbo è di tipo asintomatico, riscontrabile quindi solo tramite appositi test. Parliamo dunque di un disturbo di alcune funzioni, quali motorie, mnemoniche ed esecutive, che comunque nella maggior parte dei casi non condiziona molto la quotidianità. Solo il 2-3% dei pazienti con Hiv e con un difetto cognitivo sviluppa patologie più gravi, le cosiddette demenze, che corrispondono allo stadio più avanzato della malattia”.

“Il sistema nervoso centrale è inoltre un serbatoio naturale per il virus, perché alcune cellule nel sistema nervoso centrale, come i macrofagi e la microglia, possono albergare il virus – prosegue il clinico – In queste cellule può essere presente una infezione persistente, che si replica più lentamente o comunque in maniera diversa rispetto a quanto avviene nel sangue periferico e negli altri compartimenti. Combattere questo virus, che si nasconde nel cervello, è la nuova grande sfida per le cosiddette strategie di “cura funzionale”, che puntano ad arrivare al controllo della replicazione virale anche in assenza di terapia”.

A Roma il gotha della ricerca “di nicchia”.

Roma ha ospitato, nelle giornate di giovedì e venerdì, l’ottava edizione di NeuroHIV, International Meeting on Hiv Infection of the Central Nervous System, presso l’NH Collection Vittorio Veneto. L’appuntamento, organizzato dall’Ospedale San Raffaele di Milano e dall’Istituto Spallanzani di Roma, ha ospitato importanti ricercatori di base e clinici del panorama scientifico italiano e internazionale.

“Diverse le novità sul fronte clinico che emergono da questo simposio – spiega la Prof.ssa Paola Cinque, Specialista in Malattie Infettive all’Ospedale San Raffaele di Milano – Innanzitutto è emerso che i problemi neurologici gravi nelle persone trattate non si vedono quasi più, e si riscontrano solo in persone sieropositive non in terapia. Invece c’è un grosso problema, quello relativo ai disordini cognitivi, che potrebbero però anche essere dovuti ad altri problemi neurologici e all’età. Il legame tra virus e problemi cognitivi, infatti, è da stabilire con certezza: l’interpretazione di questi dati non è univoca. In una prospettiva più generale, comunque, è fondamentale tenere presente che la persistenza del virus nel sistema nervoso rappresenta un potenziale ostacolo verso l’ambizioso obiettivo di eradicazione dell’infezione. Questo aspetto va quindi tenuto presente nel disegno e nella conduzione degli studi sui nuovi approcci terapeutici che si prefiggono di eliminare il virus dall’organismo o di tenerlo sotto controllo al di là delle terapie tradizionali”.

Il network internazionale.

All’interno del comitato scientifico di questo appuntamento si contano i più importanti esperti di questo settore, come Steven Deeks, Magnus Gisslen, Richard W. Price e Ronald Swanstrom. “L’Italia ha sempre avuto un ruolo importante, anche a livello internazionale, su questo fronte – conclude il Prof. Antinori – grazie ai suoi importanti contributi a livello scientifico. Si è quindi creato, nel corso degli ultimi venti anni, un network internazionale, con esponenti europei e americani, che si muove in maniera coordinata: questo meeting, giunto alla sua ottava edizione, rinsalda di fatto queste collaborazioni internazionali su questa specifica ricerca su HIV e le sue complicanze.

I numeri dell’HIV.

Gli specialisti italiani assicurano che in Italia la quasi totalità dei pazienti, ad oggi in terapia antiretrovirale, ha una viremia controllata: il 90-95% dei soggetti in cura sono in una condizione di soppressione della carica virale. Ma persistono alcuni problemi. Innanzitutto il sommerso, ossia quelle persone che non sanno di essere HIV positive: secondo stime recenti si parla di circa 15mila soggetti che, ignari della propria condizione, possono sfociare in uno stadio avanzato di malattia, nonché infettare altre persone. E’ importante, inoltre, agire preventivamente: oltre la metà delle nuove diagnosi avviene in una fase di immunodeficienza e una nuova diagnosi su cinque, avviene in fase di malattia conclamata (AIDS). Una terapia precoce offre quindi importanti prospettive di salute, sicurezza, efficacia.

Esiste un asse intestino – occhio, scoperto microbioma.

6° Congresso su Nutraceutica e Occhio
6° Congresso su Nutraceutica e Occhio

Anche gli occhi hanno un microbioma che può avere degli effetti sulla loro salute e sulla capacità visiva. Il microbioma oculare è un’area di ricerca emergente da cui ci si aspetta nuovi approcci terapeutici per il trattamento e la prevenzione di malattie e condizioni oculari. Il ruolo del microbioma oculare è uno dei temi del 6° Congresso su Nutraceutica e Occhio che si è svolto a Roma presso la sala convegni di Eataly con il patrocinio della “Sapienza” Università di Roma e della SiNut (Società Italiana Nutraceutica). Al Congresso hanno partecipato i maggiori esperti di questo settore tra cui farmacologi, biochimici, nutrizionisti ed oculisti, e verranno trattate le principali tematiche legate all’alimentazione, all’ integrazione alimentare e alle più diffuse applicazioni cliniche dei prodotti nutraceutici nelle patologie oftalmiche.
“Ormai diversi studi – spiega Gianluca Scuderi, professore associato del Dipartimento di Neuroscienze, Salute Mentale e Organi Di Senso-Nesmos della Sapienza Università di Roma e responsabile dell’Unità operativa di oculistica dell’Ospedale Sant’Andrea – hanno dimostrato che esiste un asse intestino-occhio tant’è vero che chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile in molti casi ha anche dei problemi di irritazione della superficie oculare”.
Un recentissimo studio pubblicato di recente sulla rivista The Ocular Surface ha confermato che nell’occhio umano coesistono numerosi microhabitat batterici, la cui composizione riflette i livelli di esposizione all’ambiente esterno. Il genere più rappresentato sulla superficie oculare è il Corynebacterium, seguito da Staphylococcus, Streptococcus, Acinetobacter e Pseudomonas.
Con una elevata diversità: sarebbero infatti 221 specie in media per soggetto.
Ma qual è il ruolo del microbiota della superficie oculare? “L’equilibrio del microbioma – prosegue Scuderi – è importante non solo per il benessere intestinale ma anche per quello dell’apparato visivo e quando quest’equilibrio si rompe il microbioma può entrare in gioco nell’insorgenza di alcune patologie infiammatorie dell’occhio”.
Il microbioma è collegato anche al glaucoma. A fare da filo conduttore è la presenza di uno stato infiammatorio che colpisce sia l’intestino che la superficie oculare. Nella sua forma acuta, infatti, il glaucoma viene oggi considerata una malattia infiammatoria: l’alta pressione intraoculare provoca una perdita. Non solo: oggi è ormai accertato che il glaucoma va pensato come una malattia neurodegenerativa al pari di Alzheimer, il Parkinson o la SLA.
“Sono tutte malattie nelle quali neuroni localizzati in sedi diverse iniziano a invecchiare precocemente, morendo progressivamente: nella malattia di Alzheimer il processo inizia nell’ippocampo, nella malattia di Parkinson nella cosiddetta substantia nigra, nella SLA nei neuroni motori della corteccia cerebrale e del midollo spinale ed infine nel glaucoma nelle cellule gangliari della retina” spiega Piero Barbanti, Professore di Neurologia presso l’Università San Raffaele di Roma. Sono dunque malattie diverse ma accumunate da analoghi meccanismi di stress ossidativo e degenerazione del neurone”.
Al Congresso si è parlato proprio di come si può contrastare lo stress ossidativo anche attraverso i nutraceutici, sostanze alimentari che si trovano in natura e che sono presenti nell’alimentazione di tutti i giorni ma concentrati in capsule o pillole per incrementarne i benefici in maniera esponenziale. “In oculistica – affema Scuderi – gli alimenti nutraceutici trovano oggi un impiego sempre più diffuso sia nella prevenzione che nel trattamento, di diverse patologie oculari, tra cui la degenerazione maculare senile e il glaucoma”.
In particolare il Coenzima Q10 ha mostrato una sua funzione protettiva. Si tratta di una molecola che viene prodotta anche dal nostro organismo ma purtroppo i livelli di Coenzima Q10 nella retina umana si riducono del 40% con l’età. “Da studi condotti su modelli animali per patologie neurodegenerative, il Coenzima Q10 ha mostrato proprietà benefiche ed effetti protettivi molto promettenti in trial clinici riguardanti: Morbo di Parkinson, Corea di Huntington, Atassia di Friedreich e anche nel glaucoma” spiega Barbanti.
Attualmente il Coenzima Q10, oltre che in formulazione collirio, è disponibile anche in formulazione, oltre ad avere un alto profilo di sicurezza, potrebbe migliorare l’aderenza alla terapia nei pazienti anziani che hanno difficoltà a mettere i colliri.

Al via il progetto ‘Prendila a cuore’

'Prendila a cuore'_patalogie cardiovascolari
‘Prendila a cuore’

• L’Associazione Lombarda fra titolari di farmacia insieme a Fondazione Muralti, con la partnership scientifica del Centro Cardiologico Monzino IRCCS e con il grant incondizionato di Daiichi Sankyo, ha avviato “Prendila a cuore”, un progetto di sensibilizzazione volto a migliorare la compliance terapeutica nei pazienti in cura per patologie cardiovascolari.
• Tra gli obiettivi dell’iniziativa – che ha preso il via nelle farmacie aderenti delle province di Milano, Lodi e Monza-Brianza – misurare, mediante questionari somministrati al paziente, l’effettiva compliance terapeutica.
• Al centro del progetto anche la formazione e l’aggiornamento per i farmacisti lombardi, curati da autorevoli esponenti della cardiologia italiana come il Professor Piergiuseppe Agostoni, Responsabile dell’Area di Cardiologia Critica del Centro Cardiologico Monzino IRCCS di Milano.
Ha preso il via “Prendila a cuore”, il progetto congiunto di Associazione Lombarda fra titolari di farmacia e Fondazione Muralti, con la partnership scientifica del Centro Cardiologico Monzino IRCCS e con il grant incondizionato di Daiichi Sankyo, per promuovere l’aderenza terapeutica in area cardiovascolare. I cittadini in cura per problematiche cardiovascolari potranno rivolgersi alle farmacie aderenti al progetto delle province di Milano, Lodi e Monza-Brianza per avere consigli utili su come gestire la terapia in modo ottimale. Inoltre, attraverso la compilazione di un questionario, verranno raccolti dati importanti sull’effettiva compliance terapeutica, approfondendo “punti deboli” o eventuali difficoltà incontrate da pazienti e caregiver nella gestione quotidiana della terapia.
Per sapere in quali farmacie sarà possibile compilare il questionario per valutare il raggiungimento del proprio target terapeutico e per ottimizzare la terapia, è possibile consultare l’elenco delle farmacie aderenti sul sito https://www.federfarmamilano.it/ cliccando sul banner in basso “Prendila a Cuore” oppure andare direttamente al link http://docs.federfarmamilano.it/Farmacie-aderenti-Appropriatezza-2019.pdf.
L’aderenza terapeutica riveste un ruolo fondamentale per chi è affetto da patologie cardiovascolari che rappresentano ancora la principale causa di morte nel nostro Paese essendo, queste, responsabili del 44% di tutti i decessi. In Europa si parla del 30-50% di mancata aderenza alla corretta terapia: “I pazienti cardiopatici, soprattutto quelli più anziani, in alcuni casi non iniziano la terapia oppure la interrompono o, ancora, si dimenticano di assumere il farmaco. In tal senso, la non aderenza espone a gravi rischi in termini clinici, quali acutizzazione dei sintomi, progressione della malattia, peggioramento della qualità di vita e aumento della mortalità” dichiara il Professor Piergiuseppe Agostoni, Responsabile dell’Area di Cardiologia Critica del Centro Cardiologico Monzino IRCCS di Milano, che prosegue: “Esiste poi un altro fenomeno correlato e altrettanto frequente, ossia il mancato raggiungimento del target terapeutico, che richiede aggiustamenti di dosaggio per ottimizzare la terapia ed evitare un peggioramento della prognosi”.
Se si associano questi dati a un significativo aumento delle cronicità dovuto al progressivo invecchiamento della popolazione, è chiaro come l’aderenza terapeutica rappresenti un “tema caldo” di sanità pubblica.
“In questo contesto la farmacia può fare la differenza: essendo il primo presidio sanitario per il cittadino sul territorio, si pone, di fatto, come un “check point” strategico all’interno del percorso terapeutico del paziente cronico, ed esercita un ruolo cruciale nel rafforzare la partnership con il medico” conclude Agostoni.
“Siamo lieti di collaborare con una grande azienda come Daiichi Sankyo, da sempre sensibile, come noi, al tema della cronicità.” – afferma Annarosa Racca, Presidente di Federfarma Lombardia – “All’interno del nuovo modello di presa in carico del paziente cronico in Lombardia, la farmacia svolge un ruolo fondamentale come referente di prossimità nella gestione della terapia quotidiana. È perciò importante che il farmacista, per la sua formazione permanente, segua un continuo aggiornamento professionale sulle patologie cardiovascolari, in forte aumento negli ultimi vent’anni”.
“La formazione e l’aggiornamento del farmacista sono necessari per potenziare il suo ruolo di ‘counselor’ a supporto del paziente cronico, soprattutto se anziano e politrattato. Per questo abbiamo attivato una serie di strumenti formativi – corsi ECM e FAD con rilascio di crediti – preparati e tenuti da importanti esperti clinici della cardiologia italiana per permettere ai farmacisti lombardi di acquisire le competenze e le nozioni necessarie per guidare il paziente nel suo percorso terapeutico, arricchite dalla presentazione e dall’analisi di casi pratici.” – dichiara Manuela Bandi, Direttore della Fondazione Muralti – “Grazie ai questionari sottoposti ai pazienti, e alla luce delle nozioni apprese nei corsi, il farmacista sarà in grado di rilevare ‘sul campo’ aree di chiarimento necessarie all’assunzione della terapia e valutare eventuali dimenticanze o fraintendimenti che possono far sottovalutare al paziente l’importanza della stessa”.
Il farmacista si pone quindi come partner ideale del medico specialista e del medico di medicina generale, in grado di contribuire, nell’ambito delle proprie competenze e professionalità, alla massimizzazione della compliance in area cardiovascolare.
“Siamo orgogliosi di poter sostenere questa iniziativa particolarmente rilevante da un punto di vista sociale, oltre che sanitario. Daiichi Sankyo è infatti da sempre impegnata con iniziative di informazione e sensibilizzazione per migliorare la gestione del paziente anziano cronico. Se da un lato la popolazione anziana è quella più a rischio sotto il profilo dell’aderenza alle terapie, soprattutto per la compresenza di più patologie, dall’altro la farmacia rappresenta un tassello importante del percorso di cura, poiché punto di riferimento del paziente, insieme al medico, sul territorio” afferma Massimo Grandi, Amministratore Delegato e Presidente di Daiichi Sankyo Italia.

ASST Gaetano Pini-CTO: incontri dedicati al tema di menopausa

ASST Gaetano Pini_Giornata mondiale di menopausa
ASST Gaetano Pini_Giornata mondiale di menopausa

L’azienda aderisce all’(H)-Open di Onda. Tre incontri dedicati all’osteoporosi, all’alimentazione e ai rischi cardiovascolari in menopausa
Il 18 ottobre, in occasione in occasione della Giornata Mondiale della menopausa, l’ASST Gaetano Pini-CTO aderisce all’(H)-Open di Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere. Gli specialisti dell’ASST incontreranno i cittadini per parlare di rischio di patologie osteoarticolari e cardiovascolari e per informare sul corretto regime alimentare da assumere in menopausa. Tutti gli incontri sono gratuiti.
La menopausa, ovvero la diminuzione della produzione di estrogeni da parte delle ovaie, rappresenta un evento che modifica numerose funzioni all’interno dell’organismo femminile e anche il tessuto osseo risente di questo cambiamento, sperimentando una profonda alterazione degli equilibri metabolici che regolano i meccanismi di ricambio e rinnovamento strutturale. Ecco perché il primo incontro, previsto alle 14.30 al Presidio Pini, a cura dell’equipe dell’unità operativa di Osteoporosi e Malattie Metaboliche, guidata dal dott. Massimo Varenna. Già con la perimenopausa, infatti, tendono a prevalere i processi demolitivi dell’osso, a discapito di quelli di neoformazione, con il possibile riscontro di una riduzione dei valori di massa ossea che possono arrivare a un quadro di osteoporosi.
“L’impatto che la menopausa può determinare in termini di riduzione della massa scheletrica – sottolineano gli specialisti di osteoporosi dell’ASST Gaetano Pini-CTO – e in termini di una maggiore propensione alle fratture è estremamente variabile e soprattutto, ad oggi, non prevedibile. Ci sono donne che perdono massa a ritmi elevati e per molti anni e altre che avranno variazioni meno cospicue. Certamente l’età in cui si verifica la menopausa è una variabile di importanza cruciale, poiché è ormai un dato consolidato da decenni che una menopausa precoce, ovvero prima dei 45 anni, comporti un elevato rischio di osteoporosi e di fratture da fragilità. In questi soggetti è fondamentale una valutazione ginecologica, al fine di comprendere l’opportunità di intraprendere una terapia ormonale sostitutiva che ripristini farmacologicamente gli stessi livelli ormonali che l’organismo ha precocemente cessato di produrre”.
Ma, prima ancora di assumere una terapia sostitutiva in menopausa è fondamentale apportate dei correttivi alle abitudini quotidiane e seguire uno stile di vita sano e attivo, partendo dall’alimentazione. Su questo tema interverranno le dietiste e nutrizioniste dell’ASST Gaetano Pini-CTO dott.ssa Michela Barichella, dott.ssa Chiara Pusani e dott.ssa Nagaia Madini. “Il rallentamento del metabolismo basale in menopausa – dice la dott.ssa Barichella – provoca un aumento del peso corporeo con il conseguente tipico accumulo di grasso corporeo nella zona addominale. Per questo motivo si consiglia si consiglia di dosare la vitamina D 25 OH a livello ematico. È importante, inoltre, assimilare il giusto apporto di calcio, per prevenire l’insorgenza dell’osteoporosi”.
Inoltre, le donne, durante la menopausa, perdono il cosiddetto “scudo estrogenico” che le protegge durante l’età fertile dalle malattie cardiovascolari, prima causa di morte per le persone di sesso femminile. Per questo motivo, il terzo incontro che si terrà al CTO dalle 15.30 è a cura della cardiologa dott.ssa Cristina Franzelli: “l cambiamento ormonali in menopausa influenzano l’apparato cardiovascolare esponendo il cuore delle donne a rischi come l’infarto che si manifestano con sintomi diversi a seconda del genere. Per prevenire l’insorgenza di questa malattie è bene modificare lo stile di vita, sottoporsi a visite specialistiche e, solo su consiglio di un medico, cominciare una terapia farmacologica che possa ridurre i rischi”.

PROGRAMMA

PRESIDIO PINI
Via G. Pini 3 Milano – AULA B (Padiglione Principe piano 1)

ORE 14:30
Incontro sul tema: “Che cos’è l’osteoporosi, come diagnosticarla e come prevenirla”
Dott.ssa Chiara Crotti, Centro per la Diagnosi e il Trattamento dell’Osteoporosi e della Patologie Osteometaboliche

ORE 15:15
Incontro sul tema: “Consigli nutrizionali in Menopausa”
Dott.ssa Chiara Pusani e Dott.ssa Nagaia Madini, Nutrizione Clinica

PRESIDIO CTO
Via Bignami 1 Milano – AULA BAJARDI

ORE 15:30
Incontro sul tema: “Cuore e Menopausa”
Dott.ssa Cristina Franzelli, Cardiologia Riabilitativa e Pneumologia
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L’Azienda Socio Sanitaria Pini-CTO, punto di riferimento per l’ortopedia, la riabilitazione specialistica, la reumatologia e la neurologia, a livello nazionale, comprende a Milano tre presidi ospedalieri: il Gaetano Pini, il CTO e il Polo Riabilitativo Fanny Finzi Ottolenghi. L’ASST Gaetano Pini-CTO – evoluzione della Scuola Ortopedica milanese nata nel 1874 – è specializzata in patologie e traumi dell’apparato muscolo-scheletrico, reumatologia e fisiatria. L’Azienda accoglie ogni anno 823mila utenti e i suoi specialisti lavorano con le più sofisticate tecniche di imaging, attraverso sale operatorie sia convenzionali sia dotate di robotica, l’ASST Gaetano Pini-CTO è centro erogatore per la presa in carico dei pazienti cronici nell’ambito delle patologie reumatiche e della Malattia di Parkinson.