Si è appena conclusa con straordinario successo la 26ª edizione de La Milanesiana, ideata e diretta da ELISABETTA SGARBI, confermandosi ancora una volta una delle rassegne culturali più ricche e trasversali del panorama italiano.
47 giornate, 64 appuntamenti, 20 città coinvolte con oltre 100.000 presenze: numeri che raccontano un’edizione eccezionale per partecipazione, qualità e intensità.
«Si è chiusa la ventiseiesima edizione della Milanesiana, iniziata il 19 aprile. Un viaggio ricco, che ha toccato 20 città, da Crotone a Livigno, nel segno della Letteratura, della Musica, del Cinema, della Scienza, dell’Arte, della Filosofia, del Teatro, del Diritto, dell’Economia, dello Sport, del Fumetto. E da quest’anno anche della Psicologia. La Milanesiana è stata dedicata, quest’anno, al tema “Intelligenza”, ma non c’è intelligenza senza entusiasmo e passione, senza la fatica e la curiosità del viaggio. Questa Milanesiana è stata un invito al viaggio. In tutti i sensi» dichiara Elisabetta Sgarbi, direttore artistico del Festival.
La Milanesiana ha portato la sua inconfondibile miscela di Letteratura, Musica, Cinema, Scienza, Arte, Filosofia, Teatro, Diritto, Economia, Sport e Fumetto in tutta Italia, accogliendo grandi ospiti italiani e internazionali, e creando incontri unici, emozionanti e spesso irripetibili.
Come il ritorno di Joan Baez in Italia, dopo il suo addio alla scena musicale, per presentare il nuovo libro “Quando vedi mia madre, chiedile di ballare” (La nave di Teseo); la mostra in anteprima nazionale dedicata a Percival Everett, fresco vincitore del Premio Pulitzer 2025; le giornate dedicate al regista russo Aleksandr Sokurov; il dialogo di Ornella Vanoni con Pacifico; la lectio di Massimo Cacciari, che ha esplorato l’intelligenza artificiale; l’incontro musicale inedito fra Cristina Donà & Saverio Lanza e i Terconauti; il monologo inedito di Alessandro Bergonzoni; il dialogo fra Yasmina Reza e Paolo Giordano.
Alcune delle mostre presentate quest’anno a La Milanesiana sono ancora visitabili: fino al 2 agosto alla Carlocinque Gallery a Milano “PERCIVAL EVERETT. Logica predicativa”, fino al 9 settembre nel Cortile d’Onore della Pinacoteca di Brera a Milano “BUON COMPLEANNO LINUS. 1965-2025: 60 anni di fumetto d’autore”, fino al 10 settembre presso la Reggia di Venaria Reale a Venaria Reale (Torino) “ALTAN. MERAVIGLIOSE CREATURE. LE CHINE” e sull’Isola di Albarella (Comune di Rosolina, Rovigo) la mostra diffusa “MARCO LODOLA. AVVISI LUMINOSI”, fino al 25 settembre alla Galleria Ceribelli di Bergamo “GIUSEPPE BIAGI. Vs – Versus”, fino al 28 settembre alla Pinacoteca di Ascoli Piceno “MAURIZIO BOTTONI. Il pensiero svelato nell’anatomia della natura” e fino al 30 settembre in due sedi a Bormio “CARLO VERDONE. L’intelligenza del silenzio – nuovi silenzi”.
Un viaggio culturale appassionato e inclusivo, che ha attraversato teatri, piazze, musei e spazi urbani, accogliendo un pubblico eterogeneo, curioso e sempre più numeroso.
Ogni anno La Milanesiana affronta un tema che caratterizza e attraversa l’intero programma. Il filo conduttore di questa 26esima edizione è stato INTELLIGENZA, una parola dal significato ampio, anima del mondo e virtù da coltivare, suggerita a Elisabetta Sgarbi da Massimo Cacciari. La Rosa dipinta da Franco Battiato, che fin dalla prima edizione è il simbolo de La Milanesiana, quest’anno si è tinta delle sfumature del blu, rielaborata da Franco Achilli. Un colore spesso associato alla logica, alla calma e all’affidabilità, che trasmette serenità e speranza in un mondo in cui è sempre più difficile orientarsi.
Quest’anno La Milanesiana ha consegnato i seguenti premi:
Premio Scuola Pitagorica / La Milanesiana per le Scienze a Paolo Zellini
Motivazione a cura di Teresa Cremisi «Da vero erede dei grandi umanisti, Zellini ci fa toccare con mano la prossimità della matematica con l’intimo del pensiero umano più alto. E, con grazia e talento da scrittore, riesce a trasmettere – anche a coloro che con la matematica hanno poca dimestichezza – quei brividi e quelle pulsazioni tipiche concessi a coloro che approdano, sapientemente guidati, sui territori della Conoscenza».
Premio Rosa d’Oro de La Milanesiana a Jeffery Deaver
Motivazione a cura di Giorgio Gosetti e Marina Fabbri (Noir in Festival) «Il suo segreto è agganciare il pubblico con un’enorme empatia unita ad una eccellente capacità di intrattenimento della sua sorprendente scrittura e delle sue invenzioni. “Non c’è nulla di più soggettivo della scrittura” — afferma Deaver, ma anche nulla di più potente: la sua riesce a raccontare le sconfitte e le vittorie dell’essere umano, insieme ai cambiamenti della società americana, attraverso storie ad altissima tensione, in cui la lotta contro il male è vinta non solo con la ragione, ma anche con il cuore. Il suo amore per la musica gli porta in dono un grande senso del ritmo e il piacere di intrattenere il suo enorme pubblico che, fedele negli anni, gli tributa affetto e gratitudine in tutto il mondo».
Premio SIAE / La Milanesiana a Donato Carrisi
Motivazione a cura di Salvatore Nastasi Presidente SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori «Per aver saputo fondere l’eleganza della scrittura con la tensione del racconto, Donato Carrisi si è affermato come una delle voci più originali e potenti della narrativa italiana. Attraverso trame abitate da personaggi complessi, ha ridefinito i confini del thriller esplorando le ombre dell’animo umano con una profondità che si fa specchio dell’inquietudine contemporanea».
Premio Jean-Claude e Nicky Fasquelle a Yasmina Reza
Motivazione a cura di Paolo Giordano «Ci sono dei momenti nell’opera di Yasmina Reza: momenti in cui la cronaca feroce delle vite che racconta prende delle vie di fuga improvvise, rincorre i desideri più segreti dei personaggi, si perde in poesia. Allora le coppie sposate, sfinite e derelitte come sono, ritrovano un istante di tenerezza. L’ironia si trasforma in abbandono. Gli assassini ci appaiono nudi e indifesi. Pensare l’opera di Yasmina Reza – la sua prosa e il suo teatro, intrise di crudeltà compassionevole – equivale a pensare il nostro tempo. Il suo stile esaltante ha il suono stesso del presente. Delle nostre nevrosi, delle frustrazioni, dell’alienazione e delle sconfitte ma anche dello slancio irriducibile verso qualcosa di diverso e solo umano. In Babilonia, Reza ha scritto che non le interessa pensare il globale, che non serve a nulla. Ma non è così. Il meccanismo di sorveglianza con cui osserva le famiglie al chiuso delle loro case ci permette di vedere chiaramente tutto quello che esiste attorno, senza che nulla vada perduto».
Premio Omaggio al Maestro a Cristian Mungiu
Motivazione a cura di Paolo Mereghetti «L’intelligenza di Cristian Mungiu è l’intelligenza di chi si sforza di trovare il modo per raccontare la realtà attraverso il cinema. Non per raccontare una storia (spesso le trame dei suoi film si possono riassumere in poche parole: una ragazza vuole abortire, una ragazza chiede a un’amica di accompagnarla in Germania, un padre vuole raccomandare una figlia, una comunità si ribella all’arrivo degli immigrati), ma per mostrare la sua Romania così com’è. “I miei film non sono ispirati ad altri film, ma alla vita stessa, e nella vita non c’è il montaggio, tutto si svolge in continuità” ha dichiarato. Ed è per questo che “io devo rimanere il più vicino possibile a un’idea di realismo delle immagini”. Solo col primo film si era fatto tentare dal piacere della complessità, per dimostrare di essere capace di sorprendere lo spettatore: Occidente (2002) mescolava il destino di una coppia di fidanzati con quelli di altri personaggi: una poetessa abbandonata il giorno delle nozze, un padre colonnello di polizia in pensione, un emigrato depositario dei ricordi di un amico fuggito. Troppe cose insieme. Da allora, dal film successivo (4 mesi, 3 settimane, 2 giorni: già un capolavoro) Mungiu ha scelto la strada della freddezza e dell’impassibilità ma non certo quella della superficialità. Il suo occhio – guidato dall’ “idea di combinare la durata dei piani con la fissità della camera” perché i movimenti di camera “non sono fatti per mettersi in mostra con lo spettatore, ma per seguire naturalmente le azioni che fanno parte della ripresa” – il suo sguardo, dicevo, ci guida alla scoperta di echi e voci della realtà, anche nei suoi angoli più bui e nascosti, ma sempre evitando il rischio di enfatizzare o minimizzare. Alla fine di Oltre le colline (2012), un poliziotto si chiede quando finirà l’inverno che continua a imbiancare il paesaggio, ma quella domanda sentiamo che è rivolta a tutto il Paese, che proprio come le sue giovani protagoniste del film sembra incapace di uscire da gelo del suo passato. Un destino che finisce per condannare a discendere negli inferi anche il protagonista di Un padre, una figlia (2016), grigio campione di chi vive in un ambiente corrotto e corruttore, disposto a venire a patti con la logica del tornaconto e dell’utilitarismo: il nichilismo è totale anche se a Mungiu non viene mai meno la pietà per gli individui schiacciati da uno stato di cose più grande di loro. Come dimostra nel suo ultimo, straordinario Animali selvatici (2022, in attesa dell’ancor inedito Fjord), dove negli spazi quasi fiabeschi di un villaggio di montagna il suo discorso si allarga dalla Romania all’intera società europea, ai problemi della globalizzazione, dello spopolamento delle aree rurali, alle sperequazioni economiche dell’Unione Europea fino alla stratificazione etnica di cui la Romania è un esempio e che esplode nella straordinaria scena di 15 minuti con cui filma l’assemblea comunale, esempio perfetto di quella volontà di evitare uno sguardo prevalente per non indirizzare la visione dello spettatore: un lungo (e magistrale) piano sequenza che usa la profondità di campo per “ridurre la distanza tra il film e il mondo” e far emergere anche quello che sembra restare fuori dalla scena. Lasciando allo spettatore la libertà ma anche la responsabilità di decidere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato».
Molti degli appuntamenti sono stati trasmessi in diretta su Corriere.it e sulle pagine social de La Milanesiana.
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