Massimo Paracchini espone a Parigi

Massimo Paracchini con le opere esposte
Massimo Paracchini con le opere esposte

Due  opere di Massimo Paracchini saranno video esposte a Parigi. Il Tour europeo, iniziato dapprima a Roma a Palazzo Velli dal 27 febbraio al 2 marzo e continuato  a Barcellona al Museo Europeo dell’ Arte moderna (MEAM) in una delle prestigiose sale di Palazzo  Gomis dal 4 al 8 aprile, proprio in occasione della Biennale Internazionale di Barcellona, proseguirà a Parigi presso la Galleria Thuillier dal 15 giugno al 27 giugno e questo sarà il terzo e conclusivo appuntamento di questo importante Tour artistico. L’evento è stato organizzato da EA editore di Palermo.

Fondazione Coppola – mostra: “La Torre”

foto FCastagna
foto FCastagna

La Fondazione Coppola è lieta di annunciare l’apertura della propria sede espositiva presso il Torrione di Vicenza, con la mostra La Torre, curata da Davide Ferri: la prima personale in Italia degli artisti Neo Rauch (Lipsia, 1960) e Rosa Loy (Zwickau, 1958).

Il progetto nasce per volontà del mecenate e imprenditore Antonio Coppola, che ha acquistato e donato il Torrione medievale al Comune di Vicenza in cambio di un usufrutto di trent’anni, l’ha sottoposto a un meticoloso lavoro di restauro a cura dello studio UP3 Architetti Associati, sotto l’attenta supervisione della Soprintendenza, restituendo alla città un bene pubblico diventato oggi un polo per l’arte contemporanea.

La prima mostra, che presenterà una serie di opere inedite, tra dipinti e disegni, di Neo Rauch e Rosa Loy, appositamente pensate per gli spazi del Torrione, rappresenta la possibilità di avvicinarsi al lavoro di due figure chiave della scena della pittura internazionale degli ultimi decenni.

La loro esperienza è fortemente legata alla città di Lipsia, dove, dall’inizio del Novecento fino agli anni Duemila, è andato formulandosi un linguaggio figurativo che ha formato un’importante scuola di pittura (la scuola di Lipsia, appunto) che ha coinvolto diverse generazioni di artisti tedeschi.

La mostra – il cui titolo, La Torre, è naturalmente un richiamo all’edificio e alla sua potenza simbolica – si articola lungo i sei piani del complesso medievale come proposta di dialogo tra le opere dei due artisti, fino a un confronto ravvicinato tra le due poetiche, e percorso di progressione (dello spettatore) verso l’alto, verso l’ultimo piano da cui la vista sulla città, a trecentosessanta gradi, si può afferrare in stretta relazione con le opere esposte.

La figura della torre come elemento evocativo e rimando al racconto, ad una possibile narrazione,
inoltre, appare in molti dipinti di Neo Rauch, magari in secondo piano, e funge da richiamo a quell’immaginario popolare e fiabesco che da sempre alimenta le visioni dell’artista.

La mostra è patrocinata dal Comune di Vicenza e dal Consolato Generale della Repubblica Federale di Germania e si potrà visitare dal 5 maggio al 31 agosto, da mercoledì a domenica, con orario continuato dalle 11.00 alle 18.00.
È consigliabile prenotare in anticipo la visita in quanto la particolare conformazione architettonica del Torrione pone limiti di accesso.

“Je suis ici” Mostra di Marco Morandotti

Marco Morandotti mostra Je suis ici
Marco Morandotti mostra Je suis ici

Je suis ici si presenta come “anteprima” della prima edizione del Pavia Foto Festival, curato da Roberto Mutti e prodotta da photoSHOWall.
Tutte le mostre di Pavia Foto Festival propongono almeno dodici immagini delle quali una sola in una versione inedita, di grande dimensione e scomposta proprio grazie ai moduli-cornice del sistema photoSHOWall che rompono l’univocità dell’immagine originaria

Le immagini di Morandotti sono storie di sguardi incrociati e conosciuti in luoghi dell’Africa attraversati in giornate come tante altre, perché ogni giornata è uguale alle altre, se nulla cambia mai. Sono i volti delle persone che vivono tra la Costa d’Avorio e il Ghana, o che cercano di sopravvivere raccogliendosi intorno ai dispensari, lasciandosi curare da persone appassionate che lottano. Un reportage che racconta sguardi di dolore e di speranza.

“In Costa d’Avorio, nella regione del Sud-Comoe, tra il mare e le paludi, sulle rive di un grande lago solcato da piroghe scavate da tronchi d’albero, trovi il piccolo centro di Ayamè. Sulla cima di una delle colline ai bordi del paese, una donna appassionata e coraggiosa da più di dieci anni ospita, cura e protegge una cinquantina di bambini, alcuni appena nati, per lo più orfani o comunque soli. Nei loro occhi vedrai il dolore e la speranza e, a volte, un sorriso che li illumina come il sole alla fine della stagione delle piogge. Se poi lasci il paese e ti inoltri lungo la strada che porta a nord, non lontano dal confine col Ghana, troverai, come stazioni di una via crucis, nove dispensari, in altrettanti villaggi, alcuni così piccoli da non essere segnati sulle mappe.
Queste immagini raccontano quegli sguardi e quei luoghi, in una giornata qualunque, perché ogni giornata è uguale alle altre, se nulla cambia mai. Ogni istante è adesso, se il futuro si perde nella foschia dell’alba. Quei muri azzurri, cotti dal sole, sono testimoni quotidiani di storie insieme individuali e collettive. Quegli sguardi silenziosi ti interrogano anche senza voce. Tu cercali, quegli sguardi, e forse, incrociandoli, ti troverai”. (Marco Morandotti)

Il progetto, avviato nel 2014 e ancora in corso, si inserisce nelle azioni di cooperazione internazionale svolte dalla ONG “Agenzia n°1 di Pavia per Ayamè”, attiva sul campo in Costa d’Avorio dal 1991.

Pavia Foto Festival, concepita come un festival diffuso sul territorio dalle grandi potenzialità, in parte già realizzate (ad esempio con Voghera Fotografia e con Milano Photofestival 2019 al cui interno è ospitato), propone un calendario di 15 differenti mostre in 14 spazi pubblici e privati, dei quali dodici a Pavia, uno a Milano (Oasi WWF di via Tommaso da Cazzaniga) e uno a Voghera (NaturaSì di via Lomellina 62).

I progetti fotografici che partecipano alla prima edizione di Foto Festival Pavia sono di: Enrico Bedolo, Anna Bussolotto, Luca Cortese, Enrico Doria, Roberto Figazzolo, Alessandra Fuccillo, Gianni Maffi, Marcella Milani, Marco Morandotti, Sara Munari, Milo Angelo Ramella, Bruna Rotunno, Zeng Yi e Ma Weiguo.

“Connections” alla Fabbrica del Vapore

mostra_connections
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Dal 20 marzo al 14 aprile la Sala delle Colonne di Fabbrica del Vapore ospita l’opera multimediale e multisensoriale sul concetto di diventare padri “Connections” di Pietro Baroni e Salvo Vitale: attraverso lo sguardo e le parole, 20 neo-padri si raccontano e narrano la loro nuova condizione. Un’esperienza immersiva, capace di cogliere la verità più profonda del complesso rapporto che lega padri e figli.

“Il racconto parte da un assunto che suona perentorio: padre si diventa all’improvviso. Credo che la forza di questa videoinstallazione sia proprio quella di far riflettere su questo ‘stereotipo’ difficile da sradicare – commenta la vicesindaco Anna Scavuzzo –. Se assumiamo che la relazione padre/figlio ha inizio con la nascita, non possiamo dimenticare che ciò che accade da quel momento in poi è un percorso fatto di quotidianità e tentativi, errori, nuove vie da percorrere: una relazione da costruire che è una sfida sia per i padri sia per le madri, perché mette in discussione tutti e ciascuno. Ospitare in Fabbrica del Vapore quest’opera è il contributo dell’Amministrazione a un dibattito importante e affascinante: con la forza e la semplicità delle parole e degli sguardi di venti giovani uomini possiamo riflettere insieme e a fondo sul ruolo che i padri possono e vogliono avere nei confronti dei loro figli”.

“Cosa accomuna gli uomini che diventano padri? Cosa provano nel dover essere realmente responsabili di qualcun altro per la prima volta? Quali emozioni smuovono i loro cuori? Che differenze ci sono nei sentimenti da chi è padre da due giorni a chi lo è da tre anni? Come cambia l’essere padre nel tempo? – racconta Pietro Baroni –. Abbiamo cercato di rispondere a queste domande intervistando dei padri che vivono in Italia. E ora mostriamo con una installazione artistica cosa abbiamo capito”.

“Abbiamo scelto di raccontare il momento più emozionante di giovani padri, di raccontarlo attraverso la loro memoria – spiega Salvo Vitale – per cogliere in profondità le sensazioni del momento più significativo da quando hanno iniziato il loro percorso di paternità. Attraversando il limite prossemico dello spazio intimo, lo sguardo cattura da vicino il sentimento espresso dai loro volti. L’esperienza che ci hanno raccontato è stata poi sintetizzata in un pensiero collettivo, che grazie alle parole e all’ambiente sonoro che abbiamo ricostruito permette al visitatore di varcare la soglia dell’intimità, di partecipare alla loro emozione”.

“Connections”:

Dal 20 marzo al 14 aprile, 10.30-19

Ingresso Gratuito

Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4

Sala delle Colonne

“Gauguin a Tahiti. Il paradiso perduto” nelle sale solo il 25, 26, 27 marzo

gauguin-the-bathers
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È il primo aprile del 1891 quando, a bordo della nave Océanien, Paul Gauguin lascia Marsiglia diretto a Tahiti, in Polinesia. Ha quarantatré anni e quella giornata segna l’inizio di un viaggio che porterà l’artista agli antipodi della civiltà, alla ricerca dell’alba del Tempo e dell’Uomo. Ai Tropici, Gauguin (1848-1903) resterà quasi senza intervalli fino alla morte: dodici anni di disperata e febbrile ricerca di autenticità, di immersioni sempre più profonde nella natura lussureggiante, di sensazioni, visioni e colori ogni volta più puri e accesi; l’approdo definitivo in un Eden talvolta crudele che farà di lui uno dei pittori più grandi di sempre tra quelli che si ispirarono alle Muse d’Oltremare.

In arrivo nei cinema italiani solo il 25, 26 e 27 marzo  come nuovo appuntamento del progetto della Grande Arte al Cinema, è un viaggio alla ricerca delle origini quello proposto da GAUGUIN A TAHITI. IL PARADISO PERDUTO, il nuovo docu-film con la partecipazione straordinaria di Adriano Giannini, diretto da Claudio Poli, su soggetto di Marco Goldin e Matteo Moneta, che firma anche la sceneggiatura, e prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital con il sostegno di Intesa Sanpaolo. Ripercorrendo le tracce di una biografia che appartiene ormai al mito e di una pittura raffinatamente primordiale, il film evento, che vanta una colonna sonora originale firmata dal compositore e pianista Remo Anzovino, ci guiderà infatti in un percorso tra i luoghi che Gauguin scelse come sua patria d’elezione e attraverso i grandi musei americani dove sono custoditi i suoi più grandi capolavori: New York col Metropolitan Museum, Chicago con il Chicago Art Institute, Washington con la National Gallery of Art, Boston con il Museum of Fine Arts. Ad accompagnare lo spettatore gli interventi di esperti internazionali: Mary Morton, curatrice alla National Gallery of Art di Washington, Gloria Groom, curatrice all’Art Institute di Chicago, Judy Sund, docente della New York City University, Belinda Thomson, massima esperta di Gauguin, David Haziot, autore della più aggiornata e accreditata biografia su Gauguin.

GAUGUIN A TAHITI. IL PARADISO PERDUTO trasforma in immagini quel libro d’avventura che fu la vita di Gauguin, ma è anche la cronaca di un fallimento. Perché Gauguin non poté mai sfuggire alle proprie origini, alle ambizioni e ai privilegi dell’uomo moderno. Fu sempre il cittadino di una potenza coloniale: dipinse tra le palme, ma con la mente rivolta al pubblico dell’Occidente. Un paradosso che si riflette nel destino della sua opera, visto che i suoi quadri oggi sono conservati in grandi musei internazionali dove ogni anno milioni di persone si fermano di fronte alle tele di Tahiti, sognando il loro istante di paradiso, un angolo di silenzio in mezzo alla folla.

 Il racconto sarà accompagnato anche dalle parole dello stesso Gauguin, con brani tratti da testi autobiografici (come Noa Noa o Avant et après), dalle lettere a familiari e amici e alla moglie Mette, alla quale Paul scriverà: “Verrà un giorno, e presto, in cui mi rifugerò nella foresta in un’isola dell’Oceano a vivere d’arte, seguendo in pace la mia ispirazione. Circondato da una nuova famiglia, lontano da questa lotta europea per il denaro. A Tahiti, nel silenzio delle notti tropicali, potrò ascoltare il ritmo dolce e suadente del mio cuore in armonia con le presenze misteriose che mi circondano. Libero, senza problemi di denaro, potrò amare, cantare, morire”.

TRAILER: https://youtu.be/sIjsq9lDcDU