Michael Nyman al Festival della Bellezza di Verona

Michael Nyman
Michael Nyman

È una delle grandi icone della musica internazionale: Michael Nyman sarà ospite giovedì 30 maggio 2019 (ore 21.30) alla VI edizione del Festival della Bellezza di Verona, la manifestazione ispirata a Dante, Mozart e Shakespeare che si conferma tra le più prestigiose del panorama nazionale, quest’anno dedicata al tema “L’Anima e le Forme”.

Compositore tra i più brillanti, prestigiosi e influenti della scena internazionale, autore di molti bestseller (oltre 3 milioni di copie vendute della colonna sonora di “Lezioni di piano”), Nyman propone al Teatro Romano un concerto speciale al pianoforte accompagnato dalla sua orchestra – la Michael Nyman Band – e dalla celebre contralto Hilary Summers.

Programma:
Memorial dal film di Greenaway Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante
Come unto these yellow sands dal film di Greenaway L’ultima tempesta
Prospero’s Magic dal film L’ultima tempesta
War Work: 8 Songs with Film ultimo suo capolavoro, film documentario in cui le proiezioni si fondono con i suoni

La variazione è il tema. Visionarie composizioni sonore, ariose e struggenti. Melodie ipnotiche, vibranti progressioni e appassionati ritorni. Sonorità sperimentali dai rimandi antichi. Cadenze shakespeariane. “L’isola è piena di questi sussurri, dolci suoni, rumori, armonie”.

Michael Nyman è uno dei protagonisti della rappresentazione artistica dell’“Anima e le Forme”, tema di questa edizione del Festival, che indaga l’espressione artistica dello spirito nelle sue varie espressioni, la musica, la letteratura, la filosofia, la pittura, il teatro, il cinema. Il titolo fa riferimento all’omonimo testo di György Luckas sulle forme del rapporto tra uomo e assoluto.

Informazioni biglietti:
Vendita sui circuiti Ticketone e Geticket

Il sogno di Spinoza

 

“Il sogno di Spinoza”

Goce Smilevski

Guanda Editore

29 maggio 2014, di Elisa Zini “Il sogno di Spinoza” è un romanzo eclettico, originale, capace di intrecciare la passione per la letteratura con il mistero e l’arte della filosofia, veleggiando attraverso la storia.

Un incontro in un negozio di spezie, nel centro di Amsterdam, tra il giovane Baruch Spinoza e un medico amante dei libri, Frans van den Enden diventa il perno di questo racconto che ripercorre l’intera vita di Spinoza. Le difficoltà economiche, la povertà della famiglia, costringono Spinoza ad abbandonare gi studi filosofici. La casa di Frans van den Enden diventa il luogo dove Spinoza ritrova la sua passione e la coltiva con rinnovato ardore. Clara Maria, una suonatrice di clavicembalo che frequenta la casa, assiste alle discussioni e si fa breccia nel cuore del giovane Spinoza dibattuto tra mente e corpo, tra la natura immutabile dell’essere e le passioni del corpo e dei sensi.

Un giovane Spinoza che si racconta, ripercorrendo la sua vita, fino alla sua prematura morte. Un romanzo coinvolgente, da leggere avidamente.

Il silenzio e la parola

Carlo Sini

IPOC Italian paths of culture

Collana Eclectica

7 luglio 2012, di Elisa Zini – Il silenzio e la parola rappresenta un insieme di saggi scritti da Carlo Sini, docente di Filosofia Teoretica presso l’Università degli Studi di Milano, Accademico dei Lincei e socio dell’Institut Internationale de Philosophie, rivisitati in modo critico dallo stesso autore.

I saggi risalgono agli anni ottanta e trovano un loro perno nel libro Immagini di verità edito da Spirali e tradotto in inglese nel 1993 da Humanities Press.

Il silenzio rappresenta una centralità nelle opere di Sini, intriso di significato profondo, ancestrale. “Così come il mondo non è mai davanti a me” enuncia Carlo Sini “ma sempre mi circonda e mi attraversa, così come non faccio che vedere il mondo provenendo dal cuore del mondo, altrettanto accade alla parola. Essa non parla che dal silenzio del mondo e del silenzio del mondo: quel silenzio che la parola custodisce e che essa reca in sé; quel silenzio che è così raro e difficile saper ascoltare”.

Il libro ripercorre un cammino di pensiero in un itinerario filosofico che sta a cuore a Sini. Con rigore, eleganza e originalità si approda alla cultura europea attraverso il tempo, il ritmo e la storia non con rifiuto, secondo il nichilismo di Nietzsche, ma per “trasvalutarla e farne qualcosa di costruttivo”.

Affascinante la tematica del ritmo all’interno del capitolo La storia, il tempo, la parola. Il ritmo diventa radice di ogni sapienza umana: senza ritmo non c’è sapienza. Gli uomini sono ritmici perché iscritti nella memoria. Come affermava Platone “conoscere è ricordare”. Il rumore diventa respiro e il primo respiro è un pianto.

“Il ritmo dei ritmi” scrive Sini “ potremmo anche dire, è il respiro: provenienza dallo Stesso (dal mondo) che dà luogo all’espulsione dell’Altro (il mondo come Oggetto). Il respiro (e con ciò il grido e il pianto) è come il primo gesto interpretativo visibile dell’evento, la prima risposta in cui prende luogo il tempo”.

 

La nascita di Eros

Carlo Sini

Edizione AlboVersorio

 20 giugno 2012, di Elisa Zini –  Con “La nascita di Eros” Carlo Sini, docente di Filosofia Teoretica presso l’Università degli Studi di Milano, Accademico dei Lincei e socio dell’Institut Internationale de Philosophie, trasforma una lezione di filosofia in un avvincente racconto. Sini è un grande oratore capace di affascinare il suo pubblico ad ogni incontro. Con una semplicità disarmante trasferisce con eleganza la sua passione per la filosofia a tutti coloro che hanno la fortuna di ascoltarlo.

La nascita di eros” è una favola sulla nascita del Dio dell’Amore e un omaggio a uno dei libri più suggestivi della nostra tradizione culturale: il Simposio di Platone. Platone descrive il fascino delle notti di Atene, nella società patriarcale dell’antica Grecia di 2500 anni fa.

Il Simposio racconta cosa accadde una sera a casa del poeta Agatone durante i festeggiamenti al padrone di casa fresco vincitore dei ludi tragici, le celebri feste tragiche di Atene. Socrate, maestro di Platone, è uno degli invitati. I presenti si confrontano in una celebrazione del Dio Amore. Socrate apparirà a metà simposio e il suo elogio lascerà tutti senza parole. Dalla favola degli Androgeni al dialogo con la sacerdotessa Diotima, Socrate in modo affabile e socievole trasferirà il suo sapere descrivendo Eros come un Demone: non un Dio perché intriso di desiderio, di passione e quindi sempre alla ricerca di qualcosa che non possederà mai completamente. Non mortale perché figlio di Poros e Penia. Poros, figlio di Metis, una delle prime mogli di Zeus e Dea dell’intelligenza, rappresenta l’espediente, la capacità di trovare la strada dove non c’è, l’abilità di aprire una via dove non c’è nessun passaggio. Penia rappresenta la povertà e il bisogno.

Eros è dunque, secondo Socrate, la metafora del filosofo: colui che cerca e desidera la sapienza, perché figlio di Poros e nello stesso tempo incapace di trattenerla, di possederla perché figlio anche di Penia. Il filosofo è per Socrate colui che pur non possedendo mai nulla è alla ricerca di tutto. Il filosofo è colui che trova la via dove la via non c’è, ma poi, inevitabilmente, è destinato a perderla, per ritrovarla di nuovo in una bellissima danza.

Shakespeare filosofo dell’essere

Shakespeare filosofo dell’essere. Il massimo poeta e drammaturgo inglese è stato anche un abissale filosofo, che più di ogni altro ha presagito il pensiero moderno-contemporaneo, influenzandolo in maniera determinante: anticipando la rivoluzione filosofico-poetica di Nietzsche, Shakespeare ha sedimentato la problematica sollevata, seppure in maniera diversa, da Heidegger, Jaspers, Sartre, Anders, Gadamer, Lévinas, Severino: la riflessione sul senso dell’essere. E’ questo il grande leitmotiv del teatro shakespeariano, l’oscillazione continua fra l’essere e il nulla, che si stempera in tutta la sua drammaturgia, collocandola a metà fra Eschilo e Leopardi, i due poeti-filosofi che proprio Severino ha indicato come l’inizio e il compimento del nichilismo occidentale. Il libro di Ricordi prende in esame l’intero corpus shakespeariano, in una suddivisione geografica che concepisce la drammaturgia di Shakespeare “più filosofica e più elevata della storia”, e intravedendo in essa la denuncia di un nuovo “totalitarismo spettacolare”. Franco Ricordi, filosofo e uomo di teatro, è nato nel 1958. Attore dal 1978, con Ronconi, Lavia, Eduardo, laureato nel 1983, poi regista e direttore artistico. Di Shakespeare ha diretto e interpretato Il mercante di Venezia, Romeo e Giulietta, Amleto e Macbeth. Direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo e oggi Consigliere del Teatro di Roma, ha pubblicato quattro libri che si riassumono nella tematica di una nuova “Filosofia del dramma”.

L’iniziativa è organizzata dal Centro Studi del Teatro Stabile di Torino

Per informazioni, telefono 011 5169405