Ottavo appuntamento del ciclo “Prima delle Prime” con “La cena delle beffe”

Teatro alla Scala -prima delle prime
Teatro Scala prima delle prime

Volendo tentare l’informazione di un’opera tenendo conto non tanto della sua genesi, quanto della sua storia nella vita del teatro lirico, inevitabile è la domanda: perché La cena delle beffe di Umberto Giordano su libretto di Sem Benelli – scritto sulla base del suo dramma omonimo – è stata per lungo tempo tenuta lontana da allestimenti teatrali?

Eppure quando l’opera andò in scena alla Scala il 20 dicembre 1924 con la direzione di Arturo Toscanini il successo fu grande. “Ventiquattro chiamate al proscenio, questo il bilancio generale della serata che è stata festosissima”, scriveva Adriano Lualdi, “…è una nuova prova del cammino progressivo che fa il melodramma italiano non isolato dalle correnti estetiche di altri paesi, ma non ad esse asservito.”

Da quell’evento si contano diciassette repliche nel 1925 in Italia e all’estero: Brescia, Piacenza, Genova, Venezia, Bologna, Napoli, Barcellona, Buenos Aires, Santiago, New York eccetera, poi sedici repliche nel 1926 con la direzione di Tullio Serafin e Gino Marinuzzi. Entro il 1930 l’opera aveva raggiunto quaranta città nel mondo. Si registra una rappresentazione diretta da Antonino Votto a Parma nel 1934.

Quindi l’oblio o quasi: le rappresentazioni si fecero sporadiche. Certo sull’opera pesavano il giudizio severo sulla scelta dell’argomento e quelli altrettanto severi da parte degli esperti del Verismo. Bisogna arrivare al 1973, anniversario della morte di Giordano, quando l’opera fu rappresentata al San Carlo di Napoli, per trovare le parole di Fedele D’Amico: “La cena delle beffe contiene specie nelle parti femminili vere melodie chiuse e di compostezza notevole tale da ricordare la misura di Siberia, forse l’opera a cui Giordano affidò la sua musica migliore (perché nessuno si decide a tirarla fuori?).”

Dopo quindici anni, l’11 dicembre 1988, l’opera riapparve in occasione dell’inaugurazione del Teatro Giordano di Foggia. “Giordano ha modo di metter in luce la sua versatilità di colorista, non più tanto verista, semmai culturalmente indecisa tra chiazze di sonorità a mezzo tra impressionismo e quasi-espressionismo”, scriveva Marco Vallora.

Undici anni dopo, nel 1999, “il capolavoro dimenticato” andò in scena al Teatro Comunale di Bologna. E così si espresse Francesco Maria Colombo: “…ascoltata con attenzione, La cena si dimostra forse la sua più raffinata partitura e in ogni caso un lavoro prestigiosissimo di un Maestro cui non ha mai difettato il senso dei tempi teatrali.”

È il caso di notare che negli anni più recenti La cena ha avuto la tendenza a emigrare: Zurigo 1995; Wexford 1987; New York 2004, Tokyo 2014.
Ma ecco finalmente l’opera di Giordano ritorna sul palcoscenico scaligero dove la battezzò Arturo Toscanini. Quasi novanta anni fa.

Nell’incontro “Chi non beve con me…” con ascolti e video, parla di La cena delle beffe Giovanni Gavazzeni, critico musicale.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti

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