Il 7 dicembre “A riveder le stelle”

Teatro alla Scala
Teatro alla Scala

Il 7 dicembre “A riveder le stelle”

Nonostante le restrizioni, il Teatro alla Scala celebra il 7 dicembre con una Serata
trasmessa da Rai Cultura su Rai 1 con la direzione del M° Riccardo Chailly, la regia
di Davide Livermore e la partecipazione di 24 tra le più grandi voci del nostro tempo
e dei ballerini scaligeri.

Oggi il Sovrintendente e Direttore Artistico del Teatro alla Scala Dominique Meyer, il Direttore Musicale M° Riccardo Chailly, il regista Davide Livermore e l’Amministratore Delegato della Rai Fabrizio Salini hanno presentato “A riveder le stelle”, la Serata di musica e danza con cui il Teatro alla Scala, nonostante la chiusura dei teatri e il perdurare dell’emergenza sanitaria, conferma il suo Sant’Ambrogio grazie alla collaborazione con Rai Cultura, che la trasmetterà su Rai 1, Radio 3 e Raiplay a partire dalle ore 17.
Il 7 dicembre ventiquattro tra le più grandi voci del nostro tempo saranno a Milano per testimoniare la loro vicinanza a un teatro che più di altri è stato colpito dalla pandemia; ma oltre che dei cantanti e dei ballerini, dei professori d’orchestra e degli artisti del coro questa sarà la serata dei tecnici, dei sarti, degli scenografi, di tutti quei lavoratori che dopo la ripresa di settembre, quando la Scala ha presentato un programma di 66 serate di spettacolo fino al 7 dicembre, hanno dovuto sospendere l’attività di fronte alla seconda ondata di Coronavirus che ha investito tutto il mondo ma la città di Milano in particolare, portando il contagio anche tra le mura del Piermarini.
Non potrà essere, in queste settimane ancora drammatiche, una serata di festa: sarà però una serata di speranza e di determinazione in cui la Scala e la Rai porteranno nelle case degli Italiani (ma anche in Francia e Germania grazie all’accordo con Arte, e in numerosi altri Paesi) il valore dell’opera e della danza attraverso i loro interpreti più alti, ribadendo accanto alla capacità dell’arte di esprimere sentimenti, passioni, bellezza, anche la sua funzione civile. Il viaggio nell’incanto del teatro musicale e nelle verità che ci sa raccontare si concentrerà sul repertorio italiano, ma includerà anche pagine di grandi compositori europei. Si inizia da estratti di opere di Giuseppe Verdi per continuare con Gaetano Donizetti, Giacomo Puccini, Georges Bizet, Jules Massenet, Richard Wagner e Gioachino Rossini, mentre le musiche dei balletti sono di Pëtr Il’ič Čajkovskij, Davide Dileo, Erik Satie e Giuseppe Verdi. Le coreografie sono di Manuel Legris (che contribuisce alla serata con Verdi Suite, una creazione in omaggio alla musica italiana), Rudolf Nureyev e Massimiliano Volpini.
Le arie d’opera e i momenti di danza saranno collegati e contestualizzati da testi recitati da attori, a significare la continuità tra le arti già indicata dal titolo che riprende “e quindi uscimmo a riveder le stelle”, il celebre verso con cui si chiude l’Inferno della Divina Commedia, nel settecentesimo anniversario della scomparsa di Dante Alighieri.
Alla chiamata della Scala hanno risposto i cantanti Ildar Abdrazakov, Roberto Alagna, Carlos Álvarez, Piotr Beczala, Benjamin Bernheim, Eleonora Buratto, Marianne Crebassa, Plácido Domingo, Rosa Feola, Juan Diego Flórez, Elīna Garanča, Vittorio Grigolo, Jonas Kaufmann, Aleksandra Kurzak, Francesco Meli, Camilla Nylund, Kristine Opolais, Lisette Oropesa, George Petean, Marina Rebeka, Luca Salsi, Andreas Schager, Ludovic Tézier, Sonya Yoncheva. Tutti artisti che hanno collaborato in passato con il Teatro alla Scala e in molti casi ne hanno fatto la loro casa musicale partecipando a diverse produzioni.

Nella parte dedicata al balletto, che sarà diretta dal M° Michele Gamba, saranno protagonisti l’étoile Roberto Bolle, i primi ballerini Timofej Andrijashenko, Martina Arduino, Claudio Coviello, Nicoletta Manni e Virna Toppi e i solisti Marco Agostino e Nicola Del Freo.
L’impianto scenico, che vede protagonista il Teatro con l’Orchestra al centro della platea e artisti collocati non solo in palcoscenico ma collegati dai palchi e in diversi spazi dell’edificio e dei laboratori, è firmato dal regista insieme a Giò Forma, con le scenografie digitali di D-Wok.
Grazie a un accordo tra il Teatro alla Scala e la Camera Nazionale Moda Italiana, alcuni dei più prestigiosi stilisti italiani vestiranno gli artisti in palcoscenico, con il coordinamento del costumista Gianluca Falaschi.
La trasmissione su Rai 1, che si avvarrà di dieci telecamere e di un gruppo di registi coordinati da Stefania Grimaldi, sarà presentata per il quinto anno consecutivo da Milly Carlucci, a cui si aggiungerà per la prima volta Bruno Vespa.
Rimandato il tradizionale appuntamento con la Prima Diffusa, che proprio nel 2020 avrebbe celebrato il suo decennale, prosegue il rapporto di collaborazione del Teatro alla Scala con il Comune di Milano che si tradurrà in una campagna di comunicazione congiunta in coordinamento con l’Assessorato alla Cultura.

Lo spettacolo

Dopo il clamoroso successo del debutto scaligero con l’allestimento di Tamerlano di Händel nel settembre 2017, Davide Livermore è tornato al Piermarini firmando il Don Pasquale nell’aprile 2018 e le inaugurazioni delle Stagioni 2018/2019 con Attila e 2019/2020 con Tosca, sempre dirette da Riccardo Chailly. La collaborazione tra regista e direttore era iniziata proprio su Puccini, con una produzione de La bohème a Valencia nel 2012. Il complesso lavoro di drammaturgia dello spettacolo è nato dalla collaborazione tra Livermore e Paolo Gep Cucco, Andrea Porcheddu, Alfonso Antoniozzi, Gianluca Falaschi e Chiara Osella.
A curare le scene insieme allo stesso Livermore – che ha assunto la guida del Teatro Nazionale di Genova – torna lo Studio Giò Forma (Florian Boje e Cristiana Picco), la cui esperienza ormai consolidata nel campo del teatro d’opera affonda le radici in un’attività multiforme che attraverso l’allestimento di grandi eventi come Expo o dei palcoscenici del pop e del rock ha assimilato tutte le tecnologie dello spettacolo del nostro tempo. La scenografia digitale è curata da D-wok, agenzia guidata da Paolo Gep Cucco. I costumi sono curati da Gianluca Falaschi, già apprezzatissimo alla Scala per i fantasiosi e spettacolari figurini per Don Pasquale, Attila e Tosca e nel 2012 vincitore del Premio Abbiati per Ciro in Babilonia al Festival Rossini di Pesaro.
Prima di Livermore avevano già firmato le regie di più inaugurazioni consecutive Margherita Wallmann (1957, ‘58 e ‘59 e poi 1964 e ‘65), Giorgio de Lullo (1969 e ‘70), Giorgio Strehler (Falstaff 1980 e Lohengrin 1981) e Luca Ronconi (Moïse et Pharaon 2003 ed Europa riconosciuta 2004).

Jonas Kaufmann, il Liederabend più atteso

Jonas Kaufmann con Helmut Deutsch 670501BADG
Jonas Kaufmann con Helmut Deutsch

Jonas Kaufmann, il Liederabend più atteso

Il grande tenore, che ha partecipato lunedì alla serata diretta da Fabio Luisi in sostituzione della prevista Aida, torna con il pianista Helmut Deutsch e un programma di Lieder scelti

Giovedì 22 ottobre Jonas Kaufmann torna al Teatro alla Scala per un attesissimo recital di canto insieme al pianista Helmut Deutsch.

Lunedì 19 il grande tenore tedesco ha anticipato il suo arrivo a Milano per sostituire il collega Francesco Meli nell’ultima serata di Aida diretta dal Maestro Riccardo Chailly. Quando Aida ha dovuto essere annullata perché le autorità sanitarie avevano disposto la quarantena per la compagnia di canto, Kaufmann ha immediatamente dato la sua disponibilità a partecipare al concerto sostitutivo, diretto dal Maestro Fabio Luisi, insieme a Anita Hartig, Aida Garifullina, Jonas Kaufmann e Mattia Olivieri, ottenendo un grande successo personale in arie di Verdi e Puccini.

Giovedì è la volta del concerto già programmato: una scelta di Lieder romantici di autori diversi, che esplorano differenti stati d’animo in un percorso sempre più intenso e introspettivo che si conclude con il Mahler di “Ich bin der Welt abhanden gekommen”. Da Beethoven, Mozart, Schubert, Schumann, Brahms e Strauss fino a Wolf e Zemlinsky l’impaginato accosta pagine celeberrime come “Die Forelle” ad altre meno note e riprende le tracce dell’ultimo CD Sony “Selige Stunde”, che è anche il titolo di uno dei Lieder di Zemlinsky in programma.

Il grande tenore tedesco è entrato nel cuore dei milanesi giovanissimo come Ferrando nel Così fan tutte del Piccolo Teatro, ultimo spettacolo di Giorgio Strehler che non giunse a vederlo in scena, per poi debuttare alla Scala nella parte secondaria di Jaquino nel Fidelio diretto da Riccardo Muti nel 1999 per poi tornare ne La traviata diretta da Lorin Maazel nel 1999, con Daniel Barenboim nella Messa da Requiem di Verdi nel 2009 e 2012, e in Carmen e Lohengrin nelle aperture di stagione del 2009 e 2012. Nel 2011 è stato Cavaradossi nella Tosca diretta da Omer Meir Wellber e nel 2014 era accorso a sostituire un collega indisposto a una rappresentazione di Fidelio, sempre diretta da Barenboim. Nelle sue frequenti apparizioni nei concerti di canto è stato accompagnato da Helmut Deutsch.

La sua ultima presenza scaligera è stato il concerto degli Ambasciatori Rolex il 23 giugno 2019 con i Wiener Philharmoniker diretti da Gustavo Dudamel e Plácido Domingo e la partecipazione di Sonya Yoncheva, Yuja Wang e Juan Diego Flórez.

Rolex contribuisce a trasmettere il patrimonio artistico e si adopera instancabilmente, da oltre cinquant’anni, per lo sviluppo della cultura. Questo approccio s’inserisce in un impegno a lungo termine che vede il Marchio sostenere gli sforzi, tanto più necessari nell’attuale contesto, di coloro i quali sfidano i confini della loro disciplina artistica. Rolex, Partner del Teatro alla Scala, è lieta di condividere questo straordinario appuntamento al fianco di Jonas Kaufmann, Testimonial del Marchio dal 2009.

Prezzi: da 120 euro a 9 euro più prevendita
Infotel: 02 72 00 37 44
www.teatroallascala.org

Festival Milano Musica Caminantes

Festival Milano Musica Caminantes
Festival Milano Musica Caminantes

29° Festival Milano Musica
CAMINANTES

Dall’HangarBicocca al Teatro alla Scala,
s’inaugura il Festival Milano Musica
Sabato 17 ottobre percussioni, pianoforti ed elettronica per l’inaugurazione sotto le Torri di Kiefer. Giovedì 15 anteprima (elettronica) aperta alla Chiesa di San Fedele.
Doppio appuntamento domenica 18 ottobre a Palazzo Reale e al Teatro alla Scala.
Commissioni e prime assolute: i compositori incontrano il pubblico prima dei concerti

Il Festival Milano Musica CAMINANTES s’inaugura in Pirelli HangarBicocca, sabato 17 ottobre alle ore 20.30, con un concerto per percussioni, pianoforti ed elettronica – interpreti sono il trio ZAUM_percussion, i tre pianisti Maria Grazia Bellocchio, Anna D’Errico e Aldo Orvieto, Alvise Vidolin e Luca Richelli alla regia del suono. Sede dell’inaugurazione nel 2017 e dei concerti delle ultime edizioni, gli spazi dell’Hangar diventano parte integrante dell’esecuzione della nuova creazione di Claudio Ambrosini, brano “site-specific” commissionato da Milano Musica e presentato in prima esecuzione assoluta: De Rerum Natura per tre percussionisti e ambiente “elettronicamente rivelato”, grazie ai microfoni disposti sul perimetro dello spazio. Nuova commissione Milano Musica è anche il secondo brano in programma: Vuoi che nel fuori scritto da Marco Momi, sarà eseguito in prima assoluta dai percussionisti di Zaum_percussion. Ai tre pianoforti è invece affidata l’esecuzione di Tecniche per la misurazione dell’infinito di Claudio Ambrosini e Ostinato n. 6 di Adriano Guarnieri. Alle ore 19.30 Claudio Ambrosini, Adriano Guarnieri e Marco Momi incontrano il pubblico per una conversazione guidata da Gianluigi Mattietti.
ZAUM_percussion è al suo terzo anno in residenza a Milano Musica e si colloca tra gli ensemble protagonisti di alcune tra le più interessanti esperienze della musica d’oggi per percussioni. Per Milano Musica, Simone Beneventi, Carlota Cáceres e Lorenzo Colombo, che si alterna con Matteo Savio, hanno coordinato nel 2018 l’anteprima aperta nelle periferie milanesi Secret Public ed eseguito per la prima volta in Italia This is the Game di Daniele Ghisi in Pirelli HangarBicocca, nel 2019 hanno inaugurato una delle più recenti sedi del Festival, Santeria Toscana 31, con un concerto che accostava Iannis Xenakis, Esaias Järnegard e Vinko Globokar.

L’anteprima aperta del Festival è in programma giovedì 15 ottobre alle ore 20 nella Chiesa di San Fedele (ingresso libero, prenotazione obbligatoria a partire da sabato 10 ottobre). In programma due dei brani più significativi nell’ambito della ricerca sulla manipolazione del suono degli anni ’80: in Mortuos Plango, Vivos Voco dell’inglese Jonathan Harvey il suono filtrato della campana della Cattedrale di Winchester avvolge l’ascoltatore combinandosi con la voce registrata del figlio del compositore (allora corista a Winchester). Accordi e modulazioni sono costruiti attraverso i parziali dello spettro del suono. Con la regia di Alvise Vidolin, nella seconda parte del concerto il violinista Francesco D’Orazio si muove tra i sei diversi leggii e gli otto nastri magnetici previsti da Luigi Nono, come interprete della Lontananza nostalgica utopica futura, madrigale per più “caminantes” eseguito per la prima volta al Berliner Festwochen nel 1988 con Gidon Kremer al violino.
A Nono e al suo spirito di ricerca si ispira l’intera programmazione: «Quando questo Festival è stato immaginato, con il male che si allargava nelle strade vuote, uscire di casa e camminare era una meta irraggiungibile. Mentre le consuetudini quotidiane affondavano in una specie di irrealtà, raccogliere e ascoltare musiche di e per Caminantes, cercatori di nuove patrie possibili, assumeva, di colpo e dolorosamente, un senso nuovo. Ancora di più abbiamo voluto fare di questo festival un cammino di cammini» scrive il consulente artistico Marco Mazzolini nel testo di presentazione del programma di sala.

Altri due luoghi milanesi scandiscono il primo, denso weekend di Festival. Dopo l’esecuzione integrale delle opere per flauto solo nel 2017, domenica 18 ottobre alle ore 11 Matteo Cesari torna alla Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale e alla musica di Salvatore Sciarrino per la prima assoluta di Un Tibetano a Parigi (nuovi skyline da respirare), commissione di Milano Musica, e per l’esecuzione di un programma monografico dedicato al compositore siciliano insieme all’Ensemble Suono Giallo. Il primo appuntamento scaligero del Festival è un recital con la pianista Mariangela Vacatello, domenica 18 ottobre alle ore 20 al Teatro alla Scala. In programma la prima esecuzione assoluta di tre brani a lei dedicati: i Trois études pour piano di Marco Stroppa, «una serie di “cammini” deformanti sugli studi di Debussy» – il n. 1 e il n. 10 aprono il concerto –; lo Scherzo II di Georges Aperghis, secondo episodio della collaborazione iniziata con lo Scherzo I presentato alla Biennale di Venezia nel 2019; le Miniatures di Yan Maresz, i primi «satelliti» di un nuovo lavoro che si propone di indagare le diverse modalità di produzione del suono. In programma anche le otto fantasie di Kreisleriana di Robert Schumann. Alle ore 19 il concerto è preceduto da una conversazione con Georges Aperghis, Yan Maresz, Marco Stroppa e Luciana Galliano.

I biglietti (€ 10 per i concerti a Palazzo Reale e in HangarBicocca, € 40/20/10 al Teatro alla Scala) sono in vendita sul sito di TicketOne e presso la biglietteria di Milano Musica, largo Ghiringhelli, 1 (biglietteria del Teatro alla Scala) dal lunedì al sabato, dalle ore 12 alle ore 18.

• ANTEPRIMA APERTA
Giovedì 15 ottobre 2020, ore 20
Chiesa di San Fedele

• INAUGURAZIONE
Sabato 17 ottobre 2020, ore 20.30
Pirelli HangarBicocca

Biglietti € 10
• Domenica 18 ottobre 2020, ore 11
Palazzo Reale, Sala delle Cariatidi

Biglietti € 10
Acquista online: https://bit.ly/34dJIdY

• Domenica 18 ottobre 2020, ore 20
Teatro alla Scala

Biglietti € 40 / 20 / 10
Acquista online: https://bit.ly/2S9c1EO

BIGLIETTERIA
Da lunedì a sabato (ore 12-18), e inoltre domenica 18 ottobre (dalle 12 all’inizio del concerto), è possibile acquistare biglietti e abbonamenti presso la Biglietteria del Teatro alla Scala, largo Ghiringhelli, 1.

CONTATTI +39.02.861147 ore 12-18 / biglietteria@milanomusica.org

Biglietteria online www.ticketone.it
Per favorire il rispetto delle disposizioni in materia di sicurezza sanitaria,
consigliamo di effettuare online l’acquisto dei biglietti e degli abbonamenti.

Biglietti per i singoli concerti del Festival
Concerti al Teatro alla Scala, Concerto straordinario al Conservatorio G. Verdi
Biglietti € 40, € 20, € 10

Auditorium San Fedele, Casa degli Artisti, Palazzo Reale, Pirelli HangarBicocca, Santeria Toscana 31, Teatro Elfo Puccini
Posto unico € 10

ABBONAMENTO LIBERO A 6 CONCERTI DEL FESTIVAL € 80
con posto assegnato in platea o palco al Teatro alla Scala, e programma di sala in omaggio.
Ai Soci e agli Abbonati al Festival è riservato diritto di prelazione all’acquisto e una riduzione del 30% sui biglietti per il Concerto Straordinario di Maurizio Pollini al Conservatorio G. Verdi. Inoltre, sono riservati biglietti a € 5 anziché € 10 per gli altri concerti fuori abbonamento.

Ai Soci di Milano Musica è riservato un abbonamento a 6 concerti alla tariffa speciale di € 70.
Agli Studenti di Scuole Superiori, Università, Conservatori e Accademie d’Arte è riservato un abbonamento al prezzo speciale di € 35, con programma di sala in omaggio, dietro presentazione della tessera di riconoscimento.

Il 29° Festival Milano Musica è realizzato

in collaborazione con il Teatro alla Scala

con il sostegno di
MiBACT – Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Direzione Spettacolo, Regione Lombardia (soggetto di rilevanza regionale), Comune di Milano

Intesa Sanpaolo, sponsor istituzionale

Fondazione Cariplo, Ambassade de France en Italie, Institut français a Parigi, Fondazione Nuovi Mecenati, SIAE – Classici di Oggi 2018/2019, Fondazione Spinola, Casa Ricordi

in collaborazione con
Pirelli HangarBicocca, Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, Palazzo Reale, Conservatorio di Milano, Casa degli Artisti, San Fedele Musica, Teatro Elfo Puccini, Fondazione Claudio Abbado, Fondazione Achivio Luigi Nono Onlus, Fondazione Antonio Carlo Monzino, SONG Onlus, La Francia in Scena, mdi ensemble, Associazione musicAdesso, Santeria, Amici di Milano Musica

media partner
Rai Radio3
Edizioni Zero
Classica HD

partner tecnico
Audio sistemi

Il Festival Milano Musica è membro di
IntercettAzioni
Un progetto di Circuito CLAPS, Industria Scenica, Milano Musica, Teatro delle Moire e ZONA K,
con il contributo di Regione Lombardia, MiBACT e Fondazione Cariplo.
Italia Festival
EFFE – Europe for Festivals, Festivals for Europe

Comunicazione Milano Musica
Marco Ferullo
Elisa Lemma
Tel. 02 67397850
comunicazione@milanomusica.org

Beethoven l’energia immortale della musica

Ludwig Van Beethoven
Ludwig Van Beethoven

L’energia immortale della musica
Ludwig Van Beethoven a 250 anni dalla sua nascita con Riccardo Chailly e Dominique Meyer
Inaugurazione stagione culturale 2020-21 della Scuola della Cattedrale
DUOMO DI MILANO – MERCOLEDÌ 14 OTTOBRE ORE 18.30
LIMITATA DISPONIBILITÀ DI POSTI NEL RISPETTO DELLE NORME SANITARIE VIGENTI
L’ACCESSO ALL’EVENTO È GRATUITO CON PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA SU WWW.DUOMOMILANO.IT
DIRETTA TELEVISIVA SU CHIESA TV E STREAMING SUL CANALE YOUTUBE DEL DUOMO
La Scuola della Cattedrale, presieduta da Mons.
Gianantonio Borgonovo, Arciprete del Duomo di Milano,
inaugura l’ottava edizione 2020-21 unendosi alle
celebrazioni internazionali dedicate al 250° anniversario
della nascita del genio musicale dell’Europa moderna:
Ludwig van Beethoven (Bonn, 16 dicembre 1770).
Un secondo appuntamento in collaborazione con il
Teatro alla Scala dopo la Messa da Requiem di Giuseppe
Verdi in memoria delle vittime della pandemia lo scorso
4 settembre, per rendere omaggio al grande
compositore, pianista e direttore d’orchestra tedesco
insieme al Direttore musicale, Maestro Riccardo Chailly,
e al Sovrintendente, Maestro Dominique Meyer.
Bambino prodigio, violinista nell’orchestra di corte, Ludwig riuscì a sedici anni ad avere un’audizione
con un altro famosissimo enfant-prodige, Wolfgang Amadeus Mozart, che dopo averlo ascoltato
improvvisare al pianoforte, disse: “Tenete d’occhio questo giovane, avrà qualcosa da raccontarvi”.
Anche l’eccelso virtuoso di Salisburgo aveva forse intuito che quel ragazzo avrebbe lasciato il suo segno
nella storia della musica trasformandola radicalmente, che ci sarebbe stato l’avvento di un mondo
nuovo di cui il compositore delle nove sinfonie sarebbe stato un indiscusso e originalissimo
protagonista.
Interpretato in tutto il mondo dalle massime orchestre, Beethoven è l’autore di una vastissima
produzione musicale che spazia a tutto campo, dalle composizioni da camera a quelle per orchestra,
dal pianoforte agli archi, alla musica vocale. Un lavoro epocale che ha squarciato in modo memorabile
il mondo della musica portando innovazione, capacità evocativa ed emozionale, e una forza espressiva
mai raggiunta da nessun compositore fino ad allora.
Dal suo talento smisurato, nonostante la precoce sordità e l’isolamento sociale che ne derivò, nacque
un immenso capolavoro: la grandiosa architettura sonora dell’Inno alla gioia, inno ufficiale dell’Unione
europea che suggella i valori degli Stati membri e la loro “unità nella diversità”.

«La prima esecuzione dell’Inno alla Gioia di Ludwig van Beethoven
ebbe luogo a Vienna al Kärntnertor Theater il 7 maggio 1824.
L’orchestra era teoricamente diretta da Beethoven stesso,
ma in realtà il vero direttore era il maestro di cappella Michael Umlauf.
L’esecuzione fu perfetta e l’emozione che suscitò sul pubblico enorme.
Beethoven, dopo l’ultima nota della prima esecuzione della Nona Sinfonia,
rimase per parecchi secondi assorto nella sua sordità,
seduto vicino al direttore con le spalle rivolte al pubblico che applaudiva furiosamente.
La cantante Caroline Unger ruppe il protocollo per costringerlo a voltarsi
affinché vedesse l’esultanza della folla e capisse quale grande successo aveva riscosso,
lasciò il suo posto e si avvicinò a Beethoven, ancora chino sul leggio e rivolto verso gli orchestrali,
gli toccò il braccio mentre egli le diede un’occhiata severa, ma Caroline insistette e lo voltò verso la folla
che acclamava entusiasta sventolando un mare di fazzoletti bianchi.
In una standing ovation, prima una persona, poi tutto il pubblico si alzarono.
Chi gli era vicino racconta che una singola, piccola lacrima di gioia luccicò sulla gota del compositore.»
L’evento, moderato da Armando Torno, si terrà mercoledì 14 ottobre 2020 alle ore 18.30 nel Duomo
di Milano, e vedrà un saluto di Mons. Gianantonio Borgonovo, e la partecipazione di Riccardo Chailly,
Direttore musicale del Teatro alla Scala e Direttore principale della Filarmonica, e di Dominique Meyer,
Sovrintendente del Teatro alla Scala.
Nell’osservanza delle vigenti normative in materia di prevenzione da Covid-19, per partecipare
all’evento in Duomo è obbligatoria la prenotazione sul sito ufficiale www.duomomilano.it fino a
esaurimento dei posti disponibili.
L’incontro sarà trasmesso in diretta televisiva da Chiesa Tv (canale 195 del digitale terrestre) e in
streaming sul canale Youtube del Duomo.
SCUOLA DELLA CATTEDRALE
MERCOLEDÌ 14 OTTOBRE ORE 18.30
DUOMO DI MILANO
L’ENERGIA IMMORTALE DELLA MUSICA
LUDWIG VAN BEETHOVEN A 250 ANNI DALLA SUA NASCITA

 

Con Riccardo Chailly alle radici di Aida

Riccardo Chailly
Riccardo Chailly

Con Riccardo Chailly alle radici di Aida
A 150 anni dalla composizione gli studiosi hanno ritrovato la versione originaria dell’inizio del terzo atto, che la Scala presenta per la prima volta in cinque esecuzioni in forma di concerto.
Un appuntamento irrinunciabile per gli appassionati verdiani, con un cast prestigioso formato da Saioa Hernández, Francesco Meli, Anita Rachvelishvili e Amartuvshin Enkhbat.

Dopo il solenne Requiem verdiano eseguito nel Duomo di Milano, e poi a Bergamo e Brescia, il Concerto per l’Italia in Piazza del Duomo con la Filarmonica e la riapertura del Teatro con la Nona di Beethoven, dal 6 al 19 ottobre Riccardo Chailly torna all’opera con Aida, che aveva già diretto alla Scala per l’inaugurazione della Stagione 2006/2007. Questa volta non ci saranno le ispirazioni pittoriche e le scene monumentali di Franco Zeffirelli, ma la proposta presenta forti ragioni di interesse: oltre alla lettura del Maestro, si ascolta un cast importante. Saioa Hernández ha debuttato alla Scala nei panni di Odabella in Attila con Chailly il 7 dicembre 2018 ottenendo un successo che l’ha proiettata nei maggiori teatri internazionali; anche Anita Rachvelishvili dopo gli studi in Accademia ha debuttato alla Scala un 7 dicembre: era il 2009 come Carmen con Daniel Barenboim sul podio, e l’artista ormai richiesta in tutto il mondo è tornata tra l’altro come Amneris con Zubin Mehta nel 2016; il tenore verdiano per eccellenza Francesco Meli aggiunge Radamès a una galleria di personaggi che alla Scala include già Cassio, Jacopo Foscari, Alfredo Germont, Carlo VII in Giovanna d’Arco, Don Carlo ed Ernani oltre al Requiem cantato nuovamente poche settimane fa con Chailly. Ma al di fuori del repertorio verdiano occorre ricordare il suo Cavaradossi in Tosca in occasione dell’ultima inaugurazione di stagione. Infine il baritono Amartuvshin Enkhbat, una delle voci emergenti di questi anni, debutta al Piermarini nei panni del re Amonasro.

La nuova edizione di Aida diretta dal Maestro Chailly offre la possibilità di conoscere per la prima volta una versione del terzo atto scoperta pochi mesi fa che getta nuova luce sulla genesi dell’opera. La Scala sfrutta così la necessità di eseguire l’opera in forma di concerto, imposta dalle regole di distanziamento sociale, per offrire al pubblico degli appassionati verdiani un’occasione di approfondimento e ulteriore conoscenza del processo creativo d’autore per un titolo tra i più amati ed eseguiti (nella Stagione 2018/2019 si sono contate nel mondo 74 produzioni per un totale di 269 rappresentazioni della versione definitiva) a 150 anni dalla composizione (la prima, rimandata di un anno, avvenne al Cairo il 24 dicembre 1871).

Ciascuna delle cinque rappresentazioni sarà preceduta da un incontro introduttivo con il professor Franco Pulcini, che si terrà nel Ridotto delle Gallerie a partire dalle ore 19. All’incontro del 6 ottobre parteciperà anche il curatore della partitura ritrovata, il professor Anselm Gerhard.

L’inedito di Villa Sant’Agata
Dalle carte del lascito verdiano di Villa Sant’Agata, consultabili dalla primavera 2019 presso l’Archivio di Stato di Parma, è infatti riemersa grazie al musicologo Anselm Gerhard, docente dell’Università di Berna, la versione originaria dell’inizio del terzo atto di Aida – un centinaio di battute, per circa otto minuti di musica – ancora priva dell’originale attacco strumentale, dell’aria solistica di Aida “O cieli azzurri”, ma soprattutto con un coro a quattro voci ‘alla Palestrina’ di cui Verdi parla in alcune lettere e di cui s’era persa traccia. In origine Verdi aveva voluto differenziare il linguaggio arcaico e solenne dei sacerdoti egizi da quello dei protagonisti assegnandogli una scrittura neo-palestriniana, a cappella e a quattro voci. Dopo la cancellazione della prima assoluta prevista in Egitto nel gennaio 1871, dovuta all’assedio di Parigi, e al conseguente mancato invio al Cairo delle scene che erano state commissionate all’Opéra, Verdi riprendendo in mano il lavoro nell’agosto 1871 giudicò che la soluzione ‘alla Palestrina’ non fosse abbastanza caratteristica e la sostituì con il coro unisono esotizzante che conosciamo. Il ritrovamento dei fogli che Verdi tolse dalla partitura rivela ora due cose: la prima è che questo esordio, espunto e messo da parte, era già completato e addirittura in bella copia; la seconda, che si tratta della stessa musica usata per il «Te decet Hymnus» del Requiem composto nel 1874 alla memoria di Alessandro Manzoni. Riportiamo di seguito un testo dello stesso Anselm Gerhard.

Palestrina in Egitto – una prima assoluta di Verdi con 150 anni di ritardo
Di Anselm Gerhard

Aida, l’opera di Verdi scritta esattamente 150 anni fa, subì le conseguenze della guerra franco-prussiana del 1870. Poiché, infatti, il teatro del Cairo aveva commissionato scene e costumi agli ateliers dell’Opéra di Parigi assediata dai tedeschi, la prima assoluta non poté aver luogo «durante il mese di gennaio 1871», come stipulato nei contratti. Alla fine, i melomani in Egitto dovettero aspettare il 24 dicembre di quello stesso anno, mentre la prima europea seguì l’8 febbraio 1872 alla Scala di Milano.
Quel fastidioso ritardo ebbe addirittura un effetto vantaggioso. Costretto ad aspettare, Verdi nell’agosto 1871 decise di rielaborare l’inizio del terzo atto: aggiunse la celeberrima romanza strofica per Aida («O cieli azzurri… o dolci aure native»), per nulla prevista nella partitura originale. Allo stesso tempo, tagliò un monologo di Aida in stile recitativo e sostituì il coro dei sacerdoti («O tu che sei d’Osiride») con una nuova musica dai profumi esotici. Anche se un contemporaneo di Verdi volle riconoscere nell’unisono dei sacerdoti egiziani il canto di un venditore ambulante di «boiènt i pèr còtt, boièèènt», di «pere cotte bollenti» a Parma, mentre alcuni critici moderni colsero un’eco del corale gregoriano.

Già dal 1913, data della pubblicazione dei Copialettere di Verdi, era noto che questo coro dalle tinte esotiche fosse stato scritto in sostituzione di un altro pezzo. Il 12 agosto 1871 Verdi aveva scritto al suo editore Ricordi, parlando di un «Coro a 4.° voci ben lavorato ad imitazioni uso Palestrina».
Ma solo nell’autunno 2019, quando il famoso «baule» di Verdi (quasi 5.000 pagine di musica manoscritta, ora preservate presso l’Archivio di Stato di Parma) è stato aperto ai ricercatori, anche la partitura di questa prima versione del terzo atto di Aida ha ritrovato la luce e per la prima volta è stato possibile studiarne la musica. Il brano «neopalestriniano» si rivela ben superiore a quello che ci si poteva aspettare dalla qualificazione beffarda nella lettera appena citata. Verdi aveva immaginato che il suo coro avrebbe potuto fargli «buscare un bravo dai parrucconi e […] aspirare […] ad un posto di contrappuntista in un Liceo qualunque», concludendo: «non sarò mai un savant in musica: sarò sempre un guastamestiere!»
Al contrario, il compositore non buttò per sempre questo coro: la stessa musica riapparirà, con modifiche soltanto testuali, nella «Messa da Requiem» del 1874.
Ascoltando questa prima versione della scena alle rive del Nilo si pongono parecchie domande. Il coro dei preti «ad imitazione uso Palestrina» significava per Verdi un esercizio di stile, sterile, da pedante insegnante di contrappunto? Sappiamo invece che professava una grande ammirazione per Palestrina. In una lettera del 5 agosto 1871 sostenne che «la musica del primo coro dell’atto terzo» non fosse «abbastanza caratteristica». Allora perché farne un riuso in una composizione così importante come la «Messa da Requiem»? Forse un contesto liturgico poteva allora reggere una musica poco profumata, troppo savant per dirla con le parole del compositore, il teatro invece no?
Verdi voleva attenuare l’analogia fra sacerdoti egiziani e preti cattolici del suo tempo, resa (troppo) ovvia da una musica «uso Palestrina»? Oppure non volle più attribuire le sonorità armoniose del suo coro in Fa maggiore a quei «tigri infami di sangue assetate» al servizio della «chiesa» faraonica? O addirittura rendere ancora più palesi le possibili analogie fra gli «inesorati ministri di morte» e il clero italiano del suo tempo, grazie al riferimento al canto gregoriano appena ristabilito in alcune liturgie? Spetterà al pubblico della prima esecuzione assoluta il compito di trovare risposte a queste (e forse anche a tante altre) domande.

6, 9, 12, 15, 19 ottobre 2020

Giuseppe Verdi

Aida

Direttore Riccardo Chailly

Esecuzione in forma di concerto

Personaggi e interpreti

Il Re Roberto Tagliavini
Amneris Anita Rachvelishvili
Aida Saioa Hernández
Radamès Francesco Meli
Ramfis Dario Russo
Amonasro Enkhbat Amartuvshin
Messaggero Francesco Pittari
Sacerdotessa Chiara Isotton

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Maestro del Coro Bruno Casoni

Prezzi: da 150 a 11 euro più prevendita
Infotel 02 72 00 37 44
www.teatroallascala.org