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venerdì, Aprile 24, 2026

Incontri d’arte: Zijun Zhao, a cura di Emanuele Gregolin

Incontri d’arte: Zijun Zhao, a cura di Emanuele Gregolin

Originaria della Cina e attualmente residente a New York, Mosaz (Zijun Zhao) è un’artista la cui opera ha guadagnato crescente visibilità sulla scena internazionale, con esposizioni in Stati Uniti, Europa e Asia. Le sue recenti partecipazioni includono: la XLI Edizione del Premio Firenze presso Palazzo Bastoni a Firenze; la collettiva I Threw My self In A Concrete Mixer alle Gallatin Galleries di New York; il Premio Firenze XLI Edizione 2024 al Centro Pecci di Milano; la mostra Reproduction of Light presso il Fukuoka Asian Art Museum in  Giappone; e Mask al CICA Museum in Corea del Sud, tra le altre.

Le sue opere sono state presentate in numerose pubblicazioni internazionali, tra cui Art Anthology V 2022 (edita da Guto Ajayu Culture e archiviata presso la Biblioteca Nazionale di Spagna), Ambasciatori d’Arte (Italia), Artist Talk (numero 38), nonché il quotidiano italiano Corriere della Sera (aprile 2025). La pratica artistica di Mosaz si radica nella tensione tra la cultura tradizionale e il mondo spirituale interiore. Attraverso linee meticolose e immagini cariche di simbolismo, l’artista esplora il fluire della memoria, delle
emozioni e della coscienza, spesso a partire da una riflessione personale sul ciclo della vita e della morte nella cultura asiatica. Utilizzando prospettive semplificate e stratificazioni complesse di segni, Mosaz tesse nei suoi lavori elementi emotivi e interpretativi, dando forma a una narrazione visiva profondamente intima e universale.

Nel suo lavoro The Placenta God, una gigantesca rana occupa il centro della composizione, con il corpo ricoperto da pustole che si fondono con le uova portate sul dorso. La creatura è accovacciata su una palude composta da teste umane e capelli intrecciati, gli occhi chiusi in un sonno profondo, come se il tempo stesso si fosse arrestato. I capelli si radicano nel fango come radici, connettendosi a una coscienza invisibile e profonda. In questo paesaggio denso e vischioso, umani e animali emergono come “dei fetali”—entità sospese tra la carne e la coscienza. I confini tra umano, natura e divino si confondono: nascita e  decomposizione coesistono, fondendosi in una visione organica della creazione.

L’opera Maternity affronta il tema della fusione tra umanità e natura attraverso l’immagine di una donna incinta. Il suo grembo contiene un embrione umano, ma allo stesso tempo dà alla luce scarabei. Insetti spesso associati al disgusto e alla paura assumono qui una valenza sacra. Mosaz è attratta da questa tensione fra il divino e il perturbante: per lei, tale contraddizione rappresenta l’essenza autentica della natura. La metamorfo si inquietante della figura femminile solleva interrogativi sui meccanismi culturali che ci portano a separare il bello dallo sgradevole, l’umano dal non umano. Gli scarabei, che emergono dal corpo della donna, non sono parassiti ma simboli di trasformazione, vitalità e cicli sacri di vita e morte. Il corpo si fa veicolo e passaggio, attraversato dal confine sottile fra creazione e distruzione.

In Erysichthon, ispirato al mito greco dell’omonimo personaggio maledetto da una fame insaziabile, Mosaz riflette sul concetto di autodivoramento come metafora del crollo dell’identità. Nella leggenda, Erysichthon finisce per divorare sé stesso, divorato da una fame che va oltre il corpo: una fame dell’anima. Nella visione dell’artista, questo mito rappresenta la dissoluzione dei limiti tra coscienza e impulso primitivo. Quando l’io non è più definito da strutture esterne ma si volge verso l’interno, si verifica un processo di smarrimento e di rinascita. Attraverso simboli astratti e immagini corporee, l’opera indaga il momento in cui l’istinto prevale sull’identità e il sé non viene più preservato, ma  trasfigurato in altro.

Con un linguaggio simbolico profondo e una forte carica visiva, Mosaz (Zijun Zhao) costruisce un universo artistico in cui mito, spiritualità, maternità e decomposizione si intrecciano. In un contesto artistico sempre più globalizzato, il suo lavoro si impone come una riflessione transculturale, una meditazione estetica e filosofica che dialoga con l’umano nella sua dimensione più fragile e misteriosa

A cura di Emanuele Gregolin
A60 International Art

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Placenta God 1 _ink watercolor and color pencil on paper_ 21 5x30cm_2022
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Mosaz_Erysichthon_2022_pencil on paper_18x25cm
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Davide_Falco
Davide Falco

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