
Storia di uno che mi somiglia è uno spettacolo povero, poverissimo, non per scelta grotowskiana, ma perché è il testo a richiedere questa mancanza.
L’attore è solo, con un grandissimo vuoto. Tra uno tsunami di oggetti soltanto immaginati però spiccano tre piccole cose concrete: una piantina mezza morta, una moka da tre modello Bialetti e un volume del Candido di Voltaire, edizione Mondadori.
La struttura drammaturgica si muove tra teatro e poetry slam: il registro è poetico ma allo stesso tempo pop.
Tempo e luogo sono scanditi dal linguaggio didascalico della sceneggiatura cinematografica: come se i problemi del protagonista appartenessero a qualcun altro – il personaggio di un film appunto, qualcuno che al limite gli somiglia.

Al grido di “Azione!” però non segue nessuna azione: il viaggio dell’eroe non c’è, non è stato scritto.
Prende forma il racconto di un abbandono mascherato da commedia romantica. Ma il cuore della storia non è la relazione sentimentale: è la gestione del dolore.
E il bisogno ostinato di dare un senso — magari anche un finale — a qualcosa che, probabilmente, non ce l’ha.
Arianna Di Stefano
MTM La Cavallerizza – dal 16 al 18 ottobre 2026
STORIA DI UNO CHE MI SOMIGLIA
di Livio Remuzzi e Arianna Di Stefano
con Livio Remuzzi
regia Arianna Di Stefano
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