Intervista al Soprano internazionale Dominika Zamara
Sei nata in Polonia, però poi sei cresciuta in Italia, a Verona, come è nata la tua passione per l’opera?
“Mio nonno in Polonia era un’ organista, è nato anche nella stessa città di Giovanni Paolo II. Abitava con noi ed è stato il mio primo professore di pianoforte, organo. Cantavo sempre, suonavo e ho capito che attraverso il canto si trasmettono emozioni. Mentre cantavo, le persone si emozionavano oppure i bambini mi chiedevano di cantare ancora, ogni tanto ripetevo un brano dieci volte. Ho sentito forti emozioni e tra una scuola di musica e un’altra ho vinto una borsa di studio in Italia nel Conservatorio di Verona”
Come cantante lirica, chi artisticamente ti spira di più? Verdi, Mozart, Puccini o qualcun’altro ancora?
“Bella domanda… Ci sono tanti compositori che amo profondamente ma Mozart sicuramente. Per me è come un dio dell’opera, amo moltissimo Mozart. Mi sono specializzata nelle scuole Mozartiane, amo Don Giovanni, amo le note di Figaro, Così fanno tutte e altre opere.
Aggiungo anche la musica sacra di Mozart, ho cantato varie volte Requiem ho cantato la Messa di Incoronazione di Mozart. Per me rappresenta un grande genio, un grande maestro della tecnica vocale, cantando Mozart si mantiene la voce fresca, e il fiato funziona nel giusto modo, funziona il diaframma, c’è grande espressività. E poi mi piacciono altri compositori come Giuseppe Verdi, molto drammatico e poi un altro compositore che è vissuto solo 26 anni, il grande Giovanni Battista Pergolesi. Secondo me lui è stato l’ispirazione per Mozart”.
Hai girato praticamente tutto il mondo. L’emozione più grande dove l’hai provata?
“Ogni volta c’è una grande emozione. In Europa, in America, in Asia ovunque vada trovo grande emozione, perché ogni volta è diversa, ogni volta c’è un diverso catarsi, un diverso approccio con pubblico. Però devo dire che amo moltissimo l’Italia, perché l’ Italia è il paese dell’opera. Qui c’è una grande tradizione, le persone si intendono di musica. Ogni volta che tengo un concerto d’opera in Italia , per me è un’esame, c’è un pubblico di veri intenditori, alcune persone conoscono a memoria i libretti. Un pubblico molto ben educato, preparato, specialmente persone di una certa età”.
Con i giovani, come la vedi, c’è ancora chi segue, ha ancora interessa verso l’opera lirica o un po’ si sono persi ?
“E’ una domanda importante. E’molto difficile attualmente, vedo che il nostro pubblico è nella maggior parte composto da persone non più giovanissime. I giovani vengono quando le famiglie li educano in famiglia. Ogni tanto capita venga ad un concerto tutta la famiglia e il mio pensiero è positivo verso i genitori e penso che siano genitori intelligenti che portano bambini e giovani ad un’ opera, a sentire un concerto classico. Sono una minoranza il problema sono le televisioni, i media, le radio, che promuovono poco la musica classica, la musica di certo livello.
Si promuove il rap, pop, la trap e ognuno ha il diritto di ascoltare quello che vuole, però dovrebbe essere promossa anche una musica culturalmente elevata. Le televisioni commerciali dovrebbero ogni tanto trasmettere le opere o qualche concerto sinfonico”.
Tu hai preso veramente tanti premi e ti esibisci anche in una moltitudine di lingue. Raccontaci..
“Sì, sì, in varie lingue in Italia con l’opera italiana in italiano, spesso in latino per la musica sacra. Poi canto spesso anche in spagnolo e inglese. Ovviamente in polacco con Chopin ma anche russo, Ceco, Croato e capita anche in tedesco. Quando vado a cantare in Cina, spesso chiedono di fare almeno un’aria o un brano in cinese”.
Tornando ai premi e la tua grande esperienza, cosa ti piacerebbe ancora realizzare ?
“Tra i miei sogni..uno l’ho realizzato, quello di cantare a New York, nel teatro Carnegie Hall. Al Teatro alla Scala ho cantato solo una volta e mi piacerebbe tornare. Mi piacerebbe cantare al Metropolitan Opera di New York, ed eseguire sempre più opere italiane. Mi piacerebbe esibirmi per le televisioni, un mezzo importante per promuovere l’opera, di promuovere la musica”.
Intervista a cura di Davide Falco
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