Il racconto televisivo neorealistico di Domenico Iannacone si cala nel teatro di narrazione
e trasforma le sue inchieste giornalistiche in uno spazio intimo diriflessione e denuncia.
Il palcoscenico diventa luogo fisico ideale per portare alla luce quello che la televisione non può comunicare. Le storie così riprendonof orma, si animano di presenza viva e voce e tornano a rivendicare il diritto diessere narrate.
Iannacone rompe le distanze, prende per mano lo spettatore elo accompagna nei luoghi che ha attraversato, lo spinge a condividere leemozioni, i ricordi, la bellezza degli incontri e la rabbia per quello che viene negato.
Il teatro di narrazione diventa in questo modo anche teatro civile ingrado di ricucire la mappa dei bisogni collettivi, dei diritti disattesi, delle ingiustizie e delle verità nascoste.
Mentre le immagini aprono squarci visivi, facendoci scorgere volti, case, periferie urbane ed esistenziali, le parole dilatano la nostra percezione emotiva e ci permettono di entrare, come una voce sotterranea, nelle viscere del Paese.
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