Un uomo cade da cavallo. O forse inciampa nel suo tempo.
Da quel momento, qualcosa si incrina: nella mente, nella realtà, nella memoria. Questo, in estrema sintesi, quello che Pirandello propone nel suo capolavoro.
Enrico IV fino a sparire, prende le mosse dal classico per approdare ad una scrittura originale. Non un aggiornamento del testo, ma una drammaturgia contemporanea fondata sulla struttura tematica pirandelliana.

Un’indagine sui confini tra illusione e realtà, identità e ruolo, presenza e sparizione. Ma soprattutto sul quel senso di rivolta e rassegnazione che ci assale davanti allo scorrere del tempo e su che cosa possa accadere proprio alla nostra percezione del tempo quando una caduta, un trauma, la sconvolge.
In una stanza sospesa – una cucina, un teatro o una sala del trono – stanno due coinquilini, Mattia ed Enrico, abbigliamento e modi forzatamente giovanili su corpi ormai invecchiati. Sembrano vivere come studenti che condividono la stessa stanza, la stessa giovinezza e gli stessi desideri.
Mattia è immerso nella memorizzazione dell’Enrico IV di Luigi Pirandello. Ha un provino, proprio oggi. Enrico invece cerca di distrarlo, di dissuaderlo, molto più preoccupato dal fatto che in casa è finito il latte. Da vent’anni.
Il giorno del provino sembra ripetersi sempre uguale, in un oggi eterno dove i due sono incastrati e nel quale il testo di Pirandello entra ed esce in modo quasi involontario, a sottolineare quanto sia assurdo pensare di avere il controllo sulla propria vita, sul proprio tempo e sui propri spettri interiori.
MTM Teatro Litta – dal 22 giugno al 4 luglio 202
Enrico IV fino a sparire
testo e regia Davide del Grosso
con Pietro De Pascalis e Marco Oliva
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