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martedì, Settembre 22, 2026

Nuove batterie al sale marino: 4 volte la capacità di quelle al litio

Nel corso degli anni siamo stati abituati a tante tipologie di dispositivi elettronici alimentati con diverse batterie, la più comune è senza dubbio la batteria a bottone, una tipologia di pila non ricaricabile che permette di alimentare numerosi dispositivi elettronici per un lungo periodo di tempo grazie alla sua grande capacità di conservare energia e mantenere la carica del dispositivo senza perdere potenza.

Con il passare del tempo si sono evoluti gli standard per la produzione delle batterie a bottone (che possono essere pile rotonde o pile piatte), che ad oggi sono caratterizzate da specifici codici che permettono di identificare la loro composizione, la forma e le dimensioni. Nello specifico, lo standard di denominazione più utilizzato è quello fornito dalla Commissione Elettrotecnica Internazionale, composto da 2 lettere e seguito da 3 o 4 numeri.

Su questo sito è possibile scoprire le diverse tipologie di pile bottone e la loro composizione chimica, che può essere definita con una delle seguenti lettere:

  • L: biossido di manganese alcalino;
  • S: ossido di argento;
  • P: zinco-aria;
  • C: biossido di manganese al litio;
  • B: monofluoruro di carbonio al litio;
  • G: ossido di rame al litio.

Batteria al sale marino: il nuovo prodotto dell’evoluzione tecnologica

L’evoluzione in ambito tecnologico e chimico, però, ha permesso di sviluppare delle nuove tipologie di batterie in grado di fornire maggiori capacità di stoccaggio anche dall’energia prodotta da fonti rinnovabili. Ci riferiamo a batterie con un costo di produzione più economico che, secondo gli esperti, permettono di ridurre in modo significativo anche il costo della decarbonizzazione: le batterie al sale marino.

Le batterie al sale marino si discostano dalle tradizionali applicazioni delle batterie al litio, sono tipologie di batterie che rappresentano una vera e propria alternativa alle batterie agli ioni litio, utilizzate nei dispositivi elettronici presenti nella società moderna, come tablet o smartphone, ma anche utilizzate in forme e dimensioni differenti nelle auto elettriche.

Le batterie al sale marino, come confermato dal team di ricercatori della School of Chemical and Biomolecular Engineering dell’Università di Sydney che le ha sviluppate, possono essere utilizzate negli stessi contesti ma in maniera più sostenibile e con maggiori performance in termini di conservazione e rilascio di energia.

Come funzionano le batterie al sale marino

Le nuove batterie al sale marino sono state sviluppate utilizzando il solfuro di sodio (Na2S), ovvero una tipologia di sale fuso facilmente estraibile dall’acqua di mare e sottoposto a un processo di pirolisi ed elettrodi a base di carbonio per migliorare la reattività dello zolfo e la reversibilità delle reazioni tra zolfo e sodio.

Questo processo ha permesso di realizzare una tipologia di batteria con un sistema promettente in termini di densità di energia a basso costo, caratterizzata da una perfetta stabilità ciclica e da un’elevata capacità di durata (superiore a 1.000 cicli di ricarica), come documentato nella rivista scientifica Advanced Materials. Interessante è anche il tasso di dissolvenza della capacità considerato estremamente basso: 0,05% per ciclo.

Le batterie al sale marino sono state attualmente fabbricate come pile a bottone e testate nella struttura di ingegneria chimica dell’Università di Sydney, ottenendo un successo incredibile. L’intero progetto è destinato a fornire una soluzione ad alte prestazioni per i grandi sistemi di accumulo di energia rinnovabile.

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Davide Falco

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