Due fratelli, Ettore (Arturo di Tullio) e Dario (Gaetano Gallegaro) si ritrovano dopo anni per lavorare insieme alla costruzione di un misterioso labirinto in una villa lussuosa.
Tra passato e presente riaffiorano tensioni familiari, invidie antiche e ferite mai rimarginate. Al centro della loro distanza c’è il figlio di Ettore, segnato da una malattia che incrina ogni equilibrio, la psicosi paranoide allucinatoria meglio nota come schizofrenia, ovvero la sensazione di essere “abitato”.
Il labirinto diventa così metafora della mente, della colpa e dei legami di sangue: un luogo in cui è più facile perdersi che ritrovarsi.
E mentre i due avanzano tra siepi e ricordi, la domanda resta sospesa: esiste davvero un’uscita o siamo tutti destinati a vagare dentro le nostre eredità invisibili?
Attraverso un dialogo tra i due padri entriamo in un delicato processo di rifiuto, accettazione, comprensione, ma anche di messa in discussione di sé e del mondo in cui viviamo.
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