Daniela Poggi è a teatro con lo spettacolo “Figlio non sei più Giglio“, con Mariella Nava
Come possiamo definire questo spettacolo ?
«Portiamo in scena il tema della madre ma anche quello dell’uomo. Basti pensare al diverso rapporto tra madri latine e madri anglosassoni, della madre che difende a tutti i costi il figlio maschio. Lo vediamo anche nei grandi reami, l’importanza dei figli maschi, già da quando il bambino è ancora nella pancia. E’ importante il rapporto tra madre e figlio. Che rapporto c’è tra i due? parto felice? Doloroso ? Cosa é successo? Spesso in una coppia entra in crisi perché quando nasce il maschio…c’è meno attenzione verso l’altro maschio. E’ da li che dobbiamo guardare, non alla fine. Già da piccolo, dall’asilo, che rapporto c’è con le bambine, gli altri bambini e anche gli animali? Il 90% dei serial killer inizia con violenze sugli animali»
Che responsabilità sento nel suo ruolo sul palco?
«Enorme, perché mi rendo conto di rappresentare la figura femminile che entra nel dramma. Il testo non accusa, non impone un pensiero, ti offre un’altra visione, una donna che viene uccisa nella sua maternità, fiducia..morte fisica ma dietro c’è la famiglia della vittima, del carnefice. I temi dei social , la facilità dei giovani, l’istigazione alla violenza. Come viene vissuta l’adolescenza. Sul palco inoltre accendiamo una riflessione, un dubbio , un tormentone nel testo: “Ma la guardavi negli occhi mentre la colpivi? Non era mai stato tacciato negli interrogatori? Pensiamo sul caso Giulia, l’avvocato ha chiesto a Turetta “L’hai guardata negli occhi?” E’ la prima volta che in un processo, si parla anche di emotività. Lo sguardo continuo tra gli occhi è fondamentale. Attualmente che generazione abbiamo?Uomo e donna non si interfacciano con gli altri, spesso significa che hanno qualcosa da nascondere. Attraverso gli occhi possiamo percepire…Nella pre meditazione, vuol dire che di cose ne sono successe, c’è anche una violenza continua verbale..siamo in una società in cui “devo essere forte” io sono sempre più dell’altro. Se non si è perfetti si é eliminati perché non si è perfetti. Viva l’amore, l’empatia… Purtroppo i social hanno sdoganato la violenza, nascosta anche da fake news»
Cosa deve lasciare questo spettacolo teatrale alle persone?
«Vogliamo lanciare dei messaggi, tra cui quello di porsi delle domande. Speriamo che lo spettacolo porti ad una riflessione sul cammino che si sta facendo , sulla famiglia, sui figli, la voglia di scoprire. Riflessione. Un’ esame di coscienza, con la speranza di ritrovare valori esistenziali»
Intervista a cura di Davide Falco
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