Roberto Caruso, intervista dopo l’uscita “Tempo di Musica”
Scienza, musica e filosofia. Sono complementari oppure una di loro è da traino alle altre ?
“Alla base di tutto c’è la filosofia, ma vale per ogni disciplina. Senza imparare ad usare il pensiero, la conoscenza, non si riesce ad andare lontano; solo dopo il pensiero viene il resto tra cui gli stessi collegamenti tra discipline, o almeno, questo è quello che ho sempre sostenuto. Pitagora ha usato per primo la parola filosofia ma era anche matematico e musico, non musicista ma musico, parlava cioè della scienza attorno alla musica. Credo, al contempo, che lo studio porti a creare collegamenti tra innumerevoli discipline, in un certo senso porti a percepire una “complementarità totale”, non solo tra musica, scienza e filosofia ma anche tra sociologia e pittura, ecc.”
E’ più semplice scrivere una canzone o un testo di scrittura ?
“Un testo di scrittura perché scrivere una canzone significa riassumere in 3 minuti un concetto che potrebbe rivoluzionare generazioni, attraverso una melodia, magari anche semplice piuttosto che altri elementi in grado di rapire l’ascoltatore. Per esempio, “Generale” di De Gregori non è “da tutti”, non la può scrivere chiunque come “Albachiara” di Vasco Rossi. Si tratta di canzoni apparentemente semplici che hanno invece una loro complessità, complessità che solo il genio può carpire”
Esiste l’armonia tra matematica e musica ?
“Certamente, Pitagora era in grado di fare proprio questo: creare il binomio ad hoc matematica-musica. E oggi più che mai questa armonia c’è. Basti pensare a spotify, ad internet, ai social, agli spot… Tutto è basato sui numeri e gli algoritmi non sono altro che numeri in successione, la stessa IA lo è. Possiamo non farci caso ma esiste armonia tra numeri e note. Per i greci il cosmo era l’unione di armonia e bellezza, cioè di struttura e di bellezza, anche se, la parola armonia per come la intendiamo oggi, cioè armonia musicale, aveva nell’antichità tutt’altro sapore”
Biografia
Renato Caruso nasce l’1 gennaio del 1982 nella provincia di Crotone e già all’età di 5 anni tiene fra le mani la sua piccola chitarra grazie al padre, musicista autodidatta e insegnante di filosofia, che sa trasmettere grande interesse e fascino per l’arte e la cultura. Da quel giorno, e con un po’ di capricci, molte ambizioni e un sacco di libri per la testa, il piccolo Renato incomincia a sognare il proprio futuro come musicista e compositore. Fino all’età adolescenziale alterna la scuola allo studio dello strumento sfiorando spesso le dieci ore al giorno e così, questa grande determinazione trasmessa dal carattere caparbio della madre, impiegata in ospedale, lo ripaga parecchi anni dopo portandolo a diplomarsi con grande soddisfazione in chitarra classica al conservatorio.
Intervista a cura di Davide Falco
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