Regole confuse e arbitrarie sul tipo di aiuti che possono entrare a Gaza fanno sì che migliaia di articoli essenziali vengano fermati ai valichi di frontiera e impediscano di raggiungere chi ne ha disperatamente bisogno.
Gaza: ingresso di aiuti fondamentali bloccato alla frontiera
Tra gli articoli respinti durante le ispezioni ci sono le bombole di ossigeno e gli anestetici per gli ospedali. Si tratta di prodotti vitali per i feriti dei bombardamenti aerei. Secondo quanto è stato riferito ad ActionAid, l’ingresso di frutta con nocciolo viene rifiutato con la spiegazione che potrebbero essere usate come proiettili o per piantare alberi e lo stesso vale per i pali per le tende, fondamentali per fornire un riparo.
Anche chi cerca di distribuire gli aiuti consegnati all’interno di Gaza si trova di fronte a sfide enormi. Non solo manca il carburante per il trasporto, ma molte strade sono state distrutte dai bombardamenti. Altre strade ospitano tendopoli allestite dagli sfollati, rendendole impossibili da utilizzare. I frequenti blackout delle comunicazioni hanno reso ancora più difficile il coordinamento delle operazioni.
E prima dei bombardamenti?
Prima del 7 ottobre, entravano a Gaza ogni giorno una media di 500 camion che trasportavano aiuti umanitari e altreforniture. Ora le autorità israeliane stanno limitando il numero degli accessi consentiti. Mercoledì sono entrati a Gaza solo 98 camion in totale. Il valico di Kerem Shalom è stato aperto a dicembre, ma da allora solo il 22% dei camion che trasportano aiuti a Gaza sono passati da questo punto, secondo l’UNOCHA. Chiediamo che qualsiasi processo di screening sia neutrale, trasparente e rapido. L’obiettivo è garantire che le forniture critiche necessarie possano entrare nel territorio e che le restrizioni sul numero di camion autorizzati ad entrare siano diminuite.
Le parole di Riham Jafari
Riham Jafari, Coordinatrice Advocacy e Comunicazione di ActionAid Palestina, dichiara: “È incredibilmente frustrante che venga impedito l’ingresso a Gaza di aiuti cruciali, quando sappiamo che le necessità sono salite a un livello impressionante. Ci troviamo ora di fronte a una situazione paradossale, in cui solo pochi chilometri separano magazzini che pullulano di prodotti rifiutati ma vitali, come cibo e forniture mediche, e persone disperate che muoiono di fame e di dolore.(…) I problemi di distribuzione degli aiuti continueranno fino a quando le bombe non smetteranno di cadere e sarà sicuro e praticamente fattibile raggiungere le persone bisognose su larga scala”.
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