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Terzo album di Vasco Rossi “Colpa d’Alfredo”

Vasco Rossi
Vasco Rossi

“COLPA D’ALFREDO”

esce il 27 novembre in versione da collezione, con la copertina inedita, il terzo album di

VASCO ROSSI

per celebrare i 40 anni dalla pubblicazione

Sony Music (Legacy Recordings) celebra “Colpa d’Alfredo” (il terzo disco di Vasco Rossi, uscito nell’aprile 1980 per l’etichetta Targa) con la speciale edizione da collezione della serie R> PLAY dedicata ai 40esimi anniversari dei suoi album da studio (iniziata a dicembre 2018 con la ripubblicazione del primo album “…ma cosa vuoi che sia una canzone…”, seguita nel settembre 2019 da “Non siamo mica gli Americani!”) e per la quale è stato creato un logo ad hoc.

“Colpa d’Alfredo”  uscirà venerdì 27 novembre con l’inedita copertina che riporta la foto come la voleva allora Vasco: sul fronte il suo primo piano con l’occhio nero e il volto tumefatto, truccato come se fosse stato pestato. Nel disco originale, per un colpo di mano dell’ultimo momento del discografico, la foto (di Mauro Balletti) era stata utilizzata come retro e in copertina uno scatto dello stesso servizio, ma di spalle.

L’altra grande sorpresa, molto attesa dai fan, è il cortometraggio inedito di animazione di “Anima Fragile”, uno dei brani più amati di Vasco, che non aveva avuto ad oggi un videoclip.

Così come per i 40 anni di Jenny è pazza fu prodotto un video animato della canzone, così ora per Anima Fragile: il corto, di circa 6 minuti “ricrea le suggestioni della canzone nel racconto contemporaneo e metropolitano di un ragazzo e una ragazza che si conoscono e si inseguono attraverso il tempo, con la complicità del destino. Il senso profondo della storia narrata nel video è racchiuso nella frase E la vita continua, anche senza di noi: avere sempre una nuova occasione, nonostante tutto. E il sogno scorre lungo il filo rosso che unisce le persone, le anime e le vite, in un unico grande abbraccio”, come racconta il regista Arturo Bertusi. Le scene sono animate da 12,5 fotogrammi al secondo, tutti disegnati a mano, così come i background. I disegni sono di Rosanna Mezzanotte; le animazioni sono di Tommaso Arosio e Matteo Manzini. Il soggetto e la sceneggiatura, scritti a gennaio 2020, sono di Arturo Bertusi e Roberto Lepore, e la produzione si è sviluppata tra aprile e novembre.

“Colpa d’Alfredo” è l’ultimo disco di transizione di Vasco, un album che si porta ancora dietro il mondo precedente. Qualcosa stava definitivamente cambiando e questo lavoro fotografa la sua evoluzione da cantautore a rocker. Vasco si trasforma nel leader di una band, anche se in embrione. Questo è il primo album fatto con la discografia milanese. Sono ancora canzoni d’autore ma che funzionano alla grande anche in radio. Si comincia a sentire l’anima rock, c’è un cambio di rotta perfino nelle ballate, meno romantiche e più ironiche. A livello sonoro rappresenta una frattura rispetto ai due album precedenti. Non ci sarà più il pianoforte di Gaetano Curreri (per l’ultima volta suona il piano un solo brano, Anima fragile) ma saranno sempre più presenti le chitarre, che prenderanno il sopravvento sulle tastiere. Il linguaggio si fa decisamente più rock e da qui in avanti Vasco “imbraccia il gruppo”.

Gli otto brani che lo compongono sono un laboratorio di idee e di linguaggio, e rivelano un Vasco molto comunicatore. Inizia a venir fuori l’anima anarchica, il sentimento politico e umanista (molto espliciti in Alibi e Asilo Republic). Così come politico è anche il pensiero espresso in Sensazioni forti, anima psicanalitica e sintesi psicosociale, che come quasi tutte le canzoni ha piani diversi di lettura, ma con una sintesi immediata, che possono capire tutti.

L’album apre con Non l’hai mica capito, esperimento di canzone più orecchiabile, un finto perdente che prende e si prende in giro teneramente, lasciandosi il femminismo alle spalle. Di Colpa d’Alfredo Vasco racconta che se fosse stato con una multinazionale il testo di questo brano sarebbe stato probabilmente censurato, con l’indipendente Targa era più libero di cantare quello che voleva, al massimo il discografico gli cambiava una copertina. La canzone, una delle più amate dai fan, nata dopo una serata in discoteca, racconta la Febbre del sabato sera padano, una nottata in discoteca dove si andava per “cercare la femmina”, per accoppiarsi. Racconta Vasco nel libro di Marco Mangiarotti, contenuto nel cofanetto “Facevo il dj e si ballava all’aperto. Avevo già preso i miei accordi con una tipa che era passata per chiedermi di mettere una canzone. A fine serata mentre la gente usciva a poco a poco ho visto lei con un mio amico, che era il più carino del locale, il ballerino. si chiamava Santino Sottile. E io invece l’ho cambiato con è andata a casa con il negro la troia. Fu la gran fortuna del pezzo”. Susanna è uno dei ritratti di donna, ispirato a una Susanna veramente esistita a Modena, che frequentava la discoteca in quel periodo, e che Vasco ha rivisto in occasione del Modena Park. Manuale di inconsapevole seduzione (guarda già i maschietti con aria misteriosa…muove appena appena gli occhi con aria fatale).

Anima fragile, è una delle perle del disco, si tratta di una delle sue ballad più vere. Un amore vissuto, una storia importante, ma poi negata per scelta. Una ragazza bolognese lasciata per dedicarsi alla musica. Vasco pensa qui a lei con affetto e rispetto, un po’ di nostalgia per il tempo passato, per il tempo che ci cambia, “non si muore per amore”. Alibi è nata sugli accordi di On Broadway di George Benson, poi Vasco l’ha capovolta e ne è uscito un rap. È un’invenzione scenica e onomatopeica da applausi (c’è il rumore delle caramelle sciolte, ad esempio). È anche un pensiero anarchico. Dal teatro dell’assurdo alla cronaca dell’assurdo. La tensione di un arrangiamento strepitoso, sotto una prova da cantattore strabiliante. Sensazioni forti è la risposta al pensiero dominante fine anni 70, dopo le grandi delusioni di tutti i sogni di rivoluzione e cambiamento di quando avevamo vent’anni. C’è già l’inizio di una consapevolezza diversa, da voglio una vita spericolata. Spiega ancora Vasco nel libro: “Qui potrei addirittura tirar fuori Lacan, con la figura del godimento al posto di quella del desiderio. Il godimento che è mortifero, è quasi un istinto di morte, in realtà, e poi, se tu invece proibisci il godimento, ecco che nasce il desiderio. E il desiderio è una cosa che costruisce, crea tutto quello che c’è, ed è infinito, mentre il godimento finisce tutte le volte con il godimento della cosa.” Tropico del Cancro: erano i tempi in cui andavano di moda i guru e questo “uomo dai capelli lunghi” della canzone è un guru che se ne va, il “Guru di Zocca”. Non c’è tempo per sognare, qui bisogna partire. “Vivendo a Zocca, sapevo che bisognava partire, perché, se sei in pensione, ci stai benissimo, ma a vent’anni c’è poco da fare. L’album chiude con Asilo Republic, una favola crudele che prende spunto dalla cronaca, partendo da una morte tragica, e politicamente fraintesa. “Il testo è una metafora, qui parla il potere. I bambini dell’asilo erano gli studenti del movimento studentesco che facevano le manifestazioni per cambiare il mondo. La parte nostra, degli anarchici, era contro il consumismo, la pubblicità come strumento di creazione di bisogni inutili e di rimbambimento della gente attraverso messaggi completamente stupidi” spiega Vasco “E oggi è ancora peggio, perché è responsabile del crollo di valori totale degli ultimi trent’anni. Adesso è ancora più chiaro il discorso di Lacan sul capitalismo che ti dà tanti gadget per coprire la mancanza di essere da cui siamo abitati. Dalla mancanza di essere, non dalla mancanza di avere, che il capitalismo ti toglie per un giorno ricoprendoti di oggetti, per poi far nascere sempre nuovi bisogni.”

 

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