Arci Metissage di Milano: Piccola orchestra Karasciò

piccola orchestra karasciò
piccola orchestra karasciò

Nel 2017 la Piccola Orchestra Karasciò ha compiuto dieci anni di vita, dieci anni di concerti (tanti), concorsi (la finale del Premio Pierangelo Bertoli quest’anno), premi (fra cui il “Premio Amnesty Italia Emergenti 2010” con il brano “Beshir”) e dischi. L’ultimo dei quali, “Qualcosa mi sfugge”, uscito lo scorso 24 novembre, sarà il protagonista del live che la Piccola Orchestra terrà venerdì 26 gennaio all’ARCI Métissage di Milano, uno dei concerti della rassegna “operazione nostalgia” con la quale, nell’ultimo anno di attività, il locale saluta il suo pubblico (inizio ore 21.30, ingresso libero con tessera ARCI).

Aspettative mancate, traguardi raggiunti, pugni in faccia, piccole sorprese e grandi resistenze: il tutto mescolato in salsa folk-pop e sigillato dall’immagine firmata dal pittore Angelo Zanella, un gorilla fra il corrucciato e il pensieroso che con occhi vividi guarda davanti a sé ma anche un po’ a lato, perché sono tempi di grandi cambiamenti e qualcosa in fondo non torna. Si presenta così “Qualcosa mi sfugge”, un disco che prova a raccontare cosa c’è oltre il giro di boa dei trent’anni.

Quel Gorilla in copertina rappresenta una generazione di mezzo (ma di mezzo a cosa poi?), attori non protagonisti di un’epoca in transizione accelerata, precari nella vita prima ancora che nel lavoro, incerti sul futuro quanto sul presente e con un bel po’ di domande a cui dare una risposta. Domande che sono la testimonianza dell’essere vivi dei cosiddetti millenials, con il loro desiderio di rimanere dove sono ma pure di voler fuggire da qualche parte al riparo.

Di questo cantano i brani scritti in un periodo di tempo piuttosto ristretto da Paolo Piccoli, voce e leader della band, con la solita perizia cantautorale da artigiano di parole. Canzoni poi affidate alle mani sapienti del resto dell’Orchestra, che fra chitarre elettriche e acustiche, fisarmoniche, bassi e batterie ha trasformato queste undici piccole grandi riflessioni cantabili (e ballabili) in altrettanti episodi all’insegna di un suono che bilancia e controbilancia dosi ingenti di folk ruspante e scampoli pop a presa rapida.

E’ nuovo l’approccio della Karasciò in “Qualcosa mi sfugge”: sempre dinamico e sudato, ma anche più ricercato in certi passaggi e con alcuni allargamenti strumentali (synth, archi, fiati) che diventano dettagli significativi. Ciò accade grazie alla collaborazione con il produttore piacentino Giancarlo Boselli, mentre la parte del mastering è stata affidata ad un nome che non ha bisogno di presentazioni quale Ray Staff, all’AIR Studios di Londra.

Nasce così un lavoro capace di narrare quel qualcosa che sfugge quando non ci sentiamo mai del tutto adeguati dinanzi all’impossibilità di dare un senso a tutto quanto accade. Ma qualcosa sfugge anche nell’istantanea intuizione della tremenda bellezza del mondo, quello stare in pace con il tutto che ha un sapore spirituale (non religioso, spirituale) e ci attraversa come un brivido buono e caldo, per poi scomparire appena proviamo a comprendere che cosa è.