Violenza sulle donne: da Tara Gandhi a Del Piero: cosa dicono

patron e miss italia-salone del libro torino
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Tara Gandhi spiega che cosa diceva il Mahatma sul risveglio della coscienza dell’uomo, Alessandro Del Piero sostiene di essere più bravo con il pallone che con le parole, anche se poi, con la sua prosa, dimostra il contrario, Maurizio Costanzo vorrebbe assegnare l’etichetta di impotente a chi vessa una donna. Anche il poeta Dante Maffia, già candidato al Nobel per la letteratura, fa parte delle voci raccolte nell’antologia “Scriviamo un’altra storia (perché di silenzi, talvolta, si muore)” a cui è collegato il premio letterario “Donne, stop alla violenza”, iniziativa promossa da Equilibra e da Miss Italia. equilibr,premio letterario,tara gandhi,

A nome del concorso, Patrizia Mirigliani, “una imprenditrice coraggiosa – è scritto nell’introduzione – paladina della grazia e della bellezza, come virtù che si sommano al valore delle donne, sempre in prima linea per l’autonomia e la libertà femminili”, è intervenuta  alla presentazione, avvenuta nel Salone Internazionale del Libro di Torino. Vale la pena di sfogliare insieme il libro di Albatros Edizioni. Qualche sintesi:

Tara Gandhi:  “Il contrario dell’amore è la paura. Andare oltre la paura significa liberarsi dallo stereotipo che la donna deve subire e sottomettersi. Bisogna rimanere sempre vigili sul tema della violenza.

Alessandro Del Piero: “Sono figlio di una donna alla quale devo molto dell’uomo che mi ha fatto diventare; ho sposato una donna con la quale ho costruito la nostra famiglia e che mi ha donato la cosa più bella del mondo: tre figli, due maschi e una bambina. La piaga della violenza sulle donne, quindi, non può lasciarmi insensibile. Essere informati e consapevoli su questo problema enorme è un dovere per tutti.  Io non sono bravo a trovare le parole giuste, diciamo che sono più abituato a usare i piedi … Per questo mi affido a quanto ha scritto un grande giornalista, Mario Calabresi, che nel suo libro ‘La fortuna non esiste’ racconta la storia di sua nonna ‘nata due volte’ perché salvata quando tutti pensavano fosse morta. Tutti tranne uno. Augurandoci che, come questa piccola vita salvata, tante donne possano ricevere dalla bontà, dalla volontà e dal coraggio di chi le circonda, la forza per continuare a vivere e a crescere”.

Maurizio Costanzo: “Voglio consegnare una bandiera: quella dell’impotenza. Nella mia professione ho intervistato donne vittime di soprusi e di violenze, ma non ho mai incontrato un uomo autore di queste malefatte. Se dovessi incontrarlo – ma colgo l’occasione adesso – gli direi che il suo comportamento fa supporre un’impotenza psicofisica, ma più fisica che psichica. Ovvero: a chi ha fatto della virilità una bandiera, intendo consegnare quella dell’impotenza. L’ho detto in qualche trasmissione, provocando un po’ di malumore. Spero che questa volta i soggetti indicati si arrabbino un po’ di più”.

Dante Maffia: “La violenza si può vincere soltanto con la tenerezza e con l’amore, quello che però sa rispettare i valori dei ragazzi, i loro desideri, la loro dignità, i loro spazi vitali. Che non sono raggiungimenti che arriveranno in tarda età, sono addirittura premesse di libertà. Certo, la violenza inconsapevole non stupra, non apre ferite al costato, non ammazza, ma rende molti ragazzi aridi, indifferenti, serrati nel mutismo, fino a creare delle vere patologie della psiche. Mamme, per favore, date ai vostri figli un amore senza pretese, sereno, altruista. Vedrete, gli psicoterapeuti avranno molto meno lavoro” .

Giorgio Pasotti: “Non solo lividi come conseguenza della violenza sulle donne, ma disturbi che arrivano alla depressione, all’ansia, ai sensi di vergogna, fobie, attacchi di panico. L’infamia, la codardia, la deprecabilità di tali comportamenti andrebbero semplicemente puniti severamente. Con questo libro sarebbe già buona cosa riuscire a sensibilizzare le persone alla denuncia, possibilmente preventiva, di questi gesti, senza dover arrivare a raccontarne la cronaca, come purtroppo si è abituati ad assistere”.

Maria Rita Parsi: dal racconto “Giulia”: “Ci sono tanti modi per fare del male: c’è l’indifferenza, c’è la rabbia, c’è la paura, c’è la persecuzione, c’è la percossa, c’è la minaccia. Mio marito le usa tutte. Perché lui, per me, è un danno. E non c’è pericolo che finisca, perché la malvagità non muore. Esiste per torturare, per opprimere i fragili, per tormentare i deboli. Io sono debole, e lo so. Per questo motivo non oso che ribellarmi con la fantasia. La verità è che se non avessi i figli sarei fuggita”.