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domenica, Luglio 26, 2026

Mostra Caravaggio

Allestimento Mostra Caravaggio e il suo tempo- foto3
La Fondazione Cosso presenta al Castello di Miradolo, dal 21 novembre 2015 al 10 aprile 2016, 43 opere, alcune delle quali inedite e mai esponete in Italia, che documentano il tempo di Caravaggio; da qui il titolo della mostra, ideata e curata da Vittorio Sgarbi insieme ad Antonio D’Amico.

Il percorso vede nella Maddalena penitente della Galleria Doria Pamphilj di Roma, dipinta da Caravaggio intorno al 1597, l’assoluto capolavoro del maestro lombardo che costituisce il cuore nevralgico della mostra. Quest’opera, così come tutte quelle dipinte dal Merisi, genera “una grande febbre che attraversa le menti e i corpi di tutti i pittori moderni tra la fine del Cinquecento, quando ancora il maestro lombardo è fuggiasco da Roma e cerca protezione tra Napoli, la Sicilia e Malta, e gli anni trenta del Seicento. Gli esiti sono spesso sorprendenti”, come ricorda Vittorio Sgarbi. Il quale ribadisce che “si tratta di autori che cambiano la storia, che fanno una vera e propria rivoluzione, cambiando la nostra visione del mondo”.

A Miradolo dunque vedremo capolavori di Artemisia Gentileschi, Battistello Caracciolo, Cecco del Caravaggio, Mario Minniti, Jusepe de Ribera, Gioacchino Assereto, Rutilio Manetti, Matthias Stomer, Giuseppe Vermiglio, Pacecco De Rosa, Biagio Manzoni, Gregorio e Mattia Preti.
“Questi e tanti altri sono i caravaggeschi che popolano questa mostra, consentendo un racconto del tempo di Caravaggio di assoluta originalità. Sono personalità autonome – continua Sgarbi –, con un denominatore comune, rinunciare alla pittura ideale per guardare la realtà, vederla così com’è, rappresentarla fotograficamente. Ognuno di loro ha un’evidenza così meravigliosamente lenticolare e plastica, in quanto non vogliono tradire il reale ma fotografarlo. Questa caratteristica è insita in tutti gli artisti caravaggeschi, in un percorso entusiasmante che ha il suo capofila assoluto e incontrastato in Caravaggio e nella Maddalena penitente Doria Pamphilj”.

Due gli enigmi di grande interesse che la mostra propone intorno all’esecuzione di opere ritenute non del tutto autografe di Caravaggio: si potrà vedere la versione del San Francesco che riceve le stimmate proveniente dalla parrocchia di Santa Maria Assunta di Fagagna e custodito dal 1912 presso i Civici Musei di Udine. L’opera ha un antico legame con la città di Pinerolo: all’inizio del Seicento è menzionata nel testamento di Ruggero Tritonio, abate della ricchissima abbazia benedettina di Santa Maria di Pinerolo. Il Tritonio riceve in dono la tela dal banchiere genovese Ottavio Costa che verosimilmente la fa dipingere dall’originale caravaggesco di sua proprietà, oggi ad Hartford. San Francesco in meditazione è l’altro suggestivo enigma caravaggesco. Si tratta di una tela mai esposta prima d’ora in Italia e proviene da una collezione privata maltese.

È “una terza e quasi del tutto inedita versione che si conosce: quella eseguita da Caravaggio per Carpineto Romano e l’altra per la chiesa dei Cappuccini a Roma. Sembra essere stata dipinta in un tempo non molto lontano dalla permanenza di Caravaggio sull’isola maltese e sembrerebbe persino più bella delle altre due”, scrive Vittorio Sgarbi, il quale si chiede se “sia stata dipinta da Caravaggio e altre due siano copie? “.

Forse però bisognerà prendere atto che esiste un pittore autenticamente più bravo del Merisi che ha eseguito quest’opera con la stessa sintesi e concentrazione con cui l’avrebbe dipinta Caravaggio. Anche perché, il quadro presenta un’esecuzione più sofisticata rispetto a quella di Caravaggio che spesso è sintetica, immediata, in quanto il pensiero è così veloce che la pittura deve seguirlo.

Dunque per questa inedita tela maltese, il valore di Caravaggio risiede soprattutto nell’invenzione, prima ancora che nell’esecuzione. Queste opere di Caravaggio, o comunque a lui legate nell’iconografia, rivelano il suo esordio e testimoniano un lascito irreversibile per tutti quegli artisti la cui visione del Merisi è una dottrina perentoria.

La ricerca che la Fondazione Cosso ha sempre sviluppato nelle sue mostre, ha portato a effettuare indagini diagnostiche su un dipinto che raramente è stato esposto a livello internazionale, San Giovanni Battista al fonte di Cecco del Caravaggio, custodito presso la collezione di Pier Luigi Pizzi a Venezia. Il giovane pittore, oltre a vivere con il Merisi a Roma e a fargli da garzone, si presta anche come modello per le sue opere ed è dunque uno dei pochissimi artisti che conoscono la tecnica adoperata da Caravaggio.

Gli esami sul quadro hanno così messo in luce che Cecco dipingeva allo stesso modo di Caravaggio, utilizzando una pittura “a risparmio”, non delineando le figure col colore ma lasciando emergere la preparazione scura del fondo.

Apertura al pubblico sabato 21 novembre, ore 15.

Orari
Giovedì e venerdì: 14.00/18.00
Sabato, domenica e lunedì: 10.00/18.30
Chiuso il martedì e il mercoledì.

Biglietti
Intero: 10 €
Ridotto: 8 € (gruppi, convenzionati, studenti fino a 26 anni, over 65)
Ridotto dai 6 ai 14 anni: 3 €
Gratuito: bambini fino a 6 anni, Abbonati Musei

 

Tiziana
Tiziana Barbetta

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