“Eliminare la carne” di David Casini a Firenze

David-Casini-Eliminare-la-Carne-20-febbraio-2020
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David Casini

Eliminare la carne

a cura di Matteo Innocenti

21 febbraio – 12 aprile 2020

inaugurazione: giovedì 20 febbraio, ore 18.30

La Portineria
Viale Eleonora Duse 30, Firenze

La Portineria, nuovo spazio progettuale per l’arte contemporanea a Firenze, inaugura il proprio programma espositivo con il ciclo A Solo: quattro mostre personali che si concentrano su una serie di opere, accompagnate da un dialogo testuale, di approfondimento, tra gli artisti e il curatore.

La prima mostra del ciclo è Eliminare la carne di David Casini.

Considerando il giorno di inaugurazione, 20 febbraio 2020 ovvero “giovedi grasso”, il titolo si riferisce in modo giocoso all’etimo del Carnevale (dal latino “carnem levare”), che a sua volta derivava dagli ultimi banchetti prima del digiuno di Quaresima; le feste carnevalesche – che ebbero origine da celebrazioni antiche come le dionisiache greche e le saturnali romane – realizzavano un rovesciamento, seppur temporaneo, delle regole e dei ruoli sociali, consentendo azioni altrimenti interdette.

La recente serie di opere di David Casini, con analoga libertà, si pone in rapporto di (re)interpretazione con la storia dell’arte; nel caso specifico attraverso “citazioni” da grandi autori quali Medardo Rosso, Paul Klee e Pablo Picasso.

«Confrontarmi con la storia dell’arte e con i maestri del passato per me rappresenta un laboratorio di sperimentazione, un’esigenza naturale che mi appartiene da sempre. È anche, e soprattutto, una dichiarazione d’amore: la storia dell’arte mi nutre e m’ispira, me ne impossesso rielaborandola, a volte esplicitamente altre in maniera piùdissimulata».

Alcuni elementi figurativi delle opere dei tre artisti, estratti da riproduzioni in cataloghi, diventano il punto d’inizio per un processo di appropriazione, traduzione e camouflage, al cui termine viene creato qualcosa di nuovo (delle maschere, una pochette, un quadro); la storia dell’arte è insomma considerata come materia viva, un immaginario collettivo in constante divenire. Lo stesso spazio espositivo viene “trasfigurato”, a somiglianza di una stanza domestica, al cui interno un particolare elemento architettonico, assume la funzione di passaggio: dalla dimensione reale a quella dell’immaginazione.

In occasione della prima mostra della Portineria verrà presentato anche il documentario- intervista all’architetto Oreste Poli.

La Portineria è un nuovo spazio progettuale per l’arte contemporanea a Firenze, ideato e diretto da Matteo Innocenti con il sostegno del gruppo Poli e PMG Italia.
Diventa luogo attivo di cultura uno spazio che per circa quaranta anni ha avuto funzione di portineria in uno dei palazzi moderni più interessanti della città: un’architettura dei primi anni Settanta dell’architetto Oreste Poli.

La Portineria intende essere un centro di attività e stimolo culturale, tramite progetti e modalita espositive che cambieranno ogni anno, coinvolgendo artisti di varia provenienza e di differenti generazioni. Uno spazio di ricerca, indipendente, che si pone inoltre l’obiettivo di avviare un dialogo con il quartiere e la città.

David Casini è nato a Montevarchi (AR), attualmente vive e lavora a Bologna. Lavora con la scultura e l’installazione site-specific. Ha esposto in mostre personali presso CAR DRDE (Bologna), Plutschow Gallery (Zurigo), MAR Museo d’Arte Moderna e Contemporanea (Ravenna), Analix Forever Gallery (Ginevra), Galleria T293 (Napoli). Ha partecipato ad importanti esposizioni collettive tra cui Panorama. Approdi e derive del paesaggio in Italia, Fondazione del Monte, Bologna; Premio Lissone, MAC Museo d’arte Contemporanea di Lissone; Exodus Station, Museum Carlos Machado, Ponta Delgada, Azzorre; The 4th Thessaloniki Biennale of Contemporary Art, Salonicco; Oceanomania, Villa Paloma, Nouveau Museee National de Monaco, Principato di Monaco; The Mediterranean Approach (Palazzo Zenobio, Venezia; MAC Museum of Contemporary Art, Marsiglia; SESC Pinheiros, San Paolo); Ripensare il medium. Il fantasma del disegno, Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea, S. Giovanni Valdarno (AR); Oltre lo specchio, Istituto Italiano di Cultura, Belgrado; Nouvelle vague, Villa Noailles Hyeres, Francia; Focus on Contemporary Italian Art, MAMbo – Museo d’arte Moderna di Bologna; Nothing but sculpture, XII Biennale Internazionale Carrara.

Contatti:
La Portineria, progetti arte contemporanea

Viale Eleonora Duse 30A, Firenze

Mostra a sostegno dei bambini del Kenya

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Milano_-_palazzo_Isimbardi_-_facciata

Sarà inaugurata domani  alle 18 presso Palazzo Isimbardi, in via Vivaio 1 a Milano, la mostra dal titolo “Questa non è arte” di Francesca Boffetti, in collaborazione con Anidan Italia ODV e con il patrocinio della Città metropolitana di Milano.

L’esposizione – che si terrà dal 12 al 14 febbraio – ha l’obiettivo di valorizzare l’impegno sociale a favore del riciclo della plastica e della salvaguardia dell’ambiente. Saranno esposte – oltre alle opere d’arte di Francesca Boffetti – anche fotografie di Cristiano Zabeo e Corrie Wingate e alcune opere realizzate con materiali di riciclo dai bambini del Centro Anidan.

“Sensibilità ambientale, solidarietà, attenzione ai giovani, tutti questi temi toccano da vicino l’agenda della Città Metropolitana e colgono elementi importanti dello spirito Milanese.La proposta di Anidan, già di valore, ha l’ulteriore merito di leggere questi temi in una chiave innovativa, attraverso il filo rosso di un linguaggio artistico originale.”, queste le parole di Giorgio Mantoan, consigliere alle Politiche Giovanili che parteciperà all’inaugurazione.

Anidan svolge la propria attività sull’isola di Lamu, dove ha costruito una Casa di Accoglienza che ospita più di 280 bambini orfani o vittime di abusi.

14 febbraio apre la mostra di Mario Lattes

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Mostra “Biblioteca” di Mario Lattes. Illustrazioni per l’antologia scolastica

I temi e i romanzi della narrativa classica negli acquerelli e disegni di Lattes

A cura di Francesco Poli

Da venerdì 14 febbraio a domenica 8 marzo 2020

Inaugurazione: venerdì 14 febbraio ore 18
Orario mostra: lunedì-domenica, ore 10-19.30

Polo del ’900, Torino

Palazzo San Daniele (Via del Carmine 14)

www.fondazionebottarilattes.it

Disegnatore, acquerellista, pittore e incisore, Mario Lattes (1923-2001) ha realizzato tutte le illustrazioni dei tre volumi di Biblioteca, un’antologia di testi letterari e narrativi per le scuole secondarie di primo grado, pubblicata dalla sua casa editrice nel 1992, a fronte di un lavoro di preparazione iniziato nel 1989, e ripubblicata con integrazioni e aggiornamenti nel 1998 e in uso fino 2010.

Per mettere a fuoco l’importanza e la grande qualità di uno specifico aspetto della produzione artistica di Mario Lattes e sottolineare i profondi legami che esistono fra l’anima letteraria e quella pittorica della sua ricerca creativa, la Fondazione Bottari Lattes, in collaborazione con S. Lattes & C. Editori, organizza la mostra “Biblioteca” di Mario Lattes. Illustrazioni per l’antologia scolastica, a cura di Francesco Poli, al Polo del ’900 di Torino (Palazzo San Daniele, via del Carmine 14).

L’esposizione inaugura venerdì 14 febbraio alle ore 18 e sarà visitabile fino a domenica 8 marzo, a ingresso gratuito. Orario: lunedì-domenica, ore 10-19.30.

All’inaugurazione intervengono: Alessandro Bollo, direttore Polo del ’900; Caterina Bottari Lattes, presidente Fondazione Bottari Lattes; Simone Lattes, Amministratore Delegato Lattes Editori; Francesco Poli, curatore della mostra; Rossana Bissaca e Maria Paolella, autrici dell’antologia scolastica; Mario Guglielminetti, direttore marketing Fondazione Bottari Lattes.

Le scuole potranno effettuare visite guidate gratuite (curate dalla coordinatrice della mostra Alice Pierobon) su prenotazione (segreteria@spaziodonchisciotte.it), nei giorni di martedì 18, giovedì 20 e martedì 25 febbraio, martedì 3 e giovedì 5 marzo, dalle ore 10 alle ore 13.

Da Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll all’Infinito di Giacomo Leopardi; da Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain e Rosso Malpelo di Giovanni Verga fino Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, passando per Le smanie della villeggiatura di Carlo Goldoni e i libri di Primo Levi. Sono numerosi gli argomenti e i testi dei grandi autori classici italiani e internazionali a cui Lattes ha impresso una forte e originale anima visiva.

Per i tre volumi di Biblioteca, scritti da Rosanna Bissaca e Maria Paolella, Lattes ha lavorato diversi anni, producendo oltre cinquecento disegni, acquerelli e tecniche miste su tutti gli argomenti del programma scolastico – dalla poesia all’epica, dalla fiaba ai romanzi – attingendo alla sua profonda cultura letteraria e iconografica e mettendo in gioco gran parte dei temi e soggetti del suo immaginario, che attraversano la sua ricerca pittorica. Lattes ha elaborato e realizzato le illustrazioni con la massima libertà, guidato da un rapporto allo stesso tempo rigoroso e fantasioso fra immagini e testi e una costante attenzione alla funzione didattica dei volumi.

Le opere esposte – un centinaio di illustrazioni, cinque dipinti e alcuni taccuini di appunti – sono frutto di un’ampia selezione fra le tavole originali conservate presso la Lattes & C. Editori e la collezione pittorica e incisoria della Fondazione Bottari Lattes.

«La mostra – spiega il curatore Francesco Poli – si sviluppa attraverso una serie di sezioni legate alle tematiche che caratterizzano le varie parti dei volumi. Per ciascuna di esse sono esposti gruppi di immagini originali, in stretta connessione con le specifiche pagine dei volumi, messi in relazione ad altri disegni su taccuini, incisioni o dipinti di Mario Lattes che si collegano agli stessi soggetti e tecniche pittoriche.»

Mario Lattes ha sempre amato appuntarsi visivamente le immagini che le sue letture gli sollecitavano. La sua passione per le illustrazioni tratte da storie e racconti ha avuto una naturale evoluzione nei disegni realizzati per l’antologia Biblioteca. Nel 1992 così racconta il suo processo di creazione di immagini, tra entusiasmi e difficoltà. «Su un album da disegno, su fogli foglietti cartoncini grossi così, sono venuto segnandomi le immagini suscitate dalle letture. Fiabe, racconti, pagine di romanzo, poesie. Per dare una versione figurata al testo scritto, o almeno evocarlo. Alcuni, L’infinito di Leopardi sopra tutti, con il sentimento di arrogarmi un’impresa sfrontata, da non aver quasi coraggio, poi, di metterci sotto il titolo di quei quindici versi. Versi non altrimenti esprimibili se non – forse – da un certo guardare di animali che, muti, sembrano dir di sapere una verità cui noi non giungiamo ma possiamo soltanto, negli occhi loro, dubitare che qualcuno, in silenzio, la conosca.»

E nel catalogo della mostra “Mario Lattes. Disegni e acquerelli” del 1974 (Galleria I portici, Torino) l’artista ricordava ricorda idee e pensieri che lo accompagnavano quando si dedicava alla lettura delle fiabe. «Di animali sono popolate favole e fiabe: metafore di vizi, virtù e terrori della vita. Quasi mai sappiamo come sono davvero fatte le bestie: le zampe della rana, il muso del tapiro, il profilo della scimmia. Ricorrevo allora a testi che lo spiegano e lo illustrano, e le mie letture si moltiplicavano. Leggevo anche fiabe di animali mostruosi, che nessun manuale racconta, e allora mi ingegnavo di formarli io, cominciando da un corpo di leone o di cinghiale, cui aggiungevo spini ed aculei, radendo criniere, ingrandendo occhi, prendendo zampe e code da animali diversi: con risultati subito inattendibili ma poi sempre più “veri” della verità cioè dell’irreale quando attinge alla palude notturna degli incubi, alle forme inorridite di una vita resa troppo lunga dalle percosse ricevute: dove l’urlo della vittima assume il volto del persecutore. »

L’esposizione è accompagnata da un catalogo pubblicato dalla casa editrice Lattes, che documenta le opere, con saggi critici del curatore e di altri specialisti, tra cui le autrici dell’antologia Rosanna Bissaca e Maria Paolella.

 

Palazzo Reale: Mostra dedicata a Georges de La Tour

San Giuda Taddeo (Georges de LaTour)
San Giuda Taddeo (Georges de LaTour)

Aperta oggi 7 febbraio a Palazzo Reale di Milano, la grande mostra dedicata a Georges de La Tour (1593-1652).

(Ri)scoperto dalla critica storico-artistica del Novecento, La Tour è stato un artista della luce, e il suo lavoro gli ha meritato, tra l’altro, il titolo di “Caravaggio francese”.

Ma la sua originalità nella rappresentazione della realtà tra luce e ombra è in effetti il frutto di uno studio assolutamente originale e di una produzione coerente, che oggi, per la prima volta in Italia, viene presentata al pubblico in un allestimento suggestivo.

L’incontro tra Milano e Georges de La Tour era già avvenuto nel 2011, quando vennero esposte con grande successo a Palazzo Marino, nella ormai tradizionale mostra natalizia, due sue opere “L’Adorazione dei pastori” e “San Giuseppe falegname”. Ora, per la prima volta in Italia, Palazzo Reale ospita una retrospettiva dedicata al più celebre pittore francese del Seicento e ai suoi rapporti con i grandi maestri del suo tempo.

“Georges de La Tour. L’Europa della luce”, a Palazzo Reale dal 7 febbraio al 7 giugno 2020, è promossa e prodotta dal Comune di Milano|Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, è curata da Francesca Cappelletti e vanta un comitato scientifico composto da Pierre Rosenberg (già direttore del Louvre), Gail Feigenbaum (direttrice, Getty Research Institute), Annick Lemoine (direttore, Musée Cognacq-Jay), Andres Ubeda (vice direttore, Museo del Prado).

Un’esposizione unica considerato che in Italia non è conservata nessuna opera di La Tour e sono circa 40 le opere certamente attribuite all’artista, di cui in mostra ne sono esposte 15 (più una attribuita).

Mostra “La Certosa di Parma” : inaugurazione 22 febbraio 2020

Carlo Mattioli - La giacca rossa - tempera su carta intelata - Collezione privata___Parma2020 (1)
Carlo Mattioli – La giacca rossa – tempera su carta intelata – Collezione privata___Parma2020 (1)

Parma, Palazzo Bossi Bocchi, dal 22 febbraio al 31 maggio 2020
La Certosa di Parma
La città sognata di Stendhal interpretata da Carlo Mattioli

La Certosa di Parma. La città sognata di Stendhal interpretata da Carlo Mattioli è il titolo della mostra, promossa e realizzata da Fondazione Cariparma e Fondazione Carlo Mattioli, ospitata a Palazzo Bossi Bocchi dal 22 febbraio al 31 maggio 2020, incentrata sulla figura di Henry Beyle (Grenoble 1783 – Parigi 1842), meglio noto come Stendhal, che dedicò il suo più celebre romanzo, La Certosa di Parma, alla nostra città e sulle opere di carattere stendhaliano del pittore Carlo Mattioli.

La mostra – inserita nel programma delle mostre di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 – racconta dei diversi tempi del romanzo, dalla sua fulminante ideazione e stesura (fu scritto in 53 giorni, meno di due mesi, tra novembre e dicembre 1838), alla sua immediata pubblicazione e fortuna editoriale: grazie alla preziosa collaborazione del Complesso Monumentale della Pilotta – Biblioteca Palatina, saranno circa una cinquantina le edizioni, in lingua francese e italiana, che accompagneranno il visitatore lungo il percorso di mostra, dalla prima in francese dell’aprile del 1839 alle più recenti, arricchite anche dagli esemplari conservati nella Biblioteca di Busseto di Fondazione Cariparma e nella Biblioteca della Deputazione di Storia Patria.

Henry Beyle, nacque e visse parte della sua vita a Grenoble. Grazie alla collaborazione con il Musée Stendhal della cittadina francese, allestito presso l’abitazione natale dello scrittore, in mostra saranno un ritratto dello scrittore e alcuni cimeli, oggetti che contribuiranno a ricreare l’ambiente in cui Stendhal scrisse il romanzo.

L’esposizione prosegue attraverso i luoghi e i personaggi del romanzo fermati in un “tempo immaginifico”; di questo mondo stendhaliano si è fatto interprete, negli anni Cinquanta, Carlo Mattioli con dipinti, opere su carta ed inedite ceramiche che hanno portato finalmente, nel 1977, alla pubblicazione del libro d’arte La Certosa di Parma edito da Azzoni di cui Fondazione Cariparma possiede un prezioso esemplare all’interno della collezione di Libri d’Artista donata da Corrado Mingardi.

Mattioli disegna una Parma presa quasi sempre di notte e da un punto di vista sempre leggermente ribassato perché risulti maestosa. Una città completamente vuota o percorsa da file geometriche di soldatini in uniforme che vanno chissà dove sull’eco di un inutile o tardivo ordine dato solo per dare “geometria” e prospettiva alla scena. Una città cupamente ideale fatta di piazze dilatate e deserte, di palazzi con lunghe teorie di finestre buie e vuote, come se gli abitanti fossero fuggiti, inseguiti da un invasore. Una città senza tempo, con la magnificenza nera di un sogno di Piranesi che si è immerso nelle acque padane, allucinate e metafisiche che bagnano la vicina Ferrara di De Chirico.

Compare la basilica della Steccata nella notte. Poi la chiesa “del Quartiere” vista scorciata in un vuoto siderale. Poi la prigione, la torre Farnese che si sovrappone come un lapsus alla Certosa in cui Fabrizio finirà i suoi giorni.

Quella Parma, Mattioli la vuole nera, con bagliori blu, lunari, punti di bianco mobili, le uniformi degli onnipresenti soldatini. Fra i tanti personaggi raccontati da Stendhal l’artista ha privilegiato il protagonista, Fabrizio del Dongo e la sua divina scriteriata giovinezza destinata a soccombere. Colto sempre di profilo, con la tuba nera, i capelli biondi e il mantello rosso mosso dal vento, Fabrizio domina incontrastato sulla fantasia dello scrittore e del pittore fino al tragico epilogo della storia.

Delle avventure di Fabrizio e dei suoi spasimi la mano del pittore non registra quasi nulla, così come dei tanti comprimari. Molti capitoli li ignora, li ritiene inutili, non vuole fare illustrazioni: solo un accenno di racconto nell’arresto di Fabrizio in piedi accanto alla carrozza su cui siede Clelia; e poi Fabrizio che corre, pugnale in mano, dopo aver ucciso Giletti, la torre Farnese in lontananza a memento.

Per il resto nulla: o le scene vuote o il personaggio, Fabrizio, che riempie tutto, il foglio ma prima ancora la mente. La sua bellezza soverchiante è come quella delle figure dei vasi attici, colta sempre di profilo. Fabrizio è dove deve essere.

La Certosa di Parma, La città sognata di Stendhal interpretata da Carlo Mattioli (che vede il patrocinio dell’Ambasciata di Francia) è una straordinaria occasione per approfondire un monumento letterario che fu in grado, ma lo è tutt’ora, di richiamare su Parma l’attenzione del mondo della cultura.

Eventi collaterali all’esposizione saranno inoltre quattro conferenze previste a Palazzo Bossi Bocchi, con ingresso libero:

• La “città invisibile” di Stendhal, a cura di Francesca Dosi – martedì 3 marzo, ore 17,00;
• Corrispondenze e suggestioni tra Stendhal, Correggio e Carlo Mattioli, a cura di Luisa Viola – martedì 10 marzo, ore 17,00;
• La Certosa di Parma, una lettura del romanzo di Stendhal, a cura di Guido Conti – giovedì 19 marzo, ore 17,00;
• La Certosa di Parma si conclude con una “favola”, ma senza lieto fine…, a cura di Luisa Viola – martedì 21 aprile, ore 17,00.

La Certosa di Parma. La città sognata di Stendhal interpretata da Carlo Mattioli
Palazzo Bossi Bocchi (Strada al Ponte Caprazucca 4, Parma)
dal 22 febbraio al 31 maggio 2020
Giornate di apertura e orari:
martedì e giovedì 15.30/18.00 – sabato e domenica 10.00/12.30; 15.30/18.00
Nelle festività del 12 e 13 aprile e 1° maggio è previsto il seguente orario: 15.30 – 18.00

INGRESSO GRATUITO