Se c’è un errore da non sottovalutare, per le aziende, risiede nel valutare al ribasso l’impatto dei rifiuti dal punto di vista gestionale. Questo per via di una ragione molto semplice, che si somma alla componente ambientale degli stessi: non si tratta di un costo marginale.
Eppure diverse imprese italiane tendono a sottostimare questa voce, senza sostenere una misurazione in tempo reale nonché la presenza di inefficienze all’interno delle varie fasi di smaltimento, trasporto, adempimenti normativi ecc., sovente opachi.
Per ottimizzare invece la gestione dei rifiuti, nel segno della sostenibilità – e dunque del risparmio e dell’efficientamento energetico -, rivolgersi a un partner unico in grado di supportare a 360° rappresenta un valore aggiunto di non poco conto.
Tra le società più rinomate in tal senso, Raro Ambiente emerge per la solida esperienza alle spalle (oltre 20 anni) e l’assistenza anche in pratiche delicate come l’iscrizione al RENTRI, oltre che nelle fasi standard di recupero, smaltimento e trasporto. I suoi servizi sono predisposti per affiancare non solo le grandi aziende ma anche le PMI e le imprese artigiane, che possono così conseguire una gestione conforme, strutturata e affidabile dei rifiuti: sostenibile ed efficiente, insomma.
La gestione dei rifiuti in ambito industriale: ecco cosa contempla
La norma di riferimento per la gestione dei rifiuti industriali è rappresentata dal D.Lgs. 152/2006, noto altresì come Testo Unico Ambientale: la normativa di riferimento per quanto concerne tutte le spese conseguite da parte di un’azienda in merito ai rifiuti.
Al centro c’è la piena tracciabilità di tutte le informazioni, che risulta obbligatoria in particolare da quando è entrato in vigore il RENTRI. Pertanto, nella gestione dei rifiuti entrano in gioco quattro categorie principali di costi:
- spese di smaltimento/trattamento;
- spese di logistica e trasporto;
- spese amministrative e di compliance;
- spese nascoste oppure inerenti a sanzioni.
Quanto impatta la gestione dei rifiuti speciali per le aziende italiane?
Una trattazione a parte merita ciò che ruota attorno alla produzione dei rifiuti speciali nel Belpaese, che denota un impatto importante. A confermarlo è il Rapporto Rifiuti Speciali dell’ISPRA per il 2025, secondo il quale in Italia è stata raggiunta la soglia di 164,5 milioni di tonnellate per i rifiuti speciali; rispetto al 2024, si riscontra un surplus dell’1,9%.
L’ISPRA evidenzia inoltre la ripartizione dei vari rifiuti:
- oltre il 50% dei rifiuti speciali è legato all’ambito edile, e dunque a costruzioni/demolizioni;
- i rifiuti oggetto di pratiche di risanamento/trattamento rappresentano il 23,5%;
- anche il comparto manifatturiero è coinvolto in modo degno di nota nella generazione di rifiuti speciali, a fronte di una percentuale, rispetto a quella complessiva, di quasi il 17%.
Cosa implica una gestione sostenibile dei rifiuti
Una gestione sostenibile dei rifiuti vede al centro pratiche di prevenzione e, al contempo, valorizzazione: di riciclo ma anche di riuso.
Ma cosa si intende, per prevenzione, quando si parla dei rifiuti? Il primo step è la riduzione di materiali non riciclabili, come ad esempio quelli usa e getta. A ciò si aggiunge la preferenza per materie riciclabili e biodegradabili, nell’ottica di ottimizzare sprechi e risorse.
La valorizzazione, invece, è più improntata al recupero e al riciclo di materiali: è una forma attiva di risparmio.
Sono dunque questi i pilastri affinché per le imprese la gestione dei rifiuti si traduca in un contributo alla sostenibilità. Qualcosa che oggi si dimostra non solo virtuoso, ma sempre più imprescindibile
Altri articoli di ambiente su Dietro la Notizia



