“Nonno Ascoltami! – L’Ospedale in piazza”

anziano
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Anche quest’anno torna a Milano il tour di “Nonno Ascoltami! – L’Ospedale in piazza”, la campagna di controlli gratuiti dell’udito e dell’equilibrio promossa dall’omonima Onlus e che, per il decimo anno consecutivo, porta il tema della prevenzione in tutta Italia.

I medici e i tecnici della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, guidati dal professor Umberto Ambrosetti, direttore UOSD di Audiologia, saranno presenti domenica 22 settembre dalle ore 10 alle 19 in via Luca Beltrami (MM Cairoli) per effettuare gratuitamente il controllo dell’udito e anche un esame vestibolare per identificare il rischio di patologie labirintiche che, insieme ad altre condizioni cliniche, possano portare al rischio di cadute.

La decima edizione della campagna “L’Ospedale in piazza” parte il 22 settembre e il programma si snoda su cinque domeniche (fino al 20 ottobre) coinvolgendo gli ospedali di 36 città in 16 Regioni, con medici specialisti e tecnici dell’udito che per un’intera giornata sono a disposizione dei cittadini nelle piazze di riferimento dove saranno presenti anche associazioni sportive e ludiche del territorio per intrattenere tutte le fasce di età, con attività e consigli dedicati alla salute.

Sarà coinvolto un bacino di utenza potenziale di oltre 10 milioni di cittadini in tutta Italia a cui è offerta l’opportunità di effettuare controlli gratuiti dell’udito nelle tende messe a disposizione da Croce Rossa e Misericordia, grazie all’impegno dei partner nazionali e locali e con la collaborazione di 50 ospedali, 150 medici, 300 audioprotesisti e audiometristi e mille volontari.

“I milanesi – dichiara l’assessore alle Politiche sociali e abitative Gabriele Rabaiotti – sono sempre più attenti e sensibili alle tematiche che riguardano la prevenzione. L’Amministrazione, da parte sua, ha il compito di sostenere questa inclinazione e mettere a disposizione dei cittadini tutti gli strumenti necessari, a partire dall’impegno per una diffusione sempre più capillare dei luoghi preposti all’assistenza sanitaria in ogni quartiere della città. Un ringraziamento, inoltre, è dovuto a tutte le associazioni che, come Nonno Ascoltami, ogni giorno lavorano per diffondere la cultura della prevenzione. A loro il Comune, in uno spirito di collaborazione con la Regione, cui è affidata la gestione della sanità, deve garantire il massimo supporto”.

“Il nostro impegno – spiegano Mauro Menzietti e Valentina Faricelli, rispettivamente fondatore e presidente di “Nonno Ascoltami!-Udito Italia Onlus” – è quello di avvicinare la sanità alla gente. Le nostre campagne sono cresciute enormemente, a dimostrazione che la gente ha bisogno di essere correttamente informata. L’udito è un senso molto importante, eppure, spesso viene sottovalutato; così ogni giorno rischiamo di comprometterlo con comportamenti scorretti. Infine, un’utile raccomandazione: è sconsigliabile ricorrere a soluzioni improvvisate o peggio al fai-da te. È sempre necessaria una visita dall’otorinolaringoiatra o dall’audioprotesista, i soli specialisti davvero in grado di individuare la causa della perdita uditiva e stabilire la soluzione più efficace”.

Secondo l’Oms, il 5% della popolazione mondiale vive con una perdita uditiva disabilitante e particolarmente a rischio sono gli adolescenti, tanto che sempre  l’Oms sottolinea che entro il 2050 oltre un miliardo di giovani potrebbe causarsi danni permanenti all’udito per l’uso improprio dei dispositivi audio.

C’è però un risvolto positivo: il 50% dei casi di ipoacusia potrebbe essere evitato con un’adeguata informazione ed educazione sanitaria.

Videosorveglianza per nidi e micro nidi

Piani
Silvia Piani

Il Consiglio regionale della Lombardia ha dato oggi il via libera alla legge ‘Iniziative a favore dei minori che frequentano nidi e micro nidi’ che favorisce l’installazione di telecamere negli asili nido, un provvedimento promosso dalla Giunta su proposta del presidente Attilio Fontana e dell’assessore alle Politiche per famiglia, genitorialità e pari opportunità Silvia Piani.

“Dopo l’approvazione della Commissione Sanità il 7 novembre e quello dalla Commissione Bilancio il 23 novembre, che ha dato il via libera alla sua copertura finanziaria – commenta l’assessore Silvia Piani – oggi il progetto è legge regionale. Con questo atto assegniamo 600.000 euro per i sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso (300.000 euro per il 2019 e 300.000 euro per il 2020) e 300.000 per la formazione degli operatori (150.000 sul 2018 e altrettanti sul 2019), per un totale di 900.000 euro”.

“Sono orgogliosa del lavoro svolto – aggiunge Silvia Piani – perché credo in questo provvedimento che ho voluto fortemente.
Un grazie particolare lo rivolgo al Consiglio regionale, il cui impegno è stato imprescindibile. Abbiamo avuto anche il sostegno e l’apprezzamento di tanti operatori del mondo dell’educazione e della formazione, del sistema sociosanitario, della sicurezza e della giustizia, oltre al plauso di molti amministratori locali”.

“L’obiettivo – ricorda l’assessore alle Politiche per la famiglia – è tutelare i nostri bambini prevenendo i maltrattamenti e favorendo, a tale scopo, l’installazione su base volontaria dei sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso. Fare tutto ciò che è possibile per cercare di impedire i maltrattamenti, sebbene fortunatamente isolati, è per noi estremamente importante. I filmati registrati all’interno dei nidi e dei micronidi saranno resi disponibili esclusivamente all’autorità giudiziaria”.

“Ricordo – conclude l’assessore Piani – che abbiamo chiesto alle Ats di intervenire perché siano loro a formare il personale affinché individui il prima possibile eventuali segnali di disagio e favorisca una migliore circolazione delle informazioni tra organismi pubblici e privati. Divulgare le buone prassi per la corretta gestione delle segnalazioni assicurerà un’azione più efficace di prevenzione e di contrasto. Oltre che una migliore assistenza alle vittime e alle famiglie”.

Simit– Nuovo untore HIV ad Ancona

prof-massimo-galli
prof-massimo-galli

Allarme per il nuovo caso di “untore” dell’AIDS ad Ancona. Un uomo positivo all’HIV da circa 10 anni ha avuto rapporti sessuali senza adottare precauzioni. È stato arrestato dagli agenti della squadra mobile e adesso si trova nel carcere di Ancona.

“La trasmissione di HIV in Italia non si è mai arrestata. Si stima che ogni anno si verifichi ancora qualche migliaio di nuove infezioni” ricorda il Professor Massimo Galli, Presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT. “in caso di rapporti occasionali non possono pertanto essere dimenticate le adeguate misure di protezione. Il preservativo rimane un presidio di prevenzione fondamentale”.

La condizione epidemiologica attuale, molto diversa da quella di 20-30 anni fa, merita nuovi interventi specifici : “Nelle attività previste dal nuovo Piano Nazionale AIDS è contenuta anche una robusta ripresa dell’attività di prevenzione e sensibilizzazione, mirata alle nuove realtà più a rischio” aggiunge il prof. Galli.

Ma quante potrebbero essere le persone che hanno contratto l’infezione avendo avuto rapporti sessuali non protetti con quest’uomo, che viaggiava in tutta Italia per lavoro. “Per ogni rapporto sessuale non protetto, il rischio che una persona con attiva replicazione del virus lo trasmetta a un’altra persona è stimato attorno all’1% – spiega il prof. Galli – Questo rischio aumenta o diminuisce a seconda di diverse variabili, quali la quantità di virus, ossia della carica virale della persona infetta o la presenza di fenomeni facilitanti nella persona suscettibile dell’infezione, come infiammazioni degli organi riproduttivi. Il rapporto anale, ad esempio, prevede un maggior rischio di trasmissione per singola esposizione. Conta anche, ovviamente, la quantità di rapporti. Il partner ricettivo, cioè in un rapporto eterosessuale, la donna, è a rischio più elevato, poiché in una singola eiaculazione la quantità totale di virus presente nel liquido seminale è maggiore di quella presente nel secreto vaginale”.

Per quanto l’efficienza di trasmissione del virus sia dunque abbastanza bassa, questo non permette di abbassare la guardia.
COSA FARE – LA PROFILASSI POST ESPOSIZIONE – “Nell’immediato è importante che le persone che abbiano avuto un rapporto nelle ultime 24-48 ore contattino lo specialista infettivologo di riferimento per eventualmente iniziare la profilassi post esposizione – spiega il dottor Marcello Tavio, Vice Presidente SIMIT e Direttore della UOC di Malattie Infettive dell’Azienda ospedaliero universitaria “Ospedali Riuniti” di Ancona – si tratta di un cocktail farmacologico che viene somministrato alla persona a rischio e che è in grado di ridurre notevolmente la percentuale di trasmissione del virus. Superate le 48 ore, le persone che hanno avuto rapporti che possono essere considerati a rischio devono rivolgersi a un centro competente e sottoporsi a un colloquio, a seguito del quale devono eseguire il test, inizio di un periodo più o meno lungo di controlli. Nel caso in cui si riscontri l’infezione da HIV, non si tratta affatto di una sentenza di morte: la persona può essere curata tempestivamente e con ottima tolleranza, avendo delle aspettative di vita pari alla popolazione generale se la terapia viene iniziata in tempi utili. La malattia dunque si controlla e si impedisce un’evoluzione sfavorevole”.

Infine, una raccomandazione. “L’importante è monitorare con i test necessari la propria situazione” aggiunge il dott. Marcello Tavio. “Non bisogna farsi ingannare dai falsi profeti che diffondono teorie pericolose come quelle che negano che l’HIV sia la causa dell’AIDS. Sono teorie mortifere che fanno del male alle persone.

In caso di dubbio, bisogna rivolgersi allo specialista per ottenere ogni chiarimento. Le conseguenze di una cattiva informazione possono essere disastrose”.

Numerose le manifestazioni scientifiche e le occasioni di confronto con la volontà di creare cultura, educare, informare e prevenire. Tra queste, ICAR (Italian Conference on AIDS and Antiviral Research), Congresso di cui si è tenuta la X edizione a Roma lo scorso mese di maggio, con oltre 1300 partecipanti, di cui circa 900 specialisti italiani e stranieri, oltre a rappresentanti del mondo delle istituzioni, dell’Aifa e del mondo delle Community.

Tra i suoi scopi, proprio la costruzione di una consapevolezza del rischio e la diffusione di una corretta informazione nella società, con particolare attenzione ai giovani, ancora poco coscienti dei pericoli quotidiani e dei rapporti occasionali. Con le terapie disponibili, che vanno assunte per tutta la vita, la malattia oggi cronicizza, val bene sottolinearlo, ma il virus non viene eradicato né esiste ancora un vaccino preventivo.

“È tempo di vita” – informazione sul tumore al seno avanzato

tempodivita
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Il team multidisciplinare dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Mantova protagonista dell’iniziativa a supporto di pazienti e caregivers. Dar loro strumenti per gestire l’impatto fisico e psicologico della patologia sulle loro vite è l’obiettivo di “È tempo di vita”, la campagna nazionale di informazione e sensibilizzazione sul tumore al seno avanzato, promossa da Novartis in collaborazione con Salute Donna Onlus e la Società Italiana di Psico-Oncologia (SIPO), con il patrocinio di Fondazione AIOM.

Quella degli incontri sul territorio è una delle attività più importanti previste dalla campagna, un appuntamento di supporto concreto per dare informazioni utili su come affrontare la vita con il tumore al seno metastatico.

L’appuntamento all’Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Mantova è stato preceduto dall’installazione di un totem multimediale presso il quale i pazienti e famigliari hanno potuto rispondere a poche semplici domande sul loro vissuto, esigenze e paure.

Rabbia (21%) e paura (18%) sono le principali emozioni che emergono dai loro contributi diretti, insieme alla determinazione (16%): sentimenti contrastanti che evidenziano come la cosa più pesante per le pazienti sia da un lato svolgere le visite di controllo e gli esami (29%), ma anche attività che fanno parte della routine quotidiana come mantenere una normale vita sociale (24%) o seguire le faccende di casa (21%).

Dai contributi diretti delle pazienti emerge inoltre in maniera chiara un desiderio di dialogo e il bisogno di raccontare i propri bisogni e le proprie preoccupazioni (22%).

La sfera emotiva e la condizione psicologica (32%) sono gli aspetti più rilevanti emersi anche dalle risposte dei caregiver, per i quali la determinazione (37%) risulta essere l’emozione più diffusa insieme però al senso di solitudine (21%).

Il 50% dei caregiver inoltre esprime la necessità di avere più tempo con i medici per porre quelle domande che non sempre è possibile fare nella quotidianità, mentre per le pazienti risulta importante poter ricevere informazioni sui diversi aspetti della malattia (22%), dall’alimentazione agli effetti indesiderati, dai propri diritti alla gestione degli aspetti psicologici.

I dati relativi al nostro paese indicano che 1 donna su 8 in Italia si ammala di tumore al seno nel corso della sua vita. Tra le patologie oncologiche è la più diffusa tra il genere femminile, con circa 50.000 nuovi casi ogni anno in Italia , e con un trend di incidenza in leggera ascesa (+0,9%) .

Di questi casi il 30% è destinato a progredire e a evolversi in tumore avanzato . Il tumore al seno si definisce avanzato quando cellule provenienti dal tumore primitivo, inizialmente localizzato alla mammella, si sono diffuse in altre parti rispetto al punto d’origine.

Complessivamente, si stima che siano circa 30.000 le pazienti malate di tumore al seno avanzato in Italia.

Il tempo delle pazienti aumenta sia come quantità sia come qualità. Sebbene, infatti, non si possa parlare di guarigione, grazie ai progressi della ricerca scientifica oggi è sempre più possibile avvicinarsi alla cronicizzazione del tumore al seno avanzato.

Negli ultimi dieci anni i miglioramenti sono stati rilevanti grazie all’introduzione di nuove molecole efficaci, che stanno portando a un controllo sempre maggiore della fase definita ‘sopravvivenza libera da progressione’, che va via via prolungandosi. Non solo, grazie alla possibilità di prevedere fasi di trattamento “più soft”, a bassa tossicità, le pazienti oggi possono condurre una vita attiva e vicina il più possibile alla normalità.

Si sono aperte anche nuove prospettive di cura: grazie ad esempio a una nuova classe di farmaci, gli inibitori delle chinasi ciclina-dipendenti (CDK) 4/6 anche per le pazienti con patologia mammaria HR+/HER2- .

Questi farmaci, impiegati in aggiunta alla terapia ormonale nelle donne con tumore al seno avanzato HR+/HER2-, hanno dimostrato di migliorare i risultati ottenuti con la sola terapia ormonale e di prolungare la sopravvivenza libera da progressione.

Ecco perché diventa sempre più importante dar loro tutti gli strumenti possibili perché il tempo della malattia sia davvero tempo di vita.

 

Italo e Susan Komen 2018

susan komen 2018
susan komen 2018

Italo anche in questo 2018 punta sulla diffusione della cultura alla prevenzione per i propri dipendenti e lo fa insieme alla Susan G. Komen Italia, un’organizzazione basata sul volontariato, in prima linea nella lotta ai tumori del seno su tutto il territorio nazionale con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione, migliorare le cure e raccogliere fondi.

Il welfare di Italo è ricco di soluzioni “su misura” volte a soddisfare le esigenze di tutti i suoi dipendenti. Dall’abbonamento per il trasporto pubblico, ai bonus per l’acquisto dei libri scolastici per chi ha figli, dalle convenzioni con le agenzie di viaggio per organizzare le vacanze ai corsi di lingua presso istituti specializzati.

Dallo scorso anno per arricchire la sua “offerta” Italo ha deciso di puntare anche sulla prevenzione e la tutela della salute in azienda, organizzando con il supporto di Susan G. Komen Italia delle giornate ad hoc, dedicate a tutto il suo personale.

I collaboratori Italo potranno usufruire di visite senologiche , controlli dermatologici e check tiroideo. Le visite saranno effettuate da un’equipe medica della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli; un’ottima occasione per chi lavora in Italo di effettuare un controllo gratuito e di essere informato da una squadra di specialisti sulle corrette abitudini di vita da seguire.

Rispetto al 2017 gli esami di prevenzione saranno 600, triplicati dato il successo dell’anno passato, difatti il 100% dei feedback del personale Italo è stato più che positivo. In questo 2018 si inizierà a con la giornata di Roma, il 9 maggio, si ripeterà poi a Napoli, a Bologna e a Milano.

Inoltre Italo parteciperà anche quest’anno con una sua squadra aziendale alla Race for the Cure di Roma, manifestazione benefica che si terrà dal 17 al 20 di maggio, una quattro giorni all’insegna della prevenzione e della salute dove poter incontrare numerosi esperti e ricevere consulti medici gratuiti.

Il tutto culminerà domenica 20 maggio con la Race for the Cure di 5 km di corsa competitiva e amatoriale, oltre alla 2 km di passeggiata per uomini, donne e bambini. Ogni iscritto effettuerà una donazione che contribuirà a sostenere il lavoro della Susan G. Komen Italia, che quotidianamente si impegna nella lotta ai tumori al seno.

Già lo scorso anno Italo è salito sul podio, premiato come azienda neo partecipante più numerosa.
La Race for the Cure si svolge a Roma, Bari, Bologna e Brescia con il coinvolgimento di oltre 115.000 partecipanti.