Videosorveglianza per nidi e micro nidi

Piani
Silvia Piani

Il Consiglio regionale della Lombardia ha dato oggi il via libera alla legge ‘Iniziative a favore dei minori che frequentano nidi e micro nidi’ che favorisce l’installazione di telecamere negli asili nido, un provvedimento promosso dalla Giunta su proposta del presidente Attilio Fontana e dell’assessore alle Politiche per famiglia, genitorialità e pari opportunità Silvia Piani.

“Dopo l’approvazione della Commissione Sanità il 7 novembre e quello dalla Commissione Bilancio il 23 novembre, che ha dato il via libera alla sua copertura finanziaria – commenta l’assessore Silvia Piani – oggi il progetto è legge regionale. Con questo atto assegniamo 600.000 euro per i sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso (300.000 euro per il 2019 e 300.000 euro per il 2020) e 300.000 per la formazione degli operatori (150.000 sul 2018 e altrettanti sul 2019), per un totale di 900.000 euro”.

“Sono orgogliosa del lavoro svolto – aggiunge Silvia Piani – perché credo in questo provvedimento che ho voluto fortemente.
Un grazie particolare lo rivolgo al Consiglio regionale, il cui impegno è stato imprescindibile. Abbiamo avuto anche il sostegno e l’apprezzamento di tanti operatori del mondo dell’educazione e della formazione, del sistema sociosanitario, della sicurezza e della giustizia, oltre al plauso di molti amministratori locali”.

“L’obiettivo – ricorda l’assessore alle Politiche per la famiglia – è tutelare i nostri bambini prevenendo i maltrattamenti e favorendo, a tale scopo, l’installazione su base volontaria dei sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso. Fare tutto ciò che è possibile per cercare di impedire i maltrattamenti, sebbene fortunatamente isolati, è per noi estremamente importante. I filmati registrati all’interno dei nidi e dei micronidi saranno resi disponibili esclusivamente all’autorità giudiziaria”.

“Ricordo – conclude l’assessore Piani – che abbiamo chiesto alle Ats di intervenire perché siano loro a formare il personale affinché individui il prima possibile eventuali segnali di disagio e favorisca una migliore circolazione delle informazioni tra organismi pubblici e privati. Divulgare le buone prassi per la corretta gestione delle segnalazioni assicurerà un’azione più efficace di prevenzione e di contrasto. Oltre che una migliore assistenza alle vittime e alle famiglie”.

Simit– Nuovo untore HIV ad Ancona

prof-massimo-galli
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Allarme per il nuovo caso di “untore” dell’AIDS ad Ancona. Un uomo positivo all’HIV da circa 10 anni ha avuto rapporti sessuali senza adottare precauzioni. È stato arrestato dagli agenti della squadra mobile e adesso si trova nel carcere di Ancona.

“La trasmissione di HIV in Italia non si è mai arrestata. Si stima che ogni anno si verifichi ancora qualche migliaio di nuove infezioni” ricorda il Professor Massimo Galli, Presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT. “in caso di rapporti occasionali non possono pertanto essere dimenticate le adeguate misure di protezione. Il preservativo rimane un presidio di prevenzione fondamentale”.

La condizione epidemiologica attuale, molto diversa da quella di 20-30 anni fa, merita nuovi interventi specifici : “Nelle attività previste dal nuovo Piano Nazionale AIDS è contenuta anche una robusta ripresa dell’attività di prevenzione e sensibilizzazione, mirata alle nuove realtà più a rischio” aggiunge il prof. Galli.

Ma quante potrebbero essere le persone che hanno contratto l’infezione avendo avuto rapporti sessuali non protetti con quest’uomo, che viaggiava in tutta Italia per lavoro. “Per ogni rapporto sessuale non protetto, il rischio che una persona con attiva replicazione del virus lo trasmetta a un’altra persona è stimato attorno all’1% – spiega il prof. Galli – Questo rischio aumenta o diminuisce a seconda di diverse variabili, quali la quantità di virus, ossia della carica virale della persona infetta o la presenza di fenomeni facilitanti nella persona suscettibile dell’infezione, come infiammazioni degli organi riproduttivi. Il rapporto anale, ad esempio, prevede un maggior rischio di trasmissione per singola esposizione. Conta anche, ovviamente, la quantità di rapporti. Il partner ricettivo, cioè in un rapporto eterosessuale, la donna, è a rischio più elevato, poiché in una singola eiaculazione la quantità totale di virus presente nel liquido seminale è maggiore di quella presente nel secreto vaginale”.

Per quanto l’efficienza di trasmissione del virus sia dunque abbastanza bassa, questo non permette di abbassare la guardia.
COSA FARE – LA PROFILASSI POST ESPOSIZIONE – “Nell’immediato è importante che le persone che abbiano avuto un rapporto nelle ultime 24-48 ore contattino lo specialista infettivologo di riferimento per eventualmente iniziare la profilassi post esposizione – spiega il dottor Marcello Tavio, Vice Presidente SIMIT e Direttore della UOC di Malattie Infettive dell’Azienda ospedaliero universitaria “Ospedali Riuniti” di Ancona – si tratta di un cocktail farmacologico che viene somministrato alla persona a rischio e che è in grado di ridurre notevolmente la percentuale di trasmissione del virus. Superate le 48 ore, le persone che hanno avuto rapporti che possono essere considerati a rischio devono rivolgersi a un centro competente e sottoporsi a un colloquio, a seguito del quale devono eseguire il test, inizio di un periodo più o meno lungo di controlli. Nel caso in cui si riscontri l’infezione da HIV, non si tratta affatto di una sentenza di morte: la persona può essere curata tempestivamente e con ottima tolleranza, avendo delle aspettative di vita pari alla popolazione generale se la terapia viene iniziata in tempi utili. La malattia dunque si controlla e si impedisce un’evoluzione sfavorevole”.

Infine, una raccomandazione. “L’importante è monitorare con i test necessari la propria situazione” aggiunge il dott. Marcello Tavio. “Non bisogna farsi ingannare dai falsi profeti che diffondono teorie pericolose come quelle che negano che l’HIV sia la causa dell’AIDS. Sono teorie mortifere che fanno del male alle persone.

In caso di dubbio, bisogna rivolgersi allo specialista per ottenere ogni chiarimento. Le conseguenze di una cattiva informazione possono essere disastrose”.

Numerose le manifestazioni scientifiche e le occasioni di confronto con la volontà di creare cultura, educare, informare e prevenire. Tra queste, ICAR (Italian Conference on AIDS and Antiviral Research), Congresso di cui si è tenuta la X edizione a Roma lo scorso mese di maggio, con oltre 1300 partecipanti, di cui circa 900 specialisti italiani e stranieri, oltre a rappresentanti del mondo delle istituzioni, dell’Aifa e del mondo delle Community.

Tra i suoi scopi, proprio la costruzione di una consapevolezza del rischio e la diffusione di una corretta informazione nella società, con particolare attenzione ai giovani, ancora poco coscienti dei pericoli quotidiani e dei rapporti occasionali. Con le terapie disponibili, che vanno assunte per tutta la vita, la malattia oggi cronicizza, val bene sottolinearlo, ma il virus non viene eradicato né esiste ancora un vaccino preventivo.

“È tempo di vita” – informazione sul tumore al seno avanzato

tempodivita
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Il team multidisciplinare dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Mantova protagonista dell’iniziativa a supporto di pazienti e caregivers. Dar loro strumenti per gestire l’impatto fisico e psicologico della patologia sulle loro vite è l’obiettivo di “È tempo di vita”, la campagna nazionale di informazione e sensibilizzazione sul tumore al seno avanzato, promossa da Novartis in collaborazione con Salute Donna Onlus e la Società Italiana di Psico-Oncologia (SIPO), con il patrocinio di Fondazione AIOM.

Quella degli incontri sul territorio è una delle attività più importanti previste dalla campagna, un appuntamento di supporto concreto per dare informazioni utili su come affrontare la vita con il tumore al seno metastatico.

L’appuntamento all’Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Mantova è stato preceduto dall’installazione di un totem multimediale presso il quale i pazienti e famigliari hanno potuto rispondere a poche semplici domande sul loro vissuto, esigenze e paure.

Rabbia (21%) e paura (18%) sono le principali emozioni che emergono dai loro contributi diretti, insieme alla determinazione (16%): sentimenti contrastanti che evidenziano come la cosa più pesante per le pazienti sia da un lato svolgere le visite di controllo e gli esami (29%), ma anche attività che fanno parte della routine quotidiana come mantenere una normale vita sociale (24%) o seguire le faccende di casa (21%).

Dai contributi diretti delle pazienti emerge inoltre in maniera chiara un desiderio di dialogo e il bisogno di raccontare i propri bisogni e le proprie preoccupazioni (22%).

La sfera emotiva e la condizione psicologica (32%) sono gli aspetti più rilevanti emersi anche dalle risposte dei caregiver, per i quali la determinazione (37%) risulta essere l’emozione più diffusa insieme però al senso di solitudine (21%).

Il 50% dei caregiver inoltre esprime la necessità di avere più tempo con i medici per porre quelle domande che non sempre è possibile fare nella quotidianità, mentre per le pazienti risulta importante poter ricevere informazioni sui diversi aspetti della malattia (22%), dall’alimentazione agli effetti indesiderati, dai propri diritti alla gestione degli aspetti psicologici.

I dati relativi al nostro paese indicano che 1 donna su 8 in Italia si ammala di tumore al seno nel corso della sua vita. Tra le patologie oncologiche è la più diffusa tra il genere femminile, con circa 50.000 nuovi casi ogni anno in Italia , e con un trend di incidenza in leggera ascesa (+0,9%) .

Di questi casi il 30% è destinato a progredire e a evolversi in tumore avanzato . Il tumore al seno si definisce avanzato quando cellule provenienti dal tumore primitivo, inizialmente localizzato alla mammella, si sono diffuse in altre parti rispetto al punto d’origine.

Complessivamente, si stima che siano circa 30.000 le pazienti malate di tumore al seno avanzato in Italia.

Il tempo delle pazienti aumenta sia come quantità sia come qualità. Sebbene, infatti, non si possa parlare di guarigione, grazie ai progressi della ricerca scientifica oggi è sempre più possibile avvicinarsi alla cronicizzazione del tumore al seno avanzato.

Negli ultimi dieci anni i miglioramenti sono stati rilevanti grazie all’introduzione di nuove molecole efficaci, che stanno portando a un controllo sempre maggiore della fase definita ‘sopravvivenza libera da progressione’, che va via via prolungandosi. Non solo, grazie alla possibilità di prevedere fasi di trattamento “più soft”, a bassa tossicità, le pazienti oggi possono condurre una vita attiva e vicina il più possibile alla normalità.

Si sono aperte anche nuove prospettive di cura: grazie ad esempio a una nuova classe di farmaci, gli inibitori delle chinasi ciclina-dipendenti (CDK) 4/6 anche per le pazienti con patologia mammaria HR+/HER2- .

Questi farmaci, impiegati in aggiunta alla terapia ormonale nelle donne con tumore al seno avanzato HR+/HER2-, hanno dimostrato di migliorare i risultati ottenuti con la sola terapia ormonale e di prolungare la sopravvivenza libera da progressione.

Ecco perché diventa sempre più importante dar loro tutti gli strumenti possibili perché il tempo della malattia sia davvero tempo di vita.

 

Italo e Susan Komen 2018

susan komen 2018
susan komen 2018

Italo anche in questo 2018 punta sulla diffusione della cultura alla prevenzione per i propri dipendenti e lo fa insieme alla Susan G. Komen Italia, un’organizzazione basata sul volontariato, in prima linea nella lotta ai tumori del seno su tutto il territorio nazionale con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione, migliorare le cure e raccogliere fondi.

Il welfare di Italo è ricco di soluzioni “su misura” volte a soddisfare le esigenze di tutti i suoi dipendenti. Dall’abbonamento per il trasporto pubblico, ai bonus per l’acquisto dei libri scolastici per chi ha figli, dalle convenzioni con le agenzie di viaggio per organizzare le vacanze ai corsi di lingua presso istituti specializzati.

Dallo scorso anno per arricchire la sua “offerta” Italo ha deciso di puntare anche sulla prevenzione e la tutela della salute in azienda, organizzando con il supporto di Susan G. Komen Italia delle giornate ad hoc, dedicate a tutto il suo personale.

I collaboratori Italo potranno usufruire di visite senologiche , controlli dermatologici e check tiroideo. Le visite saranno effettuate da un’equipe medica della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli; un’ottima occasione per chi lavora in Italo di effettuare un controllo gratuito e di essere informato da una squadra di specialisti sulle corrette abitudini di vita da seguire.

Rispetto al 2017 gli esami di prevenzione saranno 600, triplicati dato il successo dell’anno passato, difatti il 100% dei feedback del personale Italo è stato più che positivo. In questo 2018 si inizierà a con la giornata di Roma, il 9 maggio, si ripeterà poi a Napoli, a Bologna e a Milano.

Inoltre Italo parteciperà anche quest’anno con una sua squadra aziendale alla Race for the Cure di Roma, manifestazione benefica che si terrà dal 17 al 20 di maggio, una quattro giorni all’insegna della prevenzione e della salute dove poter incontrare numerosi esperti e ricevere consulti medici gratuiti.

Il tutto culminerà domenica 20 maggio con la Race for the Cure di 5 km di corsa competitiva e amatoriale, oltre alla 2 km di passeggiata per uomini, donne e bambini. Ogni iscritto effettuerà una donazione che contribuirà a sostenere il lavoro della Susan G. Komen Italia, che quotidianamente si impegna nella lotta ai tumori al seno.

Già lo scorso anno Italo è salito sul podio, premiato come azienda neo partecipante più numerosa.
La Race for the Cure si svolge a Roma, Bari, Bologna e Brescia con il coinvolgimento di oltre 115.000 partecipanti.

Italo e la Polfer viaggiano insieme

firma italo polfer
firma italo polfer

Andrea Faragalli Zenobi, Presidente di Italo NTV e Roberto Sgalla, Direttore Centrale delle Specialità della Polizia di Stato hanno siglato oggi un importante accordo, mirato a rendere ancora più sicuri gli spostamenti dei tanti viaggiatori che quotidianamente utilizzano i servizi di Italo,attraverso la collaborazione tra la Polizia Ferroviaria ed NTV.

La tutela dei viaggiatori è la mission istituzionale della Polizia Ferroviaria,il cui compito è volto a garantire la sicurezza di coloro che frequentano le stazioni o utilizzano il treno per i propri spostamenti attraverso la prevenzione e repressione dei reati.

E’ una priorità anche per NTV che dedica investimenti e progetti in tale ambito. L’accordo di oggi viaggia in questa direzione: una sinergia mirata alla tranquillità ed alla sicurezza degli utenti del mezzo ferroviario.

Da giugno 2017 sui treni Italo saranno presenti operatori della Polferin uniforme, per essere facilmente riconoscibili e per poter costituire un sicuro punto di riferimento per i passeggeri oltre che per il personale ferroviario, grazie anche al contatto telefonico diretto tra gli agenti ed i membri dell’equipaggio.

L’iniziativa prevede l’attivazione di mirati servizi di scorta a cura della Polfer sui treni NTV, nonché incontri periodici per uno scambio informativoutile ad orientare al meglio le attività operative.

“Ringrazio la Polfer perché oggi, grazie alla firma di questo accordo, un altro tassello è stato aggiunto al nostro lavoro volto a rendere sempre più unica l’esperienza di viaggio dei nostri passeggeri” dichiara Andrea Faragalli Zenobi, Presidente di Italo Ntv. “Italo crede molto nella prevenzione e investe tempo e risorse nella sicurezza dei suoi viaggiatori. Lo testimonia, in questi quasi 5 anni di attività, il grande impegno profuso dall’azienda nel costante lavoro di ottimizzazione delle procedure di prevenzione e sicurezza e nel lavoro quotidiano messo in campo dal personale di bordo e di stazione”.

“In un contesto come quello ferroviario, frequentato ogni giorno da milioni di persone, il concetto di sicurezza – dichiara il Pref. Roberto Sgalla, Direttore Centrale delle specialità della Polizia di Stato- non può più essere abbinato soltanto alla riduzione dei reati: in questo senso i dati relativi al 2016 ci confortano con un calo dei furti del -27%. Per “fare sicurezza” occorre sempre più agire sul senso di sicurezza percepita, nella consapevolezza che solo attraverso una presenza costante e visibile delle pattuglie, in stazione ed a bordo treno,si può effettivamente “rassicurare”. La convenzione con NTV si pone in questa direzione: solo un approccio sinergico ed integrato può favorire le condizioni per offrire standard di qualità del servizio di trasporto in linea con le aspettative dei viaggiatori, che pongono sempre più la sicurezza tra le proprie necessità”.