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domenica, Agosto 9, 2026

Obesità e diabete, l’Abruzzo si candida a modello nazionale di cura

L’Abruzzo punta a diventare modello nazionale nella gestione dell’obesità, con percorsi di cura strutturati, continui e territorialmente accessibili.

Il tema è stato al centro del convegno “Verso una strategia cardiometabolica per proteggere il futuro – Obesità, diabete e lipoproteina(a)”, ospitato stamattina nella Sala Ipogea del Consiglio regionale dell’Abruzzo a L’Aquila e moderato dal giornalista scientifico Federico Mereta.

Come Regione stiamo lavorando per intervenire preventivamente sul tema dell’obesità, consapevoli che prevenire significa ridurre i costi sanitari futuri. Ho annunciato una risoluzione con cui intendiamo impegnare la Giunta a focalizzarsi sull’obesità attraverso la creazione di un tavolo tecnico, perché solo la collaborazione e l’integrazione tra i diversi attori del sistema possono garantire risultati concreti – ha dichiarato Massimo Verrecchia, Consigliere regionale, V Commissione Salute, Sicurezza sociale, Cultura, Formazione e Lavoro –. Gli interventi devono andare oltre l’aspetto clinico, considerando anche le ricadute sociali. È fondamentale educare i ragazzi, coinvolgere le famiglie e sviluppare consapevolezza sui comportamenti alimentari, con il duplice obiettivo di aiutare le fasce di popolazione più vulnerabili, favorendo l’inclusione delle persone più a rischio, assicurando loro la possibilità di usufruire di misure preventive e di cure appropriate, e di ridurre l’impatto economico e organizzativo sul sistema sanitario”.
Sul piano nazionale e territoriale, Guido Quintino Liris, Commissione Bilancio Senato della Repubblica e promotore dell’intergruppo parlamentare sulle cronicità, ha sottolineato l’importanza della programmazione e dell’innovazione digitale: “Formazione manageriale e professionale, centralità del medico di medicina generale e utilizzo di strumenti digitali e intelligenza artificiale consentono di sviluppare medicina preventiva, predittiva e personalizzata. Le case di comunità rappresentano il futuro, integrando tutti gli attori sanitari e riducendo il ricorso improprio al pronto soccorso”.

Il convegno, organizzato con il contributo non condizionante di Lilly, ha messo in luce come l’obesità sia una malattia cronica e complessa, influenzata da fattori genetici, stili di vita e componenti socio-economiche. La prevenzione e la diagnosi precoce, integrate tra ospedale e territorio, rappresentano strumenti chiave per ridurre complicanze e costi sanitari.

Maria P. A. Baldassarre, Presidente SID Abruzzo e Molise, ha riportato dati significativi: “In Abruzzo il diabete ha una prevalenza del 7–7,5%, superiore alla media nazionale, e quasi il 50% della popolazione è in sovrappeso o obesa. La prevenzione deve passare dalla medicina generale – ha aggiunto -, fondamentale per intercettare patologie come il diabete nelle fasi iniziali, spesso prive di sintomi.

La scarsa consapevolezza del rischio espone i pazienti a complicanze evitabili, con ricadute anche sui costi del sistema sanitario. Oggi, grazie a terapie efficaci utilizzabili precocemente, è possibile ridurre eventi e complicanze, migliorando la prognosi e la sostenibilità complessiva delle cure. In Abruzzo esistono basi solide, grazie a un PDTA relativamente recente e a realtà territoriali già strutturate, seppur con differenze tra aree centrali e periferiche. La sfida ora è rafforzare e rendere omogenei questi percorsi, integrandoli sempre di più anche nella gestione dell’obesità”.

Valeria Montani, Presidente sezione Abruzzo Associazione Medici Diabetologi (AMD) e Direttore di UOC Malattie Endocrine e Diabetologia ASL Teramo e Gloria Formoso, Direttore dell’Unità Operativa complessa Territoriale di Endocrinologia e malattie Metaboliche ASL Pescara hanno sottolineato la necessità di percorsi multidisciplinari e di accesso equo, con un approccio che integri medico, psicologo, dietista e servizi di attività fisica. “Intervenire precocemente riduce il rischio di complicanze, disturbi psicologici e costi sociali,” hanno spiegato. Sulla stessa scia l’intervento di Alessio Fresco, Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici (ANIAD): “L’attività fisica deve essere personalizzata, graduale e motivante, integrata con dieta e farmaci innovativi per il dimagrimento. Serve valorizzare tutte le professioni sanitarie e dell’attività motoria, educando fin dall’infanzia e creando percorsi di gruppo per supporto sociale e motivazionale. Il percorso deve essere centrato sul paziente e multidisciplinare”.

Francesco Cipollone, Direttore UOC Clinica Medica ASL Lanciano Vasto Chieti, ha posto l’attenzione sui rischi cardiovascolari genetici: “La lipoproteina(a) è un fattore di rischio cardiovascolare silenzioso e geneticamente determinato, presente in circa una persona su cinque. Identificare oggi i soggetti a rischio è cruciale in vista dei nuovi farmaci selettivi attesi entro il 2027”. In quest’ottica il tema dello screening diventa cruciale: “Lo screening rappresenta uno strumento centrale – ha aggiunto Cipollone– e concretamente attuabile a livello regionale e territoriale, anche attraverso progetti pilota e il coinvolgimento delle farmacie come presìdi di prossimità. Esistono già test semplici e rapidi che rendono lo screening tecnicamente realizzabile e utile per aumentare la consapevolezza sui principali fattori di rischio cardiovascolare. Il valore di queste iniziative è soprattutto concreto: intercettare persone che altrimenti non accederebbero ai percorsi di prevenzione. Per questo è fondamentale il ruolo della governance sanitaria e della formazione della classe medica, rafforzando il primo livello di assistenza e l’integrazione tra ospedale, territorio, medicina generale e farmacie, così da estendere in modo efficace e mirato lo screening alla popolazione”.

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Davide Falco

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