Negli ultimi dieci anni la conversazione pubblica italiana sui temi della Diversity & Inclusion si è fatta più intensa (il 62% della popolazione ritiene che se ne parli di più), con un impatto rilevante nell’evoluzione dell’immaginario collettivo.
Il 58%degli italiani afferma di essere più consapevole rispetto a dieci anni fa sui temi sociali e inclusivi, con una maggior consapevolezza tra i giovani (66%),tra le donne (63%) e tra chi è stato maggiormente esposto a contenuti informativi (67%) e a film e serie tv (73%), dati che indicano una correlazione importante tra una maggior fruizione dei media e una crescente consapevolezza sulle tematiche di Genere e identità di genere, Etnia, Disabilità, LGBTQ+, Età e Generazioni, Aspetto fisico.
Motori decisivi di riflessione sono innanzitutto i grandi fatti di cronaca(56%) e il dibattito politico-culturale (47%) veicolati dall’informazione, a conferma della forza dell’agenda mediatica nel porre temi sensibili al centro della scena pubblica.
Anche il cinema (31%), le serie(27%) e i programmi tv(29%) entrano a pieno titolo in questo processo – soprattutto sui giovani 18-34 anni – e lo fanno di più rispetto, per esempio, alle relazioni personali (24%), ai libri (13%) e alle canzoni (8%), mostrando la potenza e la responsabilità dei media mainstream nel costruire una cultura dell’inclusione condivisa.
Queste alcune delle evidenze della ricerca “DIVERSITY MEDIA RESEARCH REPORT 2025” di Fondazione Diversity, realizzata con il sostegno di H&M e presentata oggi all’Associazione Stampa Estera in Italia di Roma, in occasione del 10° Anniversario dei Diversity Media Awards, l’evento che da 10 anni premia contenuti mediali e personaggi che si sono distinti per una rappresentazione corretta e valorizzante delle persone e dei temi della Diversity, Equity &Inclusion.
La ricerca quest’anno ha indagato per la prima volta – attraverso l’analisi “DIVERSITY MEDIA REPORT – IMPACT” realizzata in collaborazione con 2B Research e condotta su un campione rappresentativo della popolazione – la capacità trasformativa che, negli ultimi 10 anni, hanno avuto i media italiani nello stimolare consapevolezza, riflessione e apertura riguardo a temi sociali e inclusivi, ma anche il giudizio delle persone sulla qualità del trattamento di tematiche e persone sottorappresentate nei vari format mediali.

Dall’analisi delle quattro aree mediali più diffuse –Informazione, Cinema, Serie Tv e Programmi tv – emerge un forte primato dell’Informazione – soprattutto su grandi eventi di cronaca – nel generare riflessione (72%) seguita da film (60%), serie tv (56%) e programmi tv (50%).
I femminicidi di Giulia Cecchettin e Giulia Tramontano sono gli eventi di cronaca degli ultimi 10 anni che hanno portato a un aumento maggiore di consapevolezza nelle persone (citati dal 38% degli intervistati) seguiti dalla Guerra in Ucraina (35%), dalla Guerra a Gaza (28%)e dall’emergenza migranti a Lampedusa (16%).
Sui giovani18-34 anni impattano maggiormente, rispetto alle generazioni più adulte, le grandi battaglie globali (come Black Lives Matter) e i dibattiti sui diritti civili (DDL Zan), mentre le donne hanno un’attenzione superiore agli uomini rispetto alle tematiche femminili (#Mee Too, Non una di meno).
Al primato dell’Informazione nel generare riflessione – dovuto al “moral shock” che i grandi fatti di cronaca innescano soprattutto nelle generazioni più adulte – non corrisponde tuttavia un altrettanto positivo giudizio sulla qualità del trattamento delle tematiche: per il 40% delle persone l’informazione italiana non tratta le tematiche DE&I in modo rispettoso e corretto e questa percentuale sale al 50% tra chi segue quotidianamente le news, segno di una sensibilità critica che cresce con l’esposizione.
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