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martedì, Ottobre 26, 2021

Intervista a Veronica Vitale I-Vee e video “Transparent”

È in radio e disponibile sulle piattaforme streaming e in digital downloadTRANSPARENT”, il nuovo brano di VERONICA VITALE I-VEE, artista e produttrice musicale d’avanguardia di origine italiana che negli ultimi dieci anni ha conquistato gli Stati Uniti. 

Intervista

Veronica, molto conosciuta all’estero e poco in Italia. Qual è secondo te il motivo?

“In Italia, ai giovani come me, è richiesta Anarchia Imprenditoriale. A buon intenditore…”

Musicalmente, quali sono le differenze tra Italia ed estero? I gusti, le sonorità…, dal tuo punto di vista?

“Per questa risposta, con “estero” ti dico che mi riferisco agli Stati Uniti. In America hai il permesso di sperimentare e scoprire chi sei e cosa vuoi essere. Hai il permesso di sentirti importante e diventarlo. L’Italia è un salotto in cui entrare in punta di piedi, gli Stati Uniti un’arena in cui devi alzare la voce.

Qui, negli States, trovi un mondo in cui non c’è un attimo di riposo, si vive “on the edge” (sul margine) e ad una certa velocità, in un mese di lavoro realizzo cose che in Italia richiederebbero 2 anni. Siamo senza orario d’ufficio ma ci si vede solitamente “at noon” da mezzogiorno in poi, non importa che collabori con The KID Laroi o Snoop Dogg, nessuno arriva prima di mezzogiorno, c’è troppo traffico a LA.

In California, anche quando sei affermato, continui a correre. Ci vuole poco per trovarsi con un piede in una vita da lusso e giorni da superstar, per finire domani sul marciapiede da senza tetto. “You’re Always One Paycheck Away”. La musica negli States rispecchia davvero le nostre frustrazioni, la politica, i trend e la vita di tutti i giorni. Ogni stato è come una nazione separata, con le proprie tradizioni, storia e paesaggi.

In Italia c’è la bellezza del regionalismo e dei dialetti. In America il legame tra la vita che fai e la musica che ascolti è ancora più diretto, è vivido come una bruciatura sulla pelle che non se ne va. Nelle produzioni ci trascini tutto, vedi sia la torre della Warner Bros, ma anche le case rovinate e il degrado. Non a caso anche le Hit del Pop devono essere un po’ “edgy” e cioè spigolose, sconvolgenti, con un approccio che coglie l’ascoltatore impreparato, perché è il dettaglio, il modo di cantare “non convenzionale” che ti porta in vetta.

In un mondo in cui tutti usano l’autotune, ed ogni secondo della canzone viene smembrato per seguire le richieste delle piattaforme streaming, i miei brani colpiscono perché sono RAW, crudi, come Bjork e credo che la personalità dell’artista diventerà un elemento sempre più importante nel pop dell’immediato futuro, ma non è da tutti avercela; la massa cerca sempre di copiare. Io resto sulla stessa battuta anche 371 volte se devo.

Perché voglio essere tra i migliori. Comunque negli Stati Uniti c’è un intero mondo di cose che succede dietro al sipario di cui non si parla mai, e non mi riferisco solo ai ricatti e compromessi, basta prestare attenzione sulle nuove leve, se parlano di come ce l’hanno fatta, usano una certa narrativa, un certo slang, determinate “dinamiche”, noto a quelli del settore, e che passa totalmente inosservato al pubblico”

Come nasce “Transparent”?  Sia come progetto, sia come pensiero.

“Quando ascolti Transparent, non ascolti una canzone ma una frequenza, fatta di determinati Hertz (417 precisamente), lì in sottofondo, che aiuta a guarire dai traumi del passato. Transparent è l’ultimo capitolo dell’antologia musicale “Prismatic Dojo: La teoria di tutti i colori” ed è dedicato alla lotta contro il bullismo in ogni sua forma. Il progetto è nato un pomeriggio di maggio quando, rientrata in Italia, ho fatto i conti con il cyber-bullismo ed una circostanza contradditoria. Il pensiero di “trasparente” è nato pensando all’autolesionismo emotivo o fisico che ci infliggiamo quando ci sentiamo persi, dentro un inverno senza fine”

Intervista a cura di Davide Falco

Sito Veronica Vitale 

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Veronica Vitale_ph Ligia Cuevas Johnson

 

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