Agnese Valle: nuova prova d’autrice

Agnese valle
Agnese Valle

Dopo l’esordio da autrice con l’Orchestra del 41° Parallelo, Agnese Valle, la cantautrice e clarinettista romana, torna a misurarsi con ensemble numerosi e firma due brani del nuovo album della MED FREE ORKESTRA (della quale è la voce femminile e il clarinetto) “L’Isola di Gulliver”, in uscita oggi 20 aprile per Goodfellas.

Il primo è ‘Hey Hey’, composto in inglese e scritto a quattro mani con Andrea Rodini. Il brano, già in rotazione radiofonica, anticipa l’uscita del disco. La storia di “Hey Hey” non ha una connotazione di spazio precisa, potrebbe essere ambientato in Texas o in qualunque altro paese che non abbia una tradizione di mescolanza etnica.

Un ragazzo africano arriva in questa provincia abitata solo da bianchi. Un uomo anziano seduto in un bar urla al ragazzo: “hey hey”. L’uomo è bianco, con dei grandi baffi ed un’ispida barba rossa. E’ seduto al tavolino con il suo boccale di birra gelata davanti.

Il ragazzo, assetato, con lo zaino in spalla, di passaggio per riposare un po’ dal suo lungo viaggio, è convinto che quello sia un grido di benvenuto e risponde al vecchio. Inizia così il dialogo dei due a botte di “hey hey”.

Il ragazzo crede che l’altro lo stia invitando a bere con lui, ma il vecchio gli indica un cane, poco distante da loro, che si abbevera in una pozzanghera e scioglie definitivamente l’equivoco sentenziando che a gente come lui non spetta certo un boccale di birra ma una pozza d’acqua, che la sua vita da “diverso” non sarà semplice, ma una continua battaglia per la sopravvivenza.

L’altro brano, che porta la firma della sola Agnese Valle (musica e parole), è “Il gallo”: una riflessione apparentemente scanzonata sugli effetti di una globalizzazione che, dietro i suoi benefici, nasconde una profonda crisi identitaria, rendendo ogni angolo del mondo uguale a se stesso.

Un gallo canta, annuncia l’alba, quasi rincasasse da una festa. Saltella tra le cicche spente e i bicchieri vuoti gettati nella sua piccola fattoria cittadina la notte precedente.

Con la luce del sole, quel posto, il suo posto, si riconosce. La notte invece, sotto le luci della “movida” e il caos dei night limitrofi, è come se si perdesse l’orientamento, come se ogni città si somigliasse, dimenticando ciò che di autentico avrebbe da raccontare.

Dice Agnese Valle: “Ero a Testaccio, in una passeggiata mattutina, e mi sorprese il contrasto tra quel gallo che cantava nella sua fattoria cittadina e i residui di una festa alcolica”.

In uno scatto, la sovrapposizione di due realtà: quella del giorno dopo i festeggiamenti, e quella più sincera, di una città che riacquista la sua vera natura: Casette basse, muri a secco, “nasoni” e panni stesi.

Poco più in là, il mercato, dove il vociare lontano si unisce al canto del gallo. E’ domenica, è mattina, la città è più sincera e, come se non bastasse, è primavera e le camelie sono in fiore.