Tumori: L’esempio virtuoso dell’UO di oncologia dell’ASL di Piacenza

Dr  Cavanna
Dr Cavanna

 

Ogni anno conta 2.500 ricoveri in regime di day hospital, 1.450 degenze e circa 25.000 visite ambulatoriali. È l’Unità Operativa di Oncologia dell’Asl di Piacenza che con uno staff di 12 medici, uno psicologo, un data manager, 25 infermieri, 7 Operatori Socio Sanitari, 3 coordinatori infermieristici e 2 assistenti sanitari, si prende cura di ogni tipo di patologia tumorale, con un focus specifico su mammella, colon e polmone.

Da sole queste 3 neoplasie sono responsabili di oltre la metà dei 1.200 nuovi casi di tumore che ogni anno l’UO si trova ad affrontare. Grazie al forte impegno sul fronte della ricerca scientifica di valore, la struttura, attualmente coinvolta in circa 40 studi condotti su diverse tipologie oncologiche, è un’eccellenza al servizio del territorio.

“Nella cura dei pazienti oncologici, è importante prestare attenzione anche alla gestione dei sintomi, in particolare il dolore, presente in oltre il 60% dei casi di neoplasia avanzata, arrivando a punte di oltre il 90%”, illustra Luigi Cavanna, Direttore dell’UO di Oncologia dell’Asl di Piacenza. “La sofferenza favorisce depressione e rinuncia alla terapia attiva contro la malattia. Le più importanti società scientifiche raccomandano pertanto il trattamento precoce del dolore oncologico, che può incidere sulla durata, oltre che sulla qualità di vita”.

“Proprio sul fronte della cura del dolore – prosegue Cavanna – è attualmente fervida l’attività di ricerca scientifica, con diversi studi che ci stanno fornendo indicazioni utili per l’impiego dei farmaci analgesici, in particolare gli oppiacei, opzione terapeutica d’elezione in caso di sofferenza oncologica. Un lavoro da poco pubblicato sulla prestigiosa rivista americana Journal of Clinical Oncology, al quale ha partecipato anche il nostro centro, ha evidenziato che in pazienti con tumore e dolore moderato, la morfina a basse dosi dà risultati migliori rispetto agli oppiacei leggeri e consente una buona tollerabilità”.

“Un altro studio a cui abbiamo preso parte insieme all’Istituto Mario Negri di Milano, in corso di stampa su Annals of Oncology, evidenzia che una parte di pazienti può essere poco responsiva al trattamento; abbiamo un ulteriore studio in collaborazione con l’Istituto Mario Negri per valutare la variabilità della risposta analgesica a un trattamento a base di ossicodone-naloxone in pazienti oncologici con dolore moderato-severo. Da ricordare anche un recente articolo accettato sulla rivista Current Medical Research & Opinion in cui è emerso che l’associazione ossicodone-naloxone è correlata a una migliore tollerabilità, con minor rischio di costipazione, rispetto all’uso sia di ossicodone da solo sia di morfina”.

Lo sforzo dell’Unità Operativa di Oncologia dell’Asl di Piacenza per migliorare l’assistenza ai pazienti non si concretizza solo nell’intensa attività di ricerca scientifica ma anche in un assetto organizzativo particolarmente efficiente. La struttura ha infatti sviluppato una rete oncologica estesa in tutta la provincia: i medici si spostano presso gli altri tre ospedali del territorio (Fiorenzuola, Bobbio e Castelsangiovanni), garantendo continuità e coerenza nelle cure erogate a oltre 300 pazienti.

L’UO, inoltre, è tra le poche a vantare la preparazione centralizzata dei farmaci antitumorali per l’intera provincia, assicurando equità e sicurezza agli assistiti, e questo è stato possibile con l’ottima collaborazione dei farmacisti: dr.ssa Alessandra Riva, Dr.ssa Antonella De Masi e dr. Stefano Vecchia.

La struttura è attualmente accreditata Esmo (European Society for Medical Oncology) per quanto riguarda la continuità assistenziale: si è quindi dimostrata in grado della presa in carico complessiva del paziente, non solo al momento della somministrazione della cura, ma per tutto il decorso della malattia, gestendo al meglio tutte le complicanze, con una reperibilità continua degli oncologi, 24 ore su 24, per tutti i giorni dell’anno.

“La rete provinciale e la preparazione centralizzata dei farmaci oncologici in un’unica centrale di preparazione chiamata unità di farmaci antiblastici (UFA) hanno permesso anche un importante risparmio per l’azienda sanitaria, poiché non vengono sprecati i residui dei flaconi dei chemioterapici che sono estremamente costosi. È stata pubblicata una nostra ricerca sulla rivista Medical Oncology (Med Oncol; 2015, 32:16) in cui si evidenzia un risparmio di circa 16.000 euro ogni mese con il modello della preparazione centralizzata per l’intera provincia. La qualità di vita del malato è molto importante e il nostro impegno quotidiano deve cercare di preservarla. Gli studi pubblicati ed attualmente in corso, con farmaci, presidi o nuove modalità organizzative, sono molto preziosi perché ci permettono una cura sempre migliore dei tanti pazienti oncologici che a noi si affidano”, conclude il dottor Cavanna.