Ivana Monti, attrice potente grazie anche alla sua voce in grado di variare tono e dialetto milanese in una perfetta dualità, torna con UNA VITA CHE STO QUI, di Roberta Skerl, nell’intimo Teatro Gerolamo di Milano, fino a domenica 29 gennaio 2023.
Il monologo si può definire diviso in due parti perfettamente allineate da un filo conduttore che è la storia personale della protagonista Adriana.
Un’ottantenne, Adriana, che vive da sempre nell’appartamento che i genitori, negli anni 40 riuscirono ad ottenere dall’ALER (AZIENDA LOMBARDA EDILIZIA POPOLARE) e che oggi è obbligata a lasciare per lavori di “riqualificazione”; costretta ad abbandonare la casa di sempre per spostarsi in un hinterland milanese totalmente sconosciuto e che probabilmente diventerà il suo ultimo luogo di fine vita.
Tanti sono i ricordi della protagonista, dalle bombe della guerra, ai primi incontri amorosi adolescenziali, alla malattia della mamma ancora troppo giovane, la sua gravidanza di quasi ventenne e al padre scomparso troppo presto e un padre assente del suo stesso bambino.
Triste il suo matrimonio con un uomo che forse, non l’ha mai davvero amata, se non la sua gioventù, cosiccome nessun reale amore verso il suo bambino, avuto da una fugace notte d’amore anni prima.
Più di un trentennio di storia italiana osservata da una singola persona che, attraverso la sua esperienza ha vissuto la parte più disagiata e più umile di vita , tra gli anni Quaranta e gli anni Settanta, in zona Lorenteggio a Milano.
Mentre Adriana piega gli abiti che porterà in valigia per il suo obbligato trasloco, urla al proprio vicino di casa di abbassare la musica, un africano che le ricorda che il mondo intorno a lei è fatto oramai di altre culture e abitudini.
Ed è per questo che la protagonista riesce più facilmente a fare un viaggio nel passato raccontando la sua vita.
Dai suoi genitori di cui era figlia unica, l’amore della prima cotta e della sua prima relazione intima con il Sergio, la notte fugace con il vizioso Umberto, vittima delle scommesse sui cavalli, e di cui non si farà mai carico del loro bambino in arrivo perchè più interessato alla vita viziosa alla quale tenta di sottomettere Adriana facendole conoscere la zia prostituta di Laveno, unica località esterna a Milano che Adriana vedrà nella sua vita.
Bello e poetico il racconto della rinascita di Milano che risale alla ricostruzione della Scala nel 1946, la città comincia a rivivere dopo la guerra, tutti a lavorare e soprattutto tutti con un lavoro di qualsiasi entità ma sempre pieno di dignità.
La perdita del padre, accanito tifoso del Milan, causata da una caduta dal secondo anello dello Stadio di San Siro, che lo porterà alla mobilità cronica e infine alla morte nel 1960. Ed è nel 1960 che nascerà suo figlio Roberto. Perde il lavoro, ma dopo anni di sacrifici, troverà un mestiere come portineria in un elegante edificio in Corso Venezia a Milano, che la terrà occupata dieci ore al giorno e per quasi trenta anni.
Racconta degli anni Sessanta e del miracolo economico, dalla presenza di quei “terroni”, che hanno “fatto” Milano; i meridionali, quelle persone del sud che parlavano un’altra lingua, casinisti, ma sempre presenti se aveva bisogno di qualcosa; sempre pronti a regalare le proprie leccornie del sud e aprire la loro porta di casa.
Ma la fine degli anni sessanta porta anche una nuova criminalità: la diffusione dell’eroina, lo stupefacente più sconosciuto ma più alla moda nell’Europa del Nord, arrivato in una grande città, soprattutto ai margini, dove umiltà e disagio familiare sono elementi ancora presenti e i giovani facilmente attaccabili.
L’eroina diverrà la protagonista fedele nella vita del figlio Roberto, vittima di un sistema sociale assente, ed è quando urla “assassini!!!”, che ci si trova nella potenza del dolore di una donna sola e tradita dalla società, che nella prima mezz’ora dello spettacolo ci aveva fatto sorridere. E farà commuovere tutto il pubblico nelle sue ultime battute.
Ivana Monti è di una spaventosa grandezza attoriale, non sbaglia, non mente, e travolge il pubblico particolarmente adulto perchè può ricordare quegli anni, ma dà una verissima visione per chi, quegli anni, non li ha vissuti, ma che è figlio di genitori che sulle proprie spalle, sebbene benestanti, sebbene di più umili origini, hanno potuto vivere i cambiamenti di questa immensa città e che ancora oggi, urla per una rabbia sociale. …nella speranza che, qualcuno, come ripete spesso la protagonista, dai piani alti, finalmente ascolti con serietà.
Assolutamente da vedere!
Durata spettacolo:1 ora
Info e biglietti www.teatrogerolamo.it
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