L’estate al Piccolo intreccia due programmi: Ogni volta unica la fine del mondo(dal 21 giugno al 29 settembre), e Incursioni/Escursioni (dal 15 giugno al 26 settembre), che si aprirà dal centro a tutta la città, ramificandosi nei Municipi e avrà per protagonisti Davide Enia, Stefano Massini e Marco Paolini.
“Incursioni/Escursioni”,
sarà martedì 6 luglio, al REDO Merezzate (ore 21.30), con Stefano Massini e le sue Not(t)e a piè di pagina, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano.
Lo scrittore e performer si presenta sul palco con una copia di un quotidiano del giorno stesso dello spettacolo, intessendo la rete di rimandi, simmetrie e coincidenze con romanzi, film, racconti e miti che ne costituiscono la chiave di lettura: “Si pensa in genere che esista la fantasia – scrive Massini – e, contrapposta, esista la realtà. Dunque, da un lato avremmo la letteratura, l’invenzione, mentre sul versante opposto si collocherebbe la cronaca. Ebbene, è tutto sbagliato: il presente noi lo scriviamo, è una pagina bianca, e sono le idee e le immagini a comporlo. Così come si scrive un libro, così si compone il quadro dei personaggi e delle trame del nostro qui e ora. Tentiamo allora l’azzardo di leggere il nostro presente come un testo fitto di note a più di pagina, in cui gli eventi politici, sociali, internazionali – perfino la cronaca e lo sport – sono parti di un mosaico di precedenti letterari”.
“Ogni volta unica la fine del mondo”,
sempre martedì 6 luglio, al Chiostro Nina Vinchi (ore 21.30), Alphabeast – Vivere in tempi insostenibili con Felice Cimatti e Laura Boella, modera Maddalena Parise. Sostenibilità. Un altro concetto che l’epidemia del Covid-19 ha usurato fino al punto di renderlo inservibile. Perché con il virus siamo oltre la sostenibilità. Il virus è insostenibile.
C’è qualcuno, che è più insostenibile della specie insostenibile per eccellenza, Homo sapiens. Con il virus non solo ‘finisce’ la nostra presunzione, ma finisce la favola bella dell’equilibrio e dell’armonia cosmica.
Il nuovo tempo è insostenibile. Serve allora un pensiero della fragilità, della paura e della morte. Vivere in tempi insostenibili. Ossia vivere in un tempo che fa dell’insostenibilità un nuovo e terribile ambiente da abitare. Cosa resta del linguaggio umano quando dall’altra parte troviamo una forma radicalmente aliena come quella del virus? Ce la faremo a sostenere un pensiero dell’insostenibilità? Felice Cimatti, filosofo del linguaggio ne ragiona con Laura Boella, filosofa morale.



