Spazio Teatro 89: “Divisi per colore o per sangue”

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Spazio Teatro 89
in collaborazione con
Serate Musicali, Coop Lombardia e PopHistory
presenta la 20a stagione di classica “In Cooperativa per amare la musica – I concerti fior fiore Coop”
Sei gridi di separazione
Piccola fenomenologia del distanziamento
Domenica 11 ottobre 2020
Grido 3: Divisi per colore o per sangue
Ore 17.30 – L’albinaggio e la gestione degli stranieri a Milano: un tè con Maria Teresa d’Asburgo:
conversazione a cura del public historian Giorgio Uberti
Ore 18 – Concerto con musiche di Klein, Sor, Castelnuovo Tedesco, Villa-Lobos, Colombo Taccani
Duo Maria Eleonora Caminada (voce)-Leonardo De Marchi (chitarra a 6 e 10 corde)
Si susseguono senza sosta i concerti della ventesima stagione di classica dello Spazio
Teatro 89 di Milano, intitolata “Sei gridi di separazione”, realizzata in collaborazione con Serate
Musicali, Coop Lombardia e PopHistory e in programma fino al prossimo 22 novembre: una serie di
incontri tra musica e storia per riflettere sul distanziamento sociale, necessaria misura di contenimento
per proteggerci dal pericolo mortale del Covid-19, ma pur sempre dolorosa rinuncia nei nostri rapporti
interpersonali.
Ogni appuntamento è dedicato a una delle diverse giustificazioni addotte, nei secoli scorsi, per attuare
separazioni e distanziamenti come forme di controllo, dominio, persecuzione e discriminazione:
domenica 11 ottobre (ore 17.30; ingresso 7-10 euro), in occasione del terzo concerto della rassegna,
intitolato “Grido 3: Divisi per colore o per sangue”, sarà protagonista il duo composto da Maria
Eleonora Caminada (voce) e Leonardo De Marchi (chitarra a 6 e 10 corde), preceduto dal public
historian Giorgio Uberti, la cui introduzione verterà sul tema “L’albinaggio e la gestione degli
stranieri a Milano: un tè con Maria Teresa d’Asburgo”.
Questo récital per voce e chitarra ha come denominatore comune le lacerazioni prodotte dal razzismo.
Discriminare significa dividere, rafforzare in maniera surrettizia l’identità di alcuni disconoscendo la
comune appartenenza al genere umano. È normale che l’arte, come le altre sfere del sapere, si interroghi
da secoli davanti a queste tensioni e cerchi di risolverle, almeno sul piano ideale. In apertura di
programma, troviamo le atmosfere tenere e sognanti del “Wiegenlied” di Gideon Klein, riproposte in un
adattamento per voce e chitarra a dieci corde. Esse non lascerebbero immaginare le circostanze terribili
in cui il pezzo venne scritto: Klein, ebreo, compose infatti queste note durante l’internamento nel campo
di concentramento di Theresienstadt (oggi Terezin, cittadina della Repubblica Ceca).
Il fascino etereo del Wiegenlied si oppone diametralmente alle atmosfere incandescenti e alle masse
sonore taglienti di “Stranger” di Giorgio Colombo Taccani, scritto appositamente per questo concerto e
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proposto in prima esecuzione. Nel brano, che utilizza testi di varia provenienza (termini statunitensi
etnicamente dispregiativi, appartenenze razziali riportate sui passaporti sudafricani durante l’apartheid,
una breve poesia di Walt Whitman), rivivono gli appellativi con cui in inglese ci si riferisce al “diverso”
per appartenenza etnica. Si tratta di un elenco crudo, declamato con violenza straniante, che trascolora
nei cupi cluster risonanti della chitarra a dieci corde.
Chi discrimina toglie dignità ad altri individui, svilendoli e rendendoli simili a oggetti: a quest’ultima
accezione fanno riferimento tanto la musica di Colombo Taccani quanto l’intima saudade della
Bachiana n. 5 di Heitor Villa-Lobos, la cui Aria viene riproposta in una versione dello stesso autore per
voce e chitarra. Ripresentare questo brano è anche un tentativo per far valer le ragioni delle popolazioni
amazzoniche, oggetto di feroci dinamiche di segregazione nel Brasile odierno. La scelta di
“Seguidillas” di Fernando Sor costituisce, invece, un significativo momento di distensione e di stacco,
anche cronologico, rispetto al resto del programma. Anche Sor, catalano, visse un destino da esule, non
per motivi di appartenenza etnica o confessionale, ma perché i suoi conterranei ravvisavano in lui
pericolose simpatie filofrancesi, in un momento – quello delle campagne napoleoniche – in cui nel regno
di Spagna non era certo cosa buona apparire come pericolosi afrancesados. Peraltro, la sorte seppe
essere munifica con Sor che, toccando mezza Europa nei suoi viaggi, riuscì a imporsi come interprete e
compositore di prima levatura.
La chiusura del terzo appuntamento della rassegna di classica è affidata alle note di un compositore, il
fiorentino Mario Castelnuovo Tedesco, che è stato una delle voci più autentiche e significative della
letteratura chitarristica. L’imponente ciclo del “Divan of Moses Ibn-Ezra”, tratto dalle poesie di un
poeta ebreo del secolo XI, è una delle ultime prove dell’autore toscano e ne costituisce una sorta di
testamento artistico e spirituale. Rivivono in esso i temi universali dell’amicizia, dei piaceri della vita,
degli interrogativi davanti al nulla che rappresenta per noi la morte, ma anche la diaspora, quel destino
che vuole il popolo ebraico condannato alla dispersione e alla peregrinazione. Ed è in queste coordinate
che si muove la “Ballata dell’esilio”, in cui Castelnuovo Tedesco, emigrato negli Stati Uniti nel 1938 per
via delle leggi razziali, esprime la sua nostalgia per l’Italia.
Ventesima stagione di classica “In Cooperativa per amare la musica”
Sei gridi di separazione, piccola fenomenologia del distanziamento
(dal 27 settembre al 22 novembre 2020)
Spazio Teatro 89, via Fratelli Zoia 89, 20153 Milano
Tel: 0240914901; info@spazioteatro89.org; www.spazioteatro89.org
Biglietti: 7-10 euro.
Riduzioni: Under 25 e Over 65.
Convenzioni: Arci, Feltrinelli, soci Coop, Touring Club, IBS, Coop Degradi e CPM Music
Institute.
Domenica 11 ottobre, ore 17.30 – Grido 3: Divisi per colore o per sangue
Programma: musiche di Klein, Sor, Castelnuovo Tedesco, Villa-Lobos, Colombo Taccani
Interpreti: Maria Eleonora Caminada (voce), Leonardo De Marchi (chitarra a 6 e 10 corde).