Coop Lombardia supporta la Fondazione IEO-CCM

locandina
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Noci, nocciole, mandorle, arachidi e pistacchi: la frutta secca non manca mai dalla tavola in occasione delle festività natalizie.
Quest’anno si può dare il proprio contributo per sostenere la ricerca medico scientifica, grazie alla rinnovata disponibilità del Gruppo Coop a favore della Fondazione IEO-CCM.

Infatti dal 1 al 31 dicembre, all’interno dei 92 punti vendita Coop, iperCoop e inCoop di Coop Lombardia, sarà disponibile la frutta secca che sostiene la Ricerca: parte del ricavato di tutta la vendita sarà destinato a Fondazione IEO-CCM, che supporta progetti di ricerca dell’Istituto Europeo di Oncologia e del Centro Cardiologico Monzino.

Il Gruppo Coop ancora una volta è a fianco della ricerca con un’attività solidale attraverso i suoi negozi, alleato ideale di Fondazione IEO-CCM per la sua cultura aziendale, il suo radicamento sul territorio e il suo spirito di condivisione.

In questi ultimi mesi Fondazione IEO-CCM ha organizzato e supportato numerose iniziative digitali e incontri online per sensibilizzare – in particolar modo in quest’anno così complesso – la popolazione alla prevenzione, un’attività fondamentale per la salute che non può essere rimandata.

Spazio Teatro 89: “Divisi per colore o per sangue”

Logo Spazio Teatro 89 (1)
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Spazio Teatro 89
in collaborazione con
Serate Musicali, Coop Lombardia e PopHistory
presenta la 20a stagione di classica “In Cooperativa per amare la musica – I concerti fior fiore Coop”
Sei gridi di separazione
Piccola fenomenologia del distanziamento
Domenica 11 ottobre 2020
Grido 3: Divisi per colore o per sangue
Ore 17.30 – L’albinaggio e la gestione degli stranieri a Milano: un tè con Maria Teresa d’Asburgo:
conversazione a cura del public historian Giorgio Uberti
Ore 18 – Concerto con musiche di Klein, Sor, Castelnuovo Tedesco, Villa-Lobos, Colombo Taccani
Duo Maria Eleonora Caminada (voce)-Leonardo De Marchi (chitarra a 6 e 10 corde)
Si susseguono senza sosta i concerti della ventesima stagione di classica dello Spazio
Teatro 89 di Milano, intitolata “Sei gridi di separazione”, realizzata in collaborazione con Serate
Musicali, Coop Lombardia e PopHistory e in programma fino al prossimo 22 novembre: una serie di
incontri tra musica e storia per riflettere sul distanziamento sociale, necessaria misura di contenimento
per proteggerci dal pericolo mortale del Covid-19, ma pur sempre dolorosa rinuncia nei nostri rapporti
interpersonali.
Ogni appuntamento è dedicato a una delle diverse giustificazioni addotte, nei secoli scorsi, per attuare
separazioni e distanziamenti come forme di controllo, dominio, persecuzione e discriminazione:
domenica 11 ottobre (ore 17.30; ingresso 7-10 euro), in occasione del terzo concerto della rassegna,
intitolato “Grido 3: Divisi per colore o per sangue”, sarà protagonista il duo composto da Maria
Eleonora Caminada (voce) e Leonardo De Marchi (chitarra a 6 e 10 corde), preceduto dal public
historian Giorgio Uberti, la cui introduzione verterà sul tema “L’albinaggio e la gestione degli
stranieri a Milano: un tè con Maria Teresa d’Asburgo”.
Questo récital per voce e chitarra ha come denominatore comune le lacerazioni prodotte dal razzismo.
Discriminare significa dividere, rafforzare in maniera surrettizia l’identità di alcuni disconoscendo la
comune appartenenza al genere umano. È normale che l’arte, come le altre sfere del sapere, si interroghi
da secoli davanti a queste tensioni e cerchi di risolverle, almeno sul piano ideale. In apertura di
programma, troviamo le atmosfere tenere e sognanti del “Wiegenlied” di Gideon Klein, riproposte in un
adattamento per voce e chitarra a dieci corde. Esse non lascerebbero immaginare le circostanze terribili
in cui il pezzo venne scritto: Klein, ebreo, compose infatti queste note durante l’internamento nel campo
di concentramento di Theresienstadt (oggi Terezin, cittadina della Repubblica Ceca).
Il fascino etereo del Wiegenlied si oppone diametralmente alle atmosfere incandescenti e alle masse
sonore taglienti di “Stranger” di Giorgio Colombo Taccani, scritto appositamente per questo concerto e
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proposto in prima esecuzione. Nel brano, che utilizza testi di varia provenienza (termini statunitensi
etnicamente dispregiativi, appartenenze razziali riportate sui passaporti sudafricani durante l’apartheid,
una breve poesia di Walt Whitman), rivivono gli appellativi con cui in inglese ci si riferisce al “diverso”
per appartenenza etnica. Si tratta di un elenco crudo, declamato con violenza straniante, che trascolora
nei cupi cluster risonanti della chitarra a dieci corde.
Chi discrimina toglie dignità ad altri individui, svilendoli e rendendoli simili a oggetti: a quest’ultima
accezione fanno riferimento tanto la musica di Colombo Taccani quanto l’intima saudade della
Bachiana n. 5 di Heitor Villa-Lobos, la cui Aria viene riproposta in una versione dello stesso autore per
voce e chitarra. Ripresentare questo brano è anche un tentativo per far valer le ragioni delle popolazioni
amazzoniche, oggetto di feroci dinamiche di segregazione nel Brasile odierno. La scelta di
“Seguidillas” di Fernando Sor costituisce, invece, un significativo momento di distensione e di stacco,
anche cronologico, rispetto al resto del programma. Anche Sor, catalano, visse un destino da esule, non
per motivi di appartenenza etnica o confessionale, ma perché i suoi conterranei ravvisavano in lui
pericolose simpatie filofrancesi, in un momento – quello delle campagne napoleoniche – in cui nel regno
di Spagna non era certo cosa buona apparire come pericolosi afrancesados. Peraltro, la sorte seppe
essere munifica con Sor che, toccando mezza Europa nei suoi viaggi, riuscì a imporsi come interprete e
compositore di prima levatura.
La chiusura del terzo appuntamento della rassegna di classica è affidata alle note di un compositore, il
fiorentino Mario Castelnuovo Tedesco, che è stato una delle voci più autentiche e significative della
letteratura chitarristica. L’imponente ciclo del “Divan of Moses Ibn-Ezra”, tratto dalle poesie di un
poeta ebreo del secolo XI, è una delle ultime prove dell’autore toscano e ne costituisce una sorta di
testamento artistico e spirituale. Rivivono in esso i temi universali dell’amicizia, dei piaceri della vita,
degli interrogativi davanti al nulla che rappresenta per noi la morte, ma anche la diaspora, quel destino
che vuole il popolo ebraico condannato alla dispersione e alla peregrinazione. Ed è in queste coordinate
che si muove la “Ballata dell’esilio”, in cui Castelnuovo Tedesco, emigrato negli Stati Uniti nel 1938 per
via delle leggi razziali, esprime la sua nostalgia per l’Italia.
Ventesima stagione di classica “In Cooperativa per amare la musica”
Sei gridi di separazione, piccola fenomenologia del distanziamento
(dal 27 settembre al 22 novembre 2020)
Spazio Teatro 89, via Fratelli Zoia 89, 20153 Milano
Tel: 0240914901; info@spazioteatro89.org; www.spazioteatro89.org
Biglietti: 7-10 euro.
Riduzioni: Under 25 e Over 65.
Convenzioni: Arci, Feltrinelli, soci Coop, Touring Club, IBS, Coop Degradi e CPM Music
Institute.
Domenica 11 ottobre, ore 17.30 – Grido 3: Divisi per colore o per sangue
Programma: musiche di Klein, Sor, Castelnuovo Tedesco, Villa-Lobos, Colombo Taccani
Interpreti: Maria Eleonora Caminada (voce), Leonardo De Marchi (chitarra a 6 e 10 corde).

Turisti non per caso

Turisti non per caso

Racconto di un’esperienza di turismo responsabile in Burkina Faso

di e con Maneul Ferreira e Elena Lolli

direzione musicale di Mauro Buttafava

8 aprile 2013, di Elisa Zini – Eccellente performance per la compagnia teatrale “Alma Rosè” che nel Centro Culturale Ariberto, in via Daniele Crespi n° 9, sabato 6 e domenica 7 aprile 2013 ha intrattenuto il suo affezionato pubblico con un nuovo spettacolo. Con la presenza di musica dal vivo, diretta e interpretata dal bravissimo polistrumentista Mauro Buttafava, Elena Lolli e Manuel Ferreira raccontano la loro esperienza di turismo responsabile in Burkina Faso.

Il Burkina Faso, “Paese degli uomini integri”, nasce come Repubblica presidenziale nell’agosto del 1984. Paese situato a sud del Sahara, all’interno di una grande regione detta Sahel, in grado di accogliere più di sessanta etnie diverse in modo pacifico e rispettoso.

Da più di venti anni Coop Lombardia, Coop Liguria insieme con l’Unione Namanegzanga dei Gruppi di Villaggio di Tanlili, con la preziosa consulenza tecnico scientifica dell’Università degli Studi di Milano,  hanno iniziato un importante progetto di cooperazione, “Produrre senza distruggere”, che ha permesso agli abitanti dei Villaggi di Tanlili di raggiungere l’autosufficienza alimentare mettendo in atto opere di difesa del suolo, un vero e proprio presidio per la difesa della biodiversità.

La compagnia teatrale Alma Rosè racconta, con la consueta maestria, la personale esperienza in Burkina Faso avuta in collaborazione con l’associazione “Mowgli”, tour operator di turismo responsabile. Un gioco di colori, suoni, odori pervade il teatro. Recitazione, musica e immagini trasportano lo spettatore in una terra lontana piena di contraddizioni, povera ma felice. Sul palco i musicisti, due leggii, le calde voci di Elena e Manuel e tante immagini scattate con il cuore, da condividere. C’è anche un violino che vibra in perfetta armonia con i numerosi strumenti africani presenti sul palco.

Un’ esperienza in un Africa vera, vicino alla gente: un viaggio responsabile dove le distanze si annullano realmente e dove gli sguardi e i sorrisi valgono più di mille parole.