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martedì, Giugno 9, 2026

Anteo spazioCinema: “Louis Jouvet tra cinema e teatro”

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In occasione di Elvira, diretto e interpretato da Toni Servillo (al Teatro Grassi fino al 18 dicembre), il Piccolo Teatro di Milano e Anteo spazioCinema organizzano – dal 7 al 9 novembre nella sala di via Milazzo – una rassegna cinematografica, a cura di Maurizio Porro, dedicata a Louis Jouvet.

ElvireJouvet 40, il testo di Brigitte Jaques dal quale è tratto lo spettacolo Elvira, è incentrato su un nucleo di sette lezioni che Jouvet tenne al Conservatoire National d’Art Dramatique tra febbraio e settembre 1940 e che fece stenografare, nelle quali si sofferma con Claudia, allieva del terzo anno, su un’unica scena del Don Giovanni di Molière: l’addio di Donna Elvira al suo antico amante, nell’atto IV della commedia.

Il tragitto di andata e ritorno, dal cinema al teatro e viceversa, appartiene alla storia dei grandi personaggi. Attore “molièriano” che si è fatto da solo, iniziando come direttore di scena tuttofare, che non è andato a lezione al Conservatoire – ma lo frequenterà dopo da professore –  Louis Jouvet (1887-1951) è fra quei grandi, “prestato” al grande schermo, dove ha avuto l’onore di recitare con registi che hanno reso immortale il cinema francese, da Feyder a Duvivier, da Renoir a Carné, da Allegret a Clouzot.

Così, mentre Toni Servillo vive ogni sera – con lui e con noi – il mistero dell’essere attore, di trasmettere quell’arte impalpabile fatta anche di sguardi e silenzi, una mini rassegna del cinema di Jouvet aiuta ad apprezzare le raffinatezze del suo recitare, di quella tecnica che si innalza fino al cielo del teatro, a caccia di poesia tra le quinte.

«Abbiamo tentato di mostrare le vie di un viaggio sul set composto di soli sei film ma di molte “tentazioni” – spiega Maurizio Porro, curatore della rassegna – mettendo in rilievo come per un grande attore non esistano piccole parti: Jouvet era Jouvet, sia da protagonista sia da comprimario. E, pur non avendo il fisico eroico di Gérard Philipe o Jean Marais, quando entrava in scena o nell’inquadratura c’erano occhi solo per lui. Accademico, pedante? Per niente. Arde nel suo viso, lungo e affilato, la passione, ma con misura: da vero commediante della vita».

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Tiziana Barbetta

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