Ciulla, il grande malfattore


Ciulla, il grande malfattore
Dario Fo e Piero Sciotto
164 pag. 14€
Guanda Editore

6 dicembre 2014, di Elisa Zini – Dario Fo e il suo storico collaboratore Piero Sciotto affascinati dalla straordinaria vita di Paolo Ciulla, pittore anarchico siciliano, malfattore e falsario di banconote da 500 lire, decidono di raccontare, a due teste, la sua storia.

“Ci siamo naturalmente trovati a scriverlo semplicemente a due teste…Le nostre teste, i nostri cuori, le nostre pance (per restare nella contemporaneità) ci hanno portato a reagire in modo diverso alle sollecitazioni offerte dalla vicenda di Ciulla: uno è rimasto affascinato soprattutto dalla sua carica umana di benefattore, l’altro, dal contesto in cui la sua vicenda ebbe a svolgersi. Entrambi, dal genio, dalla sapienza tecnica e dal carattere ribelle, irriverente, spiazzante di questo malfattore”.

Dario Fo e Piero Sciotto si sono impossessati degli atti del processo, depositati al tribunale di Catania, a cui Ciulla venne sottoposto dopo il suo arresto, nel 1921, nel quale gli fu inflitta una condanna a cinque anni. Dagli atti del processo emerge un personaggio indomito, ribelle, combattente come all’interna di un arena, pronto a difendersi accusando i suoi complici che lo avevano tradito. Le aule del tribunale si riempivano di gente per non perdersi lo spettacolo, in uno dei primi processi mediatici del nostro Paese.
Ciulla nacque a Caltagirone nel 1867 con una grande passione per il disegno che ben presto divenne virtù. Dopo aver studiato alle accademie di Roma, Napoli, Parigi divenne un importante pittore e illustratore di libri. A Buenos Aires impara l’arte della falsificazione e la migliora con una geniale tecnica di sua invenzione. Tornato in Italia sarà ricordato per la produzione di banconote false da 500 lire mettendo in circolazione un ammontare di 12 milioni di lire.

Come fu scoperto? Il vecchio anarchico spediva alle famiglie povere di Catania buste anonime con le famose banconote dal fondo viola pallido, cornice azzurra e stemma sabaudo. Fu scoperto dalle guardie regie nella sua casupola insieme ai suoi macchinari ormai mezzo cieco probabilmente a causa degli acidi usati nell’arco della sua vita.