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giovedì, Ottobre 29, 2026

Rho la cerimonia in memoria delle vittime di Covid

Rho, la cerimonia in memoria delle vittime di Covid, nella Giornata nazionale a loro dedicata, si è svolta la mattina del 18 marzo 2025, davanti al Memoriale Grande Parentesi realizzato da Grazia Varisco e collocato nei Giardini Giovanni  Pesce.

La posa di una corona si è svolta mentre Marco Seveso del Corpo Musicale Santa Cecilia di Passirana suonava il Silenzio. Poi la cerimonia, presentata da Paola Cupetti, dell’Ufficio Cerimoniale del Comune di Rho, si è aperta con l’Inno Nazionale.

Il dottor Fulvio Caselli ha rappresentato tutti i medici di medicina generale, in assenza del coordinatore dottor Vincenzo Maerna. “I miei genitori sono venuti a mancare per le conseguenze del Covid, perciò questa Giornata mi coinvolge in modo particolare – ha detto Caselli – La mia professione è direttamente coinvolta: la pandemia ci ha travolto, ci siamo trovati al centro. Il collega Alberto Santoro è morto a pochi giorni dalla pensione. Non tutti potevano andare in ospedale, il 98 per cento delle persone sono state assistite a casa. Si allarga il mio dispiacere al fatto che, finita l’emergenza grazie ai vaccini che ci hanno portati fuori da quella situazione, il mio lavoro oggi viene messo in discussione. Durante la pandemia si parlava di eroi, oggi lo sguardo verso i medici è molto diverso. Trovo assurdo che si mettano in discussione medici di medicina generale e sistema sanitario nazionale. Vedo indifferenza e colpevolizzazione. Spero solo che tutto passi anche se al momento non vedo grandi spiragli per il mio lavoro, che è individuale e non deve diventare l’ennesima fabbrica di prestazioni. A volte con i pazienti bastano poche parole, l’ascolto. Spero davvero che tutto questo non vada perduto”.

Sul fronte ospedaliero, è intervenuta Barbara Omazzi, Direttore Responsabile UOC Pronto Soccorso negli anni del Covid: “Avevamo una quindicina di postazioni di ossigeno, abitualmente. Sono diventate sessanta. C’erano le tacche a parete e numerose bombole per far fronte all’emergenza respiratoria dei malati. Sentire per ore il rumore dell’erogazione di ossigeno non si dimentica, è un vento continuo. Spero che non venga dimenticato, non tanto il lavoro degli operatori sanitari (non siamo stati eroi, abbiamo fatto il nostro lavoro come tutti), ma il ricordo della pandemia. Dovremmo dirlo ai nostri figli, ai nostri nipoti: ricordate ciò che è stato! Come i nostri nonni ci parlavano della guerra, anche questa memoria non deve essere perduta”.

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Davide Falco

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