Sono gli anni 90, Attilio ha 9 anni ma lui ne vuole 80.
Siamo a Sud e questa è la storia della famiglia Indino, dei suoi mostri e del suo naufragio.
Qui in provincia si sta in 16000 abitanti, 25 bar, 9 chiese, 1 cineteatro, piazze e fontane. Siamo a Quadrella, paese immaginario e immaginato del Sud Italia. Che se lo cerchi sulla cartina non lo trovi.
E sono gli anni del Festivalbar, delle cabine a gettoni, dei primi telefoni Sip a tasto, della “Golden age” dell’hip hop italiano, gli anni di Cossiga e Andreotti e di lì a poco della pecora Dolly. Gli anni dello sbarco epocale di 20.000 profughi albanesi sulla costa Adriatica. È il 1991, e il Tg lo conferma.
Proprio in quell’estate la famiglia Indino è sconquassata dall’eccentricità del figlio minore, Attilio, che rischia di dare scandali in paese. Sotto il tetto degli Indino, una famiglia di provincia come tante, sta accadendo qualcosa di inatteso e come nelle tragedie che si rispettino occorre un capro espiatorio a mantenere gli equilibri.
I personaggi della vicenda sono una collettività, un paese, con le sue cronache, i suoi riti, le sagre, le messe, e noi guardiamo tutto questo dalle finestre di casa di Attilio.
Un’attrice interpreta tre personaggi, talvolta contemporaneamente. L’universo a cui dà voce è quello della linea femminile della famiglia: Nonna, e il suo sciame di moscerini, Barbara, la madre, e i suoi sogni italioti e Stefania Betulla, figlia adolescente, aspirante rapper e sorella di Attilio.
La casa è il regno delle donne, dei pranzi mai perfetti, delle ciarle a voce spiegata. Mentre Armando, il padre, è quello che a casa porta il pane, e a tavola i silenzi, per guardare in pace il TG, prima di sparire di nuovo per il riposino della controra. Gli uomini di questa vicenda vengono citati, allusi, non sono visibili.

Tra i non visibili c’è Attilio chiuso spesso in bagno a camuffarsi da vecchio. Ha 8 anni, ma ne desidera 80, si allena a sviluppare abitudini agée: si fa frullare tutti i cibi, è un affezionato del rosario mattutino, salta la scuola per sostare davanti ai cantieri o per giocare a scopone nel circolo. Adora Gino Paoli.
A noi non è dato di vederlo, eppure Attilio attira l’attenzione rischiando di mettere in cattiva luce la famiglia, in un mondo fatto di occhi dietro le persiane, e bocche pronte a lanciare dardi.
spazio d’azione è sempre l’interno, un luogo claustrofobico, dove ciò che accade fuori è filtrato da TV radio e telefono, che da semplici oggetti quotidiani diventano veri e propri narratori, penetrando in modo surreale il paesaggio familiare.
9 marzo 2024 ore 20:30
10 marzo 2024 ore 16:30
Teatro Verdi
ATTILIO
[performance per voci sole ed elettrodomestici]
Di e con Flavia Ripa
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