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sabato, Ottobre 16, 2021

Sport e Ambiente: una partita da vincere insieme

Si è svolto ieri in diretta su Sky Sport 24 il panel “Sport e ambiente: una partita da vincere insieme”, organizzato in occasione dei due grandi appuntamenti internazionali di scena a Milano fino al 2 ottobre, “Youth4Climate: Driving Ambition” e “Pre-COP26”, di cui Sky è partner. Il dibattito si inserisce nella copertura editoriale straordinaria di Sky per sensibilizzare l’opinione pubblica e ispirare milioni di persone a tenere comportamenti sempre più sostenibili.

Al panel – in replica oggi, giovedì 30 settembre, alle ore 11 e disponibile on demand – hanno partecipato Michele Uva – Football & Social Responsibility director UEFA, Stefano Domenicali – President and CEO Formula 1, Massimiliano Sirena – Team Director Luna Rossa Prada Pirelli, Alessandro Costacurta – commentatore di Sky Sport e l’attrice, conduttrice tv e modella Martina Colombari.

MICHELE UVA

Non è facile percepire l’urgenza perché i tifosi sono focalizzati in quei 90’. Ma quello che sta intorno alla partita è indubbiamente legato all’ambiente. Lo stadio è un centro di grande attenzione verso il clima, parlo del riciclo dei materiali, dei consumi per arrivarci, della luce, dell’utilizzo delle acque piovane, ci sono tanti fattori che, messi insieme, possono incidere. Bisogna lavorare su quello. Non percepiamo l’urgenza, ma percepiamo il dovere di occuparci di queste cose.

C’è bisogno di un lavoro di gruppo, è impossibile che ci sia una sola entità che possa risolvere il problema. Il calcio è una grande piattaforma, come la Formula Uno, una piattaforma che raggiunge un miliardo e mezzo di persone. Lo spot fatto dalla UEFA e dall’Unione Europea che partirà dal match day 3 delle competizioni europee e che coinvolge testimonial come Figo e Buffon, parlerà dei piccoli gesti quotidiani che ognuno può fare, sommati a un miliardo e mezzo di persone che ci vedono con passione. La somma di un miliardo e mezzo di piccoli gesti può fare la differenza. Però serve anche una strategia. Le Nazioni Unite oggi parlano del fatto che lo sport sia importante, arrivano tardi, lo devo dire. Un’Istituzione come quella delle Nazioni Unite doveva essere la prima a lanciare un messaggio e noi che lavoriamo all’interno del mondo dello sport siamo quelli che recepiscono il messaggio e diventano piattaforma attiva. Probabilmente la Formula Uno o il calcio è arrivato prima delle Nazioni Unite nel credere che lo sport possa fare qualcosa in termini di awareness, quindi in termini di sensibilizzazione e comunicazione, ma anche di piccoli gesti messi insieme, la cui totalità può fare la differenza.

Abbiamo identificato nella nuova strategia che stiamo approntando e che sarà approvata a dicembre, 4 grandi temi nell’area dell’ambiente: uno è la protezione dell’ambiente con tutti i piccoli gesti o con tutte le attività; il secondo è sull’economia circolare; il terzo è la sostenibilità degli eventi, perché lo sport è fatto di eventi e non parlo solo di una partita, ma anche di un allenamento, se lo moltiplichiamo per centinaia di milioni di persone che giocano vedrete qual è l’effetto; l’ultimo è la sostenibilità degli impianti: i nuovi impianti, quelli che devono ancora nascere – quando parlo di impianto non parlo solo di stadio, ma anche di centro di allenamento, di un piccolo campetto di periferia – devono nascere tutti seguendo dei nuovi criteri.

Stiamo studiando questi quattro temi con azioni concrete perché altrimenti alla fine rimaniamo solo nella fascia del “si può fare”. In realtà lo vogliamo fare, sappiamo che poi la UEFA ha una ricaduta su 55 Federazioni, che hanno una ricaduta su centinaia di migliaia di Club e su milioni di giocatori. Sono 92 milioni le persone che ogni settimana giocano a calcio in Europa.

EURO2022 sarà il primo evento dove testeremo il nuovo sistema sugli eventi che monitora tutti gli aspetti legati alla sostenibilità. È un sistema UEFA che stiamo creando noi da zero, tiene conto di 18 parametri, quasi tutti di natura ambientale, lo testeremo nell’Europeo femminile in Inghilterra, entrerà a regime con Germania 2024 e poi l’idea è quella di trasportarlo in tutte le Federazioni e farlo arrivare a effetto cascata, in modo tale che ogni Società potrà valutare qual è l’impatto e come ridurre l’impatto su ogni partita.

Anche nell’Europeo 2020 abbiamo monitorato, ridotto e compensato, ma noi non dobbiamo solo compensare, dobbiamo lavorare nelle attività quotidiane per il modo di ridurre prima. Dove non è possibile ridurre a zero, dobbiamo compensare con attività che ridanno al nostro pianeta tutto quello che gli abbiamo tolto. Riduciamo e quello che non possiamo ridurre dobbiamo compensare.

STEFANO DOMENICALI

È un dibattito che sicuramente rappresenta per noi un tema di credibilità non solo presente, ma futura. La Formula Uno rappresenta un sistema dove a livello olistico ci sono grandi costruttori, ci sono grandi impianti, grandi Stati, quindi abbiamo la responsabilità di dare coerenza rispetto a questa esigenza che, al di là del fatto che sia o meno urgente, è qualcosa di cui dobbiamo occuparci perché sicuramente anche la sensibilità dei tifosi del motorsport sta cambiando. Quindi abbiamo questo dovere, non solo di parlare delle macchine che corrono, ma anche di chi organizza, perché a livello di impatto ambientale ci sono strutture importanti che producono e quindi sotto l’aspetto dell’emissione e dell’attenzione all’ambiente abbiamo l’esigenza anche noi di seguirle per dare una linea di coerenza comune. Sotto questo profilo, la Formula Uno è molto attiva, i temi della sostenibilità sono affrontati a tutto tondo. Stiamo facendo la nostra parte, sapendo che abbiamo anche un’impressione sbagliata che siamo quelli che stiamo inquinando il mondo. Non è così, purtroppo la nostra parte la facciamo come tanti altri, piccola o grande che sia, dobbiamo dare un esempio e una line guida per il futuro.

Se parliamo di obiettivi a medio termine, noi abbiamo l’obbligo e l’impegno di arrivare al carbon net zero nel 2030, quindi come industria questo è qualcosa su cui ci siamo impegnati e stiamo facendo tutto affinché questo venga rispettato e impostato già da adesso. Per quanto riguarda i nuovi regolamenti, la parte centrale è quella di aver già deciso che la nuova Power Unit del futuro sarà un motore ibrido con l’utilizzo di benzine sostenibili. Per noi questa è una grandissima scelta di coerenza rispetto a chi ha la Formula Uno.

Poi, ci sono altri aspetti altrettanto importanti, ad esempio abbiamo – e il tutto viene contrattualizzato ovviamente con i nostri promotori – il fatto di vedere come da qui al 2030, tutta l’impiantistica vada in questa direzione. Come sappiamo, quando parliamo di gestione di eventi in ambiti come quelli degli stadi o dei circuiti di Formula Uno, abbiamo una serie di strutture che consumano. Sotto questo profilo, abbiamo preso degli impegni con i promotori per andare in questa direzione. Siamo già partiti, abbiamo degli impianti, possiamo già anticipare che ad esempio il Bahrain il prossimo anno ha già lanciato che tutta l’energia che utilizzeranno per alimentare il consumo per le strutture verrà fatto con l’energia solare.

Questi sono impegni veri, fatti, non parole. Noi siamo partiti già da quest’anno con la riduzione dell’utilizzo quotidiano della plastica, la plastica monouso non è più nel paddock, così non sarà più utilizzata dagli spettatori che arrivano e consumano all’interno delle nostre strutture. Al Gran Premio a Zandvoort sono arrivate 34 mila persone in bicicletta, altre 25 mila in treno e mezzi di shuttle collegati con le città vicine. Quindi la Formula Uno sta facendo il proprio dovere in maniera diretta, con i fatti, senza pensare di essere intrappolati nelle discussioni che dicono che siamo un’azienda che trasmette negatività sotto questo profilo, perché noi abbiamo un impegno molto forte e lo stiamo facendo vedere con i fatti, non con le parole.

La Formula Uno ha sempre avuto la bellezza di essere al centro dello sviluppo tecnologico su tutti i fronti. In questo momento in cui i temi che stiamo affrontando sono nell’interesse di tutti e sono nella lista di priorità, abbiamo trovato un terreno fertilissimo perché noi coinvolgiamo aziende che sono leader nel mondo di tutti i settori e quindi questo faciliterà il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo dati.

C’è bisogno di grande responsabilità da condividere con chi ha meno risorse, perché ovviamente chi non ha da mangiare si deve preoccupare prima di mangiare piuttosto che occuparsi di questi temi, quindi a livello di sistema noi dobbiamo pensare di trasferire questo tipo di cultura a chi ha altre priorità nella propria vita. A livello di industria, la Formula Uno ha questa facilità nel trovare terreno fertile perché è sempre stato un ambito dove la ricerca avanzata è sempre stata al centro dell’azienda di tutti quelli che partecipano a questo ambiente.

Tutti i temi emersi sono reali, che portano ognuno di noi di fronte alle proprie responsabilità. Abbiamo l’obbligo, utilizzando un altoparlante diretto e indiretto, di diventare responsabili e moltiplicare questo effetto visto i contatti che possiamo portare. Dobbiamo fare in modo che siano le Istituzioni a trasmettere certi messaggi per ridare credibilità alle Istituzioni stesse. Non solo quelle politiche, che hanno l’obbligo di darci la direzione strutturale a livello mondiale, ma anche a livello industriale e sportivo. Non ho alcuna paura nel discutere soprattutto quando parliamo di un settore come quello che rappresento, che tante volte viene messo in discussione.

Quotidiano online
domenicali

 

Sky Sport

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