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domenica, Novembre 28, 2021

Il Museo della Scuola Grande di San Marco

Scuola Grande di San Marco: lo “Stato nello Stato” che faceva concorrenza a Palazzo Ducale

Un soffitto decorato che fa concorrenza a Palazzo Ducale, un Cristo che da secoli custodisce il luogo e ruotando di 180 gradi attorno ad esso si assiste alla sua morte, una impareggiabile collezione di libri e strumenti medici che raccontano la storia mondiale della medicina. Questo, e molto altro, è il Museo della Scuola Grande di San Marco di Venezia, che racchiude storie e aneddoti di una Venezia che, con i suoi 1600 anni, guarda con orgoglio al passato e altrettanta forza ed energia al futuro. Il Museo sorge in alcuni degli spazi che da un secolo sono stati trasformati in ospedale Civile. Da Scuola dei Battuti a Scuola Grande di San Marco, passando attraverso la caduta della Serenissima, gli accorpamenti, la trasformazione in ospedale militare e civile. Tante sono le vicende che lo splendido edificio custodisce da secoli. A parlarne è Mario Po’, direttore del polo museale.

In questo luogo protagonista è San Marco, ma cosa rappresenta San Marco per i veneziani?

Per capire chi è San Marco bisogna dare un’occhiata al dipinto di Domenico Tintoretto che mostra l’arrivo del corpo di San Marco a Venezia, il 31 gennaio dell’828. In quel dipinto il Santo è ricevuto in pompa magna dal Doge, ossia dall’esponente del potere politico. San Marco in realtà è il capo dello Stato, è l’arrivo del capo dello Stato e il Doge ne è il suo rappresentante. Una affermazione molto forte ma che fa capire molto bene perché la figura del Santo è così penetrata nel dna veneziano ed è così presente, così riconosciuta, così punto di riferimento. San Marco è il Santo patrono di Venezia, ma ricordiamoci che Venezia ne aveva già uno: Todaro, un Santo di ascendenza orientale, bizantina. San Marco non si aggiunge, è una figura che assomma in sé un profilo religioso e di protezione divina ma dà anche a questa sua presenza una evidenza a tutto tondo del ruolo che la Repubblica voleva assumere nel Mediterraneo”.

Che cosa contiene la sala Capitolare?

“Questa sala è stata realizzata come sala del capitolo generale della congregazione della confraternita della Scuola Grande di San Marco. Il capitolo generale è quello che oggi chiameremmo assemblea di un sodalizio, seicento uomini, confratelli, che qui si riunivano e rappresentavano le volontà agli organi superiori: la Zonta e il Guardian Grande. Questa sala ha un suo fasto e una sua magniloquenza pensata per comunicare qualcosa di importante allo Stato, alla Repubblica, al Governo. Il soffitto dorato, che è stato indubbiamente un grandissimo investimento economico, aveva lo scopo di dire: “Noi siamo in competizione con lo splendore di Palazzo Ducale, con gli appartamenti privati del Doge, perché noi siamo uno “Stato nello Stato”. Qui si esercita una funzione che ha un carattere di interesse pubblico pur essendo in capo a un soggetto privato, ancorché importante come la Scuola Grande di San Marco. Questo era lo scopo e l’utilizzo di questo luogo. Con Napoleone che sopprime in maniera violenta l’organizzazione, questo ambiente diventa la sede di un reparto ospedaliero. In particolare, nella prima guerra mondiale, durante le incursioni austro-ungariche, viene sganciata una bomba qui a fianco dell’edifico, il 14 agosto del 1917, con un crollo parziale, morti e feriti. Subito dopo si pensa che questo luogo non potesse essere più utilizzato per degenza e al suo posto vi si colloca la biblioteca, per diventare poi ciò che oggi è: ossia il Museo della Storia della Medicina della Scuola Grande di San Marco”.

In che cosa consiste il Museo della Medicina?

“Abbiamo un compendio di storia della medicina molto raro e pregiato costituito da circa 20mila volumi che raccontano l’evoluzione della storia della medicina come la intendiamo in Occidente, da Ippocrate all’illuminismo, passando dagli arabi ai Bizantini e ai nostri medici veneziani, tra cui Niccolò Massa e Giovanni Della Croce. Poi abbiamo la collezione di strumenti medico-chirurgici tutti commissionati da strutture di cura veneziane molto spesso a officine veneziane e questi strumenti mostrano come si curava tra il 1700 e il 1800, attraverso le prime siringhe, gli strumenti chirurgici prima dell’anestesia, gli strumenti medici prima degli antibiotici e dei cortisonici. Poi abbiamo forse uno dei più importanti archivi a livello europeo, quello sanitario: il documento più antico risale al 1094. Si tratta di un archivio che racconta la storia delle istituzioni di cura veneziane. Poi, ancora, la farmacia napoleonica dell’ospedale che nasce come una biblioteca aperta al pubblico e oggi è intatta nell’arredo, nei vasi e nel loro contenuto oltre a un importante museo di anatomia patologica, nato con i primi reperti, che tuttora conserviamo, del 1874, ormai diventato di paleopatologia. Poi la chiesa di San Lazzaro dei Mendicanti con tante opere e la presenza delle putte da coro. Poi c’è la parte domenicana, che custodiamo con gelosia, perché all’interno c’è forse uno dei luoghi più importanti per la conservazione della cultura occidentale: la biblioteca di San Domenico, il luogo che il cardinale Bessarione, patriarca di Costantinopoli, aveva deciso dovesse contenere i tesori dopo la caduta di Costantinopoli”. 

Sulla sala domina un Cristo ligneo. 

“Un cristo che è stato il custode dei luoghi nei secoli, è il Cristo della congregazione. C’è una foto che risale al bombardamento e che mostra l’assenza dei dipinti perché erano stati asportati, ma c’era il crocifisso sull’altare e se lo guardiamo da vicino la mano destra ha ancora i segni di quell’evento. È stato concepito per essere guardato da sotto a 180 gradi. Facendo questo viaggio vedremo che all’inizio gli occhi di Gesù sono aperti e poi progressivamente si chiudono. Alla fine di questo giro Cristo è morto, con il capo reclinato sulla destra”.

Le Scuole Grandi sono fondamentali per lo sviluppo di Venezia, perché è nata quella di San Marco, che in origine era la Scuola dei Battuti?

“Ci sono due ragioni dell’origine di queste istituzioni: una è che a seguito del movimento dei flagellanti del 1260, che ha interessato molte città italiane e anche Venezia, si riscoprono le sofferenze di Gesù e con l’esercizio dell’autoflagellazione nasce la scuola dei Battuti. Ma c’è un’altra ragione: Venezia a Costantinopoli osserva tutto ciò che vede e occupa il palazzo imperiale, che da secoli aveva dato in concessione a una istituzione caritatevole una parte della proprietà imperiale affinché esercitasse la carità. Le scuole lagunari hanno una loro originalità, diversa da quella della terraferma, perché quelle lagunari sono autonome rispetto allo Stato e alla Chiesa e si occupano della cura, all’epoca si diceva la “caritas”. Un fatto importantissimo perché è la fondazione della sussidiarietà, che trova la sua nascita e invenzione proprio a Venezia per la sua influenza bizantina”.

Venezia quindi era “moderna” anche in questo. 

Venezia esercitava una leadership anche nella medicina, nel welfare diremmo oggi, perché aveva un ministero della salute. Quali altri Stati europei avevano pensato di occuparsi della salute dei loro cittadini attraverso un organismo di governo dello Stato? Venezia l’ha fatto. È poi originale anche il suo contributo in ambito clinico. Alcune soluzioni che pensiamo abbiano un’altra origine in realtà nascono a Venezia. Ad esempio, nel campo dell’anatomia Venezia ha dato un contributo formidabile perché ha capito che poteva fare molto in questo ambito, chiamando anche antagonisti da fuori: Vesalio dalle Fiandre operava a Venezia assieme ad altri medici veneziani come l’anatomista Niccolò Massa o Giovanni della Croce, un chirurgo importantissimo. Ma anche  l’implantologia orale e ossea è nata a Venezia grazie agli studi e all’intuizione di un grande della stomatologia, Umberto Saraval, medico ebreo perseguitato, che per un anno, nascosto in un armadio, ha scritto un manuale di stomatologia che è ancora oggi una pietra miliare”.

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