In libreria: “Beethoven e la ragazza coi capelli blu” di Matthieu Mantanus

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Una storia di oggi, con una rockstar come protagonista, che porta il lettore dentro la vita appassionante di compositori come Beethoven, Schumann, Stravinski, fino ai giorni nostri. In un costante dialogo tra la musica classica e quella di oggi.

Questo è il primo libro di Matthieu Mantanus, il giovane direttore d’orchestra svizzero che ha incantato la prima serata della rete ammiraglia della televisione italiana per mesi l’anno scorso.

La prima presentazione del libro è prevista a Milano, venerdì 18 marzo alle 18:30, alla libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte: qui Mantanus dialogherà con la scrittrice Benedetta Tobagi, alternando alle parole anche l’esecuzione di brani al pianoforte

Matthieu Mantanus è direttore d’orchestra e pianista. Dedica molta energia a trovare modi per diffondere il più possibile la musica “classica” nella società. Lo ha fatto con spettacoli in cui ha condiviso il palco con Morgan, qualche anno fa all’Auditorium di Milano; con concerti in luoghi solitamente dimenticati dalla classica, come il carcere di Bollate o le periferie milanesi da Gratosoglio a Corvetto; con il libro “Una giornata Eroica”, per far scoprire ai più piccoli il magico mondo dell’orchestra; con trasmissioni televisive, come la partecipazione al programma “Che fuori tempo che fa” di Fabio Fazio, o le introduzioni e i commenti in diretta prima dei concerti e delle opere trasmesse da Rai5.

«La musica di un Beethoven, o di uno Schubert, è contemporanea» dice Mantanus: «Innanzitutto perché le emozioni dell’interprete che lo sta suonando lo sono, e poi perché ha dentro passione politica, ideali, emozioni che albergano negli uomini da sempre e che sono uguali in un trentenne dell’Ottocento come in noi oggi». In questa stessa ottica ha deciso di raccontare i grandi compositori della musica “classica”, ma non solo, attraverso un romanzo.

«La forma del romanzo mi è parsa la più convincente nel momento in cui ho capito che, per parlare di musica, avrei dovuto parlare di vita, di pensieri, di emozioni, di società e di intimità. E sopratutto mi ha permesso di collocare, divertendomi molto lo ammetto, Beethoven, Schubert o Stravinsky in un quadro completamente inaspettato, a dimostrazione che il loro messaggio è davvero universale»