Buena Vista Social Club

 

Festival Villa Arconati

2 luglio – 24 luglio 2013

 

17 luglio 2013, di Elisa Zini – Una memorabile serata quella di ieri al Festival di Villa Arconati: l’Orquesta Buena Vista Social Club si è esibita in tutto il suo splendore nei giardini della villa.

Un pubblico eterogeneo, di tutte le età, aspettava di assaporare le note cubane e di vedere i volti degli storici musicisti famosi in tutto il mondo. Sono in quattordici a salire sul palco. Accolti da un applauso affettuoso augurano “Buena noces” e iniziano a presentare i membri dell’orchestra: percussioni, trombe, contrabbasso, pianoforte, trombone, mandolini, chitarra, maracas, non manca niente al sound latino d’oltremare.

Buena Vista Social Club era il nome di un club dell’Avana, riservato ai neri durante gli anni della dittatura di Fulgencio Batista. Dopo la rivoluzione cubana e la successiva formazione del governo comunista, il leader Castro volle abolire tutti quei club riservati a singole etnie favorendo l’apertura di centri di socializzazione senza discriminazioni sociali o etniche e nel 1962 il club fu chiuso. A distanza di quarant’anni un gruppo di musicisti cubani decidono di fondare l’Afro-Cuban All Stars insieme al chitarrista californiano Ry Cooder. L’unico album realizzato in studio, il Buena Vista Social Club, esce nel 1996 riscuotendo un enorme successo di critica e di pubblico: vende in un anno più di un milione di copie conquistando un premio Grammy (Tropical Latin).

Nel 1999 Wim Wenders decide di girare un film documentario sulla vita dei famosi musicisti intitolandolo Buena Vista Social Club. Wim Wenders filmò i vecchi musicisti nelle sale d’incisione e per le vie dell’Avana, ad Amsterdam dove tennero due concerti e a New York dove suonarono al Carnegie Hall. Ry Cooder dichiarò: “La musica è per me una caccia al tesoro. Scavi e talvolta trovi qualcosa. A Cuba la musica scorre come un fiume. Si prende cura di te e ti rigenera dentro”. Wim Wenders a queste parole commentò: “Voglio fare un film che scorra su questo fiume. Senza interferire, soltanto trasportato dalla corrente” e così fece.

Durante il concerto si assiste ad un bellissimo assolo di contrabbasso accompagnato solo da un sottofondo di percussioni, ad un duetto tra un mandolino e le splendide note di un pianoforte e all’intramontabile voce coinvolgente, d’altri tempi, di Omara Portuondo vestita completamente di rosso. Eliades Ochoa, chitarra e voce, incanta. Non mancano le persone che pur avendo un posto a sedere preferiscono ballare ai lati del palco per tutta la serata, contornati dallo splendido scenario della villa.

Un concerto dai sapori genuini, caldi, misti a sudore e polvere, come le vie dell’Avana.