Successo di Laura Pausini, ospite di Gente de Zona

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Strepitoso successo quello di martedì 26 giugno alla Ciudad Deportiva di Cuba, dove Laura Pausini ha realizzato il suo sogno di cantare dal vivo a Cuba: la cantante italiana più amata al mondo è stata l’ospite speciale del concerto che i Gente de Zona hanno deciso di regalare alla loro città.

Davanti a 250mila persone, Laura ha cantato i suoi successi La Soledad, Se Fué e un frammento a cappella di Amores Extraños (versioni spagnole di La Solitudine, Non c’è e Strani Amori), e per la prima volta dal vivo si è esibita con il duo con la versione remix di Nadie ha dicho, il brano che ha lanciato tutto il suo nuovo progetto.

Subito dopo la sua emozionante esibizione l’artista è tornata in Italia per ultimare le prove dell’attesissimo Fatti Sentire Worldwide Tour: Laura sarà la prima donna ad esibirsi al Circo Massimo in ben due serate storiche per la musica italiana, il 21 (biglietti esauriti) e il 22 luglio (ultimi biglietti rimasti), e a seguire partirà per un grande tour mondiale negli Stati Uniti, America Latina ed Europa.

Laura Pausini per la prima volta a Cuba

Laura Pausini
Laura Pausini

Strepitoso successo questa notte alla Ciudad Deportiva di Cuba, dove Laura Pausini ha realizzato il suo sogno di cantare dal vivo a Cuba: la cantante italiana più amata al mondo è stata l’ospite speciale del concerto che i Gente de Zona hanno deciso di regalare alla loro città. Davanti a 250mila persone, Laura ha cantato i suoi successi La Soledad, Se Fué e un frammento a cappella di Amores Extraños (versioni spagnole di La Solitudine, Non c’è e Strani Amori), e per la prima volta dal vivo si è esibita con il duo con la versione remix di Nadie ha dicho, il brano che ha lanciato tutto il suo nuovo progetto.

“Il mio sogno, in questi 25 anni di carriera, era semplicemente quello di poter cantare per i miei fan a Cuba, uno dei pochi paesi al mondo che non avevo mai visitato. Per un cantante, il modo migliore per dire GRAZIE al proprio pubblico è cantare dal vivo, guardare i volti, cantare insieme le canzoni. Tutto questo è stato possibile grazie ai miei amici Randy e Alexander di Gente de Zona e la nostra canzone “Nadie ha dicho”. Non dimenticherò mai questa giornata pazza e bellissima fatta in 24 ore senza dormire, ma con il cuore pieno d’amore. La musica unisce, la amo. ” – ha scritto Laura sul suo Instagram dopo essere scesa dal palco.

Subito dopo la sua emozionante esibizione l’artista è tornata in Italia per ultimare le prove dell’attesissimo Fatti Sentire Worldwide Tour: Laura sarà la prima donna ad esibirsi al Circo Massimo in ben due serate storiche per la musica italiana, il 21 (biglietti esauriti) e il 22 luglio (ultimi biglietti rimasti), e a seguire partirà per un grande tour mondiale negli Stati Uniti, America Latina ed Europa.

Dolcenera: “Un altro giorno sulla Terra”

Dolcenera - Cop - Un Altro Giorno Sulla Terra resize
Dolcenera – Cop – Un Altro Giorno Sulla Terra resize

A due anni dalla sua ultima partecipazione al Festival di Sanremo con il brano “Ora o mai più (le cose cambiano)” e l’avventura, da protagonista, in veste di coach, a The Voice 2016, DOLCENERA torna con il singolo inedito, “UN ALTRO GIORNO SULLA TERRA”, brano scritto e arrangiato da lei stessa e poi prodotto con NEXT3, che anticipa il suo nuovo progetto discografico. “UN ALTRO GIORNO SULLA TERRA” sarà in radio e disponibile sulle piattaforme digitali da venerdì 25 maggio.

Nello stesso giorno sarà in rotazione anche il music video del nuovo singolo, girato interamente in Brasile, a Rio de Janeiro, che rappresenta fedelmente l’arrangiamento e il sound ritmico brasiliano del nuovo brano, le cui percussioni sono state registrate a Salvador de Bahia.

Il video, per la regia di Giorgio Testi (Gorillaz, The Rolling Stones, The Killers), girato in un momento delicato per l’ordine pubblico di Rio de Janeiro, dopo la morte della politica, sociologa e attivista brasiliana per la difesa delle donne afroamericane nelle favelas e per i diritti civili dei giovani neri emarginati, Marielle Franco, traccia uno spaccato di questo periodo che risponde, alla paura e alla repressione, con la voglia irrefrenabile di sorridere alla vita al ritmo delle percussioni, con quello slancio primordiale, che pur avendo gli occhi della “saudade” rivolge, sempre, la sua danza alla solarità del futuro.

Dal 1° giugno, per i fan collezionisti, sarà disponibile su Amazon un 45giri in edizione limitata numerata e autografata dall’artista. Il prodotto è già in preordine da oggi.

“È bastato un lungo viaggio attraverso la California, la Florida, Cuba e il Brasile per farmi appassionare, in modo spasmodico e avvolgente, alle percussioni tribali del sud del mondo. Ho ritrovato la mia anima black, quella primordiale, nuda, selvaggia e senza filtri, che ha voglia di sentirsi in armonia con tutte le anime del mondo condividendone il ritmo perpetuo e la pulsazione eterna della Terra. Che trippone!” (Dolcenera)

“Gino “Donè, il partigiano che salvò Che Guevara”- Spazio Teatro 89

foto spettacolo
foto spettacolo

Uno spettacolo teatrale alla vigilia della Festa della Liberazione, voluto dall’ANPI Milano (sezione Clerici Attilio) e dallo Spazio Teatro 89, in collaborazione con la Cooperativa Ferruccio Degradi: è “Gino Donè, il partigiano che salvò Che Guevara”, in programma martedì 24 aprile nell’auditorium milanese di via Fratelli Zoia 89 (ore 21; ingresso libero fino ad esaurimento posti).

La storia di Gino Donè è quella di un uomo che ha dedicato la sua vita e la sua anima per un ideale: liberare gli oppressi dagli oppressori. Nato a San Donà del Piave in una famiglia di braccianti veneti, dopo l’8 settembre Donè si unì alla Brigata Partigiana Piave.

Combattè per la liberazione dell’Italia ma, finita la guerra, incontrò molte difficoltà nel trovare un lavoro, perché in molti posti «i partigiani – come ha affermato lui stesso – erano “discreditati”».
Tra mille difficoltà, Donè lasciò l’Italia e partì per un lungo viaggio, fece tappa in Canada e poi raggiunse Cuba.

Dopo il colpo di Stato che portò Battista al potere, si unì – unico italiano e unico europeo – ai rivoluzionari guidati da Fidel Castro, fu a stretto contatto con Che Guevara e partecipò allo sbarco a Cuba e alla rivoluzione cubana. C’era anche lui, infatti, a bordo del Granma, lo yacht a bordo del quale Fidel Castro partì, il 25 novembre 1956, dal Messico verso Cuba con un gruppo di giovani combattenti.

Una storia di cui per molto tempo non si è mai saputo nulla. A Che Guevara, il partigiano italiano (rientrato in Italia nel 2003 e morto nel 2008) salvò davvero la vita, soccorrendolo durante un attacco di asma che stava per ucciderlo:

«Ernesto era un bravo medico, ma inesperto di armi. Era “mi hermano”, mio fratello – raccontò Donè alla stampa italiana nel corso di un’intervista rilasciata nel 2006 – Sono stato io a insegnargli le tecniche della guerriglia e a insegnargli a sparare bene. Ci addestrammo in Messico.
Allora avevo 32 anni, ero il più vecchio di tutti e avevo una certa esperienza: in Italia avevo fatto il partigiano. Spiegavo a Ernesto come si organizzavano gli agguati, come si doveva attaccare e come fuggire. Fidel? Era un vero comandante».

La vita di Gino Donè sembra quella di un romanzo d’avventura: tanti lavori (il muratore, il carpentiere, il decoratore, il marinaio) in luoghi e Paesi diversi, tra cui gli Stati Uniti. Ma anche un encomio firmato dal generale Harold Alexander, comandante delle forze alleate in Italia, per aver salvato alcuni ufficiali inglesi dai nazisti.

“Gino Donè, il partigiano che salvò Che Guevara” è uno spettacolo che commuove e diverte, che fa pensare a ciò che è stato, ma anche alle condizioni di oggi e al futuro. È uno spettacolo che parla della storia italiana e di quella cubana attraverso l’avventura di un uomo che mise a rischio la propria vita per inseguire il sogno di libertà di due nazioni.
I ritmi e i tempi teatrali non fanno mai calare l’attenzione e non fanno perdere un istante della storia raccontata, cantata e proposta con filmati e foto di Gino Donè, della Resistenza italiana, della rivoluzione cubana e di altri protagonisti dell’epoca.

La pièce è scritta e interpretata dall’attore e cabarettista Marco Mancin, con musiche di Lorenzo Prealoni, Simone Stefan, il gruppo Le Mondane (Luca Borin e Daniele Radaelli) e con la collaborazione di Andrea Pastore. Afferma Mancin:

«Mentre leggevo alcune biografie di Che Guevara, spesso veniva fuori la figura di questo Gino, il partigiano italiano. Quando è tornato in Italia nel 2003, sono stati realizzati alcuni documentari e ho iniziato a pensare che sarebbe stato bello allestire uno spettacolo su di lui. La sua vita è stata un messaggio di coerenza».

SPAZIO TEATRO 89, via Fratelli Zoia 89, 20153 Milano
Tel: 0240914901; info@spazioteatro89.org; www.spazioteatro89.org

Martedì 24 aprile – “Gino Donè, il partigiano che salvò Che Guevara”.
Ore 21; ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Buena Vista Social Club

 

Festival Villa Arconati

2 luglio – 24 luglio 2013

 

17 luglio 2013, di Elisa Zini – Una memorabile serata quella di ieri al Festival di Villa Arconati: l’Orquesta Buena Vista Social Club si è esibita in tutto il suo splendore nei giardini della villa.

Un pubblico eterogeneo, di tutte le età, aspettava di assaporare le note cubane e di vedere i volti degli storici musicisti famosi in tutto il mondo. Sono in quattordici a salire sul palco. Accolti da un applauso affettuoso augurano “Buena noces” e iniziano a presentare i membri dell’orchestra: percussioni, trombe, contrabbasso, pianoforte, trombone, mandolini, chitarra, maracas, non manca niente al sound latino d’oltremare.

Buena Vista Social Club era il nome di un club dell’Avana, riservato ai neri durante gli anni della dittatura di Fulgencio Batista. Dopo la rivoluzione cubana e la successiva formazione del governo comunista, il leader Castro volle abolire tutti quei club riservati a singole etnie favorendo l’apertura di centri di socializzazione senza discriminazioni sociali o etniche e nel 1962 il club fu chiuso. A distanza di quarant’anni un gruppo di musicisti cubani decidono di fondare l’Afro-Cuban All Stars insieme al chitarrista californiano Ry Cooder. L’unico album realizzato in studio, il Buena Vista Social Club, esce nel 1996 riscuotendo un enorme successo di critica e di pubblico: vende in un anno più di un milione di copie conquistando un premio Grammy (Tropical Latin).

Nel 1999 Wim Wenders decide di girare un film documentario sulla vita dei famosi musicisti intitolandolo Buena Vista Social Club. Wim Wenders filmò i vecchi musicisti nelle sale d’incisione e per le vie dell’Avana, ad Amsterdam dove tennero due concerti e a New York dove suonarono al Carnegie Hall. Ry Cooder dichiarò: “La musica è per me una caccia al tesoro. Scavi e talvolta trovi qualcosa. A Cuba la musica scorre come un fiume. Si prende cura di te e ti rigenera dentro”. Wim Wenders a queste parole commentò: “Voglio fare un film che scorra su questo fiume. Senza interferire, soltanto trasportato dalla corrente” e così fece.

Durante il concerto si assiste ad un bellissimo assolo di contrabbasso accompagnato solo da un sottofondo di percussioni, ad un duetto tra un mandolino e le splendide note di un pianoforte e all’intramontabile voce coinvolgente, d’altri tempi, di Omara Portuondo vestita completamente di rosso. Eliades Ochoa, chitarra e voce, incanta. Non mancano le persone che pur avendo un posto a sedere preferiscono ballare ai lati del palco per tutta la serata, contornati dallo splendido scenario della villa.

Un concerto dai sapori genuini, caldi, misti a sudore e polvere, come le vie dell’Avana.