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venerdì, Luglio 12, 2024

La città ideale

Con Luigi Lo Cascio, Aida Burruano, Luigi Maria Burruano, Alfonso Santagata, Herlitzka, Catrinel Marlon

Regia di Luigi Lo Cascio

Thriller morale, Italia

12 aprile 2013, di Elisa Zini – E’ uscito ieri in tutta Italia, ma solo in trenta copie, il film di esordio di Luigi Lo Cascio, da lui diretto e interpretato: “La città ideale”. Già presentato con grande successo alla Settimana della Critica all’ultima Mostra del cinema di Venezia, “La città ideale” è un thriller noir, morale, ecologista, prodotto da Angelo Barbagallo e realizzato grazie al finanziamento di Regione Toscana, Monte dei Paschi di Siena, Regione Lazio, Mibac, Bibi Film e Rai Cinema. Mercoledì 10 aprile al cinema Anteo di Milano è stato proiettato in anteprima il film e a seguire, alle ore 18.00, Lezioni di cinema con Luigi Lo Cascio.

Michele Grassadonia (Luigi Lo Cascio) convinto ecologista palermitano, trasferitosi a Siena per lavorare come architetto, cerca di vivere nel suo appartamento in piena autosufficienza, producendo l’energia elettrica necessaria alle sue piccole attività, riciclando l’acqua piovana, senza utilizzare acqua corrente o energia elettrica. In una notte di forte temporale, Michele si troverà coinvolto in una serie di avvenimenti che cambieranno profondamente la sua esistenza. Michele sarà costretto a confrontarsi con polizia, magistratura, amici e colleghi di lavoro e soprattutto con se stesso.

Luigi Lo Cascio, brillante, colto e simpaticissimo, ha discusso con il pubblico presente all’Anteo di cinema, arte e di come è nata l’idea di realizzare questo film.

Ecologista, innocente, perseguitato, siciliano in una città non sua, quale personaggio è venuto prima?

“Non parto mai da un concetto o da un’ idea, se vengono prima del film si segue una linea che tende a dimostrare il concetto in partenza. Non è un significato che ho dentro dall’inizio. Questo film nasce durante un diluvio a Roma con me intrappolato in macchina, di sera. Osservavo le macchine lasciate abbandonate, la rabbia della gente e la forza devastante della natura, spietata, anche perché l’uomo ha costruito dimenticandosi di lei. Nel traffico immobilizzato mi sono messo a pensare e a fantasticare. Cosa succederebbe, ho pensato, se un uomo soccorresse qualcuno e poi venisse ingiustamente accusato? All’inizio erano solo poche immagini, poi si aprono dei varchi e la scelta di nuove immagini apre altri varchi. Da un panorama caotico si arriva a poco a poco alla concatenazione delle immagini che prende forma, si compone. Se poi c’è una grammatica che sorregge tutto si può iniziare. Ho scelto l’ideale più alto di tutti. Tutti pensiamo che l’ecologia e il rispetto dell’ambiente siano azioni giuste ma poi si fa altro. Anche il tema dell’eccesso mi è caro. Quando l’ecologismo diventa fanatismo si rischia l’isolamento invece di creare solidarietà”.

Come sei arrivato a scrivere la sceneggiatura di un film per il cinema venendo dal mondo del teatro?

“Quando si sente da un sogno, dalla lettura di un articolo, qualcosa di forte allora si pensa che potrebbe trasformarsi in un film da condividere con gli altri. Spesso però non ci si mette a scrivere nulla e l’idea crolla, si sfascia. A volte da un’idea confusa nasce qualcosa che non ci abbandona e se lo ammettiamo a noi stessi, senza dire «io non lo farò mai», allora si va avanti. La sceneggiatura è nata perché mi sembrava più congeniale al cinema rispetto al teatro. Ho avuto la collaborazione di un produttore che mi ha dato molta libertà”.

Come si fa a dirigere un film e a fare contemporaneamente l’attore?

“Iniziamo dicendo che mia madre nel film è veramente mia madre e l’avvocato Scalici, nel film, è mio zio (era mio padre nel film “I cento passi”). E’ un grande aiuto quando l’attore già lo conosci perché sai già come interpreterà uno sguardo. All’inizio non ho pensato a me per il mio personaggio ma il mio produttore mi disse che avrei dovuto farlo io perché il film sarebbe stato molto più personale. Accettai subito, a me piace recitare. Non credo sarei riuscito a fare solo il regista e a dirigere al meglio gli attori. Così ero presente totalmente, non mi nascondevo dietro una macchina da presa. Questo mi ha dato tranquillità e serenità. Io sul set arrivo già con l’idea delle inquadrature da fare, non ero impreparato, ma dovevano avere origine dalla mia recitazione e dalla relazione con gli altri attori. Sarebbe stato difficile dirigere gli attori senza essere uno di loro”.

A Roma, durante la promozione film hanno chiesto se Lo Cascio è veramente ecologista.

“Si, ho risposto scegliendo mia madre come attrice, l’ho presa a Km zero”.

Qual è il tuo stile come regista?

“Io al mondo del cinema mi sono avvicinato tardi. Il mio primo film come attore è stato “I cento passi” di Marco Tullio Giordana e avevo già 32 anni e non avevo mai fatto provini per il cinema prima di allora. Avevo studiato all’Accademia e poi sempre fatto teatro. Avevo visto pochi film tra quelli importanti per la storia del cinema. Ricordo di averlo detto subito a Tullio Giordana che mi rispose: « Che fortuna, li devi ancora vedere». Poi nel farlo il cinema a poco a poco mi è venuta una grande passione, io che ho sempre ritenuto il teatro la mia fonte di ispirazione.

In questa mia opera prima c’è l’incoscienza di non volersi riferire a qualcuno di importante anche se è impossibile che non saltino fuori le cose che ti sono piaciute, quelle che hanno educato il piacere del tuo sguardo. In questo film c’è anche parte del lavoro di approfondimento che ho fatto su Kafka, nei disegni chiari e scuri, nella fotografia, nelle immagini, nel lavoro degli interni. Ho voluto la pellicola per il mio primo film perché sento ancora la differenza con il digitale, io sento la differenza tra un cd e un disco in vinile”.

Perché hai scelto Siena come città ideale?

“Siena per me è un archetipo di città urbana a misura d’uomo, misurata dall’affetto e dall’amore dei contradaioli che custodiscono ogni sasso come fosse una città appena formata nel medioevo. Si respira un costante riferimento alla sua idealità, all’idea di Siena; forse unica in Italia ad avere il teatro più importante dentro il Comune. Piazza del Campo è un luogo quasi sacro. In questa città c’è un rapporto così forte e costante con il territorio, con i luoghi: è la mia città ideale”.

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