La Mostra Cinema di Venezia al Martinitt

LAILA_IN_HAIFA 001bassa
LAILA_IN_HAIFA 001bassa

La Mostra del Cinema di Venezia sbarca al Martinitt.
Non solo la rassegna Anec, ma anche proiezioni autonome.

Le Vie del Cinema 2020, che puntualmente portano i film del Festival appena concluso nelle sale milanesi, il 29 settembre approdano al Martinitt con il film LAILA IN HAIFA. La sala da sabato 26 a mercoledì 30 propone però anche una propria minirassegna con altri titoli, direttamente dalla Laguna. Tutte le sere, alle 21.

Dal Leone al Biscione. Grazie alle sezioni lombarde di Agis e Anec, i film appena presentati al 77° Festival del Cinema di Venezia arrivano anche quest’anno in anteprima nelle sale milanesi.
La proiezione della pellicola LAILA IN HAIFA –in programma il 29 settembre nella sala di via Pitteri 58- rientrerà però in una minirassegna a cura del Teatro Cinema Martinitt, che dal 26 al 30 settembre proporrà anche altri titoli della Mostra di Venezia.

Il programma

26 settembre ASSANDIRA – biglietto 7€ (acquisto presso Teatro Cinema Martinitt)
27 settembre SPACCAPIETRE biglietto 7€ (acquisto presso Teatro Cinema Martinitt)
28 settembre PAOLO CONTE-Via con me biglietto 10€ (acquisto presso Teatro Cinema Martinitt)
29 settembre film ANEC LAILA IN HAIFA*- Rassegna Le vie del cinema (acquisto diretto al link https://leviedelcinema.lombardiaspettacolo.com/, a partire dalle 14 del 22 settembre)
30 settembre PAOLO CONTE-Via con me biglietto 10€ (acquisto presso Teatro Cinema Martinitt)

* LAILA IN HAIFA presentazione a cura di Franco Dassisti
Anno 2020
Genere drammatico
Regia Amos Gitai
Durata 1 ora e 39 minuti

TEATRO/CINEMA MARTINITT
Via Pitteri 58, Milano.
Telefono 02/36580010, info@teatromartinitt.it, www.teatromartinitt.it.
Orari biglietteria: lunedì-venerdì 10/20 – sabato e domenica 15/20
Per evitare assembramenti è consigliato l’acquisto anticipato dei biglietti e il ritiro è comunque fissato rigorosamente entro le 20.30.

Claudia Conte, Women in Cinema Award

Claudia Conte
Claudia Conte

Grande successo per Claudia Conte, che ha dato il via alla prima edizione Women in Cinema Award (WiCA) in occasione della 77ª Mostra del Cinema di Venezia

Si è conclusa da poco, presso l’Hotel Excelsior, la prima edizione del premio Women In Cinema Award (WiCA), riconoscimento, ideato e presentato da Claudia Conte, che vuole celebrare le grandi donne del cinema e gli uomini che hanno riservato a figure femminili posti di rilievo nelle loro produzioni.

Claudia, vulcanica attrice e donna creativa a 360 gradi, ha condotto la cerimonia di premiazione con tutta la sua professionalità ed eleganza, facendosi rappresentatrice di tutte le donne d’eccellenza che fanno parte del Cinema italiano.

La Conte inoltre è protagonista per tutta la durata del Festival di una speciale rubrica daily su Fred Film Radio intitolata I Colori di Venezia 77 dedicato ai professionisti del cinema che lavorano dietro le quinte e che sono indispensabili per la settima arte.

Claudia è stata scelta in veste di presentatrice, non solo per la sua indiscussa bellezza, ma soprattutto per la sua professionalità e preparazione; dopo aver seguito corsi e seminari alla New York Academy e al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, è arrivata all’interpretazione di ruoli di rilievo in opere teatrali.

L’hanno fortemente voluta: Mariano Rigillo, Pino Calabrese e Valerio Massimo Manfredi.

È stata scelta per prendere parte alle fiction televisive di successo come Don Matteo e Rosy Abate 2, in svariate opere cinematografiche come Sogni di Angelo Longoni accanto a Loretta Goggi.

Recentemente ha preso parte a un film per il cinema e a due short movie internazionali che affrontano tematiche d’ interesse sociale sulle quali la Conte è da sempre molto impegnata. Resilienza di Antonio Centomani sul femminicidio e S.O.S. contro il bullismo e Social Life sulla dipendenza da social, entrambi del regista di Los Angeles Stephane Ahidjo.

Claudia Conte è una donna che ha scoperto nell’arte il suo senso della vita, crede fortemente nella forza femminile.

Il Premio è stato assegnato ai registi Francesca Comencini e Claudio Giovannesi, all’attrice francese Ludivine Sagnier, al regista tedesco Christian Petzold, alla scrittrice Chiara Tagliaferri, alla Presidente dei David di Donatello Piera Detassis e alla giornalista dell’Adnkronos Antonella Nesi. Premio speciale WiCA per il sociale alla direttrice dell’opera da camera di Varsavia Alicia Wegorzewska.

 

La città ideale

Con Luigi Lo Cascio, Aida Burruano, Luigi Maria Burruano, Alfonso Santagata, Herlitzka, Catrinel Marlon

Regia di Luigi Lo Cascio

Thriller morale, Italia

12 aprile 2013, di Elisa Zini – E’ uscito ieri in tutta Italia, ma solo in trenta copie, il film di esordio di Luigi Lo Cascio, da lui diretto e interpretato: “La città ideale”. Già presentato con grande successo alla Settimana della Critica all’ultima Mostra del cinema di Venezia, “La città ideale” è un thriller noir, morale, ecologista, prodotto da Angelo Barbagallo e realizzato grazie al finanziamento di Regione Toscana, Monte dei Paschi di Siena, Regione Lazio, Mibac, Bibi Film e Rai Cinema. Mercoledì 10 aprile al cinema Anteo di Milano è stato proiettato in anteprima il film e a seguire, alle ore 18.00, Lezioni di cinema con Luigi Lo Cascio.

Michele Grassadonia (Luigi Lo Cascio) convinto ecologista palermitano, trasferitosi a Siena per lavorare come architetto, cerca di vivere nel suo appartamento in piena autosufficienza, producendo l’energia elettrica necessaria alle sue piccole attività, riciclando l’acqua piovana, senza utilizzare acqua corrente o energia elettrica. In una notte di forte temporale, Michele si troverà coinvolto in una serie di avvenimenti che cambieranno profondamente la sua esistenza. Michele sarà costretto a confrontarsi con polizia, magistratura, amici e colleghi di lavoro e soprattutto con se stesso.

Luigi Lo Cascio, brillante, colto e simpaticissimo, ha discusso con il pubblico presente all’Anteo di cinema, arte e di come è nata l’idea di realizzare questo film.

Ecologista, innocente, perseguitato, siciliano in una città non sua, quale personaggio è venuto prima?

“Non parto mai da un concetto o da un’ idea, se vengono prima del film si segue una linea che tende a dimostrare il concetto in partenza. Non è un significato che ho dentro dall’inizio. Questo film nasce durante un diluvio a Roma con me intrappolato in macchina, di sera. Osservavo le macchine lasciate abbandonate, la rabbia della gente e la forza devastante della natura, spietata, anche perché l’uomo ha costruito dimenticandosi di lei. Nel traffico immobilizzato mi sono messo a pensare e a fantasticare. Cosa succederebbe, ho pensato, se un uomo soccorresse qualcuno e poi venisse ingiustamente accusato? All’inizio erano solo poche immagini, poi si aprono dei varchi e la scelta di nuove immagini apre altri varchi. Da un panorama caotico si arriva a poco a poco alla concatenazione delle immagini che prende forma, si compone. Se poi c’è una grammatica che sorregge tutto si può iniziare. Ho scelto l’ideale più alto di tutti. Tutti pensiamo che l’ecologia e il rispetto dell’ambiente siano azioni giuste ma poi si fa altro. Anche il tema dell’eccesso mi è caro. Quando l’ecologismo diventa fanatismo si rischia l’isolamento invece di creare solidarietà”.

Come sei arrivato a scrivere la sceneggiatura di un film per il cinema venendo dal mondo del teatro?

“Quando si sente da un sogno, dalla lettura di un articolo, qualcosa di forte allora si pensa che potrebbe trasformarsi in un film da condividere con gli altri. Spesso però non ci si mette a scrivere nulla e l’idea crolla, si sfascia. A volte da un’idea confusa nasce qualcosa che non ci abbandona e se lo ammettiamo a noi stessi, senza dire «io non lo farò mai», allora si va avanti. La sceneggiatura è nata perché mi sembrava più congeniale al cinema rispetto al teatro. Ho avuto la collaborazione di un produttore che mi ha dato molta libertà”.

Come si fa a dirigere un film e a fare contemporaneamente l’attore?

“Iniziamo dicendo che mia madre nel film è veramente mia madre e l’avvocato Scalici, nel film, è mio zio (era mio padre nel film “I cento passi”). E’ un grande aiuto quando l’attore già lo conosci perché sai già come interpreterà uno sguardo. All’inizio non ho pensato a me per il mio personaggio ma il mio produttore mi disse che avrei dovuto farlo io perché il film sarebbe stato molto più personale. Accettai subito, a me piace recitare. Non credo sarei riuscito a fare solo il regista e a dirigere al meglio gli attori. Così ero presente totalmente, non mi nascondevo dietro una macchina da presa. Questo mi ha dato tranquillità e serenità. Io sul set arrivo già con l’idea delle inquadrature da fare, non ero impreparato, ma dovevano avere origine dalla mia recitazione e dalla relazione con gli altri attori. Sarebbe stato difficile dirigere gli attori senza essere uno di loro”.

A Roma, durante la promozione film hanno chiesto se Lo Cascio è veramente ecologista.

“Si, ho risposto scegliendo mia madre come attrice, l’ho presa a Km zero”.

Qual è il tuo stile come regista?

“Io al mondo del cinema mi sono avvicinato tardi. Il mio primo film come attore è stato “I cento passi” di Marco Tullio Giordana e avevo già 32 anni e non avevo mai fatto provini per il cinema prima di allora. Avevo studiato all’Accademia e poi sempre fatto teatro. Avevo visto pochi film tra quelli importanti per la storia del cinema. Ricordo di averlo detto subito a Tullio Giordana che mi rispose: « Che fortuna, li devi ancora vedere». Poi nel farlo il cinema a poco a poco mi è venuta una grande passione, io che ho sempre ritenuto il teatro la mia fonte di ispirazione.

In questa mia opera prima c’è l’incoscienza di non volersi riferire a qualcuno di importante anche se è impossibile che non saltino fuori le cose che ti sono piaciute, quelle che hanno educato il piacere del tuo sguardo. In questo film c’è anche parte del lavoro di approfondimento che ho fatto su Kafka, nei disegni chiari e scuri, nella fotografia, nelle immagini, nel lavoro degli interni. Ho voluto la pellicola per il mio primo film perché sento ancora la differenza con il digitale, io sento la differenza tra un cd e un disco in vinile”.

Perché hai scelto Siena come città ideale?

“Siena per me è un archetipo di città urbana a misura d’uomo, misurata dall’affetto e dall’amore dei contradaioli che custodiscono ogni sasso come fosse una città appena formata nel medioevo. Si respira un costante riferimento alla sua idealità, all’idea di Siena; forse unica in Italia ad avere il teatro più importante dentro il Comune. Piazza del Campo è un luogo quasi sacro. In questa città c’è un rapporto così forte e costante con il territorio, con i luoghi: è la mia città ideale”.