Avicii: “Heaven”

AVICII_cover album_TIM
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È disponibile per la programmazione radiofonica “HEAVEN”, il brano inedito di AVICII contenuto in “TIM” (https://lnk.to/TIMAlbum), l’album che raccoglie gli inediti dell’acclamato producer, musicista, autore e performer Tim Bergling, in arte AVICII.

“Heaven” è uno dei brani che AVICII aveva completato prima della sua scomparsa. Il brano, scritto e realizzato con Chris Martin, ha un forte legame con l’Italia.

Per registrare le sue nuove produzioni Tim si era trasferito nel 2016 in un castello a sud di Siena e da lì era partito alla scoperta della Toscana e di Firenze. A colpirlo gli scritti di Dante e la sua Divina Commedia tanto che ad ispirare “HEAVEN” sono stati i canti dedicati al Paradiso e all’ Inferno.

A ricordare la nascita di “HEAVEN” l’amico e referente della sua casa discografica Per Sundin (CEO di Universal Music Sweden), tra le ultime persone che TIM ha sentito mentre era in Oman per parlare della produzione delle sue nuove canzoni.
Sundin ha raccontato: “Tim mi ha parlato molto di Dante, di Firenze e del suo Inferno. Poi ha suonato una nuova canzone, che ha realizzato con Chris Martin. È stato ispirato da tutti questi pensieri sul Paradiso e l’Inferno. Era così bello… la parte al piano mi aveva completamente rapito. Sarà sempre speciale per me”.

Forse non molti sanno che Avici in sanscrito vuol dire letteralmente senza onde e rappresenta nel buddhismo l’ultimo livello dell’inferno.

Prima della sua prematura scomparsa, AVICII aveva completato molti dei 12 brani che compongono “TIM”, compresa “Heaven”. Tim e Chris Martin hanno inciso “Heaven” nel 2014, Tim l’ha poi conclusa nel 2016 – e, da allora, non è più stata toccata. Con l’eccezione dell’ultimo verso, che è stato aggiunto dopo la morte di AVICII, anche “Heart Upon My Sleeve (feat. IMAGINE DRAGONS)” era conclusa.

Il singolo è accompagnato da un commovente video che ritrae Avicii durante una vacanza in Madagascar con l’amico d’infanzia Awat e il regista proprio dopo l’ultimo show nel 2016 ed è visibile su https://youtu.be/fqzhtvLWefA.

Le altre canzoni erano pronte al 90%. Le rifiniture sono poi state fatte dai tre producer con cui Tim ha collaborato nel corso della sua carriera. I tre hanno seguito attentamente le istruzioni dettagliate che Tim aveva lasciato.
Il primo singolo estratto dall’album è stato “SOS (Feat Aloe Blacc)”, brano che ha raccolto oltre 260 milioni di stream raggiungendo la terza posizione della Spotify Global Top 200, oltre ad aver raggiunto la top 10 dell’airplay italiano.

Tim ha rivoluzionato lo standard della performance nella musica elettronica, definendo il suono e la struttura dell’EDM nel mondo. Nell’annunciare il suo ritiro dai palchi scrisse “Non lascerò mai la musica. Continuerò a parlare ai miei fan attraverso di essa”. Ed è quello che sta accadendo con “TIM” anche a distanza di un anno dalla sua scomparsa.

Questo disco di AVICII è, come ci ha sempre abituati, fresco e originale, e aggiunge un tassello all’eredità artistica di uno dei più amati e rispettati protagonisti della musica contemporanea.

SPIN Magazine, nella cover story che gli ha dedicato, scriveva: “TIM sottolinea la maestria di AVICII nel creare melodie indimenticabili ed effervescenti, che riflettono le idee e la struttura delle canzoni. È la quintessenza di AVICII e un’evoluzione intelligente della musica pop e dance”.

Mostra: “Soltanto la luce…”

terra-senese-tempera-su-tavola-
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Singolari tagli prospettici e atmosfere rarefatte: alla pittura di Massimo Lomi viene dedicata la personale “Soltanto la luce…” che dal prossimo venerdì 1 giugno a sabato 23 giugno, sarà presentata a Siena dalla Galleria Beaux Arts (in via Montanini, 38).

Sono paesaggi poetici e intimi quelli che propone l’artista labronico: la sua arte colta ed elegante offre scorci urbani che hanno il potere di evocare veri e propri stati d’animo dove la luce è la vera protagonista, capace di plasmare volumi e muovere la materia pittorica creando trasparenze e segnando linee e prospettive.

Non mancano tavole che propongono scorci della città di Siena a cui Lomi dedica suggestivi dipinti fatti di delicati cromatismi che descrivono stagioni e sentimenti.

Massimo Lomi si diverte a sperimentare con maestria tecniche e linguaggi: la sua è una pittura figurativa che parte da un sapere antico vestendolo di contemporaneità.
E’ il legno che spesso accoglie i suoi soggetti dipinti a tempera con una tecnica che trae ispirazione dalla lezione di post-macchiaioli.

Vernissage venerdì 1 giugno ore 18.00. Ingresso libero.

“SOLTANTO LA LUCE…” personale di Massimo Lomi
Siena – Fino al 23 giugno
Galleria Beaux Arts (via Montanini, 38 – Siena). Ingresso gratuito
Orario: lunedì dalle ore 16 alle ore 19.30
dal martedì al sabato dalle ore 9.30 alle ore 13 e dalle 16 alle 19.30
domenica chiuso; Info: tel 0577 280759; www.artsiena.com

Mostra collettiva: “Il paradigma di Kuhn “

grafica_kuhn
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La mostra collettiva Il paradigma di Kuhn riunisce le opere di 19 artisti, dilatandosi in due sedi e in due momenti diversi: la galleria FuoriCampo di Siena ospiterà infatti dal 20 gennaio al 31 marzo una serie di piccoli lavori – uno per ogni artista – che anticipano, senza svelare, l’allestimento delle opere nello spazio di Studio O2 a Cremona dal 27 gennaio al 28 febbraio, un ex edificio industriale gestito da un gruppo di giovani ingegneri specializzati nella diagnosi energetica degli edifici.

Fu l’epistemologo Thomas S. Kuhn nel suo libro più famoso La struttura delle rivoluzioni scientifiche a indicare che la scoperta comincia con la presa di coscienza di un’anomalia rispetto alle aspettative, che viene esplorata finché la teoria paradigmatica non viene riadattata, e ciò che era anomalo si trasforma in normalità. Esiste dunque un legame di continuità fra scienza e rivoluzione, nel senso che lo scienziato opera sempre all’interno di una cornice di riferimento riconosciuta e apparentemente solida, fino ad individuare il limite e a superarlo con un adattamento teorico, alimentando dunque il seme del cambiamento verso una nuova rivoluzione.

Seguendo il pensiero di Kuhn, anche il mondo dell’arte può dirsi scandito da brevi momenti di rivoluzione, Manifesti o Secessioni, a cui si alternano lunghi periodi di “accademismo”, che, riproducendo certi principi compositivi o teorici, stimolano a loro volta un cosiddetto “punto di svolta” sul piano culturale.
Le opere presenti in mostra sono accumulate perciò da un pensiero anti-passatista, inteso non tanto come rifiuto del passato quanto piuttosto come rilettura obiettiva della storia, lontano da riferimenti ideologici pretestuosi, per proiettare la prassi artistica su tematiche più universalistiche attinenti il mutamento e la trasformazione, componenti ultimi e soluzione del reale.

Molti degli artisti invitati lavorano proprio sull’idea di costruzione e adattamento, su equilibri formali e rapporti di forze, in un’incessante analisi del proprio presente e di un’eventuale soluzione per il futuro. Un atteggiamento che forse deriva da un sistema dell’arte nazionale sempre più chiuso su se stesso che offre poche possibilità agli artisti italiani, ancora schiacciati da due paradigmi tanto ingombranti e resilienti – l’Arte Povera e la Transavanguardia – da apparire perfino dogmatici e inibire lo sviluppo di un nuovo corso per l’arte.

La mostra di trasforma dunque in una sorta di “spazio critico” sulle attuali “capacità” dell’arte contemporanea, sottoponendo alla verifica sperimentale alcuni principi artistici ed espositivi, grazie alle opere di artisti considerati come marcatori, sensibili indicatori di un’anomalia riconducibile all’esaurirsi della capacità esplicativa del paradigma.

Gli artisti sono Marco Basta, Thomas Berra, Alessandro Biggio, Andrea Bocca, Pamela Diamante, Tony Fiorentino, Mafalda Galessi, Corinna Gosmaro, Helena Hladilovà, Vincenzo Napolitano, Dario Pecoraro, Alessandro Polo, Gianni Politi, Agne Raceviciute, Stefano Serretta, Namsal Siedlecki, Luca Trevisani, Serena Vestrucci, Mauro Vignando.
IL PARADIGMA DI KUHN
un progetto di Ettore Favini, Esther Biancotti e Jacopo Figura
con un testo di Rossella Farinotti

galleria FuoriCampo, Siena
opening sabato 20 gennaio, ore 19:00
21 gennaio – 31 marzo 2018

StudioO2, Cremona
opening sabato 27 gennaio, ore 18:00
28 gennaio – 28 febbraio 2018

OLIMPIA EA7 EMPORIO ARMANI MILANO – MENS SANA MONTEPASCHI SIENA

Siena

Di Stefano Daprile, Assago(Mi) 22-05-13

Gara 7. La prima volta nella storia per entrambi i club. Chi vince andrà a Varese, chi perde anticiperà  una  calda e lunga estate di processi.

Il clima prepartita è stato rovente. Polemiche, insulti,  comunicati stampa deplorevoli , laser, gestacci, e tutto il peggio che lo sport non dovrebbe mai produrre. Ora bisogna azzerare tutto e dare il massimo. Anzi no, quello potrebbe non bastare, occorre infatti superarsi, perché stasera la palla a spicchi avrà un peso ben maggiore di quella utilizzata fino ad ora.

L’Olimpia EA7 Emporio Armani Milano avrà finalmente la cornice di pubblico sperata. Secondo anello del Forum interamente aperto con quasi 10.000 spettatori a spingere le scarpette rosse verso la semifinale con la Cimberio già seduta comodamente in poltrona ad aspettare.

Coach Scariolo recupera Mensah-Bonsu che rientra nei 12 al posto di Radosevic, mentre Banchi sceglie la carta Christmas al posto di Janning.

 

La palla a 2 vede saltare Bourousis contro Ress. A completare i quintetti ci sono Green, Gentile, Hairston e Fotsis per Milano, Hackett, Brown, Moss e Kangur per Siena.

I campioni d’Italia fanno subito male. Le triple di Kangur, Hackett e Ress li lanciano sull’ 1 a 9 iniziale. Hairston illude ma dopo meno di 3 minuti giocati Scariolo si rifugia già in timeout perché i tabelloni scrivono un pericoloso 4 a 13. Si riprende con Bourousis che accorcia fino al meno 4 prima del meno 2 di  Green, autore del suo primo canestro da dentro l’arco della serie. La fase offensiva di Milano torna sterile, mentre sull’altro fronte Brown e Moss attaccano il ferro con successo per il nuovo +9 toscano. Bremer e Melli giocano sporco e accorciano a meno 5 fino al 17 a 22 di fine primo quarto.

 

Si riprende con le squadre che si scambiano reciprocamente  palle perse a ripetizione. Clamorosa la precaria circolazione di palla dell’attacco EA7 che non riesce a trovare nessun gioco degno di nota.  Ci si affida quindi ai soliti singoli coi soliti nomi. Langford e Gentile dicono meno 3, ma Siena continua a difendere più aggressiva e in un Amen torna sopra di 9.  Bourousis sgomita bene e tenta di ricucire lo strappo, ma Hackett  buca sistematicamente la difesa EA7 con irrisoria facilità per il +10 senese. Milano barcolla, ma rialza la testa con  le triple di Hairston e Fotsis che la riportano a meno 4.

Finalmente si vede anche un po’ di difesa, con Fotsis che stoppa l’ennesima incursione di Hackett, La stessa ala greca realizza i liberi del  40 a 42, prima  che Hackett, ancora dalla lunetta, e una bella entrata di Gentile, mandino le squadre negli spogliatoi sul 42 a 44 con Milano riuscita a contenere i danni di una Mens Sana sicuramente più in palla.

 

Si riparte con Pops che spreca 3 liberi e con un’Olimpia che illude apparendo  più vivace, ma che si scioglie come neve al sole quando c’è da attaccare le serrate maglie verdi. Nuovo break toscano che ricaccia Milano a 9 lunghezze grazie soprattutto a Bobby Brown diventato l’imprendibile di turno. La tripla di Sanikidze, che da il +10 esterno allo scadere dei 24 secondi, fa male come una galleria presa contromano. La Montepaschi è padrona del campo e allunga fino al +12. L’Olimpia ci riprova per l’ennesima volta ma è imbarazzante la differenza di energie che devono metterci le 2 squadre per muovere il punteggio.  Sanikidze, Brown, Hackett, le incursioni non si contano. La “difesa” delle scarpette rosse è un teorema astratto. L’ultimo intervallo dice 57 a 68 MPS.

 

Ancora Sanikidze, vero MVP inaspettato del match, apre le danze schiacciando tra le facce inebetite di Milano. E’ il +13. Altra fiammata di Milano per il +9 ma ormai sono scintille di un accendino scarico. La Montepaschi torna in doppia cifra e questa volta per rimanerci definitivamente. La cosa più inquietante è che porta a casa il match (e la serie) anche con una certa facilità L’80 a 90 finale è il punteggio finale che sancisce il definitivo fallimento stagionale di Coach Scariolo e delle squadra da lui costruita. Ci volevano dei leoni in campo, abbiamo visto gattini, ci volevano i campioni abbiamo visto solo nomi, ci voleva un Coach, abbiamo avuto un mediocre selezionatore, ci voleva l’Olimpia, ma quella purtroppo è smarrita da quasi 20 anni.

 

Pagelle: Giacchetti s.v. – Hairston 5,5 –   Fotsis 4,5 – Chiotti s.v. –  Bourousis 5,5 –  Melli 5,5  –
Mensah Bonsu 4,5  –   Bremer 6 –  Langford 5  – Gentile 5 – Green  4 – Radosevic s.v. –  Basile s.v.

 

Coach Scariolo in conferenza: Prima di tutto bisogna congratularsi con i nostri avversari. Oggi Siena ha giocato meglio giocando più tranquilla psicologicamente anche grazie ai quei minuti iniziali. Non abbiamo centrato gli obiettivi che ci eravamo preposti. Siamo nati con il peccato originale della fase difensiva. Mi assumo per primo le responsabilità per tutto ciò.

La città ideale

Con Luigi Lo Cascio, Aida Burruano, Luigi Maria Burruano, Alfonso Santagata, Herlitzka, Catrinel Marlon

Regia di Luigi Lo Cascio

Thriller morale, Italia

12 aprile 2013, di Elisa Zini – E’ uscito ieri in tutta Italia, ma solo in trenta copie, il film di esordio di Luigi Lo Cascio, da lui diretto e interpretato: “La città ideale”. Già presentato con grande successo alla Settimana della Critica all’ultima Mostra del cinema di Venezia, “La città ideale” è un thriller noir, morale, ecologista, prodotto da Angelo Barbagallo e realizzato grazie al finanziamento di Regione Toscana, Monte dei Paschi di Siena, Regione Lazio, Mibac, Bibi Film e Rai Cinema. Mercoledì 10 aprile al cinema Anteo di Milano è stato proiettato in anteprima il film e a seguire, alle ore 18.00, Lezioni di cinema con Luigi Lo Cascio.

Michele Grassadonia (Luigi Lo Cascio) convinto ecologista palermitano, trasferitosi a Siena per lavorare come architetto, cerca di vivere nel suo appartamento in piena autosufficienza, producendo l’energia elettrica necessaria alle sue piccole attività, riciclando l’acqua piovana, senza utilizzare acqua corrente o energia elettrica. In una notte di forte temporale, Michele si troverà coinvolto in una serie di avvenimenti che cambieranno profondamente la sua esistenza. Michele sarà costretto a confrontarsi con polizia, magistratura, amici e colleghi di lavoro e soprattutto con se stesso.

Luigi Lo Cascio, brillante, colto e simpaticissimo, ha discusso con il pubblico presente all’Anteo di cinema, arte e di come è nata l’idea di realizzare questo film.

Ecologista, innocente, perseguitato, siciliano in una città non sua, quale personaggio è venuto prima?

“Non parto mai da un concetto o da un’ idea, se vengono prima del film si segue una linea che tende a dimostrare il concetto in partenza. Non è un significato che ho dentro dall’inizio. Questo film nasce durante un diluvio a Roma con me intrappolato in macchina, di sera. Osservavo le macchine lasciate abbandonate, la rabbia della gente e la forza devastante della natura, spietata, anche perché l’uomo ha costruito dimenticandosi di lei. Nel traffico immobilizzato mi sono messo a pensare e a fantasticare. Cosa succederebbe, ho pensato, se un uomo soccorresse qualcuno e poi venisse ingiustamente accusato? All’inizio erano solo poche immagini, poi si aprono dei varchi e la scelta di nuove immagini apre altri varchi. Da un panorama caotico si arriva a poco a poco alla concatenazione delle immagini che prende forma, si compone. Se poi c’è una grammatica che sorregge tutto si può iniziare. Ho scelto l’ideale più alto di tutti. Tutti pensiamo che l’ecologia e il rispetto dell’ambiente siano azioni giuste ma poi si fa altro. Anche il tema dell’eccesso mi è caro. Quando l’ecologismo diventa fanatismo si rischia l’isolamento invece di creare solidarietà”.

Come sei arrivato a scrivere la sceneggiatura di un film per il cinema venendo dal mondo del teatro?

“Quando si sente da un sogno, dalla lettura di un articolo, qualcosa di forte allora si pensa che potrebbe trasformarsi in un film da condividere con gli altri. Spesso però non ci si mette a scrivere nulla e l’idea crolla, si sfascia. A volte da un’idea confusa nasce qualcosa che non ci abbandona e se lo ammettiamo a noi stessi, senza dire «io non lo farò mai», allora si va avanti. La sceneggiatura è nata perché mi sembrava più congeniale al cinema rispetto al teatro. Ho avuto la collaborazione di un produttore che mi ha dato molta libertà”.

Come si fa a dirigere un film e a fare contemporaneamente l’attore?

“Iniziamo dicendo che mia madre nel film è veramente mia madre e l’avvocato Scalici, nel film, è mio zio (era mio padre nel film “I cento passi”). E’ un grande aiuto quando l’attore già lo conosci perché sai già come interpreterà uno sguardo. All’inizio non ho pensato a me per il mio personaggio ma il mio produttore mi disse che avrei dovuto farlo io perché il film sarebbe stato molto più personale. Accettai subito, a me piace recitare. Non credo sarei riuscito a fare solo il regista e a dirigere al meglio gli attori. Così ero presente totalmente, non mi nascondevo dietro una macchina da presa. Questo mi ha dato tranquillità e serenità. Io sul set arrivo già con l’idea delle inquadrature da fare, non ero impreparato, ma dovevano avere origine dalla mia recitazione e dalla relazione con gli altri attori. Sarebbe stato difficile dirigere gli attori senza essere uno di loro”.

A Roma, durante la promozione film hanno chiesto se Lo Cascio è veramente ecologista.

“Si, ho risposto scegliendo mia madre come attrice, l’ho presa a Km zero”.

Qual è il tuo stile come regista?

“Io al mondo del cinema mi sono avvicinato tardi. Il mio primo film come attore è stato “I cento passi” di Marco Tullio Giordana e avevo già 32 anni e non avevo mai fatto provini per il cinema prima di allora. Avevo studiato all’Accademia e poi sempre fatto teatro. Avevo visto pochi film tra quelli importanti per la storia del cinema. Ricordo di averlo detto subito a Tullio Giordana che mi rispose: « Che fortuna, li devi ancora vedere». Poi nel farlo il cinema a poco a poco mi è venuta una grande passione, io che ho sempre ritenuto il teatro la mia fonte di ispirazione.

In questa mia opera prima c’è l’incoscienza di non volersi riferire a qualcuno di importante anche se è impossibile che non saltino fuori le cose che ti sono piaciute, quelle che hanno educato il piacere del tuo sguardo. In questo film c’è anche parte del lavoro di approfondimento che ho fatto su Kafka, nei disegni chiari e scuri, nella fotografia, nelle immagini, nel lavoro degli interni. Ho voluto la pellicola per il mio primo film perché sento ancora la differenza con il digitale, io sento la differenza tra un cd e un disco in vinile”.

Perché hai scelto Siena come città ideale?

“Siena per me è un archetipo di città urbana a misura d’uomo, misurata dall’affetto e dall’amore dei contradaioli che custodiscono ogni sasso come fosse una città appena formata nel medioevo. Si respira un costante riferimento alla sua idealità, all’idea di Siena; forse unica in Italia ad avere il teatro più importante dentro il Comune. Piazza del Campo è un luogo quasi sacro. In questa città c’è un rapporto così forte e costante con il territorio, con i luoghi: è la mia città ideale”.