“Cyrano sulla Luna” – Estate Sforzesca

Cyrano sulla Luna
Cyrano sulla Luna

Venerdì 26 giugno ore 21.30 nel Cortile delle Armi all’interno del Castello Sforzesco di Milano, andrà in scena lo spettacolo “Cyrano sulla Luna”.
L’appuntamento fa parte del calendario dell’Estate Sforzesca. Il testo di Luca Chieregato, in scena Pietro DePascalis, una produzione MTM Manifatture Teatrali Milanesi.

Orlando sulla Luna aveva perduto il senno: ora, invece, sembra che a non averlo sia proprio il nostro satellite.

Questa volta però sta ad un altro eterno sognatore e amante deluso, Cyrano, spiegare alla sua Luna bambina il colore dei fiori, il profumo dell’erba, la sensazione del vento sulla pelle e il sapore dei sentimenti. Ma come spiegare ad un cieco, un alieno o a un neonato il significato del vivere su questa Terra?

Certe domande ci costringono a raccontare la verità prima di tutto a noi stessi. Il dialogo tra Cyrano e la sua pallida amica si tramuta allora in un monologo interiore: Cyrano parla alla propria coscienza, ricercando quella verità che talvolta le parole stesse celano.

Luca Chieregato e Pietro De Pascalis delicatamente trasportano la scena sulla Luna affidando al poeta spadaccino l’arduo compito di rispondere alle domande più difficili: quelle della nostra coscienza.

Teatro Palladium: “La Scimmia”

La scimmia - credit Manuela Pellegrini
La scimmia – credit Manuela Pellegrini

“La Scimmia” di e con Giuliana Musso,
dal 14 al 16 febbraio
al Teatro Palladium
venerdì 14 e sabato 15 ore 20,30; domenica 16 ore 18

Un essere per metà scimmia e per metà uomo appare sul palcoscenico. È un vero fenomeno: un animale che parla, canta e balla. Un buffone, un mostro comico. Nato dalle ferite dell’anima di Franz Kafka nel racconto “Una Relazione per un’Accademia”, rivive oggi dopo oltre cent’anni nello spettacolo “La Scimmia” di e con Giuliana Musso, per la prima volta a Roma, dal 14 al 16 febbraio al Teatro Palladium.

Protagonista sul palco la “scimmia” interpretata da una magistrale Giuliana Musso, racconta la sua storia a un pubblico di illustri Accademici, si rivolge all’alta società del pensiero e della scienza. Unica sopravvissuta a una battuta di caccia, catturata, ingabbiata e torturata, non può fuggire e per sopravvivere alla violenza sceglie l’adattamento: imita gli umani che l’hanno catturata, impara ad agire e a ragionare come loro.

La scimmia dunque deve dimenticare la vita nella foresta, rinunciare a sé stessa, ignorare la chimica del proprio corpo e così imparare. Impara il nostro linguaggio, impara ad ignorare l’esperienza, a pensare senza sentire.

“La Scimmia” è il racconto di una strategia di sopravvivenza che prevede la perdita di sé stessi e del proprio sentire nel corpo. È la descrizione di un’iniziazione inevitabile alle solite vecchie regole del gioco del patriarcato, che impone la rinuncia all’intelligenza del corpo, al sapere dell’esperienza e dell’emozione. Si tratta di una rinuncia drammatica: senza quella voce interiore, integra e autentica, come si può esprimere l’intelligenza empatica così indispensabile alla sopravvivenza del vivente?

L’isola di Arlecchino

IsolaArlecchino_Compagnia_fotoMasiar-Pasquali
IsolaArlecchino_Compagnia_fotoMasiar-Pasquali

Al Teatro Studio Melato, dal 22 gennaio al 2 febbraio 2020, L’isola di Arlecchino, una nuova produzione del Piccolo Teatro di Milano, con la regia di Stefano de Luca. Ispirato al reale naufragio del cargo che trasportava scene e costumi di Arlecchino servitore di due padroni di Giorgio Strehler, uno spettacolo sulla scoperta della magia del teatro.

Il 9 dicembre 2005 il cargo CP Valour, salpato dalle coste americane e diretto a Genova, dopo quasi tremila chilometri di navigazione viene sorpreso da una furiosa tempesta nel mezzo dell’Oceano Atlantico e si incaglia vicino alla costa dell’isola di Faial, nelle Azzorre.

Un container, che cade in mare, trasporta scene e costumi dello spettacolo Arlecchino servitore di due padroni di Giorgio Strehler, di ritorno da una lunga tournée negli USA. Il container si apre e i materiali sono trascinati dalle onde sulla spiaggia, dove vengono ritrovati da un gruppo di giovani attori di una compagnia amatoriale locale, il Teatro de Giz.

Stefano de Luca, regista e già allora collaboratore alla messinscena di Arlecchino, ispirandosi a quell’episodio realmente accaduto, a quindici anni di distanza ha concepito una fantasia teatrale, ambientata in un’immaginaria isola «situata al confine tra Mondo e Teatro».

È una sorta di isola del tesoro, un emozionante luogo di gioco e di scoperte, in cui un gruppo di ragazzi, come in un romanzo di avventure e come ha raccontato la cronaca, ritrova costumi, maschere, oggetti scampati al naufragio. La loro mappa del tesoro è il copione, una specie di diario di bordo scritto da un certo G.S.(acronimo di Giorgio Strehler), che li conduce e li guida lungo la rotta di una navigazione teatrale tutta da ricostruire.

Recitato da sette giovani attori (Andrea Coppone, Gilberto Giuliani, Daniele Molino, Marco Risiglione, Walter Rizzuto, Elisabetta Scarano, Rosanna Sparapano) e pensato per un pubblico di giovani, che si avvicinino al teatro magari anche per la prima volta, L’isola di Arlecchino evoca l’avventura, il divertimento e la scoperta della magia del palcoscenico.

Teatro Manzoni di Milano: il Festival della Magia

Festival-Magia Raul Cremona
Festival-Magia Raul Cremona

Al Teatro Manzoni dal 2 al 6 gennaio 2020, puntuale come ogni anno torna, a grande richiesta al Teatro Manzoni di Milano, il Festival della Magia.
Un appuntamento unico adatto al pubblico di tutte le età, un viaggio da non perdere nel mondo della magia e dell’illusionismo per festeggiare l’inizio del nuovo anno all’insegna del divertimento e dello stupore.

Maestro di cerimonie l’estroso Raul Cremona, ideatore e padrone di casa di questo show, che, insieme alla sua ormai collaudata spalla, il comico Felipe, ancora una volta calcherà il palcoscenico del Manzoni con un cast d’eccezione proveniente da tutto il mondo.Le novità sono tante.

Sarà presente un rappresentante della magia asiatica, la scuola che sta sfornando i migliori illusionisti del mondo. Da Taiwan infatti sarà ospite Anson Lee, già campione del più importante concorso asiatico di prestigiatori , che si cimenterà nel suo numero di manipolazione di carte e papillon.

Dalla Serbia arriverà Igor Trifunov, che sbalordirà il pubblico con la sua abilità nel far apparire bottiglie di champagne.
Dalla Francia arriverà la compagnia di Lord Martin, un gruppo di grandi esperti illusionisti che ha partecipato a tutti i più importanti show televisivi internazionali.

L’Italia sarà rappresentata da Jordan, uno dei più eclettici illusionisti del nostro panorama mentre ospite d’onore di questa edizione sarà Otto Wessely, illusionista francese che ha girato tutto il mondo diventando una star celebre per i suoi numeri di magia comica.

Non sparate sulla mamma – Teatro S.Babila

non sparate sulla mamma Laila Pozzo
non sparate sulla mamma Laila Pozzo

Dal 26 novembre all’8 dicembre in scena sul palco del Teatro San Babila di Milano, lo spettacolo “Non sparate sulla mamma” di Carlo Terron. Un piccolo gioiello di drammaturgia scritto negli anni ’60 ma modernissimo per i temi trattati, in una sequenza continua di battute esilaranti. Una piece d´ironia colta e mai gratuita, che offre l’occasione per riscoprire il genio comico di Carlo Terron, un autore “post-pirandelliano” oggi poco rappresentato.

Maura e Clotilde sono le madri quarantenni di due liceali, Massimiliano e Guido, e sono ossessionate dalla paura che i figli possano essere iniziati al vizio e alla lussuria da donne di facili costumi. Come fare per impedire che la tempesta ormonale li conduca tra braccia lascive? Le due donne non possono che allearsi e occuparsi ognuna dell’iniziazione sessuale del figlio dell’altra.

La scrittura di Terron è straordinaria: arguta, curatissima nel mettere ogni singola parola al posto e al momento giusto. Una battuta dietro l´altra senza mai sacrificare la trama e i personaggi. Marco Rampoldi

L’intreccio sorprendente, il linguaggio ironico e attentissimo, le battute incessanti, sono un mix travolgente che nell’allestimento di Marco Rampoldi, viene amplificato dalla scelta di far recitare alle interpreti anche le bellissime didascalie, con un effetto paradossale in cui l’attrice prende costantemente in giro il proprio personaggio, alternando inoltre l’italiano ‘accademico’ alla parlata lombarda che dona immediatezza al dialogo.