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venerdì, Aprile 24, 2026

IL CULO E LO STIVALE

“Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono.”

Giacomo Leopardi

 

“Abbiamo dato via il culo, consenzienti… Ma ce ne siamo accorti?”

 

“Il massacro italiano rimanda essenzialmente allo spread del pensiero e al debito sovrano della nostra indifferenziata passività di consumatori.”

 

“Leccare il culo non è ormai più un’esternazione volgare ma il distico d’epoca, la didascalia a una situazione accettata. Non è più reato da alcun punto di vista.”

 

“Una persona prodotta, distribuita, comprata e venduta è qualcosa che non si era mai visto nella storia dell’umanità, se non ai tempi degli schiavi,

mentre ora ciò avviene con il suo entusiastico consenso.”

 

“.. Berlusconi non è né sarebbe mai voluto essere un D’Alema, o un Veltroni, loro due invece hanno mal dissimulato la loro ‘voglia di essere Berlusconi’.

E ha vinto sempre chi doveva vincere anche quando perdeva…”

 

“… finalmente Madre Teresa di Calcutta e Lele Mora sono sullo stesso piano, quello della dimensione pubblica.”

 

“Non vorrei finire nel ‘professionismo della legalità’… O nella ‘amoralità della legalità’…

C’è, infatti, un’amoralità scivolosa anche nella battaglia per la legalità, se disgiunta da un’etica più profonda…”

 

“La resistenza a questa berlusconizzazione senza prigionieri passa da qui: dai comportamenti responsabili.

Di partigiani differenti, scesi dalle montagne della vita intricata di tutti i giorni.”

 SCHEDA LIBRO

Un titolo provocatorio, ma neppure troppo. Non si tratta solo di una metafora. Il culo è ovunque, nel linguaggio e nella cronaca. Perché, quando e come l’Italia è precipitata nel “cul de sac di un presente e di un futuro tanto nebulosi e atterrenti”? Partendo da una domanda tale da far tremare i polsi a più generazioni, l’autore cerca risposte indietro nel tempo, dal secondo dopoguerra in poi. Il fine è quello di approntare un “manuale di deberlusconizzazione” che riguardi un po’ tutti, compresi i sedicenti avversari del Caimano e quella porzione ampia di italiani che gli ha votato contro “comportandosi come lui”. La falla colossale sembra oggi solo economica, ma il buco è culturale e va oltre il presente, nel “paese dei leccaculo”. Per uscire da quella che Beha definisce una “pace incivile”, c’è bisogno di una nuova responsabilizzazione, per “tornare avanti”, e costruire il “partito che non c’è”.

 

Oliviero Beha è noto al grande pubblico che lo segue da anni sulla carta stampata, in televisione e alla radio. Attualmente conduce il settimanale di attualità “Brontolo” su Rai3 ed è editorialista de “il Fatto Quotidiano”. Tra i suoi libri più recenti, per Chiarelettere: ITALIOPOLI, I NUOVI MOSTRI, DOPO DI LUI IL DILUVIO. È anche autore del romanzo EROS TERMINAL (Garzanti), di testi teatrali e volumi di poesie.

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Davide Falco

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